Articolo 21: Attacco al web

articolo21Quella fogna di Internet

Arturo Di Corinto

per Articolo 21 del 19 maggio 2013

Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell’Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d’autore, l’insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell’obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo…. e si potrebbe continuare. Sta succedendo qualcosa.

In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l’esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d’informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l’inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l’attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse. Continua »

e-Democracy in Parlamento

la-repubblica-it-logoLa democrazia web che piace al Parlamento
Arturo Di Corinto per La Repubblica del 16 maggio 2013

Il servizio informatico del Senato chiude il dossier “I media civici in Ambito Parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso”. Una guida completa alla democrazia liquida per i lavori parlamentari con una efficace analisi dei rischi e delle opportunità offerte dal web alla nuova richiesta di partecipazione dal basso

La democrazia è una cosa seria. E oggi che social media, blog e apps hanno catturato l’interesse di  oltre 2 miliardi di netizen (internet citizen), il “governo del popolo” si può esercitare in forme innovative, anche via web. Con cautela, però.
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La cittadinanza nella società in Rete. Diritti, Partiti, Movimenti

logo_romatreTavola Rotonda

La cittadinanza nella Società in Rete. Partiti, Movimenti, Diritti

23 Maggio 2013, Ore 10,00

Università degli Studi “Roma Tre”, Aula Tesi del Dipartimento di Scienze Politiche – Via Gabriello Chiabrera 199, Roma

La Tavola Rotonda si pone come momento finale di riflessione del ciclo di seminari dedicati alle trasformazioni della cittadinanza e della dignità, svoltosi tra Marzo e Maggio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi “Roma Tre”, coordinati da Francesco Antonelli , Robert Castrucci, Emanuele Rossi.
Obiettivo della Tavola Rotonda è quello di mettere a confronto studiosi di formazione diversa intorno ai mutamenti della cittadinanza, nelle sue varie dimensioni (diritti, partecipazione, rappresentanza), all’interno di una società sempre più globalizzata e, al tempo stesso, profondamente riconfigurata dalla diffusione delle nuove tecnologie.

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La Repubblica: Agenda digitale, la storia infinita

la-repubblica-it-logoAgenzia Digitale, una storia infinita. Lotta tra innovatori e conservatori

Arturo Di Corinto per La Repubblica del 14 Maggio 2013

 

Dopo l’ennesimo stop allo statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale ricominciano le manovre intorno alla governance dell’ente che deve gestire la partita dell’innovazione tecnologica italiana. Letta sarebbe intenzionato a riportarne le competenze sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri e ripartire in velocità come chiedono confindustria, aziende e innovatori digitali.

Dopo tanti stop and go, l’Agenda digitale dovrà aspettare ancora. L’Agenzia per l’Italia Digitale che ha il compito di implementarla non viene infatti considerata operativa, perchè il Governo ne ha bloccato lo statuto, e questo nonostante il fatto che potrebbe funzionare applicando le leggi esistenti: il decreto istitutivo e quello di bilancio. Perchè non si va avanti? Ufficialmente per dei rilievi che già in zona Pd erano stati enunciati sul suo statuto pasticciato – commistione organi di indirizzo e controllo, mancato ripetto dell’invarianza di spesa, assunzione di dirigenti esterni – e che sono stati fatti propri dalla Corte dei conti; nella sostanza perchè non c’è accordo sulla governance dell’Agenzia già frammentata fra quattro ministeri. Un fatto che nasconde il braccio di ferro sulle deleghe, ad esempio all’innovazione (che non c’é), ma che potrebbero andare al Ministro per lo sviluppo economico oppure al sottosegretario Patroni Griffi, già ministro della funzione pubblica con Mario Monti presidente del consiglio. Continua »

OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA

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OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA

Giovedì 9 maggio 2013

ore 10.00-13.00

Sala del Consiglio del Rettorato

Università degli Studi Roma Tre

Via Ostiense, 159 Roma

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Teatro Valle Occupato

logo_valle_maybedef42OCCUPIAMO PIATTAFORME | Giovedì 9 maggio h.21

È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.
Star Wars | La vendetta dei Sith

La rete è diventata uno strumento fondamentale della nostra vita sociale e politica. Giovedì sera occupiamo le piattaforme. Quelle piattaforme che sempre più spesso hanno un sapore di fraintendimento. Vogliamo conoscerle, comprenderne i meccanismi. Soprattutto quelli che riguardano la partecipazione diretta.
Gli strumenti digitali in rete contribuiscono allo sviluppo di nuove forme di libertà? Possono essere strumento di “democrazia reale”? Oltre a rivendicare internet come diritto fondamentale per lo sviluppo di ogni persona e invocare un software libero è necessario anche il pensiero libero. Quali i percorsi di liberazione possibili?

Ne parliamo con Arturo Di Corinto e Sal Memefarmers

Intervengono
Fiorella de Cindio |  Open DCN
Carlo Von Linx | Liquid Feedback
Nicola Giulietti | Airesis
Ettore di Cesare | Open Polis

MATERIALI DI APPROFONDIMENTO
laPAROLAaiCORPI di Memefarmers Collective

Articolo 21 – L’avevamo detto, non servono leggi speciali per il web

articolo21 Non servono leggi speciali per il web

Arturo Di Corinto Per Articolo 21 del 7 maggio 2013

Come volevasi dimostrare. Gli strumenti per impedire e punire i reati in Internet esistono. Lo avevamo detto. Ma adesso dovrebbe essere chiaro a tutti in seguito alla rimozione di alcuni contenuti offensivi e l’iscrizione nel registro degli indagati di Antonio Di Mattia, che avrebbe postato su Facebook una foto (o fotomontaggio) diffamante la presidente della Camera dei deputati, on. Laura Boldrini.
Intanto era già stata dimenticata dalla cronaca la notizia che nei giorni precedenti a questo intervento della polizia postale erano stati arrestati quattro neofascisti colpevoli della gestione della versione italiana del sito Stormfrornt. Il sito nell’estate scorsa aveva ospitato nei suoi forum discorsi vaneggianti sulla purezza della razza e diffuso minacce dirette all’ex ministro Andrea Riccardi, esponenti del Pd e altri personaggi della comunità ebraica romana. I suoi quattro giovani gestori sono stati messi ai domiciliari dopo la sentenza formulata con rito abbreviato perchè riconosciuti colpevoli di aver costituito un’associazione a delinquere via web con l’obiettivo “dell’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e religiosi.”  È stato predisposto anche un risarcimento ai danni delle vittime.
Bene, bravi bis. Questo dimostra che Internet non è popolata solo da sciami intelligenti, ma anche che se si vuole individuare il responsabile di un reato online è più facile che risalire a una lettera minatoria, e che se si vuole perseguire gli hate crimes in rete è possibile farlo e velocemente. Con gli strumenti della legge esistenti.
Non servono leggi speciali per il web. Nei giorni scorsi invece il dibattito pubblico in rete era stato monopolizzato dall’allarme lanciato dalla Boldrini su una presunta “anarchia del web” (formula però nato dallo zelo di un titolista) creando subito opposte fazioni, più legate alla simpatia/antipatia per il personaggio che al merito della questione. E infatti la presidente aveva prima chiarito con un post su Facebook (dove senno’?) di non volere nessuna legge speciale ma avviare un confornto a tutto campo sulla violenza contro le donne e poi corretto il tiro, aderendo prima all’iniziativa del ministro Josefa Idem per “una task force contro il femminicidio”, infine sostendendo l’iniziativa di Serena Dandini che attraverso il sito di Ferite a Morte sta raccogliendo migliaia di firme contro la violenza di genere. La Dandini e la presidente della Camera insistendo rispettivamente sulla necessità dell’intervento culturale, nelle scuole, la seconda sui modelli femminili in televisione.
Posizioni che sembrano riportare un po’ di buon senso in rete e fuori. Basta? Finita qui? Speriamo. Non vorremmo che alla prossima intercettazione mafiosa qualcuno chieda di chiudere la Telecom, per una lettera anonima di interrompere il servizio postale, oppure di multare Sipra e Mediaset per uno spot sessista. Forse potrebbe chiedere di ritirare i fondi per l’editoria a tutti i giornali al prossimo articolo dell’agente Betulla o per un delirio di Feltri. Invocare il pugno duro per il web non riguarda solo la rete. Come dice Paolo Brogi: “su questa china si finisce in Cina”.

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La Repubblica: Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi

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Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi

Arturo Di Corinto

per La Repubblica del 3 maggio 2013

Ci risiamo. È sempre così. Nei momenti di tensione rispunta sempre lo spettro del web. Da stella della “democrazia delle opinioni” Internet diventa all’improvviso il ricettacolo di tutti i mali. Perché? Perché qualcuno la usa per dire quello che altri non vogliono sentire, tipo che Preiti non era un mostro e che l’odio verso la casta è una bomba ad orologeria, ma si dimentica che le offese del leghista Borghezio al ministro Kyenge hanno scatenato un’ondata di proteste proprio in rete, #iostoconCecileKyenge, e una petizione di solidarietà – proposta dal direttore di Articolo21 – che ha raccolto 50.000 adesioni.

Eppure. Eppure stavolta l’allarme viene da un un pulpito credibile, quello di Laura Boldrini che si è scagliata contro gli insulti razzisti e sessisti sul web. Problema reale e preoccupazione comprensibile la sua: donna, madre, attivista per i diritti civili e oggi Presidente della Camera dei deputati, fatta oggetto di odiose minacce e rozze invettive. Però. Però la soluzione non è quella che erano abituati a invocare i peggiori conservatori che nel passato hanno chiesto la censura della rete: ricordate D’Alia, Alfano e Pecorella? D’Alia voleva chiudere Facebook per l’insulto di un singolo, Alfano mettere il bavaglio ai blog amatoriali che non rettificano le notizie, Pecorella aumentare le pene per la diffamazione nei commenti online sulle piattaforme aperte. Sbagliavano obiettivo.

E ci auguriamo non lo sbaglino quelli su cui riponiamo tante speranze per un corretto esercizio delle proprie funzioni e il ripristino della dignità del Parlamento se anche un detective esperto come Piero Grasso, oggi presidente del Senato, invoca nello stesso giorno della Boldrini leggi speciali per il web.

Da censurare sono i comportamenti dei singoli, non gli strumenti, non la rete. E l’anarchia per favore lasciatela agli anarchici, visto che il web anarchico non lo è, ma ha le sue regole e quelle del codice civile e penale: sono spesso gli utenti a farle rispettare e la polizia postale è sempre pronta a intervenire e, quando vuole, lo fa con diligenza e celerità. Come nel caso dei razzisti di Stormfront. E con facilità, visto che oggi l’anonimato in rete non è più tale e gli esagitati in genere non sono capaci di nascondersi tra le maglie di una rete che usano come un elettrodomestico di cui capiscono appena il funzionamento, a digiuno come sono di netiquette e strumenti di anonimizzazione e protezione della privacy.

E poi. Per contrastare il razzismo online e dei media esiste addirittura un ufficio che se ne occupa e si chiama Unar: fa analisi, raccoglie denunce e le inoltra alla polizia, ma soprattutto interviene a livello culturale. Quanti lo conoscono? Eppure è creatura di due ministri: Pari opportunità e Integrazione.

È dalla cultura e dall’educazione che si deve partire per costruire una società più aperta e tollerante, ed è un lavoro che va fatto in famiglia, nelle scuole e negli stadi. Ma pure in televisione e dentro il Parlamento. Anche su web, certo, ma senza censure e con la consapevolezza che è ormai lo specchio delle nostre società. Ed è inutile deformarlo.

L’Espresso: Ma cosa manca a Rodotà?

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Ma cosa manca a Rodotà?

È un padre nobile della sinistra. Giurista insigne, conosce la Costituzione a menadito. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. E fa il pieno di applausi dei giovani nei festival letterari, del diritto, della legalità. Ecco chi è il prof che il pd Fassina definisce “uno sconosciuto”

Arturo Di Corinto
per L’Espresso del 19 Aprile 2013

Capelli bianchi da vecchio saggio, occhi chiari e curiosi. Mimica teatrale e gesticolazione garbata. Un fascinoso ottantenne dal piglio giovanile, ben vestito pure in maniche di camicia. Un volto che ricorda le origini magnogreche e manifesta la “nobile semplicità e la quieta grandezza” della statuaria neoclassica.  Tanto discreto sulla sua vita privata quanto estroverso in pubblico. Elegante nei modi, riservato anche con gli amici. Tollerante verso tutte le opinioni ma determinato nelle convinzioni. Flessibile nell’ascolto ma rigoroso sulle idee. Attento coi giovani, sfuggente coi seccatori. Amante delle buone conversazioni, ma sempre pronto ad andare dal dentista quando parlare diventa inutile. Continua »

Articolo 21 – Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve

articolo21Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve

di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 16 aprile 2013
L’appello dei 101 per l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale non è il solito appello. Ricorda nel nome il famoso manifesto dei 101”che criticarono l’intervento sovietico in Ungheria, ma quello era fatto da intellettuali di fede comunista, questo, che non pretende di averne lo spessore, è fatto da cittadini di ogni fede politica, progressisti e conservatori, cattolici e liberali.

Intellettuali, certo, come Luciano Canfora e Raniero La Valle, gente delle professioni, come Domenico D’Amati, Fulvio Sarzana e Guido Scorza, dei movimenti e dell’associazionismo, hanno firmato Messora – portavoce dei Cinque Stelle-, Marco Berlinguer, Tommaso Fattori, Maso Notarianni. Gente  dell’Accademia, come Fiorella De Cindio, Marco Ricolfi, Enrico Menduni, dello spettacolo, come Fiorella Mannoia e Ottavia Piccolo, scrittori e giornalisti come Pino Cacucci, Carlo Formenti, Francesca Fornario, Flavia Perina, Beppe Giulietti. Tutti, pur visibili nel dibattito pubblico, a titolo personale hanno così voluto chiedere una discontinuità nei metodi finora usati per determinare il voto dei grandi elettori del presidente della Repubblica.

Quale discontinuità? Innanzitutto si rivolgono ad altri cittadini come loro, a quelli che ogni giorno vivono, lavorano, pagano le tasse, mandano avanti l’Italia. Voglino una persona limpida con una biografia cristallina, non attaccata alla poltrona, amante della costituzione, capace di una visione che ponga al centro i diritti della persona e la giustizia sociale. E per questo chiedono alle italiane e agli italiani di farsi portavoce presso i propri parlamentari di una proposta coraggiosa e fuori dagli schemi: Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica.

Perchè Rodotà? Perchè ha le competenze necessarie a esercitare il compito che la Costituzione affida al  Presidente della Repubblica. Perchè seppure la sua competenza giuridica con gli fa mai dimenticare il faro della legge, non  la vede come un corpus immutabile e ne studia l’adeguamento per affrontare le sfide del  “nuovo mondo”  globalizzato e digitale, con una attenzione costante alla tutela dei diritti – al lavoro, alla salute, all’educazione, alla manifestazione del pensiero – e alla dignità dei singoli richiamando ciascuno ad un impegno attivo e responsabile nell’esercizio di tali diritti.

Obiezioni? “È troppo avanti con gli anni”.  Ma Rodotà accoppia saggezza ed esperienza con un pensiero sempre curioso e aperto, straordinariamente giovane. Conta veramente l’età anagrafica? È troppo laico”. Lo è, ma è rispettoso di tutte le religioni, e sempre attento ai contributi etici che il pensiero religioso può apportare. “Vorrei una donna al Quirinale”. Giusto, ma sono molte le donne che hanno firmato l’appello che ci dicono che ciò che importa è la forza con cui la differenza del pensiero femminile viene tenuta in conto. E, come dice la professoressa Fiorella De Cindio, “chi lo conosce sa che non c’è volta in cui Stefano Rodotà non ricorda  e sottolinea un tributo al pensiero  delle donne, delle studiose e di quelle che incontra quotidianamente nella sua vita.”

La candidatura tuttavia non motiva solo dalle qualità – che sono molte -, della persona. Il tentativo è manifesto e per questo troverà delle opposizioni: intercettare la possibilità di una convergenza PD-SEL-M5S (o qualcosa di meno schematico), anche in vista di futuri accordi sul governo, invece di sostenere un scelta PD-PDL sul presidente della repubblica in funzione delle larghe intese, che potrebbe avere il sapore dell’inciucio e la scelta di un candidato a cui chiedere di garantire a Berlusconi l’incarico di senatore a vita e la promessa di ritardarne i processi senza toccare Mediaset.

Come al solito, sarà difficile far ascoltare il pensiero della società civile. Insieme ce la possiamo fare. http://nobavaglio.it/rodotapresidente/

16 aprile 2013

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