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	<description>Open Source e diritti digitali nell’innovazione tecnologica</description>
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		<title>Articolo 21: Attacco al web</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 12:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabernardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo 21]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella fogna di Internet Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 19 maggio 2013 Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell&#8217;Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d&#8217;autore, l&#8217;insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell&#8217;obbligo di rettifica per i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--<br />
P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }P.western { font-family: "Liberation Serif",serif; font-size: 12pt; }P.cjk { font-family: "WenQuanYi Micro Hei"; font-size: 12pt; }P.ctl { font-family: "Lohit Hindi"; font-size: 12pt; }<br />
--><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21.jpg" rel="lightbox[6458]" title="Articolo 21: Attacco al web"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6390" alt="articolo21" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21-300x50.jpg" width="300" height="50" /></a><a title="Quella fogna di Internet" href="http://www.articolo21.org/2013/05/quella-fogna-di-internet/">Quella fogna di Internet</a></b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Arturo Di Corinto </b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>per <a href="http://www.articolo21.org">Articolo 21</a> del 19 maggio 2013<br />
</b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell&#8217;Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d&#8217;autore, l&#8217;insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell&#8217;obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo&#8230;. e si potrebbe continuare. Sta succedendo qualcosa.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l&#8217;esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d&#8217;informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l&#8217;inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l&#8217;attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse. <span id="more-6458"></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Però l&#8217;insistenza dei </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>detective</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"> della postale nel rimarcare che chi agiva per conto e come Anonymous lo faceva per interesse materiale e non ideologico non convince. Di sicuro è una perfetta psyop (psychological operation) per anticipare le critiche e minimizzare le reazioni di solidarietà verso gli arrestati, allo stesso tempo infangando la presunta purezza di Anonymous. Quindi doppio risultato. E in ogni caso farlo ripetere da ogni giornalista interessato puzza, perciò aspettiamo dibattimento e sentenza definitiva per tirare le conclusioni. Certo è che quelli del Cnaipic se l&#8217;erano legata al dito dopo che gli avevano bucato i server e diffuso materiale confindenziale che li riguardava compresi materiali relativi ai rilevanti interessi commerciali dei fornitori delle loro infrastrutture di sicurezza. E ci può stare.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ma Laura </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Boldrini</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"> che attacca le false identità sul web come se non sapesse il furto d&#8217;identità è già punito per legge (c&#8217;è una sentenza della Cassazione di pochi giorni fa), invece stona. Stona che non sappia che l&#8217;anonimato è una risorsa per chi denuncia il malaffare mafioso sui blog, che esistono forum di autoaiuto rigorosamente anonimi per chi le violenze le subisce e che i cooperanti dall&#8217;estero devono nascondere la propria identità ai regimi dei paesi in cui risiedono per inviare informazioni in Italia. Stona anche se lo fa all&#8217;interno della sua, nostra, pur giusta campagna contro la violenza sulle donne. Non solo, manifesta una scarsa comprensione del fenomeno e la avvicina pericolosamente al sottosegretario D&#8217;Alia che voleva chiudere Facebook per un insulto e alla Gabriella Carlucci che nella scorsa legislatura con la motivazione della prevenzione della pedofilia voleva una legge contro l&#8217;anonimato scritta dal suo avvocato, Davide Rossi, all&#8217;epoca presidente di Univideo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Grasso</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"> che cita la difficoltà di colpire i server posti all&#8217;estero si scorda che nel caso di Indymedia si è provveduto celermente e requisire i suoi due server in Inghilterra per le accuse a Trenitalia e che lo stesso è accaduto ai server norvegesi del collettivo Autistici/Inventati per la diffamazione verso il neofascista Iannone. Nel primo caso sono stati sfruttati i Mlat gli Accordi di mutua assistenza giudiziaria tra Usa e Ue (ddl 25 giugno 2003, trattato già firmato nel novembre 1982)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Il pidiellino </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Costa</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"> che afferma essere una scelta politica riproporre tal quale la legge bavaglio come a far finta che non ci sia stata una grande mobilitazione contro la stessa proposta di Alfano (e che si ripeterà) per evitare che con la riforma delle legge sulle intercettazioni “vengano messe le manette ai giudici e il bavaglio all&#8217;informazione”, compresi blog, forum e siti amatoriali che non adempiono all&#8217;obbligo di rettifica valido per la legge sulla stampa del 1948 e assolutamente inadatto a piattaforme a pubblicazione aperta di carattere amatoriale. Da lui ce lo possiamo aspettare. Costa è lo stesso che con Pecorella si prefiggeva l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali per poterli citare in giudizio per diffamazione.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ciliegina sulla torta, </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Cardani</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">, il professore già collaboratore europeo di Monti che l&#8217;allora “supermario” volle dentro un&#8217;Autorità che oggi più governativa non si può &#8211; frutto di evidenti spartizioni partitiche come scrisse Ezio Mauro &#8211; vuole una legge fotocopia contro il copyright già bloccata l&#8217;anno scorso per evidenti profili di incostituzionalità – visto che non prevede l&#8217;intervento della magistratura per accertare le violazioni – e trasforma l&#8217;Autorità in una polizia privata, è chiaro che serve a colpire Google e Facebook e gli OTT per fare contenta Confindustria digitale, la Fimi e la Siae preoccupata del calo degli iscritti e che deve fare cassa a fronte della svendita del suo patrimonio immobiliare (ricordate il fondo Aida?).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ecco a questi signori diciamo che ci è chiaro che questo attacco a tutto campo nasconde interessi giganteschi ed è condita da una crassa inesperienza del web, delle sue dinamiche e delle sue antropologie, e nasconde problemi più grossi: la crisi economica generale, dei modelli di business dell&#8217;industria culturale, dell&#8217;incapacità di attuare le riforme, della contestazione popolare e della paura verso ciò che non si conosce. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Tutti costoro però non hanno ancora speso una parola una per il furto delle email dei Cinquestelle e le denunce dei 22 blogger sul sito di </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Grillo</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">A loro e a </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Michele Serra</b></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"> che nell&#8217;Amaca del 18 maggio invoca leggi per il “paese reale di Internet” diciamo che le leggi ci sono già, sono quelle dell&#8217;ordinamento e che i nostri investigatori le usano per chiudere i siti della galassi antagonista come quelli dei neofascisti di Stormfront, i siti web dei bordelli sull&#8217;Appia Antica e per catturare i pedofili, e che la rete non è un far west come gli piacerebbe fare credere per tentare un ennesimo giro di vite della comunicazione indipendente e per zittire ogni voce critica sulla rete che si rivela sempre di più come lo strumento principale della riconfigurazione del potere nella società dell&#8217;informazione.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ma se insistono a dire che non ci sono leggi, gli vogliamo ricordare il caso Angelucci-Wikipedia, per cui il senatore pidiellino ha ottenuto la rimozione dei contenuti che lo riguardavano dall’enciclopedia libera perché dannosi della sua reputazione? Oppure il caso Google Vividown con una prima condanna dei manager di Google per non aver prontamente rimosso un video offensivo della privacy di un giovane disabile?</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ma quante volte glielo dobbiamo dire?</span></span></span></p>
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		<title>e-Democracy in Parlamento</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repubblica.it]]></category>

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		<description><![CDATA[La democrazia web che piace al Parlamento Arturo Di Corinto per La Repubblica del 16 maggio 2013 Il servizio informatico del Senato chiude il dossier “I media civici in Ambito Parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d&#8217;uso”. Una guida completa alla democrazia liquida per i lavori parlamentari con una efficace analisi dei rischi e delle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://dicorinto.it/files/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" rel="lightbox[6440]" title="e-Democracy in Parlamento"><img class="alignleft size-full wp-image-2092" alt="la-repubblica-it-logo" src="http://dicorinto.it/files/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" width="270" height="50" /></a><a title="La democrazia web che piace al Parlamento" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/05/16/news/democrazia_web_parlamento-58921901/?ref=HREC2-5">La democrazia web che piace al Parlamento</a></strong><br />
Arturo Di Corinto per <a href="http://www.repubblica.it">La Repubblica</a> del 16 maggio 2013</p>
<p><strong>Il servizio informatico del Senato chiude il dossier “I media civici in Ambito Parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d&#8217;uso”. Una guida completa alla democrazia liquida per i lavori parlamentari con una efficace analisi dei rischi e delle opportunità offerte dal web alla nuova richiesta di partecipazione dal basso</strong></p>
<p>La democrazia è una cosa seria. E oggi che social media, blog e apps hanno catturato l&#8217;interesse di  oltre 2 miliardi di netizen (internet citizen), il “governo del popolo” si può esercitare in forme innovative, anche via web. Con cautela, però.<br />
<span id="more-6440"></span><br />
Questo è il messaggio che viene dallo studio su “<a href="http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/dossier/file_internets/000/000/065/I_media_civici_in_ambito_parlamentare_ed_provv_maggio_2013.pdf">I media civici in ambito parlamentare</a>” realizzato dal Servizio informatico del Senato della Repubblica e da qualche ora pubblicato su Internet. Uno studio frutto di una efficace analisi dei sistemi e delle piattaforme online usate per la democrazia elettronica ampiamente intesa, e cioè per informarsi, confrontarsi e decidere: le tre principali caratteristiche dell&#8217;esercizio di ogni democrazia che voglia definirsi tale.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Intanto lo studio è stato realizzato per il Parlamento, il luogo per eccellenza dell’esercizio della democrazia rappresentativa, che non prevede forme di partecipazione diretta dei cittadini. Lo studio, di cui è coautore la Fondazione &lt;ahref, si chiarisce nelle premesse, “non propone alcuna modifica di questo impianto, non vuole e non  ha alcun titolo per farlo”, ma attraverso lo studio dei “Media Civici”, vuole individuare nuove modalità di potenziamento della attività parlamentare, “con particolare riferimento alle opportunità di coinvolgimento del più largo numero di cittadini, ed alla rimozione dei tradizionali vincoli di tempo e di spazio che hanno<br />
limitato fino ad oggi questa possibilità.”</p>
<p>In questa analisi il censimento e la classificazione delle tecnologie disponibili – ad esempio Liquid feedback, la piattaforma usata dal Partito Pirata o Airesis, la social platform che verrà usata dai Cinquestelle per votare online &#8211; sono solo il preludio alla sperimentazione di nuovi servizi nella consapevolezza che qualsiasi strumento di questo tipo richiede che ai cittadini siano date<br />
adeguate garanzie sulla affidabilità, sicurezza e trasparenza del loro funzionamento, cosa che “soggetti privati”, non possono fornire. Anche perchè il rischio che con l&#8217;uso di tali strumenti si sviluppino aggregazioni chiuse e ideologiche di minoranze che non comunicano tra loro è alto.</p>
<p>Lo studio</p>
<p>Lo studio si sviluppa su tre direttrici: a) il censimento e l’analisi dei principali strumenti tecnologici classificabili come “Media Civici”; b) l’analisi e l’approfondimento degli utilizzi possibili dei Media Civici nelle attività dei singoli parlamentari e dei relativi Gruppi, delle Commissioni, e negli istituti referendari; c) il confronto diretto con alcuni attori significativi per competenza<br />
ed esperienza diretta delle piattaforme tecnologiche e del loro effettivo utilizzo per evidenziarne caratteristiche tecniche e organizzative.</p>
<p>Come dice Mauro Fioroni del Servizio informatico del senato, l&#8217;obiettivo è “produrre know how istituzionale al servizio di un uso certificato e democratico delle piattaforme online sia per la consultazione che, eventualmente, per la deliberazione democratica”.</p>
<p>Il paper, che offre una tassonomia illustrata delle principali piattaforme per la democrazia online, si chiude con un ampio glossario finale e poichè i “social” più utilizzati sono già strumento di diffusione delle informazioni e delle attività parlamentari – dall&#8217;uso che ne fece Di Pietro ministro fino ai tweet del piddino Francesco Sarubbo e alle foto di Casini – aggiunge una specifica appendice sul loro “efficace utilizzo in ambito parlamentare”.</p>
<p>Uno sforzo consistente, quindi che allude appena alle precondizioni dell&#8217;esercizio democratico online: l&#8217;accessibilità degli strumenti, il nostro è un paese digitaldiviso, dove la banda larga non copre tutto il territorio nazionale; l&#8217;usabilità degli strumenti: il divario fra chi usa e non usa la rete è un fatto di cultura, genere e disponibilità economiche; universalità: i siti web della PA non rispettano spesso le regole dell&#8217;accesibilità per i diversamente abili, eccetera. Esplicita invece la preoccupazione verso un&#8217;idea salvifica della tecnopolitica che può offuscare le grandi opportunità che la tecnologia offre al rinnovamento delle modalità di svolgimento delle attività parlamentari e all&#8217;idea stessa di democrazia.</p>
<p>Ma l&#8217;importanza vera di questo lavoro è il riconoscimento che le forme delle democrazia  coincidono, e da sempre, con le forme della comunicazione, e che, se questa oggi viaggia in Internet, anche le forme della rappresentanza e della democrazia vanno aggiornate.</p>
<p>Link al PDF: I media civici in Ambito Parlamentare</p>
<p>http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/dossier/file_internets/000/000/065/I_media_civici_in_ambito_parlamentare_ed_provv_maggio_2013.pdf</p>
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		<title>La cittadinanza nella società in Rete. Diritti, Partiti, Movimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Tavola Rotonda La cittadinanza nella Società in Rete. Partiti, Movimenti, Diritti 23 Maggio 2013, Ore 10,00 Università degli Studi “Roma Tre”, Aula Tesi del Dipartimento di Scienze Politiche &#8211; Via Gabriello Chiabrera 199, Roma La Tavola Rotonda si pone come momento finale di riflessione del ciclo di seminari dedicati alle trasformazioni della cittadinanza e della [...]]]></description>
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P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); widows: 2; orphans: 2; }<br />
--></p>
<p><!--<br />
P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); widows: 2; orphans: 2; }A:link { color: rgb(0, 0, 255); }<br />
--><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_romatre.jpeg" rel="lightbox[6416]" title="La cittadinanza nella società in Rete. Diritti, Partiti, Movimenti"><img class="alignleft size-full wp-image-6418" alt="logo_romatre" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_romatre.jpeg" width="305" height="165" /></a>Tavola Rotonda</p>
<p><strong>La cittadinanza nella Società in Rete. Partiti, Movimenti, Diritti</strong></p>
<p><strong>23 Maggio 2013, Ore 10,00</strong></p>
<p>Università degli Studi “Roma Tre”, Aula Tesi del Dipartimento di Scienze Politiche &#8211; Via Gabriello Chiabrera 199, Roma</p>
<p>La Tavola Rotonda si pone come momento finale di riflessione del ciclo di seminari dedicati alle trasformazioni della cittadinanza e della dignità, svoltosi tra Marzo e Maggio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Università degli Studi &#8220;Roma Tre&#8221;, coordinati da Francesco Antonelli , Robert Castrucci, Emanuele Rossi.<br />
Obiettivo della Tavola Rotonda è quello di mettere a confronto studiosi di formazione diversa intorno ai mutamenti della cittadinanza, nelle sue varie dimensioni (diritti, partecipazione, rappresentanza), all&#8217;interno di una società sempre più globalizzata e, al tempo stesso, profondamente riconfigurata dalla diffusione delle nuove tecnologie.</p>
<p><span id="more-6416"></span><br />
Saluti:<br />
Maria Luisa <strong>Maniscalco</strong> – Università degli studi “Roma Tre”<br />
Introduce:<br />
Francesco <strong>Antonelli</strong> – Università degli studi “Roma Tre”<br />
Interventi:<br />
Sebastiano <strong>Bagnara</strong> – Università di Sassari<br />
Salvatore <strong>Bonfiglio</strong> – Università degli studi “Roma Tre”<br />
Arturo <strong>Di Corinto</strong> – “La Repubblica”<br />
Antimo Luigi <strong>Farro</strong> – Università degli studi di Roma “La Sapienza”<br />
Enrico <strong>Menduni</strong> – Università degli studi “Roma Tre”<br />
Emanuele <strong>Rossi</strong> – Università degli studi “Roma Tre”<br />
Benedetto <strong>Vecchi</strong> – “il manifesto”<br />
Modera:<br />
Robert <strong>Castrucci</strong> – Fondazione Ugo Bordoni</p>
<p>Segreteria Organizzativa e Info</p>
<p>Francesco Antonelli – Robert Castrucci</p>
<p>Laboratorio di Innovazione Didattica, Comunicazione e Abilità Relazionali (Labica), “Roma Tre”</p>
<p>Tel. 0657335417 – Email: Labica@uniroma3.it</p>
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		<title>La Repubblica: Agenda digitale, la storia infinita</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repubblica.it]]></category>

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		<description><![CDATA[Agenzia Digitale, una storia infinita. Lotta tra innovatori e conservatori Arturo Di Corinto per La Repubblica del 14 Maggio 2013 &#160; Dopo l&#8217;ennesimo stop allo statuto dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale ricominciano le manovre intorno alla governance dell&#8217;ente che deve gestire la partita dell&#8217;innovazione tecnologica italiana. Letta sarebbe intenzionato a riportarne le competenze sotto la Presidenza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--<br />
P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }P.western { font-family: "Liberation Serif",serif; font-size: 12pt; }P.cjk { font-family: "WenQuanYi Micro Hei"; font-size: 12pt; }P.ctl { font-family: "Lohit Hindi"; font-size: 12pt; }<br />
--><b><a href="http://dicorinto.it/files/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" rel="lightbox[6434]" title="La Repubblica: Agenda digitale, la storia infinita"><img class="alignleft size-full wp-image-2092" alt="la-repubblica-it-logo" src="http://dicorinto.it/files/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" width="270" height="50" /></a></b><a title="Agenzia Digitale, una storia infinita. Lotta tra innovatori e conservatori" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/05/14/news/delege_innovazione_agenda_digitale-58787567/">Agenzia Digitale, una storia infinita. Lotta tra innovatori e conservatori</a></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Arturo Di Corinto per <a title="http://www.repubblica.it" href="http://www.repubblica.it">La Repubblica</a> del 14 Maggio 2013<br />
</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><b>Dopo l&#8217;ennesimo stop allo statuto dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale ricominciano le manovre intorno alla governance dell&#8217;ente che deve gestire la partita dell&#8217;innovazione tecnologica italiana. Letta sarebbe intenzionato a riportarne le competenze sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri e ripartire in velocità come chiedono confindustria, aziende e innovatori digitali.</b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Dopo tanti </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium"><i>stop and go</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">, l&#8217;Agenda digitale dovrà aspettare ancora. L&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale che ha il compito di implementarla non viene infatti considerata operativa, perchè il Governo ne ha bloccato lo statuto, e questo nonostante il fatto che potrebbe funzionare applicando le leggi esistenti: il decreto istitutivo e quello di bilancio. Perchè non si va avanti? Ufficialmente per dei rilievi che già in zona Pd erano stati enunciati sul suo statuto pasticciato &#8211; commistione organi di indirizzo e controllo, mancato ripetto dell&#8217;invarianza di spesa, assunzione di dirigenti esterni &#8211; e che sono stati fatti propri dalla Corte dei conti; nella sostanza perchè non c&#8217;è accordo sulla governance dell&#8217;Agenzia già frammentata fra quattro ministeri. Un fatto che nasconde il braccio di ferro sulle deleghe, ad esempio all&#8217;innovazione (che non c&#8217;é), ma che potrebbero andare al Ministro per lo sviluppo economico oppure al sottosegretario Patroni Griffi, già ministro della funzione pubblica con Mario Monti presidente del consiglio.<span id="more-6434"></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">E allora? La notizia è che il governo ha intenzione di rispristinare il Dipartimento per la Digitalizzazione e l&#8217;Innovazione proprio presso la Presidenza del consiglio perchè sarebbe &#8220;l&#8217;unico ad avere in pancia i soldi per far partire i progetti dell&#8217;agenzia&#8221;, e di cui verrebbe rinnovata la funzione di coordinamento delle politiche di sviluppo della società dell’informazione per la PA. La mossa prelude alla sottomissione diretta dell&#8217;Agenzia alla Presidenza del Consiglio, così come pare essere intenzionato a fare Enrico Letta appoggiato dal pressing di Confindustria digitale e altri soggetti. Ma il governo potrebbe optare per un&#8217;altra strada: scegliere un nuovo direttore per l&#8217;Agenzia visto che l&#8217;attuale è decaduto per legge (145/2002) e sostituirlo entro sei mesi.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Quindi, finita l&#8217;era Passera che si era giocato la reputazione con l&#8217;agenda digitale, ridotto il pressing della Kroees a fine mandato, spostata l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e rimpastato il governo adesso bisogna capire chi se ne occuperà veramente. E non è dato saperlo fino alle deleghe di sottogoverno e al peso specifico che complessivamente avranno i ministeri pesanti della cabina di regia sotto cui è nata l&#8217;agenzia: Sviluppo Economico, Università, Economia. Zanonato ha dichiarato che si occuperò personalmente dell&#8217;agenda digitale, la Carrozza ne ha ribadito a più riprese l&#8217;importanza, Saccomanni per ora tace.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Perciò torna prepotente la richiesta che sia Letta ad occuparsene, ma delegando poi la materia a un sottosegretario ad hoc, come chiede Stefano Parisi di Confindustria digitale &#8220;perchè l&#8217;attuazione dell&#8217;Agenda digitale è la vera manovra economica che ci serve&#8221;. Con lui gli startupper come Dondadon di H-Farm inbufaliti dai ritardi sull&#8217;attuazione delle previsioni per le start up innovative e il crowdfunding già presenti nel decreto che che istituisce l&#8217;agenzia, il «Decreto Sviluppo bis» (così chiamato perchè successivo al «Decreto Sviluppo» dell&#8217;agosto 2012) convertito in legge il 17 dicembre 2012. </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Bisogna fare presto perché i problemi legati all&#8217;architettura immaginata dall&#8217;attuale direttore dell&#8217;Agenzia, Agostino Ragosa, rimangono irrisolti. Già prima del ritiro dello statuto i revisori dei conti dell&#8217;Agenzia avevano sollevato le stesse perplessità della Corte dei conti, i sindacati contestavano una strategia troppo focalizzata su infrastrutture e datacenter, le autonomie locali dubitavano di una vision accentratrice, una fronda di governo criticava un sistema troppo simile alle partecipazioni statali di vecchia memoria.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Ma il ritardo accumulato dall&#8217;Agenda digitale viene da lontano. Lo dice bene Michele Mezza nel suo ultimo libro: Avevamo la luna (Donzelli 2013), e cioè &#8220;lo scontro tra conservatori e innovatori, tra chi vive di rendita protetta e chi vuole competere sul mercato&#8221;, uno scontro che Mezza situa a partire dagli anni 70&#8242; e che illustra col disinteresse esiziale per le sorti dell&#8217;azienda che inventò il personal computer, la Olivetti. Anche lì un suicidio assistito dalle contrapposizioni politiche di lobby e partiti ancorati gli uni alla centralità della fabbrica fordista e del lavoro dipendente, gli altri, i &#8220;neo-capitalisti&#8221; che volevano giocare la partita, poi persa, sullo scacchiere mondiale della divisione del lavoro e che sull&#8217;innovazione tecnologica e l&#8217;italico talento creativo avevano scommesso.</span></span></span></p>
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		<title>OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 10:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://dicorinto.wp.flyer.it/?p=6417</guid>
		<description><![CDATA[OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA Giovedì 9 maggio 2013 ore 10.00-13.00 Sala del Consiglio del Rettorato Università degli Studi Roma Tre Via Ostiense, 159 Roma   Saluti delle Autorità Accademiche: Prof.ssa Maria Amata Garito , Rettore UTIU Università Telematica Internazionale Uninettuno Dott. Pasquale Basilicata, Direttore Amministrativo Università degli Studi Roma Tre Riflessioni di apertura: [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--<br />
P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); widows: 2; orphans: 2; }A:link { color: rgb(0, 0, 255); }<br />
--></p>
<p><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_romatre.jpeg" rel="lightbox[6417]" title="OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA"><img class="alignleft size-full wp-image-6418" alt="logo_romatre" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_romatre.jpeg" width="305" height="165" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large"><b>OLTRE LA CRISI, COMUNICARE LA SPERANZA</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large"><b>Giovedì 9 maggio 2013 </b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large"><b>ore 10.00-13.00</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large"><b>Sala del Consiglio del Rettorato</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large"><b>Università degli Studi Roma Tre</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large"><b>Via Ostiense, 159 Roma </b></span></p>
<p> <span id="more-6417"></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span style="text-decoration: underline"><b>Saluti delle Autorità Accademiche:</b></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Prof.ssa Maria Amata Garito , </b></span><span style="font-size: medium">Rettore UTIU Università Telematica Internazionale Uninettuno</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Dott. Pasquale Basilicata</b></span><span style="font-size: medium">, Direttore Amministrativo Università degli Studi Roma Tre</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span style="text-decoration: underline"><b>Riflessioni di apertura:</b></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Mons. Claudio Maria Celli</b></span><span style="font-size: medium">, Presidente Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Mons. Lorenzo Leuzzi </b></span><span style="font-size: medium">, Direttore Ufficio Pastorale Universitaria Vicariato di Roma </span></p>
<p><a name="_GoBack"></a> <span style="font-size: medium"><span style="text-decoration: underline"><b>Introduce e coordina </b></span></span><span style="font-size: medium"><b>Gianpiero Gamaleri</b></span><span style="font-size: medium"> Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi</span></p>
<p><!--more--></p>
<p><span style="font-size: medium"><span style="text-decoration: underline"><b>Intervengono: </b></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Simona Andrini, </b></span><span style="font-size: medium">Università degli Studi Roma Tre</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Osvaldo Avallone</b></span><span style="font-size: medium">,</span><span style="font-size: medium">Direttore Biblioteca Nazionale di Roma</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Roberto Baldassari</b></span><span style="font-size: medium">, Istituto Piepoli</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Andrea Bixio,</b></span><span style="font-size: medium"> Sapienza Università di Roma</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Maria Catricalà</b></span><span style="font-size: medium">, Università degli Studi Roma Tre</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Enrico Cogno, </b></span><span style="font-size: medium">UTIU Università Telematica Internazionale Uninettuno</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Stefano Cristante</b></span><span style="font-size: medium">, Università del Salento </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Gaetano Domenici</b></span><span style="font-size: medium">, Università Roma Tre </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Arturo Di Corinto</b></span><span style="font-size: medium">, Giornalista La Repubblica </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Prof. Denis Biju-Duval</b></span><span style="font-size: medium">, Pontificio Istituto Pastorale Università Lateranense</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>David Gargani, </b></span><span style="font-size: medium">UTIU Università Telematica Internazionale Uninettuno</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Elio Girlanda</b></span><span style="font-size: medium">,</span><span style="font-size: medium">UTIU Università Telematica Internazionale Uninettuno</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Laura del Luca</b></span><span style="font-size: medium">, giornalista Radio Vaticana </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Paolo Nepi</b></span><span style="font-size: medium">, Università degli Studi Roma Tre </span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Carlo Romano</b></span><span style="font-size: medium">, </span><span style="font-size: medium">Pontificio Istituto Pastorale Università Lateranense</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Donatella Salari</b></span><span style="font-size: medium">, Magistrato</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Bianca Spadolini</b></span><span style="font-size: medium">, Università degli Studi Roma Tre</span></p>
<p><span style="font-size: medium"><b>Michele Zanzucchi</b></span><span style="font-size: medium">, Direttore Città Nuova</span></p>
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		<title>Teatro Valle Occupato</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 12:18:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[OCCUPIAMO PIATTAFORME &#124; Giovedì 9 maggio h.21 È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi. Star Wars &#124; La vendetta dei Sith La rete è diventata uno strumento fondamentale della nostra vita sociale e politica. Giovedì sera occupiamo le piattaforme. Quelle piattaforme che sempre più spesso hanno un sapore di fraintendimento. Vogliamo conoscerle, comprenderne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_valle_maybedef42.png" rel="lightbox[6404]" title="Teatro Valle Occupato"><img class="alignleft size-full wp-image-6405" alt="logo_valle_maybedef42" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/logo_valle_maybedef42.png" width="113" height="87" /></a>OCCUPIAMO PIATTAFORME | Giovedì 9 maggio h.21</h1>
<p>È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.<br />
<em>Star Wars</em> | <em>La vendetta dei Sith</em></p>
<p>La rete è diventata uno strumento fondamentale della nostra vita sociale e politica. Giovedì sera occupiamo le piattaforme. Quelle piattaforme che sempre più spesso hanno un sapore di fraintendimento. Vogliamo conoscerle, comprenderne i meccanismi. Soprattutto quelli che riguardano la partecipazione diretta.<br />
Gli strumenti digitali in rete contribuiscono allo sviluppo di nuove forme di libertà? Possono essere strumento di “<em>democrazia reale”?</em> Oltre a rivendicare internet come diritto fondamentale per lo sviluppo di ogni persona e invocare un software libero è necessario anche il pensiero libero. Quali i percorsi di liberazione possibili?</p>
<p>Ne parliamo con <strong>Arturo Di Corinto</strong> e <strong>Sal</strong> <strong>Memefarmers</strong></p>
<p>Intervengono<br />
Fiorella <strong>de Cindio</strong> |  Open DCN<br />
Carlo <strong>Von Linx</strong> | Liquid Feedback<br />
Nicola <strong>Giulietti</strong> | Airesis<br />
Ettore <strong>di Cesare</strong> | Open Polis</p>
<p>MATERIALI DI APPROFONDIMENTO<br />
- <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/wp-content/uploads/2013/05/laPAROLAaiCORPI.pdf">laPAROLAaiCORPI</a> di Memefarmers Collective</p>
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		<title>Articolo 21 &#8211; L&#8217;avevamo detto, non servono leggi speciali per il web</title>
		<link>http://dicorinto.it/testate/articolo-21/articolo-21-lavevamo-detto-non-servono-leggi-speciali-per-il-web/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 08:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabernardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo 21]]></category>

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		<description><![CDATA[Non servono leggi speciali per il web Arturo Di Corinto Per Articolo 21 del 7 maggio 2013 Come volevasi dimostrare. Gli strumenti per impedire e punire i reati in Internet esistono. Lo avevamo detto. Ma adesso dovrebbe essere chiaro a tutti in seguito alla rimozione di alcuni contenuti offensivi e l&#8217;iscrizione nel registro degli indagati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21.jpg" rel="lightbox[6389]" title="Articolo 21 - L'avevamo detto, non servono leggi speciali per il web"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6390" alt="articolo21" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21-300x50.jpg" width="300" height="50" /></a> <a title="Non servono leggi speciali per il web" href="http://www.articolo21.org/2013/05/lavevamo-detto-noi-non-servono-leggi-speciali-per-il-web/">Non servono leggi speciali per il web</a></p>
<p><strong>Arturo Di Corinto </strong>Per <a title="Articolo 21" href="http://www.articolo21.org">Articolo 21</a> del 7 maggio 2013</p>
<p>Come volevasi dimostrare. Gli strumenti per impedire e punire i reati in Internet esistono. Lo avevamo detto. Ma adesso dovrebbe essere chiaro a tutti in seguito alla rimozione di alcuni contenuti offensivi e l&#8217;iscrizione nel registro degli indagati di Antonio Di Mattia, che avrebbe postato su Facebook una foto (o fotomontaggio) diffamante la presidente della Camera dei deputati, on. Laura Boldrini.<br />
Intanto era già stata dimenticata dalla cronaca la notizia che nei giorni precedenti a questo intervento della polizia postale erano stati arrestati quattro neofascisti colpevoli della gestione della versione italiana del sito Stormfrornt. Il sito nell&#8217;estate scorsa aveva ospitato nei suoi forum discorsi vaneggianti sulla purezza della razza e diffuso minacce dirette all&#8217;ex ministro Andrea Riccardi, esponenti del Pd e altri personaggi della comunità ebraica romana. I suoi quattro giovani gestori sono stati messi ai domiciliari dopo la sentenza formulata con rito abbreviato perchè riconosciuti colpevoli di aver costituito un&#8217;associazione a delinquere via web con l&#8217;obiettivo “dell&#8217;incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e religiosi.”  È stato predisposto anche un risarcimento ai danni delle vittime.<br />
Bene, bravi bis. Questo dimostra che Internet non è popolata solo da sciami intelligenti, ma anche che se si vuole individuare il responsabile di un reato online è più facile che risalire a una lettera minatoria, e che se si vuole perseguire gli hate crimes in rete è possibile farlo e velocemente. Con gli strumenti della legge esistenti.<br />
Non servono leggi speciali per il web. Nei giorni scorsi invece il dibattito pubblico in rete era stato monopolizzato dall&#8217;allarme lanciato dalla Boldrini su una presunta “anarchia del web” (formula però nato dallo zelo di un titolista) creando subito opposte fazioni, più legate alla simpatia/antipatia per il personaggio che al merito della questione. E infatti la presidente aveva prima chiarito con un post su Facebook (dove senno&#8217;?) di non volere nessuna legge speciale ma avviare un confornto a tutto campo sulla violenza contro le donne e poi corretto il tiro, aderendo prima all&#8217;iniziativa del ministro Josefa Idem per “una task force contro il femminicidio”, infine sostendendo l&#8217;iniziativa di Serena Dandini che attraverso il sito di Ferite a Morte sta raccogliendo migliaia di firme contro la violenza di genere. La Dandini e la presidente della Camera insistendo rispettivamente sulla necessità dell&#8217;intervento culturale, nelle scuole, la seconda sui modelli femminili in televisione.<br />
Posizioni che sembrano riportare un po&#8217; di buon senso in rete e fuori. Basta? Finita qui? Speriamo. Non vorremmo che alla prossima intercettazione mafiosa qualcuno chieda di chiudere la Telecom, per una lettera anonima di interrompere il servizio postale, oppure di multare Sipra e Mediaset per uno spot sessista. Forse potrebbe chiedere di ritirare i fondi per l&#8217;editoria a tutti i giornali al prossimo articolo dell&#8217;agente Betulla o per un delirio di Feltri. Invocare il pugno duro per il web non riguarda solo la rete. Come dice Paolo Brogi: “su questa china si finisce in Cina”.</p>
<p><span id="more-6389"></span></p>
<p><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/no_leggi_speciali.jpg" rel="lightbox[6389]" title="Articolo 21 - L'avevamo detto, non servono leggi speciali per il web"><img class="alignleft size-full wp-image-6414" alt="no_leggi_speciali" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/no_leggi_speciali.jpg" width="1195" height="962" /></a></p>
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		<title>La Repubblica: Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi</title>
		<link>http://dicorinto.it/testate/repubblica-it/la-repubblica-boldriniil-web-e-lo-specchio-dei-nostri-tempi/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 04:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabernardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repubblica.it]]></category>

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		<description><![CDATA[Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi Arturo Di Corinto per La Repubblica del 3 maggio 2013 Ci risiamo. È sempre così. Nei momenti di tensione rispunta sempre lo spettro del web. Da stella della “democrazia delle opinioni” Internet diventa all’improvviso il ricettacolo di tutti i mali. Perché? Perché qualcuno la usa per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/boldrini_2_2013-05-03-231550.png" rel="lightbox[6368]" title="La Repubblica: Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6369" alt="boldrini_2_2013-05-03 23:15:50" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/boldrini_2_2013-05-03-231550-300x163.png" width="300" height="163" /></a></h1>
<p><a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_di_corinto-57982081/?ref=search">Boldrini, il web è lo specchio dei nostri tempi</a></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">Arturo Di Corinto</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,serif"><span style="font-size: medium">per <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_di_corinto-57982081/?ref=search">La Repubblica del 3 maggio 2013</a><br />
</span></span></span></p>
<p>Ci risiamo. È sempre così. Nei momenti di tensione rispunta sempre lo spettro del web. Da stella della “democrazia delle opinioni” Internet diventa all’improvviso il ricettacolo di tutti i mali. Perché? Perché qualcuno la usa per dire quello che altri non vogliono sentire, tipo che Preiti non era un mostro e che l’odio verso la casta è una bomba ad orologeria, ma si dimentica che le offese del leghista Borghezio al ministro Kyenge hanno scatenato un’ondata di proteste proprio in rete, #iostoconCecileKyenge, e una petizione di solidarietà – proposta dal direttore di Articolo21 – che ha raccolto 50.000 adesioni.</p>
<p>Eppure. Eppure stavolta l’allarme viene da un un pulpito credibile, quello di Laura Boldrini che si è scagliata contro gli insulti razzisti e sessisti sul web. Problema reale e preoccupazione comprensibile la sua: donna, madre, attivista per i diritti civili e oggi Presidente della Camera dei deputati, fatta oggetto di odiose minacce e rozze invettive. Però. Però la soluzione non è quella che erano abituati a invocare i peggiori conservatori che nel passato hanno chiesto la censura della rete: ricordate D’Alia, Alfano e Pecorella? D’Alia voleva chiudere Facebook per l’insulto di un singolo, Alfano mettere il bavaglio ai blog amatoriali che non rettificano le notizie, Pecorella aumentare le pene per la diffamazione nei commenti online sulle piattaforme aperte. Sbagliavano obiettivo.</p>
<p>E ci auguriamo non lo sbaglino quelli su cui riponiamo tante speranze per un corretto esercizio delle proprie funzioni e il ripristino della dignità del Parlamento se anche un detective esperto come Piero Grasso, oggi presidente del Senato, invoca nello stesso giorno della Boldrini leggi speciali per il web.</p>
<p>Da censurare sono i comportamenti dei singoli, non gli strumenti, non la rete. E l’anarchia per favore lasciatela agli anarchici, visto che il web anarchico non lo è, ma ha le sue regole e quelle del codice civile e penale: sono spesso gli utenti a farle rispettare e la polizia postale è sempre pronta a intervenire e, quando vuole, lo fa con diligenza e celerità. Come nel caso dei razzisti di Stormfront. E con facilità, visto che oggi l’anonimato in rete non è più tale e gli esagitati in genere non sono capaci di nascondersi tra le maglie di una rete che usano come un elettrodomestico di cui capiscono appena il funzionamento, a digiuno come sono di netiquette e strumenti di anonimizzazione e protezione della privacy.</p>
<p>E poi. Per contrastare il razzismo online e dei media esiste addirittura un ufficio che se ne occupa e si chiama <a title="Unar" href="http://www.unar.it">Unar</a>: fa analisi, raccoglie denunce e le inoltra alla polizia, ma soprattutto interviene a livello culturale. Quanti lo conoscono? Eppure è creatura di due ministri: Pari opportunità e Integrazione.</p>
<p>È dalla cultura e dall’educazione che si deve partire per costruire una società più aperta e tollerante, ed è un lavoro che va fatto in famiglia, nelle scuole e negli stadi. Ma pure in televisione e dentro il Parlamento. Anche su web, certo, ma senza censure e con la consapevolezza che è ormai lo specchio delle nostre società. Ed è inutile deformarlo.</p>
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		<title>L&#8217;Espresso: Ma cosa manca a Rodotà?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 15:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Espresso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma cosa manca a Rodotà? È un padre nobile della sinistra. Giurista insigne, conosce la Costituzione a menadito. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. E fa il pieno di applausi dei giovani nei festival letterari, del diritto, della legalità. Ecco chi è il prof che il pd Fassina definisce &#8220;uno sconosciuto&#8221; Arturo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dicorinto.it/files/2013/01/espresso_logo1.gif" rel="lightbox[6336]" title="L'Espresso: Ma cosa manca a Rodotà?"><img class="alignleft size-full wp-image-5047" style="margin: 0px 6px" alt="espresso_logo" src="http://dicorinto.it/files/2013/01/espresso_logo1.gif" width="370" height="70" /></a></p>
<h1>Ma cosa manca a Rodotà?</h1>
<p>È un padre nobile della sinistra. Giurista insigne, conosce la Costituzione a menadito. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. E fa il pieno di applausi dei giovani nei festival letterari, del diritto, della legalità. Ecco chi è il prof che il pd Fassina definisce &#8220;uno sconosciuto&#8221;</p>
<p><strong>Arturo Di Corinto</strong><br />
<a title="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-cosa-manca-a-rodota/2205286" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-cosa-manca-a-rodota/2205286">per L&#8217;Espresso del 19 Aprile 2013</a></p>
<p>Capelli bianchi da vecchio saggio, occhi chiari e curiosi. Mimica teatrale e gesticolazione garbata. Un fascinoso ottantenne dal piglio giovanile, ben vestito pure in maniche di camicia. Un volto che ricorda le origini magnogreche e manifesta la &#8220;nobile semplicità e la quieta grandezza&#8221; della statuaria neoclassica.  Tanto discreto sulla sua vita privata quanto estroverso in pubblico. Elegante nei modi, riservato anche con gli amici. Tollerante verso tutte le opinioni ma determinato nelle convinzioni. Flessibile nell&#8217;ascolto ma rigoroso sulle idee. Attento coi giovani, sfuggente coi seccatori. Amante delle buone conversazioni, ma sempre pronto ad andare dal dentista quando parlare diventa inutile. <span id="more-6336"></span></p>
<p>Stefano Rodotà è così. Un colto globetrotter che, dopo essersi autorottamato &#8211; &#8220;alla fine del mio secondo incarico alla Privacy&#8221;, dice lui &#8211; non ha mai smesso di leggere, studiare e girare il mondo per continuare ad imparare. Per portare in giro le idee e dare battaglia sui diritti. Già i diritti: ai beni comuni, alla riservatezza, all&#8217;informazione, alla manifestazione del pensiero, alla salute, al lavoro, al reddito, all&#8217;esistenza. Sempre declinati nella cornice del Diritto, di quella giurisprudenza da lui tanto amata che, al pari della società, vede come un corpo vivo e in costante trasformazione, non come qualcosa di fisso e immutabile. Una pratica e una teoria che, con un gioco di parole, è diventato il titolo del suo ultimo libro: &#8220;Il Diritto di avere diritti&#8221;. Tenace difensore dei beni comuni, anche negli ultimi vittoriosi referendum su acqua e nucleare, ha condotto molte battaglie per i diritti civili e l&#8217;autodeterminazione delle donne e degli uomini. Attivista per la libertà della rete e il pluralismo dell&#8217;informazione, fedele osservante della Costituzione, è un vero &#8220;garantista&#8221;.<br />
Probabilmente è per questo che viene considerato da tanti una riserva della Repubblica. Soprattuto oggi, in uno scenario politico così incerto. Riserva in senso di risorsa. E lui lo sa ma non lo ammette e si schermisce e imbarazza quando glielo dicono. Ma é questo il motivo per cui ha accettato la proposta avanzata dall&#8217;elettorato grillino e fattagli, viva voce, da Beppe Grillo, la sera di mercoledì 17, poco prima delle 18. Dopo che sia Milena Gabanelli che Gino Strada, entrambi davanti a lui nelle Quirinarie, avevano declinato la stessa proposta. Un colloquio di pochi minuti fatto di risate e e battute spiritose.</p>
<p>Da lì è cambiato tutto e la cronaca delle prossime ore ci dirà come va a finire. Infatti, il pressing su Stefano Rodotà perchè ceda il passo a Romano Prodi e convinca i Cinque Stelle a votare l&#8217;ex presidente ulivista della Commissione Europea, pare destinato a fallire. Un esito che non dipende da Stefano Rodotà ma da chi lo ha candidato e da chi non lo ha fatto. Stamattina ha dichiarato: &#8220;Non intendo creare ostacoli a scelte del movimento [Cinque Stelle, nda] che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni&#8221;. Perchè si è espresso così? Perchè il M5S non molla e se Rodotà si ritirasse, i pentastellati candiderebbero Zagrebelsky e non Prodi. Quindi sarebbe inutile. E&#8217; il Pd che deve accettare la proposta dei cinquestelle che oggi hanno dichiarato: &#8221;E&#8217;il presidente dei cittadini e non dei partiti&#8221;. &#8220;Qualunque nome indicherà Rodotà per formare un nuovo esecutivo, una volta presidente, a noi andra&#8217; bene&#8221;.</p>
<p>La domanda che si pone allora è: perchè il PD non accetta di convergere su Rodotà? È un tecnico. Giurista insigne, professore emerito di Diritto Civile, già in predicato di andare alla Consulta. Conosce la Costituzione a menadito e non perde occasione di citarne i migliori articoli, sia che parli in pubblico sia che scriva. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. Dirige riviste di diritto ed è membro di numerosi comitati scientifici.</p>
<p>È anche un politico. È stato parlamentare per diverse legislature con il PCI e la Sinistra Indipendente prima di aderire al PDS di cui è stato presidente per un breve periodo. È stato anche vicepresidente della Camera, veste nella quale ha vissuto in prima persona l&#8217;elezione di Luigi Scalfaro. Insomma Rodotà è un fedele interprete e custode della Costituzione, sa come funziona il Parlamento ed è un padre nobile della sinistra, é molto popolare nei movimenti, é amato sia da chi lo legge su Repubblica (o sul Manifesto), che dagli spettatori di Ballarò. Fa il pieno di pubblico nei festival letterari, del diritto, della legalità, e viene osannato da studenti e intellettuali.</p>
<p>Che cosa gli manca? Niente. Ha un difetto che gli riconoscono tutti i calabresi come lui: è testardo e orgoglioso? No, è indipendente. Non ama inciuci e compromessi ed ha la dignità dello statista. Per questo è una risorsa, che ci auguriamo non sia destinata a rimanere in riserva.</p>
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		<title>Articolo 21 &#8211; Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 17:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabernardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo 21]]></category>

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		<description><![CDATA[Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 16 aprile 2013 L’appello dei 101 per l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale non è il solito appello. Ricorda nel nome il famoso manifesto dei 101”che criticarono l’intervento sovietico in Ungheria, ma quello era fatto da intellettuali di fede comunista, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21.jpg" rel="lightbox[6328]" title="Articolo 21 - Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6390" alt="articolo21" src="http://dicorinto.it/files/2013/05/articolo21-300x50.jpg" width="300" height="50" /></a>Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve</h1>
<p><strong>di Arturo Di Corinto</strong> <a title="http://www.articolo21.org/2013/04/rodota-al-quirinale-la-svolta-che-ci-serve/" href="http://www.articolo21.org/2013/04/rodota-al-quirinale-la-svolta-che-ci-serve/">per Articolo 21 del 16 aprile 2013</a><br />
L’appello dei 101 per l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale non è il solito appello. Ricorda nel nome il famoso manifesto dei 101”che criticarono l’intervento sovietico in Ungheria, ma quello era fatto da intellettuali di fede comunista, questo, che non pretende di averne lo spessore, è fatto da cittadini di ogni fede politica, progressisti e conservatori, cattolici e liberali.</p>
<p>Intellettuali, certo, come Luciano Canfora e Raniero La Valle, gente delle professioni, come Domenico D’Amati, Fulvio Sarzana e Guido Scorza, dei movimenti e dell’associazionismo, hanno firmato Messora – portavoce dei Cinque Stelle-, Marco Berlinguer, Tommaso Fattori, Maso Notarianni. Gente  dell’Accademia, come Fiorella De Cindio, Marco Ricolfi, Enrico Menduni, dello spettacolo, come Fiorella Mannoia e Ottavia Piccolo, scrittori e giornalisti come Pino Cacucci, Carlo Formenti, Francesca Fornario, Flavia Perina, Beppe Giulietti. Tutti, pur visibili nel dibattito pubblico, a titolo personale hanno così voluto chiedere una discontinuità nei metodi finora usati per determinare il voto dei grandi elettori del presidente della Repubblica.</p>
<p>Quale discontinuità? Innanzitutto si rivolgono ad altri cittadini come loro, a quelli che ogni giorno vivono, lavorano, pagano le tasse, mandano avanti l’Italia. Voglino una persona limpida con una biografia cristallina, non attaccata alla poltrona, amante della costituzione, capace di una visione che ponga al centro i diritti della persona e la giustizia sociale. E per questo chiedono alle italiane e agli italiani di farsi portavoce presso i propri parlamentari di una proposta coraggiosa e fuori dagli schemi: Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica.</p>
<p>Perchè Rodotà? Perchè ha le competenze necessarie a esercitare il compito che la Costituzione affida al  Presidente della Repubblica. Perchè seppure la sua competenza giuridica con gli fa mai dimenticare il faro della legge, non  la vede come un corpus immutabile e ne studia l’adeguamento per affrontare le sfide del  “nuovo mondo”  globalizzato e digitale, con una attenzione costante alla tutela dei diritti – al lavoro, alla salute, all’educazione, alla manifestazione del pensiero – e alla dignità dei singoli richiamando ciascuno ad un impegno attivo e responsabile nell’esercizio di tali diritti.</p>
<p>Obiezioni? “È troppo avanti con gli anni”.  Ma Rodotà accoppia saggezza ed esperienza con un pensiero sempre curioso e aperto, straordinariamente giovane. Conta veramente l’età anagrafica? È troppo laico”. Lo è, ma è rispettoso di tutte le religioni, e sempre attento ai contributi etici che il pensiero religioso può apportare. “Vorrei una donna al Quirinale”. Giusto, ma sono molte le donne che hanno firmato l’appello che ci dicono che ciò che importa è la forza con cui la differenza del pensiero femminile viene tenuta in conto. E, come dice la professoressa Fiorella De Cindio, “chi lo conosce sa che non c’è volta in cui Stefano Rodotà non ricorda  e sottolinea un tributo al pensiero  delle donne, delle studiose e di quelle che incontra quotidianamente nella sua vita.”</p>
<p>La candidatura tuttavia non motiva solo dalle qualità – che sono molte -, della persona. Il tentativo è manifesto e per questo troverà delle opposizioni: intercettare la possibilità di una convergenza PD-SEL-M5S (o qualcosa di meno schematico), anche in vista di futuri accordi sul governo, invece di sostenere un scelta PD-PDL sul presidente della repubblica in funzione delle larghe intese, che potrebbe avere il sapore dell’inciucio e la scelta di un candidato a cui chiedere di garantire a Berlusconi l’incarico di senatore a vita e la promessa di ritardarne i processi senza toccare Mediaset.</p>
<p>Come al solito, sarà difficile far ascoltare il pensiero della società civile. Insieme ce la possiamo fare. <a href="http://nobavaglio.it/rodotapresidente/">http://nobavaglio.it/rodotapresidente/</a></p>
<p>16 aprile 2013</p>
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