Wired: Il politico è trasparente sul Web

wiredlogoIl politico è trasparente sul Web Monitorare l’attività dei parlamentari? Un buon metodo per giudicare il lavoro di chi ci governa. Per questo c’è l’associazione OpenPolis.
Arturo Di Corinto per Wired.it
28 febbraio 2011 di Arturo Di Corinto

Nell’Atene di Pericle la democrazia era visibile perché si esercitava in pubblico, nell’agorà e nell’ecclesia, e ricordando quel modello, Norberto Bobbio poté dire che la democrazia è “governo pubblico in pubblico”. Voleva dire che l’esercizio della democrazia dovrebbe essere partecipato, trasparente e noto a tutti. Ma oggi non è così. O almeno questo non accade in Italia dove non si sa ciò che accade nelle Commissioni parlamentari, primo e importante passaggio del processo di elaborazione delle leggi: non c’è resoconto stenografico, tranne casi particolari, e, soprattutto, non c’è pubblicità dei voti e delle presenze. Le votazioni in Parlamento invece sono pubbliche, le discussioni sono trasmesse in televisione, ma quanti cittadini riescono a seguirle, impegnati come siamo tutti con famiglia, lavoro e traffico? I giornalisti parlamentari le sintetizzano per i lettori, ma quale è il loro grado di pubblicità?

Se è vero che Internet è la più grande agorà pubblica della storia, per riportare la democrazia in pubblico si può usare la rete. L’associazione OpenPolis usando i mezzi che la tecnologia oggi ci dà, offre ai cittadini l’opportunità di monitorare l’attività dei parlamentari che, nonostante l’assenza di vincolo di mandato, non hanno una delega in bianco, ma devono rispondere di quello che fanno agli elettori e al paese. Openpolis riunisce diversi progetti in rete (openpolis.it, openparlamento.it, voisietequi.it), per garantire a tutti i cittadini la possibilità di fruire in maniera diretta di un patrimonio di informazioni pubbliche che ha un impatto diretto sulla loro stessa vita.
Grazie alla rete, alle tecnologie open source e una comunità di oltre 10 mila utenti l’associazione registra sul proprio sito web il comportamento di 130 mila politici italiani e sulla base di dati oggettivi disponibili tra Camera e Senato stila le classifiche dell’attività parlamentare usando gli strumenti di OpenParlamento. Così è possibile scoprire che i deputati Ghedini e Angelucci del PdL, sono i meno produttivi del Parlamento e che Rosy Bindi è il deputato PD con maggiori presenze a Montecitorio.

In openparlamento.it ad esempio, ogni atto presentato in Parlamento ha una pagina dedicata dov’è possibile seguirne i passaggi, gli emendamenti e le votazioni e dove i cittadini possono esprimere i loro commenti, voti o proposte.
Fra le proposte del progetto, la piena pubblicità delle dichiarazioni dei redditi, dei patrimoni e delle spese elettorali che i parlamentari sono tenuti a depositare ogni anno presso gli uffici di Camera e Senato, per metterli online, in formati standard e aperti, in modo da poter essere effettivamente consultabili dai cittadini interessati.
Dicono i promotori: “la nostra sfida è quella di raccogliere l’adesione di tutti coloro che pensano sia urgente in Italia diffondere la rivoluzione della trasparenza, far penetrare la luce in ogni istituzione, ufficio e consiglio di amministrazione dove si gestiscono risorse pubbliche e dove si prendono decisioni che riguardano tutti.”

Da quando per primo Giulio Cesare volle registrare e pubblicare le sedute del Senato, scrivendole negli Acta Diurna (il primo giornale della storia) con l’intento di sottrarre al Senato quell’aurea di segretezza che ne contribuiva al potere, quello di Open Parlamento è forse l’esperimento più avanzato per riportare il governo della democrazia in pubblico. Non è l’unico: in Inghilterra esiste The Public Whip (“La frusta pubblica”), grazie al quale gli inglesi possono sapere come i loro rappresentanti votano per cambiare le leggi alla camera bassa e in quella alta. Quindi, poiché come ha detto il presidente Caianello è opinione largamente condivisa che la democrazia sia da intendere come il governo del “potere visibile”, e lo stesso diritto di informazione deve considerarsi non fine a sé stesso, ma in senso strumentale per la realizzazione della democrazia, Open Polis mette in piazza l’attività del Parlamento con il suo rapporto annuale.
Camere Aperte 2011, che sarà presentato al Senato della Repubblica (lunedì 28 febbraio, ore 17, Sala Nassirya), è il nuovo rapporto pubblicato annualmente da Openpolis, che dal 2008 si propone l’obiettivo di fornire ai cittadini un’informazione trasparente e un monitoraggio attento dell’attività politica. Il rapporto è scaricabile qui: http://indice.openpolis.it

L’importanza dell’iniziativa è evidente: nel rapporto si evince che In Italia l’82,7% delle leggi approvate è d’iniziativa governativa e solo il 37% delle interrogazioni parlamentari ha avuto risposta. E’ forse il segno di un progressivo svuotamento del senso e del ruolo del Parlamento nella produzione delle leggi? E’ questa la malattia di una politica che ha smarrito il senso della rappresentanza? Per curarla si può ricominciare da qui, dalla trasparenza: la luce del sole può essere il miglior disinfettante anche di questa malattia della nostra democrazia.

Wired: WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europee

WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europeewiredlogo
WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europee
Un intrico di interferenze e pressioni di governo e aziende americane per ottenere regole repressive, andando contro i diritti fondamentali dei cittadini. L’accusa dai cablogrammi dell’organizzazione di Assange
Arturo Di Corinto per Wired.it
del 25 febbraio 2011

Grazie ai cablogrammi pubblicati finora da WikiLeaks emerge un quadro in cui sia il governo americano sia aziende americane da almeno cinque anni a questa parte hanno influenzato i processi legislativi di Spagna, Francia e Unione Europea sulle tematiche del copyright, spesso in contrasto con i diritti fondamentali dei cittadini europei.
E’ difficile pensare che questo atteggiamento non avrebbe avuto ripercussioni sul contesto italiano, come infatti emerge dai colloqui fra l’ex ambasciatore Ronald Spogli ed esponenti del nostrto ministero degli Affari Esteri.

http://racconta.repubblica.it/wikileaks-cablegate/dettaglio.php?id=08ROME1337

Ed era anche impensabile che non ci sarebbero state reazioni a queste iniziative. Non è un caso che quelli di Anonymous, responsabili degli attacchi informatici a difesa di Wikileaks, siano anche gli autori di una serie di denial of services contro l’industria delle major del disco fra settembre e ottobre denominata “Operation payback”.
C’è un legame fra i due fatti. La schiera dei sostenitori del lavoro di Assange vive con insofferenza ogni tentativo di limitare la circolazione di sapere e informazioni, come è considerato un copyright che invece di tutelare gli autori e i fruitori difende solo gli interessi degli editori, e c’è un retroterra comune nell’atteggiamento critico e irriverente verso le istituzioni considerate corrotte e prone ai desideri delle major, di qui gli attacchi a loro e ai siti parlamentari decidendo quali attaccare con un sondaggio: http://modpoll.com/preview/agdwb2xsMmdvcg0LEgRQb2xsGPTc6wYM

Ora un documentato dossier di Scambio Etico ricostruisce la storia di queste influenze e ci aiuta a capire forse, dove Anonymous raccoglie i suoi consensi.

Nel 2006 La Commissione Europea apre il processo di consultazione per la riforma del quadro regolatorio delle comunicazioni, il Pacchetto Telecom, e la Creative Media Business Alliance (CMBA), un’alleanza fra The Walt Disney Company, Time Warner, Sony Corporation, Universal Media Group, IFPI, MPA, Mediaset, ed altri, (http://www.cmba-alliance.eu/members.htm) trasmette alla Commissione un policy paper in cui per la prima volta si auspica che i diritti fondamentali non siano validi in Internet tramite eccezioni ad hoc. Nel documento si chiede la sospensione del diritto alla privacy e si chiede ai fornitori di accesso a Internet di farsi parte attiva nella sorveglianza dei contenuti in transito sulla Rete e nell’imposizione del copyright, ponendoli sotto pressione tramite l’attribuzione di responsabilità per le violazioni commesse in Rete. Nel paper sono presenti in nuce la disconnessione dei clienti da parte degli Isp, l’intercettazione sistematica delle comunicazioni elettroniche senza autorizzazione dei magistrati, la creazione di milizie private del copyright e l’attribuzione di responsabilità ai fornitori di accesso.

http://ec.europa.eu/avpolicy/docs/other_actions/contributions/cmba_col_en.pdf

Nel 2007 Viene ideato negli Stati Uniti l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), un trattato segreto contro l’industria del falso, di cui il pubblico e i parlamenti nazionali verranno a conoscenza solo un anno dopo e solo tramite documenti trapelati che comprende tutte le richieste avanzate dalle major del disco, del cinema, e della tv, alla Commissione Europea.
Nel 2008 Nella fase di Prima lettura del Telecom Package si registrano pressioni per l’inserimento di emendamenti che concernono i contenuti che transitano in Internet. Il Parlamento si mostra sensibile a queste pressioni e il pacchetto comincia ad “inquinarsi”, cioè a mischiare riforma tecnica delle reti di telecomunicazione con il tema del copyright.
Nel frattempo in Francia il Presidente Sarkozy sostiene fortemente la necessità di una nuova legge che possa consentire rapidamente e senza supervisione della magistratura l’espulsione da Internet dei cittadini sospettati di violazioni del copyright.
Intanto al Parlamento Europeo il Pacchetto Telecom continua il suo iter e i parlamentari elaborano l’emendamento 138 alla Direttiva Quadro, che stabilisce, appellandosi ai diritti fondamentali e al diritto comunitario, che l’accesso a Internet può essere negato ad un cittadino solo in seguito alla sentenza di un magistrato, cui si aggiunge l’emendamento 166 alla Direttiva Servizio Universale e che considera l’accesso a Internet uno strumento essenziale per l’esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali. I due emendamenti sono incompatibili con le intenzioni del presidente francese che scrive personalmente al presidente della Commissione Europea Barroso per far ritirare gli emendamenti installati dal Parlamento al Pacchetto Telecom, senza successo. E’ “lo schiaffo a Sarkozy”.

Nel 2009, grazie a ulteriori documenti trapelati, si scopre che “ACTA è finalizzata ad imporre un controllo forzato sui fornitori di accesso Internet da parte dell’industria del copyright, tramite collaborazioni obbligatorie, responsabilità penale in caso di rifiuto, obbligo di intercettazione delle comunicazioni elettroniche senza mandato di un magistrato”. In pratica si vuole trasformare Internet in una grande piattaforma distributiva in cui circolano solo contenuti commerciali certificati e a pagamento e allo stesso tempo in una gigantesca macchina di intercettazione delle comunicazioni.

Nello stesso tempo in Francia viene approvata (dopo una prima bocciatura) la legge Olivennes-
Sarkozy, ma il Consiglio Costituzionale la giudica incostituzionale e tramite un giudizio storico equipara l’accesso a Internet a diritto fondamentale.

http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6063.

Il Ministro della Cultura Albanel presenta le dimissioni, accettate. Il governo francese annuncia una nuova legge, la HADOPI-2, che passerà il test di costituzionalità prevedendo il diritto ad un equo processo, il diritto alla difesa con rappresentanza legale, la presunzione di innocenza e la necessità della sentenza di un magistrato prima della disconnessione da Internet.

Come mossa politica per influenzare il Parlamento, durante la Seconda Lettura del Pacchetto Telecom, un gruppo di parlamentari, fra cui Janelly Fourtou (moglie del CEO di Vivendi) presenta il “Rapporto Medina Ortega”, dal nome del parlamentare spagnolo che ne è il relatore. Il rapporto di iniziativa fra le altre cose richiede le disconnessioni obbligatorie da Internet e la messa in stato di illegalità dei motori di ricerca che indicizzano file torrent, come Google, Yahoo, Microsoft Bing e The Pirate Bay.
La campagna d’informazione della Opennet coalition (La Quadrature, FFII, Scambioetico, EDRi) induce Medina Ortega a ritirare il rapporto in cui si trovano passaggi che ritornano periodicamente fin dai tempi del position paper della CMBA, come un filo rosso che lega gli sforzi delle lobby dell’industria e le proposte legislative: ACTA, HADOPI, Digital Economy Bill (UK), la proposta di legge dell’On. Carlucci in Italia, la legislazione Corea del Sud, la legge s92a in Nuova Zelanda (bocciata).

Da inizio 2010 si discute anche il Rapporto Gallo, che riprende gli argomenti di ACTA e viene proposto come risoluzione di iniziativa non vincolante, supportato da due petizioni, una di IFPI e una di Eurocinema. In assenza di qualsiasi valutazione da parte della Commissione, il rapporto viene inoltre sostenuto da uno studio privo di qualsiasi valore scientifico, anzi gravemente difettoso, che tenta di correlare pirateria priva di scopo di lucro e perdita di posti di lavoro nell’Unione Europea, commissionato allo studio Tera da Bascap, una federazione di major fra cui Vivendi Universal, rappresentata da Fourtou, CEO di Vivendi. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6006
A fronte di questo rapporto, studi scientifici indipendenti mostrano come il file sharing privo di scopo di lucro sia nel peggiore dei casi ininfluente per artisti e mercato, ma in molte occasioni fortemente benefico sia per gli autori sia per il mercato:

http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_it

In Italia un’equilibrata valutazione sulle conseguenze delle violazioni online prive di scopo di lucro
del copyright è stata effettuata dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con un’estesa indagine conoscitiva di marzo 2010 http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790

Negli Stati Uniti, invece uno studio del Government Accountability Office http://www.gao.gov/new.items/d10423.pdf chiarisce che è impossibile stimare i vasti effetti della pirateria sull’economia e che i numeri fatti finora al proposito sono discutibili.

Il 10 marzo 2010 viene adottata dal Parlamento Europeo a larghissima maggioranza una Risoluzione su ACTA che invita la Commissione a rilasciare al Parlamento tutti i documenti concernenti ACTA, limitare i negoziati alla contraffazione dei beni fisici, a rimanere all’interno del quadro legale dell’Unione e a preservare i diritti fondamentali dei cittadini europei. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5584
Dopo varie peripezie in ottobre i negoziati ACTA sono coronati da successo e l’accordo è pronto per essere ratificato. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6959
Le opposizioni sono molte, perciò il 25 gennaio 2011, Pedro Velasco Martìn, in rappresentanza della Commissione Europea, va all’attacco aprendo il meeting multistakeholder su ACTA a Brussels con una pesante e rivelatoria domanda: “Internet dovrebbe essere il paradiso dell’illegalità o dovrebbe essere trattato alla stessa maniera del mondo fisico?”.
Nel frattempo negli Stati Uniti viene proposta una legge che conferirebbe al procuratore generale
(ex avvocato della RIAA) il potere di cancellare siti web ovunque nel mondo, anche al di fuori della giurisdizione americana, senza un processo preventivo, ma solo in base ad un ordine del procuratore generale stesso, coerentemente al piano iniziato l’anno precedente di controllo di ICANN.

http://www.publicknowledge.org/blog/new-copyright-bill-bears-problems-concerns-s3

In Italia invece, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) con la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 pone in consultazione un testo che – a dispetto del decreto Romani – le consentirà di inibire completamente l’accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore in modo automatico e a prescindere da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria. In particolare nel testo si prevede di compilare delle liste di proscrizione da passare agli ISP per inibire l’accesso tramite blocco degli IP dei siti, come è stato fatto per The Pirate Bay, anche nel caso contengano solo dei link che indirizzano ai siti in cui le opere o i torrent sono presenti. Ma questa è la medesima strategia che però è stata sconfitta in Spagna dove la proposta di “Ley Sinde”, – fortemente voluta dall’amministrazione americana come dimostrano i cablogrammi diffusi da WikiLeaks e tradotti da El Pais – è stata rigettata dopo che alcune sentenze di tribunale hanno stabilito che i link ed i torrent non sono classificabili come reati. Ma la delibera è straordinariamente simile alla proposta americana “S.3804 – Combating Online Infringement and Counterfeits Act” e quasi contemporanea.

Ha forse ragione David Hammerstein quando dice che “Sembra esserci una certa coincidenza di interessi a favore di diversi gradi di misure digitali repressive da parte di un’ampia coalizione di integralisti della proprietà intellettuale, rabbiosi critici di Wikileaks e un numero di governi autoritari da Grande Fratello come quelli di Egitto o Cina.”?

http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/omb/IPEC/ipec_annual_report_feb2011.pdf

http://www.wikileaks.ch/origin/42_0.html

Gli ultimi su IP e Acta

http://www.wikileaks.ch/cable/2006/12/06ROME3205.html

http://www.wikileaks.ch/cable/2007/02/07ROME290.html

http://www.wikileaks.ch/cable/2008/11/08ROME1337.html

alcuni link:

1. Analisi dettagliata, in puro (glorioso) stile FFII:

http://acta.ffii.org/wordpress/?p=390

2. Analisi piu’ a 360 gradi (direi, piu’ politica):

http://tacd-ip.org/archives/300

3. One-page memo della Quadrature du Net:

http://www.laquadrature.net/en/lqdn-at-the-eu-commissions-ad-hoc-meeting-on-acta

(analisi dettagliata della versione definitiva di
ACTA:

http://www.laquadrature.net/en/acta-updated-analysis-of-the-final-version).

4. Pagine ACTA-related di Scambio Etico:

http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?cat=272

Perché Assange è la persona del decennio

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Perché Assange è la persona del decennio [analisi]
Negli ultimi dieci anni, l’uomo WikiLeaks è stata la persona più influente di Internet secondo i lettori di Wired.it. Perché incarna l’etica hacker delle origini: consentire a chiunque l’accesso all’informazione

Arturo Di Corinto
per Wired

Julian Assange è un Robin Hood del nostro tempo, invece dei denari rubati ai ricchi redistribuisce l’informazione a favore della gente in nome e per cui viene prodotta, amministrata, e nascosta. E questo è un gesto rivoluzionario se accompagnato da una seria riflessione sulla natura dell’informazione e su come la produzione e diffusione cooperativa di informazioni possa colmare il gap che divide il mondo in information-rich e information poor.
Assange è un ladro? No, perchè non ruba informazioni ma protegge chi gliele dà. Col suo sito, Wikileaks, Assange si propone come un intermediario dell’informazione, non troppo dissimile da un’agenzia di stampa internazionale, ma pubblicando quello che per opportunità e interesse quelle agenzie non pubblicano, di fatto trasforma notizie e informazioni in armi non convenzionali per colpire il cuore e le menti delle persone, cioè di quella che fu definita la seconda potenza mondiale del nostro tempo: l’opinione pubblica. Assange è lo spin doctor di un qualche potere globale? Gli somiglia. Ha comportamenti non dissimili dagli esperti di una war room elettorale che creano narrazioni e mitologie intorno a un candidato politico facendone un simbolo, un alfiere, un portavoce del popolo. Solo che stavolta il simbolo è lui stesso.
Assange non ha fatto niente di diverso da quello che fanno i gatekeeper dell’informazione o lo staff di un candidato presidente di un paese come gli Usa. Non ha fatto niente di diverso da un broker di Wall Street che lascia trapelare alcune notizie e non altre, le tiene in cassaforte fino a che il corso della borsa non sia favorevole, e non ha fatto niente di diverso dall’intelligence di un esercito che le tiene nascoste per acquisire una superiorità strategica nei confronti dell’avversario.

Insomma Assange non ha fatto altro che usare l’informazione come strumento di intervento nel campo del reale dove la guerra dell’informazione viene combattuta ogni giorno a suon di comunicati, notizie fabbricate ad arte, traffico di informazioni riservate, eventi mediatici e schizzi di fango su giornali usati come una clava per il killeraggio mediatico. L’indecenza del suo comportamento però sta nell’averlo fatto per un differente stakeholder, l’opinione pubblica, non più un mare di teste da vendere a galoppini elettorali, investitori finanziari e pubblicitari.
E suscitando un ampio dibattito pubblico su questo tema ci ha fatto capire che viviamo dentro una guerra dell’informazione perenne.
Basta questo a farlo considerare un eroe del nostro tempo? No.
Perchè Assange ha fatto molto di più: mentre ci ha offerto l’occasione a tutti di urlare che il re è nudo ci ha obbligati a riflettere sulla natura dell’informazione al tempo di Internet dimostrando che Internet non è un elettrodomestico come l’alfabetizzazione forzata a colpi di Facebook ci voleva far credere. Ha dimostrato che Internet non è solo una piattaforma commerciale attraverso cui distribuire emozioni e conoscenze sotto forma di file certificati e a pagamento. Ha dimostrato che la produzione cooperativa di informazioni è inarrestabile. Ha dimostrato quali sono i pericoli di una rete dove i grandi interessi commerciali possono essere piegati alle logiche di una statualità perversa che anziché mantenere il monopolio della violenza vuole il monopolio dell’informazione. Ha dimostrato che i grandi player della rete, da Amazon a eBay possono cambiare in corsa le proprie regole quando gli conviene e che perciò costituiscono un pericolo per la libertà che Internet promuove e rappresenta. Ha dimostrato che la neutralità della rete non è una questione accademica e che la censura inventa strade tortuose anche nell’Occidente ma che è difficile da imporre al tempo di Internet. Ha dimostrato la validità di un assioma della new-economy – di cui ci siamo sbarazzati troppo in fretta – e cioè che l’informazione più circola più si valorizza, azzerando monopoli e redistribuendo il potere. Ci ha fatto capire che hardware, software, banda e connettività sono cruciali nell’odierno ecosistema dell’informazione, che la sicurezza sul web è una cosa seria e che la crittografia non è più uno strumento ad uso di diplomazie e eserciti e che se usata in maniera intelligente è uno strumento cruciale per tutelare le persone ed evitare rappresaglie quando troviamo il coraggio di dire l’indicibile, cioè la verità.
Julian Assange ha dimostrato una volta per tutte che Internet, piattaforma globale di distribuzione di informazioni digitalizzate è un potente strumento di riallocazione del potere decisionale, restituendolo ai cittadini che lo conferiscono ai loro governanti sulla base di una fiducia che possono anche ritirare. E ha svelato il cortocircuito che si crea quando la politica adotta il registro sensazionalistico della comunicazione di massa e si confonde con essa diventando politica dello scandalo.
Ci ha anche indicato che i giornali sono ancora utili strumenti per fare circolare efficacemente le informazioni e che da questa inedita alleanza tra il giornalismo blasonato e quello dal basso c’è il germe del giornalismo del futuro affinché torni ad essere il contropotere, il watchdog, delle nostre stanche democrazie.
Julian Assange incarna l’etica hacker delle origini: consentire a chiunque l’accesso all’informazione, dovunque essa sia riposta e comunque sia custodita, con la ferma convinzione che l’accesso all’informazione renda tutti più liberi di fare e di scegliere. In questo modo Assange incarna decenni di sforzi di quegli hacker che sono i misconosciuti eroi della rivoluzione informatica.

Arturo Di Corinto con Alessandro Gilioli è autore di “I nemici della rete”, Rizzoli 2010

Wired: “Liberiamo i dati” per essere migliori

copertina_novembre_2010_6046Rrendiamoci la Rete! Perché l’Italia ha bisogno di ampliare la sua connessione a Internet se vuole costruire il proprio futuro
“Liberiamo i dati”
Arturo Di Corinto per Wired – n.21 Novembre 2010 -

Wired – pagina 81
«Se lo costruisci, le persone verranno» è uno degli motti ricorrenti di Internet. E su questo fronte, i dati della Pubblica amministrazione e i dati pubblici in generale possono diventare un fortissimo motore di sviluppo della Rete se resi disponibili online. Questi dati hanno molteplici stakeholder e, se opportunamente organizzati, possono diventare informazione e ricchezza. Imprenditori e geologi, ad esempio, sono interessati ai dati geografici per meglio capire dove è più opportuno avviare un’impresa o dove è sconveniente costruire, mentre i ricercatori sociali chiedono dati sugli abbandoni nella scuola. Ma ci sono due tipi di dati per ai quali ogni cittadino deve rivendicare il pieno accesso: le informazioni del patrimonio culturale e i dati che riguardano la politica. Questi sono dati cruciali per superare le barriere (economiche e architettoniche) e sono un motore di sviluppo economico, ma anche un fatto di identità e coesione sociale. Poter sapere come e con chi vota il parlamentare che abbiamo eletto serve, invece, a monitorare ed eventualmente indirizzare verso scelte responsabili. Un primo esperimento in questo senso è Openpolis.it, un database della storia di 127 mila politici italiani in carica (dai consiglieri comunali agli eurodeputati) costruiti con dati pubblici, ma non per questo noti, da una community di circa 10mila utenti negli ultimi tre anni.
— arturo di corinto, Università La Sapienza

Roma ha ospitato la prima festa dei pirati

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Roma ha ospitato la prima festa dei pirati
Di Arturo Di Corinto |30 marzo 2009 |Categorie: Cultura | Galleria fotografica

Condivido ergo sum. Condivido, perciò sono. Questo il messaggio lanciato dalla festa dei pirati che si è tenuta a Roma sabato scorso nei sotterranei di una vecchia chiesa, all’interno del Teatro delle Arti, dove un centinaio di hacker, attivisti, avvocati, appassionati del file-sharing, hanno proseguito un dibattito lungo dieci anni per discutere se sia lecito oppure no scambiarsi materiale protetto da copyright, alla luce del sole o nelle darknet di Internet.

L’idea di una “Festa dei pirati” è stata di Luca Neri, giornalista fiorentino adottato da New York, che per Cooper Editore ha scritto il libro “La Baia dei pirati. Assalto al copyright” e che nella breve permanenza romana ha coinvolto la galassia dei filesharers nostrani per discutere in maniera provocatoria della fine del copyright. L’idea alla base del libro è che se il traffico di internet è ormai generato per due terzi da protocolli peer to peer, da milioni di “onesti” cittadini che si scambiano fra loro ogni tipo di file, probabilmente c’è qualcosa che non va nella legge che tutela la proprietà intellettuale della musica, dei film, dei libri, dei sequel televisivi. Per Luca Neri è inutile girarci intorno: nel mondo ci sono milioni di persone che, consapevoli o no, rifiutano la legittimità morale del copyright e anche i suoi presupposti economici. Continua »

Internet: vecchi conflitti, nuove crociate

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Internet: vecchi conflitti, nuove crociate
Di Arturo Di Corinto |17 marzo 2009 |Categorie: Politica

Papa Benedetto XVI ha rimproverato i suoi collaboratori di non aver cercato su internet le informazioni sul vescovo negazionista Williamson. Nella seconda metà di marzo la Commissione Libertà Pubbliche di Bruxelles avvierà la discussione sull’Internet Bill of Rights. La comunità internazionale a novembre si ritroverà in Egitto su richiesta delle Nazioni Unite per affrontare i nodi dello sviluppo della pace e della democrazia attraverso i network digitali.

Mentre le grandi istituzioni pubbliche e religiose, europee e sovranazionali, riconoscono direttamente il valore informativo di internet, la sua capacità di veicolare messaggi positivi e promuovere sviluppo e benessere, in Italia la libera manifestazione del pensiero su internet continua a suscitare reazioni scomposte. “Sembra un riflesso d’ordine che forse è il riflesso del clima che si respira nel paese”. A pensarla così non sono solo i blogger, fatti oggetto a più riprese di tentavi di regolamentazione calati dall’alto, ma un difensore della costituzione che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali, Stefano Rodotà, professore di diritto, ex parlamentare e Garante della Privacy, oggi membro della commissione sui diritti umani della Ue. Continua »

Tutto cambia? Cambiamo tutto?

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Tutto cambia. Cambiamo tutto?
Di Arturo Di Corinto |11 marzo 2009 |Categorie: Cultura

Tutto cambia. Cambiamo tutto? È questo il titolo della due giorni in cui si è dato convegno a Roma il gotha della comunicazione pubblicitaria italiana. L’11 e 12 marzo, su invito dell’associazione degli Utenti di Pubblicità Associati, UPA, e di Assocomunicazione, il Summit sulla comunicazione è l’evento che nelle parole di Lorenzo Sassoli De Bianchi, patron della manifestazione, dovrebbe consentire di “incontrarsi per capire quale metamorfosi attraversi la pubblicità”. Un momento dove stare: “Tutti assieme intorno al tavolo della fiducia e riavviare la comunicazione come motore del mercato economico”, “per dotarsi di previsioni suggestive e visionarie e per avere i grandi player dei media a confronto con i ricercatori e gli imprenditori”. Continua »

Caccia alle streghe su Internet

homepage_wired_06_03_2009Caccia alle streghe su Internet
Arturo Di Corinto – per Wired.it
Di Arturo Di Corinto |06 marzo 2009 |Categorie: Cultura

Internet non è la più grande agorà pubblica che l’umanità abbia mai conosciuto, ma il luogo elettivo di pedofili, hacker malvagi e terroristi. E di mafiosi. O almeno è così sembrano pensarla molti parlamentari italiani impegnati in una concitata caccia alle streghe che su Internet si darebbero convegno.
Secondo Gabriella Carlucci del Popolo della libertà, ad esempio, poiché è importante “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” bisognerebbe impedire l’anonimato in rete e per questo si è fatta promotrice di un progetto di legge, il 2195, che dovrebbe garantire che ogni testo postato online possa venire ricondotto al suo autore. Secondo Luca Barbareschi (Pdl), invece, poiché Internet “sfugge molto spesso a ogni tipo di controllo”, e poiché la pirateria multimediale “costituisce oggi un fenomeno in forte ascesa, il cui trend negativo deve essere improcrastinabilmente bloccato”, è necessario attribuire oneri e responsabilità agli intermediari, leggi gli Internet Provider, con la proposta numero 2188, presentata in Parlamento lo scorso 11 febbraio. Continua »

Creatività, politica e diritto d’autore

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Creatività, politica e diritto d’autore
Wired.it
Di Arturo Di Corinto |18 febbraio 2009 |Categorie: Politica

Anche il 2009, anno della creatività, è cominciato in Italia all’insegna dell’eterna lotta tra fazioni. Prima erano i guelfi e i ghibellini, poi i monarchici e i repubblicani, i fascisti e gli antifascisti, oggi l’industria dei contenuti contro quella dell’hardware e delle telecomunicazioni.

In un paese di santi, navigatori ed eroi, ma anche di cantanti, impresari, scrittori e registi, il tema dei diritti d’autore continua a dividere. L’oggetto della disputa è vecchio, ma lo scontro fra i detentori dei diritti e i fornitori di accesso e connettività è più vivo che mai. I primi continuano a rimproverare ai governi nazionali e all’Europa di non fare abbastanza per contrastare la pirateria digitale, mentre i secondi rispondono bruscamente alle accuse di lucrare sul download illegale di opere coperte da copyright.. In mezzo, gli autori che, tiranneggiati dagli editori e messi in crisi dall’industria del falso, sono quelli che ci rimettono di più. Continua »

La PA a prova di click? Ci prova Brunetta con il Piano e-Government 2012

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La PA a prova di click? Ci prova Brunetta con il Piano e-Government 2012
Wired.it
Di Arturo Di Corinto |19 febbraio 2009 |Categorie: Politica

Investire sulle tecnologie ICT per superare le arretratezze della pubblica amministrazione. Idea poco originale, verrebbe da dire. Se non fossimo in Italia però, dove i ritardi dell’informatizzazione continuano a tenere il paese nella gabbia di una burocrazia da incubo.

A gennaio il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione, hanno presentato il “Piano e-Government 2012″ con l’obiettivo di utilizzare al meglio le tecnologie ICT al servizio del paese, mettendolo così al passo con le strategie di Lisbona. I quattro ambiti di intervento prioritari del piano si fondano su 80 progetti e contano su un impegno finanziario di legislatura di 1.380 milioni di euro, per le amministrazioni centrali dello Stato e le Università, le regioni e i capoluoghi; ma anche per infrastrutture, accessibilità e servizi. Continua »

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