La Repubblica: Assange, la Svezia accetta di interrogarlo a Londra

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Assange, la Svezia accetta di interrogarlo a Londra

La svolta dopo 1400 giorni dal confino forzato del fondatore di Wikileaks nell’ambasciata dell’Ecuador, nella settimana in cui il mondo si mobilita per lui

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 21 Giugno 2016

DOPO 1.400 giorni di permanenza coatta dentro l’ambasciata ecuadoriana a Londra per Julian Assange potrebbe arrivare la svolta. Il 20 giugno l’Ecuador ha ricevuto la richiesta formale dalla autorità svedesi di interrogare il fondatore di Wikileaks nella sede diplomatica nella quale Assange è recluso.

Il giornalista e matematico australiano autore dei più importanti leaking del decennio è chiuso volontariamente lì dentro da 4 anni. Una scelta obbligata per evitare l’arresto da parte delle autorità inglesi ed evitare l’estradizione in Svezia dove è sotto processo per aver una duplice accusa di stupro, non avendo voluto usare il preservativo durante due rapporti sessuali consenzienti e in un  caso per non aver voluto fare l’esame dell’HIV. Assange, che si è sempre dichiarato innocente, teme che dopo l’arrivo in Svezia sarebbe estradato negli Stati Uniti dove lo aspetta un’incriminazione per spionaggio che potrebbe anche portarlo alla sedia elettrica. Il motivo, la diffusione di 250mila cablogrammi riservati della diplomazia americana.

A complicare la situazione la possibile elezione di Hillary Clinton, nemica giurata di Assange che secondo l’hacker e giornalista Jacob Applebaum, non gli perdonerà mai di aver diffuso materiali riservati sotto la sua responsabilità quando era Segretario di Stato nel 2010. Il ministro degli esteri ecuadoriano Guillaume Long pare orientato a accettare, a patto di avere chiare garanzie legali per l’interrogatorio. Tuttavia mentre ha valutato positivamente la decisione svedese, ha chiesto alla controparte diplomatica i motivi per cui il Regno Unito non ha voluto accettare la decisione di una speciale commissione delle Nazioni Unite che ha dichiarato illegale e arbitraria la detenzione di Assange. La risposta del ministro degli esteri inglese Hugo Swire è che il suo paese ha l’obbligo legale di arrestarlo ed estradarlo in caso esca dall’ambasciata. E ha ribadito che Assange si trova confinato per sua propria decisione, aggiungendo di ritenere la decisione delle Nazioni Unite sbagliata e da rivedere.

Dal canto suo il ministro ecuadoriano ha tenuto a sottolineare che un interrogatorio dentro l’ambasciata è proprio quello che si chiede per assange da ben 4 anni ricordando che la Svezia aveva sempre rifiutato di farlo e che nel frattempo la Svezia da novembre 2010 a marzo 2015 ha fatto simili richieste ad altre 44 nazioni. Perciò se il Regno unito accetterà di non perseguire Assange per aver evitato l’arresto, l’Ecuador, dopo aver fatto le necessarie verifiche legali e vagliato l’atteggiamento ambiguo degli Usa sul caso in questione, potrebbe dare un parere favorevole all’interrogatorio.

Il 44enne Assange, confinato in un piccolo spazio di 20 metri quadrati ha festeggiato proprio il 19 giugno l’inizio del quinto anno di prigionia con un’iniziativa replicata in diverse capitali europee, e poi a New York, Buenos Aires e Montevideo fino al 25 giugno, con il sostegno di Noam Chomsky, Patti Smith, Vivienne Westwood, Ken Loach, Brian Eno, Michael Moore, Roberto Saviano e molti altri.

First They Came “Prima vennero…” è il nome dell’iniziativa che chiede la liberazione di Assange. Con queste parole il teologo e pastore luterano Martin Niemoller, finito in campo di concentramento, condannava la codardia degli intellettuali europei di fronte all’avvento del nazismo e delle sue purghe. La frase è estrapolata da questi versi: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

In Italia First They Came è stato celebrato all’Asilo occupato di Napoli.

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