Giorgino, Di Corinto, Centro Alti Studi della Difesa (CASD))
DI Corinto, Faggin, Carfagna, Cerofolini, Giunta
Di Corinto al Peres Center for Peace and Innovation, Tel Aviv
Di Corinto, Hacker University, Ramat Gan, Tel AViv
Di Corinto, Comunicazione e Menzogna, Lecce
Arturo Di Corinto intervistato su Dark Web e Isis
Gen. Miglietta, Di Corinto, Nato, Solbiate Olona




La società dei fake
Di Corinto, IISFA Forum, Roma
L’uso dell’AI nella guerra alla realtà. Dalle manipolazioni dell’informazione di Sam Altman alla ricostruzione della “guerra profonda” di Arturo di Corinto
di Luca de Biase, CrossRoads, Il Sole 24 Ore del 23 luglio 2026
Guerra profonda
Arturo di Corinto ha scritto “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti” per Luiss University Press 2026. Di Corinto è giornalista esperto di cybersicurezza e attivista per i diritti digitali, consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
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La sovranità tecnologica è uno scudo nell’era dominata dai conflitti ibridi
Il libro della settimana: Guerra profonda, Arturo Di Corinto, Luiss, Pagine 212, Euro 22
di Marco Panara, La Repubblica del 20 luglio 2026
Attacchi satellitari, disinformazione, profilazione, uso dell’IA, le guerre non si fanno più senza il contributo fondamentale delle tecnologie digitali. Le guerre sono sempre state ibride, uomini e armi sul campo insieme a propaganda e disinformazione ma, come nella vita di tutti noi, la tecnologia ha cambiato la scala di tutto questo. E non solo nelle guerre guerreggiate. Lo scontro è diffuso su molti piani, i cyberattacchi colpiscono infrastrutture vitali, reti logistiche, sistemi finanziari. La digitalizzazione, che molti vantaggi porta con sé, è diventata anche un’arma, potente e sfuggente, immateriale, a-territoriale, che viene usata da stati e privati a volte più potenti degli stati stessi.
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Guerra algoritmica, sovranità digitale e costruzione di immaginario
di Gioacchino Toni, per Carmilla Online del 16 luglio 2026
Arturo Di Corinto, Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Prefazione di Roberto Baldoini, Luiss University Press, Roma, 2026, pp. 220, € 22,00
Risulta ormai evidente come l’importanza assunta dalle tecnologie digitali nell’esercizio del potere contemporaneo abbia di fatto esteso all’ambito tecnologico la competizione internazionale tradizionalmente riservata ai piani commerciale e militare.
Essendo estremamente difficile pensare che un’entità nazionale possa raggiungere la piena autosufficienza tecnologica – che presupporrebbe la totale autonomia progettuale, la forza per imporre standard globali di funzionamento, il completo controllo delle infrastrutture e dei mercati necessari alla distribuzione e all’utilizzo delle tecnologie, oltre che la disponibilità dei materiali necessari –, ecco dunque presentarsi in tutta la sua rilevanza il problema della sovranità digitale affrontato da Arturo Di Corinto nel volume Guerra profonda (Luiss, 2026).
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Dalla guerra cronicizzata alla guerra profonda
Un libro di Arturo di Corinto ricompone minuziosamente il corpo teorico che oggi guida le relazioni digitali fra stati, e fra questi e le grandi imprese tecnologiche, documentando come stiano mutando profondamente le categorie politiche sia della guerra che della pace proprio per la spinta di tecniche che sono intimamente conflittuali
di Michele Mezza per Huffington Post del 13 luglio
La cronicizzazione della guerra sta diventando un nuovo modo per gestire la pace. Lo sciame sismico che ormai sostituisce le grandi scosse belliche nello stretto di Hormuz ci sta mostrando come nei prossimi anni ci dovremo adattare a convivere con un nuovo fenomeno geopolitico: la pacificazione combattuta. Si tratta di un modo per procrastinare i problemi, lasciando insoluti i nodi politici e permettendo ad entrambe le parti in azione di rivendicare il proprio successo. Iran e Usa stanno inventando il conflitto vinto da tutti. Infatti con la sistematica rottura della tregua, si rinviano i colloqui di pace e si congelani i grandi temi, come ad esempio il nucleare per l’Iran o il cambio di regime per Washington. Michael Milshtein del Moshe Dayan Center di Tel Aviv in un’intervista a Repubblica analizza lo scenario e spiega che “gli attacchi episodici a Hormuz servono a modellare il negoziato, spostando il focus sullo stretto e lasciando in ombra gli aspetti più strategici come appunto il nucleare”.
È una realtà che ha dettagliatamente descritto nel suo ultimo saggio Guerra profonda (Luiss edizioni) Arturo Di Corinto, studioso di cybersecurity in chiave geopolitica che ha alle spalle lunghi anni di documentazione del fenomeno dell’hacktivism, il protagonismo tecnologico del pulviscolo di figure autonome come sono in molti casi gli hacker professionali, che era considerato fino a non molto tempo fa area marginale rispetto alla grande politica globale. Di Corinto, dirigente oggi dell’Agenzia per la Cybersecurity, con il suo lavoro ricompone minuziosamente il corpo teorico che oggi guida le relazioni digitali fra stati, e fra questi e le grandi imprese tecnologiche, documentando come stiano mutando profondamente le categorie politiche sia della guerra che della pace proprio per la spinta di tecniche che sono intimamente conflittuali.
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AI, la raffica dei giganti: quando gli algoritmi diventano affare di Stato
Di Corinto presenta Guerra Profonda a RadioRai
È partita Open Ai che ha lanciato la nuova famiglia di Gpt, la 5.6, con versioni pensate per la ricerca avanzata e per l’uso quotidiano. Poi Elon Musk ha risposto con Grok 4.5, il suo modello a costi più bassi. Quindi è toccato ad Anthropic che ha rimesso in pista Claude Fable5, il sistema precedentemente bloccato dalla Casa Bianca per motivi di sicurezza, molto efficace nella scrittura di codice. Infine, Meta, che ha aggiornato il suo Muse Spark, per creare immagini e video su Instagram e Facebook. Insomma, una raffica di novità sull’intelligenza artificiale accaduta in appena 48 ore. E a permettere tutti questi rilasci c’è sempre stato lui, l’occhio vigile del governo americano, che concede o stoppa. Perché ormai la competizione tecnologica non si gioca più solo tra aziende. Ma irrompe nel campo della politica, tra regole, sicurezza e interessi nazionali. Ne parliamo nel nuovo episodio di Eta Beta. Ospite al microfono di Massimo Cerofolini: Arturo Di Corinto, giornalista e autore di Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti. Con un’intervista a Sanjay Rodrigues, fondatore di Phenomeal Ai. Regia di Cecilia Mosetti.
Siamo tutti soldati passivi, trascinati in una “guerra profonda”
Siamo tutti soldati passivi, trascinati in una “guerra profonda”
Arturo di Corinto indaga nel suo ultimo lavoro il cyber spazio come campo ibrido, in cui si intrecciano strategie militari, potere e algoritmi
di Massimiliano Cannata per Il NordEst del 7 luglio 2026
Arturo di Corinto, giornalista, professore di Privacy e Cybersecurity de La Sapienza di Roma e consigliere dell’ACN indaga nel suo ultimo lavoro il cyber spazio come campo ibrido, in cui si intrecciano strategie militari, potere e algoritmi.
Guerra Profonda, il titolo del suo saggio (ed. Luiss) presuppone una declinazione del conflitto in un’ottica nuova. Possiamo spiegare di che si tratta?
Lo studio affronta la complessa dinamica delle minacce alla sovranità digitale che riguarda ormai molti Paesi. Italia ed Europa sono le realtà che ho preso in maggiore considerazione, ma l’orizzonte di analisi comprende un’area geografica molto vasta. Sono gli attacchi informatici la prima minaccia, che si configura nelle sembianze della disinformazione, amplificata sempre più dall’uso illecito e criminale dell’IA. Siamo, per dirla in sintesi, dentro una guerra di dati fatta per ottenere le informazioni che ai soggetti in conflitto consentono di sopravanzare l’avversario.
Per quali ragioni parla di guerra profonda?
Perché il conflitto si incista nei meccanismi di funzionamento dell’apparato cognitivo umano, perché attiva molteplici risorse, perché arruola i civili come soldati passivi, trascinandoli in una guerra dell’informazione e della propaganda. Cosa ancora più grave questa metodologia che non ha nulla a che vedere con la strategia militare tradizionale, simula il comportamento cognitivo umano, con la finalità di manipolarlo, di farlo saltare.
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Intervista Vip con Arturo Di Corinto, Giornalista Saggista Docente de La Sapienza di Roma
Intervista a Arturo Di Corinto, autore, Massimiliano Cannata, CyberTrends
Hacker, cybergang e propaganda: l’altra guerra tra Israele e Iran
Oltre al conflitto nel mondo fisico, è in corso un altro conflitto, che si svolge nello spazio digitale. E che ha regole e dinamiche molto diverse, come spiega l’autore di “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”
Arturo Di Corinto
24 Giugno 2026Aggiornato alle 17:30
6 minuti di lettura
In questo estratto da Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Arturo Di Corinto racconta la dimensione invisibile della guerra contemporanea: quella combattuta attraverso reti, dati, piattaforme digitali, propaganda e attacchi informatici. Il volume, pubblicato da Luiss University Press (pp. 220, euro 22), con prefazione di Roberto Baldoni, fondatore e primo direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, analizza il modo in cui cybersicurezza, intelligenza artificiale e disinformazione stanno trasformando i conflitti internazionali.
Il 12 giugno 2025 Israele lancia un attacco aereo verso l’Iran che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea, sta velocemente giungendo a una piena capacità nucleare. L’operazione, denominata “Rising Lion”, il “Risveglio del leone”, è accompagnata da una serie di attacchi informatici per tutta la prima fase del conflitto: attacchi Ddos, defacciamenti, esfiltrazione di dati sensibili e di informazioni riservate. Si creano due fronti hacktivisti: 94 a favore dell’Iran, 10 a favore di Israele e 15 anti-iraniani, per un totale di 119 gruppi, secondo le stime di CyberKnow (2025), l’azienda australiana specializzata in Osint e cyber threat intelligence.
Anche in occasione di questo conflitto, condotto con armi convenzionali e omicidi mirati che uccidono alti funzionari iraniani, compreso il capo dell’intelligence, il comandante della forza Quds, Saeed Izadi, lo schema si ripete: gli attacchi cinetici prima, e cioè i bombardamenti israeliani su siti sensibili iraniani e i lanci di missili balistici dall’Iran verso Israele, sono accompagnati dagli attacchi cibernetici e dalla disinformazione. Quello che pare un dominio separato, il mondo cyber, anche in questo caso ha una prosecuzione nel mondo fisico.
La propaganda viene subito attivata sui due fronti del conflitto. I media riportano un attacco alla banca iraniana Sepah, ma l’agenzia di stampa statale Irna sosterrà che le transazioni nella Repubblica Islamica non ne hanno sofferto. Poi sarà diffusa la notizia di un attacco informatico al cryptoexchange iraniano Nobitex con l’effetto di sottrargli circa 90 milioni di dollari di cryptovalute. L’exchange dirama una comunicazione in cui informa la clientela che ogni asset sarà rimborsato.
Le autorità della Repubblica Islamica dell’Iran sin dal 13 giugno decidono massicce restrizioni dell’accesso a Internet, il traffico si riduce all’80%. Ai funzionari del regime viene raccomandato di interrompere l’utilizzo di qualsiasi dispositivo connesso, anche di WhatsApp, per evitare di essere geolocalizzati e diventare un target degli israeliani, tecnica usata dagli stessi cybersoldati iraniani per identificare e colpire una base militare israeliana.
Dall’inizio del conflitto si registrano diversi tentativi di interruzione del funzionamento di infrastrutture critiche nei settori energetico e delle telecomunicazioni, con attacchi a centrali elettriche, raffinerie e impianti petrolchimici. I gruppi statuali e degli attivisti cercano infatti di infiltrarsi in dighe, aeroporti e centrali energetiche sfruttando vulnerabilità nei sistemi di controllo industriale (Industrial Control Systems, Ics, e Supervisory Control and Data Acquisition, Scada) per causare blackout o disservizi, intercettare dati e compromettere la sicurezza delle comunicazioni militari e civili.
Gli iraniani, per i quali la cyberwarfare è parte della dottrina militare della soft war, vedono schierate al proprio fianco alcune cybergang. Una di queste è nota come Handala, da sempre impegnata in attacchi ransomware, che stavolta però non appare interessata all’ottenimento di riscatti monetari ma a creare caos e incertezza nel cyberspace israeliano assumendo un profilo hacktivista.
Durante gli attacchi missilistici contro le città di Tel Aviv, Haifa, Be’er Sheva, vengono inoltre condotti attacchi Ddos mirati ai siti web delle stazioni radio israeliane per creare confusione e ostacolare la diffusione degli alert di allarme. In seguito, vengono divulgate notizie di attacchi contro centri di ricerca nucleare e militare, con diffusione di malware per il furto di informazioni. A farne le spese, il centro di ricerca Weizmann, come parte di una campagna di phishing avente come obiettivo istituzioni accademiche e del settore israeliano della difesa, azione motivata dal coinvolgimento delle università israeliane nel sistema militare e di sicurezza del Paese. Ed è infatti proprio il gruppo pro-pal Handala Hack che il 18 giugno 2025 annuncia una fuga di dati di 425 GB dall’azienda israeliana Mor Logistics e l’ottenimento dell’accesso a 4 TB di documenti classificati del Weizmann Institute of Science, colpito da un attacco missilistico iraniano il giorno prima (Daily DarkWeb, 2025).
Nel canale Telegram AptIran i gestori rivendicano gli attacchi contro Israele come ritorsione per i bombardamenti subiti. In aggiunta, il gruppo diffonde una serie di informazioni circa gli attacchi a servizi e infrastrutture iraniane e, in un post significativo, fornisce consigli ai potenziali target iraniani ricordando che, in un “teatro di guerra digitale”, “l’utilizzo di tecnologie non prodotte da vendor affidabili rappresenta un rischio diretto per le infrastrutture critiche del Paese (…) in quanto ogni componente importata o sviluppata da soggetti esterni può diventare uno strumento di intrusione, controllo o sabotaggio da parte del nemico” (Red Hot Cyber, 2025). Il gruppo mette in guardia i connazionali dalla possibile presenza di backdoor nella tecnologia in uso nel Paese, illustrando bene uno dei rischi centrali alla sovranità digitale.
Terminata la “guerra dei dodici giorni” gli attacchi cibernetici e le operazioni di influenza non smettono. L’azienda israeliana Check Point Software individua una campagna di phishing potenziata con l’intelligenza artificiale da parte di attori iraniani, gli Apt35 (Lakshmanan, 2025), che, a partire da metà giugno 2025, ha preso di mira cittadini israeliani utilizzando false e-mail e messaggi WhatsApp personalizzati, redatti con strumenti di intelligenza artificiale, come suggeriscono il layout strutturato e l’assenza di errori grammaticali. Al target della campagna, esperti israeliani di intelligenza artificiale, veniva paradossalmente chiesto supporto per un sistema di rilevamento delle minacce basato sull’AI, proprio per contrastare l’ondata di attacchi informatici che aveva preso di mira il loro Paese, Israele, a partire dal 12 giugno.
Successivamente, alla fine della guerra (quella che in seguito si rivelerà solo la prima campagna militare contro l’Iran), nei primi di agosto 2025, la società Security Scorecard decide di rilasciare pubblicamente un rapporto in cui viene chiarito come hanno operato gli attori filoiraniani delle minacce, noti e meno noti, durante il conflitto dei dodici giorni. Strike, il gruppo di threat intelligence di Security Scorecard, ha analizzato infatti oltre 250mila messaggi provenienti da 178 gruppi attivi, e ha potuto in tal modo rilevare una campagna digitale altamente coordinata che rispecchiava le azioni militari sul campo. L’analisi condotta ha individuato tre principali categorie di attori:
- hacktivisti vagamente affiliati che operano senza supervisione diretta ma allineati con le priorità del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc);
- cluster strutturati allineati all’Irgc che eseguono campagne mirate;
- gruppi interamente sponsorizzati dallo Stato come Imperial Kitten (noto anche come Tortoiseshell, Cuboid Sandstorm o Yellow Liderc).
Queste entità, concentrate su settori ad alto valore, tra cui istituzioni finanziarie, agenzie governative e organi di informazione, utilizzano attacchi di Sql injection, Ddos e metodi di esfiltrazione dei dati per la raccolta di informazioni e l’interruzione delle comunicazioni per danneggiare gli avversari. Operazioni che prevedono anche tecniche di ricognizione, analisi delle vulnerabilità per exploit zero-day e distribuzione di script malware personalizzati, il tutto programmato per coincidere con attacchi aerei e incursioni al confine (Security Scorecard, 2025).
In base alle analisi della società SOCRadar (2025), il conflitto Iran-Israele del 2025 ha portato a un’impennata dell’attività informatica, con oltre 600 segnalazioni di attacchi informatici su oltre cento canali Telegram tra il 12 e il 27 giugno 2025. Gli hacker filoiraniani non avrebbero colpito solo Israele, il Paese maggiormente preso di mira con 441 segnalazioni di attacchi, ma anche Stati Uniti (69), India (34) e nazioni mediorientali come Giordania (33) e Arabia Saudita (13).
[…]
A distanza di pochi mesi, nella notte di sabato 28 febbraio 2026, Israele attacca nuovamente l’Iran con una serie di incursioni aeree appoggiate dagli Stati Uniti. Tra sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, in concomitanza con l’avvio delle operazioni militari convenzionali, denominate “Operation Roaring Lion” (“Ruggito del leone”) da parte israeliana e “Operation Epic Fury” (“Furia epica”) da parte statunitense, si registra una serie di operazioni cyber di notevole portata.
Tra le prime evidenze documentate vi è il crollo quasi totale della connettività Internet in Iran. Secondo Doug Madory, direttore dell’analisi Internet presso la società Kentik, la connettività è precipitata in due distinte finestre temporali: la prima alle 07:06 GMT e la seconda alle 11:47 GMT del 1° marzo. NetBlocks ha a sua volta osservato un forte calo della connettività in coincidenza con l’inizio degli attacchi cinetici.
Inizialmente si ritiene che siano stati gli stessi iraniani a degradare la connettività, ma in seguito report pubblici e analisi specializzate la indicheranno come un’operazione in corso su larga scala che prende di mira le reti digitali iraniane. Secondo questi rapporti, diversi livelli dell’infrastruttura digitale e fisica del Paese sarebbero stati colpiti simultaneamente da diverse tecniche di sabotaggio: dalla manipolazione del Border Gateway Protocol (BGP) e dall’avvelenamento della cache DNS, fino ai sovraccarichi elettrici mirati tramite la manipolazione di sistemi SCADA, uniti agli attacchi cinetici contro gli Internet Exchange Point (IXP). L’effetto cumulativo di queste azioni, secondo diverse fonti, avrebbe ridotto drasticamente la connettività Internet in tutto il Paese, compromettendo gravemente le capacità operative e la risposta militare di Teheran.
Il blackout domestico non impedisce però le operazioni cibernetiche: impianti malware pre-posizionati e infrastrutture di attacco distribuite all’estero possono mantenere la capacità di colpire i bersagli, che includono settori civili e commerciali e la loro supply chain. In omaggio al solito cliché che vuole gli attacchi cinetici accompagnati da attacchi cibernetici, disinformazione e sabotaggio, va segnalato il fatto che subito viene hackerata un’app religiosa scaricata almeno cinque milioni di volte dai credenti sciiti. Si chiama BadeSaba Calendar e, invece di offrire informazioni sugli appuntamenti religiosi, all’improvviso visualizza messaggi di incitazione alla rivolta diretti alla popolazione islamica.
L’operazione militare “Ruggito del leone” scatena comunque una risposta immediata di Teheran, con ondate di missili balistici e droni contro basi statunitensi, infrastrutture regionali e centri urbani nei Paesi del Golfo, inclusi Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain e Kuwait. Nonostante questo dispiegamento di forze, però, come scrive Marco Bacini (2026), la superiorità continua in parte a misurarsi sulla quantità di mezzi dispiegati, ma si misura anche sulla capacità di strutturare conoscenza dai flussi di dati eterogenei raccolti da piattaforme autonome, sensoristica avanzata e reti di intelligence integrate. La velocità informazionale diventa moltiplicatore di potenza strategica e lo Stato che possiede un vantaggio strutturato nell’elaborazione cognitiva di segnali operativi consegue un vantaggio competitivo critico.
L’accecamento dei radar, l’azzeramento della contraerea e l’uccisione mirata del leader Khamenei al primo giorno di guerra, individuato forse tramite l’hacking di telecamere stradali, ci fa capire che missili e droni non sono i soli protagonisti di questa nuova era di conflitti. Come dice Bacini: “La guerra post-umana è in atto, e la sua comprensione teorica e politica è condizione necessaria per formulare politiche di sicurezza e deterrenza efficaci nelle prossime decadi”.
Guerra profonda: recensioni e segnalazioni
Di seguito le segnalazioni del mio nuovo libro, Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, pubblicato da Luiss University Press.
AGENDA DIGITALE
La fine dell’Internet globale nell’epoca della guerra algoritmica
ANSA
Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
BLASTING NEWS
Guerra algoritmica: Di Corinto svela i nuovi fronti del conflitto digitale
Insicurezza digitale
Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber

Red Hot Cyber
Guerra algoritmica: così IA, hacker e Big Tech stanno riscrivendo il potere globale

Report Difesa
Editoria: il nuovo libro di Arturo Di Corinto analizza la cybersecurity, la geopolitica e la sfida per la sovranità digitale
Agenzia parlamentare, AgenParl
“Guerra profonda”, Arturo Di Corinto presenta a Roma il libro sulle nuove guerre digitali tra hacker, IA e disinformazione
agenparl.eu/2026/05/29/guerra-profonda-arturo-di-corinto-presenta-a-roma-il-libro-sulle-nuove-guerre-digitali-tra-hacker-ia-e-disinformazione/
La Repubblica
Benvenuti nell’era della guerra algoritmica: così la rete è diventata la nuova trincea
ADN Kronos
CYBERSICUREZZA: ‘GUERRA PROFONDA’, IN ARRIVO IL NUOVO LIBRO DI ARTURO DI CORINTO
‘Pensiero Libero’ e in libreria dal 5 giugno sarà presentato venerdì a Roma Roma, 27 mag. (Adnkronos) – ”Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”: è il titolo del nuovo libro del giornalista e analista di cybersicurezza Arturo Di Corinto, pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana ”Pensiero Libero” con la prefazione di Roberto Baldoni, in libreria dal prossimo 5 giugno. Il volume sarà presentato per la prima volta venerdì 29 maggio a Roma, alle ore 18.30 alla Libreria Mondadori alla Galleria Alberto Sordi, mentre altre presentazioni sono già previste per martedì 9 giugno e mercoledì 10 giugno a Milano.
”In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili”, scrive Di Corinto.
Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde: il libro analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.
”Il libro discute dei rischi per la sovranità digitale portati dall’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale e quando la sovranità digitale è a rischio è come se fosse a rischio il territorio di uno Stato e in pericolo gli stessi cittadini”, afferma all’Adnkronos Di Corinto che, a pochi giorni dalla presentazione della prima enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV, osserva che si tratta proprio di molte questioni sollevate dal pontefice che ”ha riflettuto sul tema dell’autonomia della decisione degli agenti Ai, dell’uso illecito dell’Ai per la disinformazione, dell’importanza di adottare un approccio etico agli sviluppi dell’Ai”. ”Le minacce sono tre – conclude Di Corinto – i migliaia di attacchi cibernetici che si verificano ogni giorno; la disinformazione che offusca la distinzione tra verità e finzione; l’uso illecito e criminale dell’Ai”. (Sci/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 27-MAG-26 18:44 NNNN
Guerra profonda, le presentazioni a Milano
Cybersecurity, geopolitica e la sfida per la sovranità digitale
In libreria dal 5 giugno il volume Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, scritto da Arturo Di Corinto e pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana “Pensiero Libero”, con la prefazione di Roberto Baldoni.
Le presentazioni a Milano
Martedì 9 giugno 2026, ore 16:30
CLUSIT (Associazione Italiana per la Sicurezza informatica)
Viale L. Bodio 37, 20158 Milano
A seguire, aperitivo.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore), Gabriele Faggioli (Clusit); Oreste Pollicino (Università Bocconi); Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera).
Modera: Alessandro Da Rold (La Verità).
Mercoledì 10 giugno 2026, ore 18:30
Aperitivo ore 18:00 | Milano LUISS Hub
Via Massimo D’Azeglio 3, 20154 Milano
In collaborazione con Luiss School of Government.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore). Mario De Pizzo (Rai).
Modera: Francesco Cherubini (Luiss Guido Carli).

Il comunicato stampa del libro di Arturo Di Corinto
“Viviamo nell’era della sorveglianza totale. I sistemi con cui le grandi oligarchie tecnologiche controllano ogni angolo del mondo esistono già: si chiamano intelligenze artificiali generative, droni, telecamere biometriche. La battaglia per la sovranità digitale è già cominciata e si combatte a colpi di fibra ottica e codice binario.
In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili. (Arturo Di Corinto)
Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde.
Il volume analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.
Siamo di fronte a una vera e propria guerra cognitiva che si consuma attraverso episodi concreti:è l’attacco alla rete satellitare Viasat che ha accecato le difese ucraine ore prima dell’invasione russa; sono i cavi sottomarini sabotati nel Mar Baltico e attraverso cui transita la quasi totalità delle comunicazioni mondiali; è Elon Musk che decide della connettività di un’intera nazione in guerra; sono Peter Thiel e Alexander Karp che vendono agli Stati la capacità di prevedere tutto, sottraendo però loro la sovranità indispensabile per difendersi. La disinformazione di massa non è più appannaggio di regimi lontani, è industrializzata, democratizzata dall’intelligenza artificiale, accessibile a chiunque voglia fare l’hacker, non di un sistema informatico, ma della percezione della realtà.
Di Corinto ci guida attraverso la Russia del RuNet, la Cina del Social Scoring, l’Europa che regolamenta senza produrre tecnologia autonoma. È la genesi della sovranità digitale. Il rischio è però la fine del vecchio ordine globale, delle sue leggi, delle sue istituzioni. In questo conflitto nessuno è civile: siamo tutti bersagli.
Arturo Di Corinto è giornalista e analista di cybersicurezza. Attivista per i diritti digitali, ha scritto di internet, hacker e tecnologia per la Repubblica, il manifesto, Il Sole 24 Ore, e Wired. Psicologo cognitivo, dottore in comunicazione, ricercatore all’Università di Stanford e professore di Privacy e Cybersecurity alla Sapienza di Roma, indaga il cyberspazio come campo ibrido tra difesa, potere, algoritmi e sistemi di manipolazione di massa. Attualmente è consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ha scritto numerosi saggi, tra cui Hacktivism (2002), I nemici della rete (2010), Cryptomania (2022).
Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
Arturo Di Corinto
Collana “Pensiero Libero” | Luiss University Press | Pagg. 220 | Prezzo 22 euro
ISBN 9791255963639 | Uscita 5 giugno 2026
Scarica la copertina editoriale estesa (pdf) Scarica la prima di copertina (jpg)
Luiss University Press
https://luissuniversitypress.it/
Presentazione Guerra profonda alla libreria Mondadori di Roma
Il 27 maggio alla libreria Mondadori di Roma si è tenuta in anteprima la presentazione del libro Guerra Profonda.


Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
Il 29 maggio alle ore 18:30, presso la libreria Mondadori nella Galleria Alberto Sordi di Roma, Arturo Di Corinto presenterà il suo nuovo libro “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”
A dialogare con l’autore saranno Barbara Carfagna e Riccardo Luna, in un incontro dedicato ai temi della cybersicurezza, della guerra cognitiva e delle nuove minacce digitali che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici e sociali contemporanei.
“Guerra profonda” affronta la nuova era dei conflitti algoritmici, dove la sovranità digitale è sotto attacco e nessuno può più considerarsi un semplice civile estraneo ai rischi del cyberspazio. Il volume accompagna il lettore in un viaggio che tocca la sicurezza dei cittadini, la protezione delle infrastrutture critiche e la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’ordine globale.
Con la prefazione di Roberto Baldoni, il libro offre una riflessione lucida e attuale sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, mostrando come hacker, disinformazione e sistemi automatizzati siano ormai strumenti centrali nei conflitti del XXI secolo.
Arturo Di Corinto è giornalista, docente di privacy e cybersecurity, analista di cybersicurezza e consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Stampa Romana: liberare Alessandro Mantovani (Fatto Quotidiano) e militanti Flotilla
Alessandro Mantovani, collega del Fatto Quotidiano, sia subito rilasciato con tutti gli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali dalle forze armate israeliane con un autentico atto di pirateria, per bloccare il soccorso umanitario della martoriata popolazione di Gaza e impedire il racconto dei crimini e delle violazioni dei diritti umani che lì, come in Cisgiordania e in Libano, continuano a essere perpetrati. Un obiettivo, quest’ultimo, perseguito con la mattanza dei cronisti sul campo, le intimidazioni, l’accesso negato all’informazione internazionale.
Stampa Romana esprime tutta la sua vicinanza ad Alessandro Mantovani e agli altri sequestrati, per le ragioni dell’umanità e del diritto di cronaca.
La Segreteria dell’ASR
Progaganda e disinformazione
Seminario di studi presso l’Isituto comprensivo di Anguillara Sabazia

Hackerare l’intelligenza artificiale: rischi e rimedi
Giovedì 7 maggio ore 9-13, aula Mauro Wolf, primo piano via Salaria 113, Roma
L’Intelligenza Artificiale offre nuove possibilità in molti campi, dalla ricerca scientifica alle cure mediche, dalla gestione dei processi aziendali al consumo di beni, merci e servizi.
Purtroppo l’IA viene usata anche negli scenari di conflitto per governare armi autonome e profilare i target. Un uso che ne ha dimostrato sia il carattere micidiale che i frequenti errori di cui sono stati oggetto civili e cooperanti nelle zone di guerra.
Una novità ancora sottovalutata sono i sistemi di IA come Mythos che stanno ridisegnando il panorama della cybersecurity.
Una novità talvolta sottovalutata riguarda l’uso dell’IA nel campo dell’informazione. I giornalisti la usano per individuare fonti, per farsi assistere nella produzione di notizie e migliorare la loro presentazione. Eppure le stesse IA che offrono queste informazioni possono essere inquinate sia in fase di addestramento che nella fase di utilizzo e offrire risultati non verificati né verificabili. Usare modelli affidabili è una sfida cruciale per il giornalismo e la qualità dell’informazione.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione
«Diritto, democrazia e comunicazione nell’era dell’IA»
Barbara Carfagna, giornalista TG1:
«L’IA geopolitica»
Stefano Chiccarelli, Ceo RJ45
«Usi e abusi dell’intelligenza artificiale»
Alessandro Moretti, Ceo Meridian
“Perché investire nell’IA e nelle tecnologie emergenti”
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Large languageModels, guerra e pace»
Enrico Frumento, ricercatore Cefriel
«Modelli abliterated e uncensored, una panoramica»
Lazzaro Pappagallo, giornalista TG3
«Sul buon uso dell’IA nella professione giornalistica»
Luca Sambucci Ceo Noctive
«Jailbreaking e malicious prompting, come i criminali usano l’IA»

Fnsi su istituzione Giornata in ricordo giornalisti uccisi
“Ringraziamo il Parlamento per aver istituito la Giornata in ricordo dei giornalisti morti a causa dello svolgimento del loro lavoro. La Fnsi li onora e li ricorda in ogni momento. Ma vorrei ricordare al Parlamento che i giornalisti vivi attendono da anni un provvedimento su equo compenso dovendo fare i conti con un precariato selvaggio e redditi al di sotto della soglia della povertà; e da anni, tra le altre cose, attendono la cancellazione del carcere per le querele per diffamazione e una norma contro le querele temerarie, bavaglio alla libertà di stampa”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.
Threat actors, APT, cybergangs: l’economia del cybercrime
Gli attori delle minacce informatiche stanno evolvendo. Lupi solitari, hacker mercenari, nation state hacker e gruppi di cybercriminali hanno aggiornato tecniche, tattiche e procedure di aggressione. L’uso massiccio di modelli di intelligenza artificiale ha aperto uno scenario nuovo in cui l’IA agentica può essere istruita a gestire la cyber kill chain con poco o nessun intervento umano. Anche i kit di phishing sono oggi potenziati dall’IA. La grande disponibilità nell’underground criminale di modelli di IA open source, abliterated e uncensored, rappresenta una nuova sfida per analisti e cyberdefender, ma anche per chi monitora e racconta tali evoluzioni negli attacchi informatici che stanno ridefinendo l’economia del cybercrime.
Giovedì 30 aprile ore 9-13, aula Mauro Wolf, primo piano via Salaria 113, Roma
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione
Roberto Caramia, Capo Divisione Csirt-IT, ACN: «Rischio cibernetico e gestione delle crisi. Il Cisrt-IT di ACN presidio di democrazia»
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN: «Hacker, hacktivism, faketivism. I cybersoldier nei conflitti moderni»
Domenico Fauceglia, professore di Diritto privato e della comunicazione, CoRiS Sapienza: «Attacchi informatici e tutela dei servizi digitali»
Aldo di Mattia, Director of Specialized Systems Engineering and Cybersecurity Advisor Fortinet Italia e Malta: «Il panorama delle minacce cyber: fatti e numeri dall’Italia e dal mondo»
Andrea Monti, professore di Identità digitale, privacy, cibersecurity, CoRiS Sapienza: «Perché l’attribuzione di un cyberattacco è così importante»
Emanuele De Lucia, Head of Threat Intel division Meridian Group: «Attori criminali e state sponsored hacker, intelligence e analisi delle minacce»
Alessia Valentini, giornalista, Cybersecurity 360: «Strumenti e metodi per districarsi fra cybercrime, avversari digitali, tecniche e AI malevole negli attacchi»

Propaganda e disinformazione al Centro Alti Studi per la Difesa
Mi ha fatto particolarmente contento tenere una lezione al CASD, Centro Alti Studi per la Difesa, per il XXVIII corso ISSMI, sui temi della propaganda e disinformazione. Sicuramente perché ho trovato una platea attenta e curiosa, ma anche perché mi ha permesso di continuare una relazione con il mondo della Difesa a cui tengo molto.
Negli anni infatti ho scoperto in questo mondo un grande rispetto, e amore, per lo Sato, il rispetto delle regole e l’importanza attribuita. Diritto Internazionale. E poi i militari, proprio perché tali, tengono in altissima considerazione la Pace e il dialogo.
Così il 20 aprile abbiamo parlato di come le menzogne servono a giustificare le guerre, facendo esempi storici, l’antrace di Colin Powell e il presunto uranio iracheno, le incursioni degli hacker russi negli scambi diplomatici prima dell’invasione dell’Ucraina, ricordando anche l’opera di propagandisti come Bernays, Goebbels, e di Explosive Media, gli iraniani che hanno creato la saga dei Lego per irridere il presidente Trump.
Abbiamo finito col rischio rappresentato dalla produzione di contenuti artificiali da parte di IA generative e della loro invasione dei social.

Disinformazione e Deepfake: la democrazia in pericolo
Giovedì 23 aprile ore 9-13, aula Mauro Wolf, primo piano via Salaria 113, Roma
Nelle situazioni di tensione geopolitica la disinformazione aumenta. Se nel passato si era soliti dire che la prima vittima delle guerre è la verità, oggi questo appare vero anche in tempo di pace e nel corso dei conflitti ibridi, sotto la soglia del conflitto aperto. Accade anche che gli attacchi cinetici siano accompagnati dagli attacchi cibernetici ed entrambi vengano legittimati dalla disinformazione. Propaganda e disinformazione viaggiano velocemente nei social. Secondo AI Forensics il 25% dei contenuti prodotti da TikTok sono artificiali. Le notizie dopate con contenuti fotorealistici di origine sintetica sono così la nuova sfida per chi deve analizzare le fonti e riportare i fatti all’opinione pubblica. Per confezionare le notizie, narrare gli avvenimenti e i loro protagonisti, inoltre, i giornalisti, si trovano a gareggiare con youtuber, influencer e opinionisti social.
La verità sostanziale dei fatti diventa sempre più difficile da raccontare.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione
Laura Camilloni, giornalista, AgenParl
«Information disorder e fake news»
Riccardo Cavaliere, giornalista Rainews24
«Le sei dita di Netanyahu. Deepfake, propaganda, controllo dell’informazione in guerra»
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Disinformazione e propaganda dagli antichi greci a ChatGPT»
Stefano Ferrante, giornalista, segretario Stampa Romana
«Contrastare la disinformazione nella pratica giornalistica quotidiana»
Marco Ramilli, Ceo IdentifAI
«Threat Landscape: The Deepfake Ecosystem»
Christian Ruggiero, professore di Giornalismo RadioTv, CoRiS Sapienza
«La disinformazione nella dieta mediale: troll, deepfake e false notizie»
Luciano Tirinnanzi, editore, giornalista Panorama
«L’editoria di guerra e la costruzione della verità»

Cybersecurity, rischio cibernetico e autodifesa digitale
Tra i numerosi rischi sistemici del nostro tempo vanno annoverati anche i rischi informatici. Cioè i rischi collegati a un uso scorretto, improprio e criminale di servizi informatici e sistemi informativi. Il rischio informatico oggi è anche quello dello spionaggio o del sabotaggio del lavoro dei giornalisti che devono imparare a difendersi da interferenze esterne al loro lavoro. La protezione dei giornalisti comincia da una corretta igiene cibernetica fino all’uso di metodi adeguati a mettere in sicurezza il proprio lavoro, le prove raccolte e le stesse fonti.
Capire il rischio informatico è importante per raccontarlo, soprattutto in un’epoca in cui l’educazione alla consapevolezza è la prima linea di difesa per operatori e utenti di piattaforme e dispositivi informatici.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazine
Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale ACN
«La dimensione del rischio cibernetico»
Giovanni Ciofalo, professore di Digitale e Media Studies, CoRiS Sapienza
«Il rischio cibernetico dell’IA tra narrazioni e rappresentazioni mediali»
Alessandro Curioni, presidente Di.Gi Academy, giornalista
«Social engineering, limiti biologici e cognitivi»
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Conoscere la tecnologia per salvaguardare la professione giornalistica»
Pietro di Maria, General Manager Meridian Group
«Dalla protezione del fattore umano alla protezione delle infrastrutture critiche»
Guido d’Ubaldo, giornalista, presidente Odg Lazio
«L’importanza di comunicare correttamente il rischio cyber»
Daniele Federico Rosa, consulente editoriale
«Il rischio cyber nei libri. Come viene raccontato

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, GIORNALISMO E DEMOCRAZIA
Giovedì 15 aprile 2026, ore 9.30
Fondazione Paolo Murialdi, via Nizza 35, Roma
Seminario in collaborazione con la Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”
Intervengono
Domenico Affinito, “Dataroom” Corriere della Sera
Arturo Di Corinto, giornalista e consigliere Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
Paola Marsocci, prof.ssa di Diritto costituzionale, CoRiS Sapienza
Michele Mezza, giornalista e saggista, autore di “Guerre in codice” (Donzelli, 2025)
Vittorio Roidi, già Presidente della Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”
Christian Ruggiero, Presidente Laurea Magistrale Media, comunicazione digitale e giornalismo, CoRiS Sapienza
Giancarlo Tartaglia, Segretario Generale Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”

Sine cura. I perché della sicurezza
La Provincia di Pescara ospita il 10 aprile il convegno “Sine cura. I perché della sicurezza” che affronterà temi spinosi per il futuro del nostro Paese
Venerdì 10 aprile a partire dalle ore 17:30 presso la Sala “Figlia di Iorio” della Provincia di Pescara si terrà il convegno dal titolo “Sine cura. I perché della sicurezza” nel corso del quale saranno affrontate una serie di tematiche di spinosa attualità legate al concetto di sicurezza e come questo sia mutato, nel corso degli ultimi anni, attraverso cambiamenti epocali in ogni ambito, da quello informativo a quello tecnologico, militare e del controspionaggio.
Il convegno vuole sottolineare l’importanza della sicurezza, dal latino “se-curitas (sine cura)”, ossia senza preoccupazioni, per prevenire situazioni di crisi, oltre che per gestirle una volta che si sono verificate. Nel corso dell’appuntamento saranno toccate tematiche di grande attualità come la sicurezza nazionale, il ruolo del controspionaggio, il ciclo dell’intelligence e metodi di intelligence OSINT e HUMINT, il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei modelli predittivi, ma anche cybersecurity e protezione dati, facendo riferimento anche all’ultima Relazione annuale sulla Politica dell’Informazione per la sicurezza 2026.
Ricco e qualificato il parterre dei relatori, che dopo i saluti istituzionali, vedrà gli interventi dell’On. Luciano D’Alfonso, Deputato e Presidente emerito della Regione Abruzzo; di Marco Mancini, già Responsabile del Controspionaggio Italiano; di Marco Santarelli, Analista investigativo su reti informative e sicurezza internazionale; di Arturo Di Corinto, Giornalista e Docente Universitario, attualmente Consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale; di Salvatore Santangelo, giornalista e saggista. Il convegno sarà moderato dalla Giornalista Paola Peluso. Il convegno è a ingresso gratuito e aperto a tutta la cittadinanza.

Fnsi, il 16 aprile sciopero per il contratto. E domani in piazza a Roma per l’equo compenso
Il 16 aprile le giornaliste e i giornalisti italiani tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro Fnsi-Fieg, ormai fermo da 10 anni.
La Federazione nazionale della Stampa prosegue la mobilitazione per la dignità dell’informazione che passa attraverso il rinnovo del contratto di lavoro, il recupero salariale e la difesa dei diritti, che non sono privilegi ma il modo con cui i giornalisti italiani stanno sulla scena dell’informazione e possono resistere alle pressioni dei potentati di turno.
“Oggi gli azionisti di riferimento delle aziende editoriali – spiega Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi – sono i giornalisti che sempre più spesso non vengono pagati per ciò che fanno: negli ultimi 10 anni l’inflazione ha eroso del 20% le retribuzioni. I neoassunti guadagnano già così poco che in alcune aree del Paese non si trovano più giornalisti da assumere, come hanno dimostrato alcuni recenti stati di crisi”.
In un Paese che si interroga sull’uso responsabile dell’Intelligenza artificiale, in due anni di trattativa gli editori Fieg hanno opposto un secco rifiuto alla sua regolamentazione contrattuale. Così come i loro rapporti con gli Over the Top, che utilizzano i contenuti editoriali prodotti dai giornalisti, sono nascosti da patti di riservatezza che consentono agli editori di sfuggire alla legge che prevede ricadute economiche sulle redazioni.
La mobilitazione della Fnsi riguarda anche i giornalisti lavoratori autonomi e Cococo ancora in attesa dell’equo compenso.
Impossibile non ricordare che anche su questo fronte le proposte degli editori sono state insufficienti e irricevibili: la Fieg ha ignorato completamente la sentenza con cui nel 2016 il Consiglio di Stato aveva annullato la delibera del Die sull’equo compenso.
La dignità dell’informazione riguarda tutti i giornalisti, dipendenti, autonomi e parasubordinati e incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva ai lettori.
L’INFRASTRUTTURA DEL TUTTO: Ciclo di seminari su Cybersecurity e intelligenza artificiale alla Sapienza, Università di Roma.
La cybersecurity non è solo un affare da specialisti, come dimostra l’allarme che destano nei cittadini le ripetute violazioni della sicurezza informatica di banche, aziende e istituzioni di cui la stampa rende conto ormai con una certa frequenza.
Un’informazione che voglia affrontare questi temi deve però rifuggere tanto il linguaggio da iniziati (specie in un paese come l’Italia dove la cultura informatica di base è limitata), quanto la semplificazione, i toni allarmistici e un linguaggio occasionalmente scorretto, che sconta la difficoltà oggettiva di spiegare la natura, la vastità e la portata del fenomeno. Queste circostanze impediscono al giornalismo di esercitare quella doppia funzione di watchdog della democrazia e di manutenzione civica rispetto ai valori fondanti la società.
Eppure, non c’è mai stato così tanto bisogno di una buona informazione sui temi della cybersecurity. Ce n’è bisogno per educare le persone, fondare un linguaggio comune, costruire una cultura della sicurezza informatica che parta dalla divulgazione dei suoi temi più rilevanti: la democrazia, la privacy, la libertà, la sicurezza, la salute.
Per questo, il Dipartimento CoRiS propone un ciclo di seminari, diretto in primo luogo a giornaliste e giornalisti, ma aperto a studentesse e studenti, per contribuire a un “giornalismo di servizio” che vada oltre le esigenze dell’informazione quotidiana e di attualità che pure ne costituiscono la ragion d’essere.
Gli incontri si terranno ogni giovedì, tra il 16 aprile e il 7 maggio, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 presso l’aula Mauro Wolf, al primo piano di via Salaria 113.
Ogni seminario è accreditato presso l’Ordine dei Giornalisti per il conseguimento di 4 crediti formativi obbligatori;
- le iscrizioni per il seminario “Cybersecurity: rischio informatico e autodifesa digitale per i giornalisti” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 2 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Disinformazione e Deepfake: la democrazia in pericolo” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 9 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Threat actors, APT, cybergangs: l’economia del cybercrime” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 16 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Hackerare l’intelligenza artificiale: rischi e rimedi” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 23 aprile.
Politiche della menzogna
Le bugie sono una costante nella storia della politica. Usate per organizzare il consenso, riaffermare il senso di identità di gruppi e partiti politici, sono spesso l’anticamera della guerra. Sun Tzu diceva che «Ogni guerra è un inganno». Lo abbiamo visto in tempi recenti, con l’invasione dell’Iraq nel 1991 e con la Guerra al terrore del 2003. In entrambi i casi il commander in chief delle operazioni ha mentito sui motivi del conflitto.
John J. Mearsheimer nel suo libro Politiche della menzogna. L’uso delle bugie nella politica internazionale, argomenta come possa accadere che un bugiardo politico venga creduto, ma cala la sua riflessione nel contesto socio-economico in cui la menzogna viene creduta.
Tra i molti esempi possibili l’autore ci ricorda come ell’agosto del 1964 il presidente Johnson annunciò agli americani che due navi militari statunitensi erano state attaccate nel Golfo del Tonchino da unità nordvietnamite. L’aggressione, disse, non lasciava alternative: bisognava entrare in guerra. Anni dopo si sarebbe scoperto che uno di quegli attacchi non erano mai avvenuti. Ma intanto il Congresso aveva già dato il via libera a un conflitto destinato a durare un decennio e a costare milioni di vite. Una bugia, raccontata con voce calma e patriottica, aveva cambiato il corso della storia.
In Politiche della menzogna, John J. Mearsheimer dunque smonta un’illusione: nella politica internazionale la verità non è un principio, ma una scelta. E spesso non conviene. Le bugie servono a costruire consenso, a giustificare decisioni impopolari, a trasformare la paura in sostegno. Non solo contro i nemici, ma soprattutto verso l’interno: cittadini, opinione pubblica, elettori. È qui che il libro diventa attuale. Nell’era delle crisi permanenti, della comunicazione istantanea e della propaganda diffusa, il confine tra verità e narrazione è sempre più sottile. E la menzogna – oggi come ieri – resta uno degli strumenti più efficaci del potere. Capirla non è cinismo. È lucidità.
Politiche della menzogna. L’uso delle bugie nella politica internazionale., John J, Mersheimer, Luiss University Press.

Sovranità tecnologica e autonomia strategica
Arturo Di Corinto al Festival di Geopolitica, Demarcazioni
Mi ha fatto veramente molto piacere partecipare a Demarcazioni, il primo Festival di Geopolitica appena concluso ad Ascoli Piceno.
Venerdì 20 aprile 2026, nella mia sessione, “I corridoi del potere”, a cui hanno partecipato anche il Ministro Francesco Lollobrigida e il presidente delle marche, Francesco Acquaroli, abbiamo parlato di Sovranità digitale e tecnologica insieme a Giulia Pastorella, Franco Spicciariello e altri relatori moderati dalla collega di Porta a Porta Paola Ferazzoli.
Dal canto mio ho ribadito come oggi la sovranità digitale si declini come autonomia strategica, cioé di come essa comporti l’istituzione e il mantenimento attivo di collaborazioni internazionali dinamiche e mirate, per affrontare proattivamente le minacce alla sovranità stessa (copyright Roberto Baldoni) e che la sovranità non si esercita solo nel controllo sui dati generati dai cittadini dalle imprese e dalla PA contando sull’uso di tecnologie sicure e affidabili.
Sovranità e autonomia si garantiscono anche infatti attraverso il controllo politico e normativo. Perciò non c’è sovranità senza Europa.
Certo, per sfuggire al paradosso della sovranità senza tecnologie, l’Europa deve fare fare di più e sviluppare meglio la sua capacità di innovare e produrre tecnologie utili e affidabili.
L’Italia ci sta provando, attraverso Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e in collaborazione con molti soggetti come l’European Cybersecurity Competence Centre (ECCC).
Perciò grazie agli organizzatori per questo bell’incontro.

Daua, una spy story
Daua, una spy story contemporanea. È il nuovo libro di Sebastiano Caputo il cui protagonista, Giovanni Scorretti, è un agente dei servizi segreti italiani abituato a muoversi nell’ombra del potere. Quando il suo amico Alessandro viene rapito in Iraq, nel pieno di una crisi geopolitica che attraversa tutto il Medio Oriente, gli viene affidata una missione complicata e difficile: riportarlo a casa. Inizia così un viaggio tra i palazzi vaticani, night club romani e salotti aristocratici, fino ai confini del mondo. Il protagonista resta impigliato in una ragnatela invisibile fatta di diplomazie parallele, criminalità organizzata, monaci ribelli, milizie armate, amori romantici. Ma dietro l’operazione che deve portare a termine si nasconde qualcosa di più profondo: Daua, il grande gioco che muove gli uomini, le idee, e il loro destino. Un romanzo tra intelligence, fede e guerre, dove il vero campo di battaglia è la natura umana.
Pubblicato da Paesi Edizioni, casa editrice diretta dal giornalista di Panorama Luciano Tirinnanzi, è un peculiare romanzo che trasforma la geopolitica in fiction, per raccontare come le dinamiche del potere siano sempre legate alle passioni umane, laddove queste dipendono dalla struttura materiale della realtà che ci costruiamo intorno. Nelle intenzioni dell’autore, giornalista, il libro è uno strumento per ravvivare il filone giallo della narrativa di genere.
Daua, una spy story, è stato presentato in anteprima al Festival di Geopolitica di Ascoli Piceno con il giornalista Alberto Negri, reporter di guerra ed esperto di Medio Oriente.
«Daua, una spy story contemporanea», Sebastiano Caputo, 2026, Pesi Edizioni, Roma.

SCIOPERO GIORNALISTI
Comunicato sindacale FNSI
Dignità. È questa la parola d’ordine che spinge le giornaliste e i giornalisti italiani ad altri due giorni di sciopero: il 27 marzo e il 16 aprile. Sì, vogliamo che all’informazione sia riconosciuta la necessaria dignità e garantirle soprattutto un futuro anch’esso dignitoso. Oggi questo non è scontato, anzi.
Il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni, i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione e hanno perso il 20% del potere di acquisto. Siamo l’unica categoria ad attendere da così tanto tempo il rinnovo. C’è una evidente questione economica e c’è un altrettanto evidente tema di autorevolezza e indipendenza della stampa.
Quello che gli editori vogliono smontare pezzo a pezzo è lo stesso contratto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito «prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani». È questa la saldatura tra le nostre fondamentali rivendicazioni economiche e la libertà di informazione che i cittadini, i lettori, i telespettatori, gli utenti del web, devono pretendere per poter essere a loro volta liberi.
Gli editori intascano risorse milionarie dal governo (da questo, come da quelli precedenti), ma investono poco nelle loro aziende e per potenziare l’informazione professionale. Al contrario, mandano in prepensionamento i dipendenti di 62 anni, pagano incentivi per altri tipi di esodo, svuotano le redazioni e ricorrono ai collaboratori e alle partite Iva pagati una miseria.
Rifiutano regole basilari per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, evidentemente pronti a sostituire i giornalisti, vero core business dell’informazione.
Fanno finta di ignorare la legge che impone loro di pagare i giornalisti per contenuti editoriali ceduti dalle aziende ai cosiddetti Over the top (Ott), ovvero le grandi imprese che forniscono contenuti e servizi in Rete.
Vorrebbero i giornalisti del futuro pagati ancora meno di oggi e la strada spianata nello sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso, davanti al governo, hanno formulato una proposta ancora più bassa di quella bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato.
Per tutti questi motivi torniamo a scioperare. Lo facciamo per noi. Per la nostra dignità. Per il nostro futuro. Lo facciamo per voi e per la nostra e vostra libertà di cittadini. Chiediamoci quanto sia libero un giornalista costretto alla catena di montaggio dell’informazione; quanto possa tenere la schiena dritta un collaboratore pagato a cottimo; quanto sarà sereno un redattore che non potrà più contare sulle indispensabili tutele contrattuali. Chiedetevi se vorreste ancora informarvi sulle pagine di quei giornali, ascoltando quei tg, scorrendo i social e le pagine online di quelle testate.
Stampa Romana: ora garanzie concrete per i colleghi di Gedi
La vendita di Repubblica e delle altre testate ancora del gruppo Gedi è stata annunciata, non a caso, mentre l’attenzione mediatica è tutta sull’esito del referendum sulla giustizia: basta questa circostanza a connotare l’operazione conclusa dopo nove mesi di trattativa tra la Exor di John Elkann e l’acquirente, Antenna Group del greco Kyriakou.
Una cessione poco chiara, senza le garanzie chieste dai colleghi di Repubblica, di Radio Capital, Radio Deejay, m2o, Huffpost Italia, National Geographic Italia, Limes.
Stampa Romana è e sarà al fianco dei giornalisti di Gedi in ogni sede perchè siano garantiti l’occupazione, le retribuzioni, l’autonomia e l’identità delle testate, patrimonio ideale e professionale, ma anche concretissimo valore aziendale, che la sconcertante ultima gestione ha già messo in pericolo.
La Segreteria dell’ASR

