La Repubblica: Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

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Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

Attaccate banche iraniane e siti governativi americani. Mentre decelera l’escalation militare, la guerra fredda cibernetica sta diventando calda a colpi di DDoS e defacement. Cosa è accaduto finora e cosa potrebbe accadere

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 9 Gennaio 2019

LA BANCA iraniana Sepah ieri è stata sotto attacco per diverse ore. A causa di un DDoS, un attacco da negazione di serivizio in gergo informatico, un attacco condotto per fare collassare il sito web bersaglio di innumerevoli richieste di accesso da parte di un’orda di computer zombie, una botnet, precedentemente infettati e comandati da remoto. Autore dell’attacco sarebbe il gruppo Prizraky, che dalle verifiche di Repubblica rimanda a un sedicenne brasiliano pro-Trump che in chat ha dichiarato di essere un simpatizzante del presidente Bolsonaro e che con questa sua azione ha voluto dimostrare che “se gli americani devono temere attacchi dall’Iran, anche l’Iran deve temere attacchi cibernetici nei suoi confronti”. Mentre scriviamo il sito web della banca è ancora irraggiungibile dall’Italia. Ma potrebbe semplicemente aver alzato le difese deviando il traffico straniero per proteggersi. In ogni caso siamo dinanzi a un segnale da non sottovalutare affatto. Che succederebbe se sull’onda dell’emozione ogni hacker in erba cominciasse la sua cyberguerriglia personale? Continua »

Il Manifesto: Benedetto aveva i piedi nella strada e la testa nella tecnologia

Benedetto aveva i piedi nella strada e la testa nella tecnologia

Ciao Benedetto. Dalle periferie cyberpunk alle tiranniche tecnologie di sorveglianza del capitalismo immateriale, il manifesto ha raccontato negli anni le evoluzioni enormi delle tecnologie

di ARTURO DI CORINTO  per Il Manifesto del 9 Gennaio 2019

Il giorno in cui bussai al manifesto chiedendo di scrivere per il giornale, fu Benedetto Vecchi ad aprirmi la porta. Avevo 27 anni, studiavo psicologia cognitiva e frequentavo il Forte Prenestino.

Con fare reverenziale verso il «caporedattore della Cultura» del giornale che leggevo ogni mattina, mi rivolsi a Benedetto dicendogli che non mi convinceva il modo in cui il manifesto trattava la tecnologia: «C’è poco Movimento», gli dissi. Intendevo dire che il giornale non si occupava abbastanza di quello che accadeva nelle periferie del cyberspace.

All’epoca con i compagni del collettivo gestivamo un Bulletin Board System (BBS, una bacheca informativa elettronica) e avevamo allestito un laboratorio hacker proprio nel centro sociale occupato di Centocelle.

Quando Internet e il web non erano ancora arrivati alle masse, era il 1994, già discutevamo nei forum online di droghe, Aids, copyright, brevetti e diritti digitali. Discutevamo del futuro di Internet e insegnavamo a tutti a mandare email, scrivere in Html e farsi un sito web. Continua »

AGI: Gli Usa sono in allarme rosso per i cyberattacchi iraniani.

Gli Usa sono in allarme rosso per i cyberattacchi iraniani.

La Cisa, agenzia per la sicurezza delle reti, chiede a chiunque, nel settore pubblico e privato, di aumentare l’attenzione verso qualsiasi azione possa indicare un minaccia iraniana nel cyberspazio

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 7 Gennaio 2019

L’agenzia americana per la sicurezza delle reti e delle infrastrutture, Cisa, ha diramato l’allarme rosso. A seguito delle tensioni con l’Iran di Khamenei causate dall’uccisione del generale Qassem Soleimani su ordine di Trump, adesso si temono attacchi cibernetici da parte della repubblica islamica.

Allarme che acquista particolare significato dopo l’inondazione di Twitter con messaggi anti Trump, la compromissione di centinaia di siti web americani e la violazione della Libreria Federale attraverso cui il governo diffonde gratis le proprie pubblicazioni. Il suo magazzino digitale era stato defacciato sabato scorso e l’homepage sostituita con l’immagine del presidente Trump preso a pugni mentre versa sangue dalla bocca, rivendicato da un presunto gruppo di hacker iraniani. Continua »

AGI: La rappresaglia cibernetica iraniana dopo il raid Usa

I timori di una rappresaglia cibernetica dopo l’uccisione del generale Soleimani da parte di un drone americano cominciano a concretizzarsi. Sono almeno 150 i siti americani finora defacciati dai sostenitori del regime degli Ayatollah. Così da stamattina il conflitto tra Usa e Iran suscita un timore in più, quello di un’escalation militare nel cyberspace.

Per alcuni l’allarme sarebbe concreto proprio a causa del modus operandi degli hacker di stato islamici che avrebbero già infiltrato le infrastrutture critiche dell’avversario e di potenziali altri bersagli alleati degli Stati Uniti. Questi hacker, noti come Minacce avanzate persistenti (APT, Advanced Persistent Group), proprio per la tecnica che usano di infiltrare i sistemi e stare quieti fino al momento giusto per un attacco, sono quelli che preoccupano di più gli analisti. Continua »

Rainews24: Intervista ad Arturo Di Corinto su guerra cibernetica

Rainews24: Intervista ad Arturo Di Corinto su guerra cibernetica

Crescono i timori di un attacco cibernetico verso gli Usa come rappreseglia per l’omicidio mirato del generale iraniano Qassem Soleimani a Baghdad.

Rainews24 intervista il professore Arturo Di Corinto sugli indizi di una guerra cibernetica.

“Non ci saranno rappresaglie militari  immediate, sappiamo che alcuni cani sciolti hanno defacciato 150 siti americani.” e continua “Gli iraniani non hanno le stesse capacità di guerra elettronica degli Stati Uniti, ma nel passato hanno prodotto molti danni e sappiamo che si sono infiltrati in dogane, aeroporti e univeristà dei paesi vicini.”

 

Il Manifesto: La dataveglianza può essere sconfitta

La dataveglianza può essere sconfitta

Hacker’s Dictionary. App, social e servizi web succhiano i nostri dati senza che ne accorgiamo e li trasformano in valore sorvegliando i comportamenti quotidiani

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 2 Gennaio 2020

La dataveglianza può essere sconfitta, almeno in parte. Le piattaforme digitali che ci offrono tutti quei servizi online in cambio dei nostri dati non sono i mostri imbattibili che i lobbysti ci hanno fatto credere.

Se non gli dai da mangiare, «il mostro» muore. Certo, ci vuole consapevolezza. Ma d’altra parte sarebbe ridicolo tuonare contro il capitalismo delle piattaforme, la sorveglianza dei consumi e il furto di dati e non fare neppure uno sforzo per smarcarsi dal controllo dei big player della rete.
Secondo uno studio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’accumulo di dati per realizzare pubblicità personalizzate vale 21 euro l’anno per Facebook, 11 per Instagram, 37 per Google, 10 per Youtube. A persona. Ed è solo una media. Continua »

Il Fatto Quotidiano: Digitale, presentato il piano di innovazione. Bello, ma senza soldi sarà difficile realizzarlo

Digitale, presentato il piano di innovazione. Bello, ma senza soldi sarà difficile realizzarlo

di ARTURO DI CORINTO per Il Fatto Quotidiano del 21 Dicembre 2019

2025. Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese: sembrava il solito annuncio, invece il piano quinquennale di Paola Pisano, ministro dell’Innovazione, è molto bello, almeno a parole. E recupera, senza dirlo, l’idea dell’innovazione semplice, su cui sono stati sviluppati i progetti precedenti della Presidenza del Consiglio, dei digital champions, del team per la trasformazione digitale e del consigliere per l’innovazione di Renzi, Paolo Barberis.

La visione, come dice il piano, abbraccia tre sfide: digitalizzazione, innovazione e sviluppo etico e sostenibile, descritte attraverso nove obiettivi che prendono forma con le prime venti azioni “pratiche e fattibili per accompagnare la Pubblica Amministrazione, le aziende, il nostro Paese e noi cittadini nel futuro che abbiamo immaginato.” Nel piano il ministro si impegna ad aggiornare questa vision ogni 4 mesi per verificare lo stato di sviluppo delle azioni, l’inserimento di quelle nuove e il loro status rendendole pubbliche, affinché chiunque possa dare il suo contributo in collaborazione con gli enti coordinati da una cabina di regia con i Comuni, le Regioni, le agenzie centrali e locali e i soggetti privati. Continua »

Il Manifesto: La sorveglianza commerciale sul web usa il fingerprinting

La sorveglianza commerciale sul web usa il fingerprinting

Hacker’s Dictionary. Quando navighiamo in rete la pubblicità ci insegue grazie a una serie di tecniche che permettono di conoscere molte informazioni su di noi

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 19 Dicembre 2019

Cosa direste se qualcuno vi seguisse di negozio in negozio durante lo shopping natalizio? E se poi guardasse dentro le buste della spesa e nel portafoglio, fino a sbirciare patente e carta di identità? Probabilmente vi arrabbiereste. Eppure è quello che succede con il fingerprinting, una tecnica di tracciamento dei comportamenti online basata sull’analisi dei dati che ci lasciamo dietro quando usiamo web e app. Una volta ci preoccupavamo dei cookies, usati per memorizzare le abitudini degli utenti durante la navigazione, ma questo è peggio. In fondo la presenza dei cookies è regolata per legge e possiamo distruggerli alla fine di ogni sessione web. Il fingerprint, l’impronta digitale, invece è una scatola nera. Continua »

La Repubblica: L’Italia a prova di hacker: riuscito il primo test di comunicazione quantistica

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L’Italia a prova di hacker: riuscito il primo test di comunicazione quantistica

I ricercatori del Cnr, Inrim e dell’Università Tecnica danese hanno testato una rete in fibra ottica per la comunicazione al sicuro dai cyberattacchi

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 6 Dicembre 2019

L’Italia avrà una rete nazionale di comunicazione quantistica, capace di garantire la privacy degli utenti e la sicurezza dei dati. Questa rete sarà a prova di cyberattacchi, dicono i ricercatori. Gli scienziati dell’Istituto nazionale di ottica del Cnr e del Lens di Firenze, dell’Inrim di Torino e dell’Università Tecnica della Danimarca, hanno infatti testato con successo un sistema sicuro di comunicazione quantistica utilizzando come canale di trasmissione una fibra ottica installata nell’area metropolitana di Firenze. Le informazioni hanno viaggiato lungo una porzione di 40 chilometri della dorsale in fibra ottica realizzata dall’Inrim, che si estende per 1.800 chilometri da Torino a Matera.
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Il Manifesto: L’intelligenza artificiale contro attacchi e cybertruffe

L’intelligenza artificiale contro attacchi e cybertruffe

Hacker’s dictionary. Le cybertruffe ai manager vedono l’Italia al secondo posto dopo gli Usa per numero di attacchi. L’intelligenza artificiale però può aiutarci a riconoscerli in tempo

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 5 Dicembre 2019

L’Italia è il secondo Paese al mondo più colpito dalla “Truffa del Ceo”, il Chief executive officer che dirige le aziende. Secondo l’ultimo rapporto di Trend Micro Research al primo posto ci sono gli Stati Uniti con il 26% di attacchi e subito dopo l’Italia con il 21,8%, quindi l’Australia (12,4%), il Regno Unito (8,8%), e la Nuova Zelanda (4,1%).

La truffa del Ceo, conosciuta anche come Bec o Business Email Compromise, è un attacco nel quale il cybercriminale impersonifica via email un manager aziendale per fargli trasferire ingenti somme di denaro a un destinatario illegittimo. È successo a un dirigente di Confindustria indotto a spostare 500mila euro su un conto sbagliato a causa di una email rubata. Per contrastare questo tipo di truffe Trend Micro ha creato una soluzione basata sull’Intelligenza Artificiale (IA) in grado di catalogare lo stile di scrittura di un utente, utilizzando più di 7.000 parametri, per attestarne la veridicità. Continua »

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