Cybermania e gli altri

Cybermania, il libro di Eviatar Matania e Amir Rapaport (Cybertech-Arrowmedia Israel, 2022), racconta di come Israele sia diventata la principale superpotenza nel dominio che sta rivoluzionando il futuro dell’Umanità, cioè il dominio cyber. Il libro descrive in maniera epica, e propagandistica, il Big bang dell’avvento della cybersecurity nel paese, il ruolo dell’ancora primo ministro Benjamin Netanyahu, il contributo dei militari e la capacità di attrazione del marchio Israele. In questo non si discosta molto dal best seller Startup Nation. The story of Israel’s economic miracle, del giornalista Saul Singer, scritto insieme allo studioso di relazioni internazionali Dan Senor, il cui racconto è sempre epico, propagandistico e marketing oriented.

La tesi centrale dei due libri è infatti la stessa: Israele è una grande potenza, economica e cibernetica, per tre motivi principali: l’apporto dato dai giovanissimi militari in servizio di leva che poi fanno nascere le start up, anche cyber; la cultura della complessità a cui è abituato il popolo del libro che fin dall’infanzia abitua i suoi uomini (non le donne), a mettere in discussione perfino la Torah; la capacità attrattiva dei risultati politici, economici e diplomatici che rendono Israele piattaforma perfetta per gli investimenti globali. Però Eviatar e Amir, nel caso di Cybermania, lo fanno attraverso racconti di prima mano e ci portano fin dentro le segrete stanze del potere. Non potrebbe essere altrimenti, visto che Amir Rapaport è il creatore di Cybertech, il maggiore evento mondiale B2B del mercato cyber, mentre Eviatar Matania, oggi professore universitario, è accreditato come l’ispiratore del Cyber Directorate israeliano.

Chi contesta ambedue i racconti è Antony Loewenstein, giornalista d’inchiesta del NYT e del Guardian, ebreo anche lui, d’origine australiana, che ha proprio un’altra tesi: il miracolo economico e cibernetico israeliano è frutto della logica di sopraffazione ai danni del popolo palestinese che, stretto nei territori occupati è il bersaglio perfetto delle sue tecnologie della sorveglianza e di repressione, le cui qualità possono essere appunto osservate, anche dai compratori, sul campo. Molto interessante è la disamina che Loewenstein fa delle cyberarmi israeliane, in particolare degli spyware di NSO come Pegasus e di quelle di Cellebrite e Intellexa. Secondo l’autore queste tecnologie sono state vendute e usate regolarmente da sistemi repressivi, democrature e dittature in tutto il mondo, sempre d’accordo col governo di Gerusalemme e a dispetto dei diritti umani di attivisti, giornalisti e politici regolarmente eletti. La dettagliata inchiesta, fatta sul campo, insieme a Elitay Mack, avvocato israeliano per i diritti civili, che ha portato regolarmente Israele sul banco degli imputati, è diventato un libro: Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, un libro che, al contrario di Cybermania, è stato tradotto in italiano, e pubblicato in Italia da Fazi Editore nel 2024.

Insomma, tre libri da leggere per chiunque si occupi degli aspetti economici, politici e tecnologici del mondo cyber.

Libri per l’estate: Social network e benessere

Entrare in un social network è come entrare in un casinò. Sai quando entri e non sai quando esci. Il motivo è semplice: i social sono progettati per creare attaccamento e dipendenza, dandoti poco e togliendoti molto attraverso l’illusione del controllo e della partecipazione. Nei social, come nei casinò, non sei padrone di quello che fai, le regole cambiano continuamente e il banco vince sempre. Però ti puoi giocare la reputazione anziché i soldi.

Secondo alcune ricerche (Kaspersky, 2021), la maggior parte dei giovani utenti intervistati vorrebbe poter cancellare i post che ha realizzato. Ma non sa come farlo. Quasi 1 dipendente su 3 ha ammesso di aver controllato i profili social dei colleghi, e di averli giudicati sulla base di ciò che hanno trovato. Il 42% degli intervistati ha inoltre affermato di conoscere qualcuno il cui lavoro o la cui carriera è stata influenzata negativamente da un contenuto postato sui social media in passato. Il 38% degli utenti afferma che il proprio profilo social non lo rappresenti in modo autentico.

Così il divertimento si tramuta in angoscia, paura di essere tagliati fuori, di non piacere abbastanza. I social sfruttano la psicologia spicciola delle persone e la voglia di esserci, di essere visti, di essere amati, come sostiene Raffaele Simone in Il mostro mite (2010). Ma è il conflitto la molla che ci tiene attaccati allo schermo con tutti gli effetti che conosciamo: casse di risonanza, effetto bandwagon, bolle informative.

Facebook, Twitter, Instagram, sono progettati per farci reagire in maniera emotiva (Infocrazia, Byung Chul Han, 2023) e, quando non si hanno molte occasioni di confrontarsi e di ragionare, l’impulso a litigare sui social durante la guardia al capannone, l’attesa del cliente che entra in negozio, tra un’e-mail di lavoro e un’altra, fa uscire fuori il lato peggiore di noi, irriflessivo e pulsionale, e nascono le shitstorm (Nello Sciame, Byung Chul Han, 2015).

Nonostante questo dato di fatto molti di noi boomer usano ancora Facebook. Ma Facebook è irriformabile e sbaglia chi pensa altrimenti. Nasce per essere uno strumento di sorveglianza commerciale e tale rimane la sua community, un allevamento di consumatori, profilati, schedati e attribuiti a specifiche categorie merceologiche per il profitto degli inserzionisti pubblicitari. E senza disdegnare di offrire il proprio contributo a partiti, media tycoon e spie di stato che usano la propaganda computazionale per creare consenso intorno a qualche idea politica o commerciale o disorientarci a suon di notizie false.

Le «fake news» di cui i social come Facebook e gli altri sono intrisi, rappresentano un problema cibernetico e psicologico perché proliferano proprio sui canali social dove incontriamo amici e parenti di cui ci fidiamo e quelli che abbiamo selezionato come appartenenti alla nostra cerchia, il famoso «effetto bolla». La loro riproducibilità a costo zero le rende virali e, come non sappiamo fermare le fake news, non siamo in grado di contrastare efficacemente troll, meme e fake video.

Le notizie false, prodotte con l’intento di modificare sentimenti e opinioni, sono una minaccia per la democrazia. La disinformazione che fa perno sulle bufale è da sempre un’arma in mano agli Stati per mettere in crisi gli avversari e disseminare paura, informazione e dubbio. Una tecnica che, con l’aumentare dell’importanza dell’opinione pubblica che si esprime nei social, è sfruttata per delegittimare le istituzioni e inquinare il dibattito scientifico. Sappiamo che gli esseri umani non sanno distinguere tra notizie vere e notizie false, che spesso non vogliono farlo e che, al contrario di quanto accade con i virus, invece di difendersi ne aiutano la propagazione per ottenere un vantaggio individuale.

A dispetto dei solenni impegni presi anche nel passato recente, i social non contrastano i bufalari.

Ormai abbiamo accumulato una letteratura consistente sul tema e anche i saggi divulgativi ne parlano in maniera precisa. Testi come Gli Obsoleti di Jacopo Franchi (2021) spiegano come l’utente non sia padrone del proprio profilo e che sono gli algoritmi e i moderatori che decidono cosa si può vedere e cosa no.

Disinformatia di Francesco Nicodemo (2017) e La macchina dello storytelling di Paolo Sordi (2018) descrivono il potere narrativo dei social media che mette all’asta desideri e bisogni degli utenti. Liberi di Crederci di Walter Quattrociocchi (2018) come e perché nascono le bufale, Il mercato del consenso, di Chris Wylie (2020), ci ha spiegato come Facebook sia ingegnerizzato per irretire i suoi utenti, Postverità ed altri enigmi (2022) di Maurizio Ferraris va alla radice delle peggiori litigate che scoppiano sotto un post.

Se proprio non vogliamo fare quello che Jaron Lanier dice in Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social (2018), leggendo Il Manuale di disobbedienza digitale di Nicola Zamperini (2018) possiamo cominciare a imparare come difenderci.

Come dice lo storico ebreo Yuval Noah Harari nel suo 21 lezioni per il XXI secolo (2018), non esiste soluzione al problema dei pregiudizi umani che non sia la conoscenza. La razionalità è un mito e il pensiero di gruppo più potente di qualsiasi verifica. Ci abbiamo costruito sopra ideologie politiche e religioni millenarie.

La società del XXI secolo

Pubblicato dagli editori Laterza nel 2024, il nuovo libro di Davide Bennato, La società del XXI secolo. Persone dati e tecnologie, è un ottimo ripasso per chi vuole capire come siamo arrivati fino a qui.

Ripercorrendo alcune delle storie che hanno scandito il ritmo dell’innovazione tecnologica degli ultimi anni, Davide Bennato, che insegna Sociologia dei Media Digitali all’Università di Catania, pone delle questioni che di tecnologico hanno poco, ma alle quali si può rispondere solo analizzando il contesto socio-tecnico che quelle tecnologie hanno generato.
Ad Esempio, Bennato si chiede se noi siamo il nostro profilo Facebook. Ci verrebbe da dire di no, ma la risposta non è così scontata. Oppure: è possibile che il Bitcoin abbia prodotto una crisi in Kazakstan? Sì, e ci ricorda il perché. Ancora, ci racconta come siamo diventati una società basata sui dati, perché esistono e a cosa servono i Big-Data, cos’è il Dataismo (la religione dei dati), come i dati diventano il carburante dell’intelligenza artificiale come accelerino le mutazioni antropologiche che stiamo vivendo.
Lo studioso pone le domande e abbozza le sue risposte con gli strumenti propri delle scienze sociali e della fenomenologia critica del digitale. E infatti, una delle domande più interessanti del libro è proprio quella sull’identità sociale che acquisiscono le intelligenze artificiali con cui interagiamo. E la risposta a questa domanda è da leggere, perché non la troverete scontata.

Secondo lo studioso, infatti, le IA comunicative sono soggetti sociali. Perché? “Perché hanno le proprietà dei soggetti sociali: operano all’interno di uno spazio sociale (la rete), adattano il proprio comportamento sulla base dei dati a disposizione, imparano dai dati a disposizione (apprendono) e prendono decisioni in autonomia: in pratica, sono dotate di agency. Le intelligenze artificiali sono tecnologie in quanto prodotto tecnico, ma non si comportano da tecnologie perché sono in grado di adattarsi all’interazione umana. Ovviamente, non stiamo proponendo di considerare le IA come “individui tecnologici” – almeno per adesso -, ma di considerare le IA come equivalenti funzionali di un soggetto sociale, una entità che agisce nella società contemporanea alla stregua di soggetti, gruppi, squadre”.

Gli algoritmi del potere. Come l’intelligenza artificiale riscriverà la politica e la società

“Il potere è bramato da chi lo conosce, e invidiato o temuto da chi lo subisce. Nessuno, però, riesce a esercitarlo con libero arbitrio, neppure chi ritiene di non dover rendere conto a nessuno.

La vera natura del potere cambia a seconda di chi lo ricerca.

L’ambizioso crede che «potere» sia la facoltà di comandare sugli altri, e dunque mira a conquistare un ruolo che gli permetta d’im-porsi, d’impartire ordini o quantomeno di veicolare la propria importanza attraverso i principali canali di comunicazione. Ama infondere nelle folle uno spirito da tifoseria, favorendo schieramenti e opposizioni forti e garantendosi sempre una parte a proprio sostegno. Il suo fine ultimo è suonare la campanella, accomodarsi sul trono e brandire lo scettro del potere. Eppure, una volta raggiunto il proprio scopo, si ritrova spesso spaesato e privo di obiettivi.

Il conformista, più modestamente, vede il potere come un rifugio sicuro dove trascorrere la vita, al riparo da problemi economici e altri fastidi. Punta al moderatismo per sopire qualunque possibile cambiamento dello status quo, mira allo scambio di favori e nomine per assicurarsi protezione in futuri momenti bui. Il suo obiettivo è procrastinare, mantenere il mondo simile a sé stesso il più a lungo possibile, scongiurare il battito d’ali di farfalla che potrebbe far svanire le sue certezze.

Poi c’è l’idealista, che interpreta il potere come un mezzo per ottenere un cambiamento che ritiene importante per la società in cui vive. Punta a dare l’esempio e a promuovere il cambiamento.

Oggi è il momento di fare i conti con un nuovo elemento che cambierà per sempre il concetto di politica e di potere: l’Intelligenza artificiale. La capacità di comprendere, comunicare e partecipare verrà ulteriormente livellata, permettendo alle comunità di autoregolarsi e vincolando le istituzioni rappresentative tradizionali alla volontà e all’indignazione collettiva”.

Dall’introduzione del libro: Gli algoritmi del potere. Come l’intelligenza artificiale riscriverà la politica e la società, Davide Casaleggio, ChiareLettere, 2024

Il futuro delle smart cities

È stato da poco pubblicato il testo Innovazione e sostenibilità per il futuro delle smart cities per le edizioni Mimesis a cura di Franco Ferrari , professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano.

È il quarto testo di una serie di volumi dedicata all’idea di smart city e alla sua evoluzione. Un lavoro, come dice nell ’introduzione al corposo volume, il curatore, “[necessario] per analizzare la trasformazione del quadro giuridico, geopolitico, ambientale, economico che ha messo a dura prova i progetti di molte organizzazioni internazionali e sovranazionali intesi a migliorare i tassi di efficienza, partecipazione, vivibilità e in ultima analisi di intelligenza dei nuclei urbani”.

All’interno del volume segnaliamo la sezione dedicata alla “Persona e diritti digitali nelle smart city”, e in particolare il capitolo riguardante “L’evoluzione del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione all’epoca della digitalizzazione, “I nuovi sistemi cloud first: il polo strategico nazionale e la piattaforma digitale nazionale dati” di Francesco Gaspari; come pure segnaliamo nella sezione curata da Mario Caligiuri , docente e scrittore collaboratore dell’ACN, “L ’Intelligence nella città intelligente”, un pregevole testo di Michele Colajanni, professore ordinario a Bologna dal titolo evocativo: “La Cybersecurity come strategia per mitigare il rischio negli ambienti complessi”.

È nel contesto di questa riflessione che nasce la richiesta di inserire nel volume un contributo del Direttore Generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Bruno Frattasi, che fosse in grado di fornire un excursus dei nuovi rischi delle città digitali e delle strategie che il nostro paese ha introdotto per mitigarli. Un saggio, quello dell’ex prefetto di Roma che comincia con una domanda provocatoria: E se un giorno ci svegliassimo per scoprire che la luce non si accende, il telefono non funziona e il garage elettrico non si apre perché un attacco informatico ha bloccato tutto, cosa faremmo? Penseremmo all ’Apocalisse? In un certo senso sì, e l’Agenzia, spiega Bruno Frattasi, esiste perché non debba mai accadere, pur sapendo che il rischio zero non esiste e che la cybersecurity è un gioco di squadra dove si vince giocando insieme.

La magistratura e i social network

La magistratura e i social network

Palazzo Bachelet – piazza Indipendenza 6 – Sala conferenze

Giovedì 16 maggio 2024

Prima sessione – La comunicazione social

Ore 15.30 Saluti istituzionali:

Fabio PINELLI           
Vicepresidente del CSM

Marcello BASILICO  
Presidente della Sesta commissione CSM

Ore 16.00 Relazione Introduttiva

Luigi FERRAJOLI   
già magistrato, Professore emerito filosofia del diritto – Università Roma 3

Ore 16.45 Coffee break

Ore 17.00 Dialogo a due:

Paolo BENANTI  
Presidente della Commissione sull’intelligenza artificiale – presidenza CdM

                              Membro del Comitato ONU sull’intelligenza artificiale

Adriano FABRIS  Professore di filosofia morale – Università di Pisa

                              Direttore del Master in comunicazione pubblica e politica

Coordina Antonio PREZIOSI  Direttore TG2

Ore 18.00 Dibattito

Venerdì 17 maggio 2024

Seconda Sessione – Quali limiti alla comunicazione dei magistrati

Ore 9.00-11.00 Presiede Roberto ROMBOLI, Presidente Ufficio studi e documentazione e Vicepresidente della Sesta Commissione CSM

relazioni di

Massimo LUCIANI  
Professore emerito di istituzioni diritto pubblico – Università La Sapienza Roma

Giuseppe CAMPANELLI  
Professore ordinario di diritto costituzionale – Università di Pisa

Margherita CASSANO  
Prima Presidente della Corte di Cassazione

Luigi SALVATO  
Procuratore generale presso la Corte di Cassazione

Luigi MARUOTTI  
Presidente del Consiglio di Stato

Ore 11,30

interventi programmati Gianluca GRASSO  Consigliere della Corte di Cassazione

                                      Michele PAPA  Presidente della Nona commissione CSM

a seguire, dibattito

Ore 13.00 Light lunch

Venerdì 17 maggio 2024

Terza Sessione – I magistrati e i social

Ore 14,30 Tavola rotonda

Coordina Arturo DI CORINTO  
Giornalista

Nunzia CIARDI
Vicedirettrice generale dell’Agenzia per la cybersecurity nazionale

Andrea MASCHERIN
Avvocato, già Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Giuseppe SANTALUCIA
Consigliere Corte di Cassazione – Presidente ANM

Patrizia TULLINI
Professoressa ordinaria di diritto del lavoro – Università di Bologna

Presidenza e relazione finale: Giovanni Maria FLICK  già Presidente della Corte costituzionale e Ministro della giustizia

DIGITAL ITALY 2023. Costruire la Nazione Digitale

Sintetizzare in uno spazio come questo il volume Digital Italy 2023, Costruire la nazione digitale, è impossibile.

Questa raccolta di saggi, a cura di Arianna Perri, realizzata per The Innovation Group e pubblicata per i tipi di Maggioli Editore, è un volume di 421 pagine con oltre 50 autori che provano a fare il punto sullo stato di digitalizzazione dell’Italia a partire dai passaggi salienti del Digital Decade Report della Commissione Europea. E cioè: che effetti stanno avendo sul nostro paese l’accelerazione delle tendenze tecnologiche, come l’uso dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa, sulla produttività e sull’organizzazione del lavoro; quali sono gli effetti dell’irruzione della geopolitica nelle attività economiche e nella vita quotidiana delle persone tra inflazione, frammentazione delle supply chain e cyberattacchi (tra le principali preoccupazioni dei cittadini europei alla protezione dalla disinformazione e dai contenuti illegali); infine, la competizione tecnologica sempre più intensa, in cui la rapidità e le economie di scala assumono un ruolo chiave nella gara per il primato dell’economia globale.

Lo stesso “Digital Decade Report” rileva che alcuni progressi sono stati realizzati nell’ultimo anno (2022), ma molto rimane ancora da fare. Ad esempio, come dice Roberto Masiero nella sua introduzione al volume, “rispetto agli obiettivi relativi alle infrastrutture digitali, e in particolare alle very high-capacity networks (VHCN), l’Italia ha fatto un salto di dieci punti percentuali tra il 2021 e il 2022, ma rimane ancora al di sotto della media dell’Unione Europea (54% contro il 73% dell’UE)”. Inoltre, solo il 46% del popolazione ha competenza digitali di base e la percentuale di donne fra gli specialisti ICT è solo del 16%. Il livello di “intensità digitale di base” delle PMI italiane è del 70%, pari alla media europea ma riguardo alla digitalizzazione dei servizi pubblici, l’Italia si ferma al 68% nella fornitura di servizi pubblici ai cittadini (contro il 77% dell’UE) e al 75% per quanto riguarda i servizi alle imprese (contro l’84% dell’UE).

Tutti questi aspetti sono analizzati nel libro(ne), ma a noi forse interessa un pezzo in particolare, quello che parla di IA e cybersecurity. Per la prima sono facilmente condivisibili le parole di Tiziana Catarci e Daniel Raffini che ci ricordano come la rivoluzione digitale è la rivoluzione del nostro tempo e l’IA solo l’ultimo tassello di un cambiamento di lunga durata, che va governato mettendo al centro l’uomo (human centered approach), affinché essa sia al servizio delle persone, senza credere che sia qualcosa di miracoloso, e mettendogli dei paletti, dei guard rail, come li ha chiamati per primo Sam Altman, cominciando dal limitare la raccolta di dati personali senza consenso (Guido Scorza nel suo contributo).

Ma per farci cosa alla fine? Per innovare processi e prodotti, sicuramente, ma anche, come si dice nel libro, favorire i processi decisionali pubblici, la crescita economica e il progresso scientifico, l’istruzione per tutti. E, magari, innalzare la postura cibernetica del paese. Ma per questo, si sa, vogliono regole, cultura tecnologica e finanziamenti. Lo dice pure uno specchietto di Elena Vaciago a pag.334, dove ci ricorda che nei prossimi due anni dovremo fare i conti con nuovi regolamenti europei come DSA, NIS2, Critical Entities Resilience (CER) e il Regolamento DORA. Insieme all’AI Act, il Regolamento sull’Intelligenza artificiale, dovrebbero aiutarci, forse, a governare la trasformazione, fino alla prossima tecnologia dirompente, come il Quantum Computing.

Expo Cyber Security Forum

Ruolo e competenze dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale – 14 maggio, Pescara

Arturo Di Corinto

Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

Arturo Di Corinto

Il tema: l’equazione della cybersecurity non è fatta solo da cybercrime. La protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza nazionale, l’affidabilità e stabilità del sistema finanziario, l’integrità e la sicurezza dei processi democratici sono solo alcune delle questione che rendono strategico l’argomento.

Vittime della mafia e giornalisti uccisi. I cronisti: sì al coordinamento Roma-Palermo

In occasione della Giornata mondiale dell’Onu per la libertà di stampa, in programma il 3 maggio 2024, i cronisti romani aderiscono all’invito di “Ossigeno per l’informazione” e dei cronisti siciliani ad aderire al Coordinamento permanente ­Roma-Palermo in memoria delle vittime della mafia e dei giornalisti uccisi.

Nella capitale esiste da anni un luogo dedicato all’impegno civile su questi temi, la Casa del jazz, al cui ingresso si trovano il Memoriale con i nomi di 1000 vittime delle mafie e il Pannello in Memoria dei giornalisti uccisi (“Cercavano la verità”) di “Ossigeno”. Analoga la funzione del Giardino della memoria di Ciaculli, a Palermo.

L’impegno quotidiano di noi cronisti è quello di onorare il patto con i lettori grazie al lavoro sul campo e alla ricerca di notizie, ma non meno importante è il dovere della memoria e della vicinanza alle famiglie di tanti colleghi caduti in nome della libertà e indipendenza dell’informazione, valori da trasmettere alle future generazioni. Così in una nota il Sindacato cronisti romani (Scr).

Associazione Stampa Romana: solidarietà a colleghi aggrediti e minacciati

Una cronista della Rai aggredita verbalmente da esponenti della comunità ebraica mentre racconta i momenti di tensione alla manifestazione di Porta San Paolo a Roma, gruppi pro Palestina che protestano davanti alla sede de La7 contro il conduttore dell’Aria che tira David Parenzo. Due episodi molto gravi, che l’Associazione Stampa Romana, condanna con fermezza esprimendo solidarietà ai colleghi. In questi mesi il dibattito sulle vicende mediorientali, anche sui mezzi di informazione , è stato accompagnato da un crescendo di intolleranza, gravissime accuse reciproche tra chi condanna l’intervento di Israele a Gaza e chi lo giustifica dopo le azioni di Hamas del 7 ottobre. È dovere di chi fa informazione rappresentare con equilibrio e rispetto la complessità della situazione e le diverse posizioni, su vicende che sono al centro del dibattito pubblico in tutto l’Occidente, in Israele stesso, senza alimentare scontri e tensioni, ed è inaccettabile che, come è avvenuto più volte, i giornalisti siano attaccati, aggrediti, minacciati, ostracizzati o additati perché fanno il loro lavoro di cronisti o esprimono opinioni.

La segreteria dell’Associazione Stampa Romana

L’Associazione Stampa Romana aderisce alle manifestazioni per il 25 Aprile

Antifascista, libera, democratica l’Italia repubblicana ha le sue radici nei valori della Resistenza da ricordare e ribadire, contro ogni tentativo di revisionismo. L’Associazione Stampa Romana aderisce, accanto alla Fnsi e agli altri sindacati dei lavoratori, alle manifestazioni per il 25 Aprile. È grazie alla lotta di Liberazione che, dopo la dittatura e i crimini del nazifascismo, è stato riconquistato il diritto a informare ed essere informati, essenza della dialettica democratica, presidio per tutti gli altri diritti civili e sociali sanciti dalla Costituzione, che il sindacato dei giornalisti sarà sempre impegnato a difendere.

Segreteria Associazione Stampa Romana

Di Corinto a lezione al CASD

Docenza nel corso ISSMI presso il Centro Alti Studi per la Difesa

Il 18 aprile Arturo Di Corinto ha tenuto una lezione al 26° corso ISSMI sul tema della Propaganda computazionale che accompagna gli attacchi cibernetici e cinetici, all’interno del Centro Alti Studi della Difesa di Roma.

L’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI) ha il compito di implementare la formazione degli Ufficiali Dirigenti delle Forze Armate Italiane per permettere agli stessi di ricoprire incarichi di particolare importanza nell’ambito Forza Armata, Interforze ed anche in ambito Internazionale.

Metro, stipendi ancora in ritardo. Il comunicato del Cdr

Gentili lettrici e lettori di Metro,
vogliamo aggiornarvi sulla situazione del giornale. Lo scorso gennaio, al termine di una serrata trattativa, abbiamo siglato un accordo con ulteriori sacrifici a carico della redazione per mantenere in vita – a fronte di una congiuntura economico-editoriale molto difficile – questa storica testata freepress: dunque una drastica riduzione dell’organico (con prepensionamenti e dimissioni), oltre al prolungamento dei pesanti ammortizzatori sociali.
Tre mesi dopo ci troviamo con l’azienda che paga gli stipendi in grave ritardo e solo parzialmente. Una situazione insostenibile, mentre si continua a navigare a vista, senza strategie a lungo termine, con stampa e distribuzione ridotte ai minimi termini, senza alcun investimento tecnologico e con una inconsistente presenza online.
Una deriva pericolosa e inaccettabile che non può lasciarci in silenzio. Per questo le giornaliste e i giornalisti di Metro – testata pioniera del rivoluzionario fenomeno della freepress in Italia – si batteranno con ogni mezzo per impedire l’agonia e lo snaturamento di quella preziosa autorevolezza informativa che hanno costruito in oltre vent’anni di serio e costante impegno quotidiano.

Il Cdr di Metro

Assemblea dei CdR della RAI proclama lo stato di agitazione e affida a Usigrai un pacchetto di 5 giorni di sciopero

L’Assemblea dei Cdr e dei fiduciari della Rai proclama a larghissima maggioranza (8 voti contrari e un astenuto) lo stato di agitazione e affida a Usigrai un pacchetto di 5 giorni di sciopero.

L’Assemblea contesta la volontà di trasformare il Servizio Pubblico nel megafono dei partiti, e all’azienda gli accorpamenti di testate calati dall’alto che svuoterebbero Radio1 della sua vocazione all news, la mancata volontà di indire una selezione pubblica per sostituire gli oltre 100 colleghi usciti dalla Rai negli ultimi anni, il mancato rispetto degli accordi sindacali sugli organici nella Tgr, l’assenza di risorse per stabilizzare i precari che lavorano nelle reti, i tagli alle troupe e la disdetta da parte del vertice del premio di risultato.

Il documento approvato:

L’Assemblea dei Cdr e dei fiduciari della Rai, convocata online da Usigrai, esprime fortissima preoccupazione per la situazione di stallo in cui versa l’azienda.

Mentre da un lato si registra la fuga di alcuni dei volti noti della Rai verso altri competitor – con inevitabili ripercussioni anche sugli ascolti e sui bilanci aziendali – dall’altro non si difende l’autonomia del Servizio Pubblico dalla politica. L’Assemblea dei Cdr concorda con l’Usigrai: il Servizio Pubblico non può essere il megafono dei partiti. Una presa di posizione del sindacato che ha avuto eco anche al di fuori dei confini nazionali: è infatti indispensabile una missione internazionale sulla libertà di stampa nel nostro paese.

Non solo, l’informazione risulta la grande assente nel Piano Industriale. Non esistono linee guida sull’impatto che la trasformazione in digital media company avrà sul settore giornalistico. Nei gruppi di lavoro “Ottimizzazione offerta editoriale” e “Evoluzione competenze ed interventi organizzativi” non ci sono giornalisti, e per ora gli unici interventi, calati dall’alto senza alcun confronto con il sindacato, sono quelli che prevedono lo smembramento della Radio, con Gr Parlamento e la redazione sportiva che verrebbero assegnati rispettivamente a Rai Parlamento e Rai Sport, svuotando di fatto Radio1 dalla sua vocazione all news basata su informazione e sport, senza alcuna ragionevole motivazione organizzativa o industriale, senza alcun vantaggio per la testata o per l’azienda.

Tutto questo in un quadro di mancato rispetto degli accordi sindacali sugli organici della testata giornalistica regionale e di mancato turn over nelle testate nazionali, che di fatto producono una riduzione del perimetro occupazionale. Sono oltre 100 le uscite non sostituite negli ultimi anni, con conseguenti maggiori carichi di lavoro a fronte di un aumento dei prodotti informativi. Tutto questo con continui tagli al budget per le troupe e la mancanza di risorse per procedere alla stabilizzazione dei colleghi precari che lavorano nei programmi, come la Rai si è impegnata a fare con la cosiddetta fase 2.

Inoltre, il fatto che la Rai abbia più volte ribadito di non voler procedere ad una selezione pubblica – l’unica che permette un accesso trasparente in azienda – impedisce alle colleghe e ai colleghi della Tgr di potersi trasferire per ricongiungersi con i familiari o per legittime ambizioni professionali. Al contempo i trasferimenti delle colleghe e dei colleghi dai generi ai nazionali, in assenza di graduatorie concorsuali, agevolano le cosiddette “prime utilizzazioni” a chiamata diretta nei programmi, mentre il codice etico Rai impone “il ricorso a procedure concorsuali o comunque a criteri oggettivi di selezione” e di fatto creano nuovo precariato.

Non solo. Da anni l’azienda non sostituisce le colleghe in maternità, ottenendo indirettamente un vantaggio economico e aumentando, anche in questo caso, il carico di lavoro delle redazioni.

Da ultimo, in questo quadro preoccupante, si inserisce la disdetta dell’accordo sul premio di risultato, con la motivazione di volerlo allineare a quello delle altre categorie professionali. L’assemblea trova inaccettabile quanto prospettato dall’azienda al sindacato, di non voler prevedere, cioè, una parte fissa come per gli altri dipendenti e di voler legare l’erogazione ai risultati di ascolto generali della Rai e non più a quelli delle maggiori edizioni dei telegiornali, come da precedente accordo. Di fatto facendo pagare con un taglio alle retribuzioni dei giornalisti gli sprechi e le eventuali scelte editoriali sbagliate dei vertici, che non sono chiamati invece a risponderne.

Per tutte queste motivazioni l’Assemblea dei Cdr e dei fiduciari della Rai proclama lo stato di agitazione che segna l’avvio di una mobilitazione e affida all’Usigrai un pacchetto fino a 5 giorni di sciopero.

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale e la democratizzazione della cybersecurity

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale e la democratizzazione della cybersecurity”, organizzato dal Centro Studi Americani in collaborazione con Crowdstrike, in programma il prossimo 18 aprile alle 17:30, si terrà presso la sede del Centro Studi Americani, in via Michelangelo Caetani 32 a Roma.

L’intelligenza artificiale generativa sta progredendo rapidamente e potrebbe rivoluzionare numerosi settori. Nonostante l’IA non sia una novità, il suo utilizzo quotidiano è comune da circa un decennio, con esempi come la ricerca Google, Maps e i servizi di traduzione. Tuttavia, è essenziale che le persone comprendano come e perché viene sviluppata questa tecnologia. La Commissione europea sta lavorando al primo quadro normativo sull’Intelligenza Artificiale, l’AI Act, per garantire che i sistemi AI all’interno dell’UE rispettino i diritti e i valori dell’Unione, come il controllo umano, la privacy e la trasparenza.

La cybersecurity è uno dei settori più promettenti per l’IA, poiché può aiutare a superare sfide come la carenza di talenti, la limitata accessibilità degli strumenti e la necessità di rispondere rapidamente agli attacchi. L’uso dell’IA generativa può fornire inoltre vantaggi operativi e competitivi nel rilevare, investigare e rispondere agli attacchi informatici, rendendo le aziende più efficienti e precise.

Machina Sapiens

Machina Sapiens, l’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza (Il Mulino 2024) è il secondo libro della futura trilogia di Nello Cristianini sull’Intelligenza artificiale ed è un piccolo capolavoro di chiarezza. Il professore italiano, che insegna Intelligenza Artificiale all’Università di Bath, in Inghilterra, prende la mosse dalle visionarie tesi di Alan Turing, il padre dell’informatica moderna, per discettare se, come e quando le macchine artificiali possano pensare. E il risultato delle sua analisi è che, come diceva Turing, la domanda è sbagliata. La vera domanda è se le macchine che abbiamo costruito possano comprendere il mondo e parlarne con noi. La risposta è che oggi ci siamo riusciti, come aveva predetto Turing, che non solo contribuì a decifrare la macchina cifrante nazista Enigma, ma che pose le basi della teoria della computazione generale.
Oggi, dice Cristianini, assistiamo alla straordinaria evoluzione di idee vecchie di 70 anni – l’età dell’IA – perché abbiamo a disposizione qualcosa che prima non avevamo: potenza computazionale, algoritmi di machine learning efficaci e tanti dati. Più dati forniamo alla macchina, più quest’ultima può metterli in relazione, a velocità mai viste prima, sviluppando una sua “visione del mondo”. La logica è facile da comprendere se pensiamo che macchine come ChatGPT sono state pensate proprio per un compito specifico, quello di conversare con noi dandoci risposte plausibili e non di sapere tutto, o di simulare ogni forma di comportamento cognitivo umano. E tuttavia, questo non ci autorizza a pensare che non accadrà nel tempo a venire.
Alcune artificiali hanno già manifestato capacità emergenti sulla base di un mero apprendimento associativo, mostrato di essere capaci di generalizzare concetti, e trasferire conoscenze da un dominio all’altro, dalla linguistica alla matematica. E allora, senza fare fughe in avanti, per adesso basta mettersi d’accordo su cosa intendiamo per intelligenza, pensare, ragionare, tre concetti che ancora dividono filosofi e psicologi e che magari sono utilizzati in maniera impropria, sia per le macchine che per gli umani, diciamo noi. Dunque, restiamo coi piedi per terra: le GenAI, le intelligenze artificiali generative, fanno già meglio di noi in molti campi. Queste macchine sono in grado di superare test di lingua necessari a ottenere un visto o passare di grado a scuola; sono in grado di superare gli esami per l’avvocatura in America; sono in grado di analizzare sterminate quantità di dati e riscrivere sé stesse. Ma non sanno ancora prendere decisioni autonome e, in aggiunta, ogni tanto si sbagliano (“confabulano” e “allucinano”). Basta questo a definirle pappagalli stocastici? La risposta di Cristianini è no.
Poi, certo se vogliamo continuare a pensare di essere l’apice dell’evoluzione e i signori del Creato, possiamo anche farlo. D’altronde prima di Copernico si credeva che il Sole girasse intorno alla Terra, e che l’Uomo fosse al centro dell’Universo; prima di Darwin si credeva che l’Uomo non appartenesse al mondo animale; e prima di Freud si credeva che l’Io fosse padrone a casa propria. Tre ferite narcisistiche che potrebbero farci risparmiare la quarta.

Comunicato dell’assemblea di Redazione dell’Agi

L’Assemblea dei redattori dell’AGI si è riunita nuovamente a un mese dall’inizio della mobilitazione contro l’ipotesi di vendita dell’agenzia, un mese in cui i giornalisti hanno scioperato per sei giorni e messo in campo iniziative di protesta e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che hanno avuto una vastissima eco mediatica, politica e istituzionale.   

Nella riunione odierna è intervenuta la Direttrice responsabile Rita Lofano, che ha spiegato di comprendere le preoccupazioni della redazione invitando però ad avere fiducia nell’editore. L’Assemblea manifesta forte insoddisfazione per un intervento che si ritiene tardivo e non chiarificatore rispetto agli ultimi sviluppi dell’ipotesi di cessione dell’agenzia. La Direttrice ha anche suggerito di “riallacciare un dialogo con l’editore”, dialogo che il Cdr ha con insistenza tentato di tenere vivo in queste settimane, senza tuttavia ottenere risposte.   

L’Assemblea ricorda, inoltre, lo sforzo e la responsabilità con cui la redazione ha sempre risposto nel corso degli ultimi anni ad iniziative editoriali messe in campo e poi progressivamente abbandonate, senza ragioni esplicite né spiegazioni, da parte delle direzioni che si sono succedute. 

Nei prossimi giorni verranno promosse altre iniziative per tenere viva l’attenzione sulle criticità di una possibile operazione che metterebbe a rischio il ruolo di fonte primaria dell’agenzia, per sua natura autonoma e indipendente.  L’Assemblea ribadisce la piena fiducia al Cdr in questo delicato frangente e gli affida un ulteriore pacchetto di tre giorni di sciopero che si aggiungono ai tre già deliberati. 

The Eye of the Master

The Eye of the Master. A social history of Artificial Intelligence

L’intelligenza artificiale non è neutrale. Come ogni tecnologia, risente della temperie culturale e dei modelli socioeconomici all’interno dei quali è stata ideata e sviluppata, ma l’IA, più di tutte, riproduce il comando capitalista dell’occhio del padrone, sottraendo all’umano, riproducendole, le sue qualità più intime, con il fine di sostituirlo nel processo produttivo. È questa la tesi di Matteo Pasquinelli nel libro The Eye of the Master. A social history of Artificial Intelligence, di recente pubblicato da Verso Books (2023) e appena arrivato in alcune librerie italiane.

La tesi, non proprio originale, ma molto documentata e rigorosamente descritta nel libro, è che l’IA rappresenti solo un altro passaggio dell’automazione del lavoro umano che porta inevitabilmente all’alienazione del lavoratore separandolo dal prodotto della sua fatica. Prima accadeva con l’operaio specializzato, oggi accade ai turchi meccanici che annotano i dati di addestramento dell’IA e si occupano dell’allineamento di ChatGPT.

Portando ad esempio il Principio di Babbage e pescando a piene mani nella storia della cibernetica, l’autore argomenta come l’IA sia quindi il culmine dell’espropriazione delle capacità cognitive dei colletti bianchi, secondo lo stesso processo industriale che, cominciato con l’espropriazione delle terre, le enclosures, trasformerà agricoltori, artigiani e piccoli proprietari in sottoproletari urbani a caccia di lavoro nelle fabbriche col telaio meccanico.

Per dirla col linguaggio dell’autore, l’IA che nasce dalla segmentazione industriale dei compiti lavorativi, passa per la raccolta di dati prodotti nei circuiti del loisir culmina inevitabilmente nella pratica estrattivista dell’attuale capitalismo della sorveglianza come l’ha chiamato Shoshana Zuboff Perché, sempre secondo l’autore, l’essenza dell’IA non è replicare la cognizione umana, ma codificare e automatizzare le pratiche sociali e i rapporti di potere che derivano dalla divisione del lavoro. Pasquinelli la chiama the labour theory of automation.

The Eye of the Master

Editoria: solidarietà Coordinamento Cdr Agenzie di stampa a Agi e Dire

“Il coordinamento dei Cdr delle Agenzie di stampa esprime solidarietà ai colleghi dell’Agi, di nuovo in sciopero nell’ambito della vertenza sulla vendita dell’agenzia e in difesa dei livelli occupazionali interni e del ruolo delle agenzie di stampa come fonte primaria di informazione, fondamentale per l’intero sistema dei media italiani; conferma la propria presenza al presidio indetto dai colleghi dell’Agi per oggi in piazza della Rotonda, a Roma. Il Coordinamento manifesta inoltre la sua solidarietà ai colleghi della Dire, in sciopero per chiedere di sanare definitivamente la posizione dei colleghi della redazione romana sospesi dall’azienda, ancora in attesa di vedere rispettati i propri diritti”.

CRIPTOVALUTE: SU IRIDE IN CAMBIO DI DATI Il Garante Privacy avverte Worldcoin

Se il progetto Worldcoin, basato sulla scansione dell’iride per verificare l’identità degli utenti approdasse in Italia, con ogni probabilità violerebbe il Regolamento Ue, con tutte le conseguenze di carattere sanzionatorio previste dalla normativa.

Questo in sintesi l’avvertimento che il Garante Privacy ha inviato a Worldcoin Foundation, che sostiene il progetto lanciato dall’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, per poter scambiare cryptovalute, dopo i primi riscontri forniti dalla società nell’ambito dell’istruttoria avviata nei mesi scorsi dall’Autorità.

Il protocollo Worldcoin ha l’obiettivo di creare un’identità (World ID) e una rete finanziaria (basata sulla cryptovaluta WLD) a livello globale. Al centro del progetto l’Orb, un dispositivo biometrico che scansiona il volto e l’iride, appunto, un codice identificativo univoco a livello mondiale per ciascun individuo – World ID – in grado, secondo la Worldcoin Foundation, di distinguere gli esseri umani dai prodotti dell’intelligenza artificiale.

Anche se i dispositivi Orb non sono ancora funzionanti in Italia, i cittadini italiani possono già scaricare, dagli app store, la World App, fornire i relativi dati personali e prenotare i propri WLD token gratuiti.

Orb, World ID e World App, strettamente interconnessi tra loro, costituiscono l’ecosistema Worldcoin.

Dalle informazioni ricevute dalla società e da quelle reperibili sul sito della stessa, l’Autorità ritiene che il trattamento dei dati biometrici basato sul consenso degli aderenti al progetto, rilasciato sulla base di una informativa insufficiente, non può essere considerato una base giuridica valida secondo i requisiti richiesti dal Regolamento europeo.

Oltretutto, la promessa di ricevere WLD token gratuiti da parte di Wordcoin incide negativamente sulla possibilità di esprimere un consenso libero e non condizionato al trattamento dei dati biometrici effettuato attraverso gli Orb.

Infine, i rischi del trattamento risultano ulteriormente amplificati dall’assenza di filtri per impedire l’accesso agli Orb e alla World App ai minori di 18 anni.

Il provvedimento del Garante è in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

            Roma, 2 aprile 2024

Propaganda e cyberwarfare a ITASEC24

Durante l’ottava edizione di ITASEC (https://itasec.it/), il giorno 9 aprile verrà presentato il mio paper sulla propaganda computazionale.

Itasec è l’annuale conferenza italiana sulla cybersicurezza organizzata dal Cybersecurity National Lab. del CINI in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), si terrà a Salerno dall’8 all’11 aprile 2024, presso il Grand Hotel Salerno.

ITASEC24

L’ottava edizione di ITASEC (https://itasec.it/), l’annuale conferenza italiana sulla cybersicurezza organizzata dal Cybersecurity National Lab. del CINI in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), si terrà a Salerno dall’8 all’11 aprile 2024, presso il Grand Hotel Salerno.

Alla Conferenza, in presenza, parteciperanno ricercatori e professionisti impegnati nei vari campi della cybersicurezza, provenienti dal settore privato e da quello pubblico, dall’università, dall’industria, dagli enti di ricerca e dal settore governativo.

Tramite il sito https://itasec.it/registration-partecipants/ è possibile iscriversi alla conferenza e ai workshop scientifici di lunedì 8 aprile.

Nella speranza di incontrarci a Salerno, porgiamo i più cordiali saluti.

Il Team del Cybersecurity National Lab – CINI

TELEMARKETING, GARANTE PRIVACY: AL VIA IL CODICE DI CONDOTTA

COMUNICATO STAMPA

TELEMARKETING, GARANTE PRIVACY: AL VIA IL CODICE DI CONDOTTA

Accreditato l’Organismo di monitoraggio per la piena efficacia delle nuove regole

            Con l’accreditamento dell’Organismo di monitoraggio (OdM) si completa l’iter per la piena applicazione del Codice di condotta che regola le attività di teleselling e di telemarketing. Il Codice, che ha l’obiettivo di tutelare gli utenti dalle chiamate indesiderate, acquisterà piena efficacia dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

            L’Autorità ha ritenuto che l’OdM – proposto da associazioni di committenti, call center, teleseller, list provider e associazioni di consumatori – sia in possesso dei requisisti previsti dal Regolamento Ue, tra i quali un adeguato livello di competenza, indipendenza e imparzialità per lo svolgimento dei compiti di controllo sull’applicazione del Codice da parte degli aderenti.

            Le società che aderiranno al Codice, si impegneranno ad adottare misure specifiche per garantire la correttezza e la legittimità dei trattamenti di dati svolti lungo tutta la “filiera” del telemarketing. Dovranno raccogliere consensi specifici per le singole finalità (marketing, profilazione, ecc.), informare in maniera precisa le persone contattate sull’uso dei loro dati, assicurando il pieno esercizio dei diritti previsti dalla normativa privacy (opposizione al trattamento, rettifica o aggiornamento dei dati). Le società inoltre saranno tenute ad effettuare una valutazione di impatto nel caso svolgano trattamenti automatizzati, compresa la profilazione, che comportano un’analisi sistematica e globale di informazioni personali.

            Per contrastare il fenomeno del “sottobosco” dei call-center abusivi il Codice di condotta stabilisce l’applicazione di una penale o la mancata corresponsione della provvigione per ogni contratto stipulato a seguito di un contatto promozionale senza consenso.

            Roma, 18 marzo 2024

La propaganda computazionale e le interferenze hacker

È stato pubblicato dall’AICA il nuovo numero di MondoDigitale interamente dedicato alla cybersicurezza, risultato della collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).

Il numero speciale si apre con un editoriale a cura di Bruno #Frattasi, direttore generale dell’ACN, e presenta diversi contributi scritti dagli esperti dell’ACN:

1.    METRICHE ED INDICATORI DELLO STATO DI ESPOSIZIONE CYBER DEL PAESE
Luca Montanari, Ph.D.

2.    LA PROPAGANDA COMPUTAZIONALE E LE INTERFERENZE HACKER
Arturo Di Corinto

3.    GOVERNO DEI SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ASPETTI DI CYBERSICUREZZA
Luca Nicoletti, Monica Scannapieco, Mara Sorella, Marco Centenaro

4.    FORMAZIONE IN CYBERSICUREZZA: SFIDE E OPPORTUNITÀ
Paolo Atzeni, Bernardo Palazzi



ELEA 9003, Storia del primo calcolatore elettronico italiano

Nel 1949 Adriano Olivetti comincia a immaginare il nuovo futuro della sua azienda e il percorso che porterà la Olivetti, dieci anni più tardi, a presentare al mondo l’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico commerciale progettato e prodotto in Italia. A realizzarlo, in un piccolo laboratorio pisano, è un gruppo di giovani diretto dal visionario ingegnere italo-cinese Mario Tchou.

L’Elea 9003 sarà un successo dal punto di vista tecnologico e scientifico e un modello innovativo sotto molti altri aspetti: dal metodo di lavoro al design firmato da Ettore Sottsass, dalle suggestioni culturali fino alle strategie di marketing.
Il progetto Elea fu chiuso a causa della morte, avvenuta in un singolare incidente automobilistico, di Mario Tchou, che seguiva di un solo anno la morte di Adriano Olivetti, avvenuta per infarto su un treno.

Successivamente, nel 1964, Pier Giorgio Perotto e i suoi collaboratori progettarono e realizzarono per la Olivetti la Programma 101, il primo personal computer al mondo. Un calcolatore pensato per tutti, che prevedeva un rapporto diretto, personale, tra l’utente e la macchina. Questo computer da scrivania prodotto a Ivrea fu usato dalla NASA per la missione Apollo 11.
ELEA 9003, Storia del primo calcolatore elettronico italiano, Maurizio Gazzarri, 2021, Edizione di Comunità.

La Fnsi sostiene le denunce presentate da Rsf alla Cpi per crimini di guerra contro i giornalisti a Gaza

La Federazione nazionale della stampa italiana appoggia formalmente le due denunce presentate da Reporters sans frontières alla Corte penale internazionale per crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano ai danni dei giornalisti palestinesi a Gaza. A partire dal 7 ottobre 2023 sono – secondo i dati di Rsf – 103 i giornalisti e gli operatori dell’informazione uccisi nella terribile rappresaglia su Gaza da parte di Israele. Nella prima denuncia, presentata alla fine di ottobre, si menzionano in particolare i casi di 9 giornalisti uccisi dal 7 ottobre e due feriti nell’esercizio delle loro funzioni e la distruzione intenzionale, totale o parziale, delle sedi di più di 50 organi di stampa a Gaza.

Per Rsf, «gli attacchi subiti dai giornalisti palestinesi a Gaza corrispondono alla definizione data dal diritto internazionale umanitario di un attacco indiscriminato e costituiscono pertanto crimini di guerra ai sensi dell’articolo 8.2.b. dello Statuto di Roma». «Anche considerando –aggiunge l’organizzazione – che questi giornalisti siano stati vittime di attacchi contro obiettivi militari legittimi, come sostengono le autorità israeliane, questi attacchi hanno comunque causato danni manifestamente eccessivi e sproporzionati ai civili e costituiscono comunque un crimine di guerra ai sensi dello stesso articolo».

Nella prima denuncia si fa menzione anche della morte di un giornalista israeliano ucciso in un kibbutz mentre documentava l’assalto di Hamas.

Nella seconda denuncia per crimini di guerra Rsf cita la morte di sette giornalisti palestinesi, uccisi a Gaza tra il 22 ottobre e il 15 dicembre e chiede alla procura internazionale di indagare più ampiamente su tutti i giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre. Per l’organizzazione indipendente ci sono «fondati motivi» per ritenere che i giornalisti interessati da questa denuncia siano stati vittime di attacchi assimilabili a crimini di guerra. Secondo le informazioni raccolte da Rsf, «questi giornalisti potrebbero essere stati deliberatamente presi di mira in quanto giornalisti».

La Federazione della stampa si associa e sostiene le denunce presentate da Rsf, chiedendo alla Corte penale internazionale di indagare su questi crimini e assicurare gli eventuali responsabili alla giustizia. Chiede inoltre che questi crimini siano giudicati in via prioritaria dalla Cpi. «Non giustifichiamo – sottolinea la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante – la violenza e la brutalità con le quali il 7 ottobre i terroristi di Hamas hanno attaccato lo Stato israeliano, e siamo vicini alla popolazione per il dramma degli ostaggi. Ma non possiamo tacere che da quel 7 ottobre sono morti nel conflitto decine di giornalisti e operatori dei media palestinesi: sono diventati obiettivi di guerra e questo è inaccettabile».

Costante ribadisce quindi l’appello promosso dalla Ifj a far cessare gli attacchi nei confronti dei civili e degli operatori dei media e la «forte preoccupazione» espressa dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani per il «numero elevato» di giornalisti palestinesi uccisi a Gaza.

LA MINACCIA CYBER E LE STRATEGIE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Seminario di formazione per giornalisti presso la sede di Banca d’Italia

PROGRAMMA
Banca d’Italia, sala Stringher, via delle Quattro Fontane 121/123, ROMA
Martedì 27 febbraio 2024
LA MINACCIA CYBER E LE STRATEGIE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
9.00 – 9.10
Apertura dei lavori
Giuseppe Zingrillo
Capo Dipartimento Informatica (BdI)
9.10 – 9.50
L’evoluzione dello scenario
della minaccia cyber
Pasquale Digregorio
Divisione CERTBI (BdI)
9:50 – 10.30
L’Agenzia per cybersicurezza nazionale: storia, missione, obiettivi
Arturo Di Corinto (ACN)
10.30 – 10.40
coffee-break
10.40 – 11.20
Awareness, formazione
e resilienza cibernetica
Bernardo Palazzi (ACN)
11.20 – 12.00
Il CERT della Banca d’Italia e le attività di contrasto proattivo della minaccia cyber
Simone Ciccarone
Divisione CERTBI (BdI)
12.00 – 12.30
Visita alla mostra Data Detox
“un io digitale più sano e consapevole”
Annalisa Vitale e Chiara Ferretti
Divisione CERTBI (BdI)
12:30 – 13:10
Profili di cybersicurezza dell’attività giornalistica: protezione di dati, fonti e gestione di data breach
Andrea Biasiol
Divisione Relazioni con i media (BdI)
13.10 – 13.20
Chiusura dei lavori
Angela Barbaro
Capo Servizio Comunicazione (BdI)