La Repubblica: Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

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Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

Attaccate banche iraniane e siti governativi americani. Mentre decelera l’escalation militare, la guerra fredda cibernetica sta diventando calda a colpi di DDoS e defacement. Cosa è accaduto finora e cosa potrebbe accadere

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 9 Gennaio 2019

LA BANCA iraniana Sepah ieri è stata sotto attacco per diverse ore. A causa di un DDoS, un attacco da negazione di serivizio in gergo informatico, un attacco condotto per fare collassare il sito web bersaglio di innumerevoli richieste di accesso da parte di un’orda di computer zombie, una botnet, precedentemente infettati e comandati da remoto. Autore dell’attacco sarebbe il gruppo Prizraky, che dalle verifiche di Repubblica rimanda a un sedicenne brasiliano pro-Trump che in chat ha dichiarato di essere un simpatizzante del presidente Bolsonaro e che con questa sua azione ha voluto dimostrare che “se gli americani devono temere attacchi dall’Iran, anche l’Iran deve temere attacchi cibernetici nei suoi confronti”. Mentre scriviamo il sito web della banca è ancora irraggiungibile dall’Italia. Ma potrebbe semplicemente aver alzato le difese deviando il traffico straniero per proteggersi. In ogni caso siamo dinanzi a un segnale da non sottovalutare affatto. Che succederebbe se sull’onda dell’emozione ogni hacker in erba cominciasse la sua cyberguerriglia personale? Continua »

Libri: Riprendiamoci la rete. Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Riprendiamoci la rete! Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Edizioni Eurilink University Press

2019 € 20

pp. 208 Collana: Link — 4

ISBN: 978–88-85622–76‑0

Il libro si può scaricare gratuitamente via email e tramite WhatsApp qui: https://riprendiamocilarete.unilink.it/

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La Repubblica: È il 5 novembre, Anonymous va all’attacco della politica

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È il 5 novembre, Anonymous va all’attacco della politica

Nella ricorrenza della congiura delle polveri, hanno bucato la rete della Camera dei deputati, quella della prefettura di Napoli, l’ordine degli avvocati di Arezzo, Grosseto e Perugia, l’agenzia per l’Ambiente in Abruzzo e Puglia e molti altri siti. “Con le nostre azioni non cerchiamo di cambiare il mondo, ma dare una voce a quelle persone che non vengono mai ascoltate”

di ARTURO DI CORINTO per la Repubblica del 5 Novembre 2019

HANNO bucato la prefettura di Napoli, l’ordine degli avvocati di Arezzo, Grosseto e Perugia, l’agenzia per l’Ambiente in Abruzzo e Puglia e molti altri siti. Gli anonymous italiani per celebrare la ricorrenza del 5 novembre – la data della Congiura delle polveri che ha prodotto la maschera di Guy Fawkes divenuta celebre col film V per Vendetta –  hanno reso pubblici i dati relativi a enti e istituzioni dei quali hanno violato centinaia di database. Con una novità, la distribuzione dei filmati di alcuni apparati di sorveglianza privati che immortalano diversi momenti di vita dentro e fuori i palazzi del centro di Roma, tra questi il Pantheon. Gli hacker hanno anche rivendicato un attacco informatico alla Camera dei deputati ma i responsabili del sito istituzionale negano che sia avvenuta un’intrusione nel loro sistemi. Continua »

La Repubblica: La nazionale italiana degli hacker vola a Las Vegas. Con i soldi contati

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La nazionale italiana degli hacker vola a Las Vegas. Con i soldi contati

Il team mHACKERoni, la squadra nostrana di cybersecurity, chiede aiuto per volare alla DEF CON – il “mondiale” della sicurezza informatica – e vincere contro tutti

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 2 agosto 2019

L’ANNO scorso si sono qualificati settimi, quest’anno hanno a malapena i soldi per volare fino a Las Vegas e partecipare di nuovo alla gara di hacker più famosa al mondo. Sono gli universitari italiani del team mHACKERoni, qualificati per la “Capture the flag” del DEF CON, appuntamento annuale di sicurezza informatica citato anche in film e serie tv come X-Files, The Signal e Mr. Robot. Il loro simbolo, manco a dirlo, è un rigatone che gronda sugo di pomodoro. Come non capire che si tratta di italiani? In effetti i mHACKERoni rappresentano la principale squadra italiana di hacking etico, la quintessenza delle migliori formazioni universitarie e professionali italiane. Essendo una delle 16 squadre che sono riuscite ad arrivare alle finali di Las Vegas adesso hanno gli occhi di tutti puntati addosso. E una grande responsabilità: fare meglio dell’anno scorso. Continua »

Il Manifesto: Attacchi alle telco: è inutile fare gli struzzi

Attacchi alle telco: è inutile fare gli struzzi

Hacker’s Dictionary. Un cyberattacco forse cinese contro provider europei, la violazione di database assicurativi, un servizio di social sharing bucato da delinquenti. Ma solo uno informa i suoi utenti

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 27 Giugno 2019

Un cyberattacco, in corso dal 2017, ha colpito alcune compagnie di telecomunicazioni facendo incetta di enormi quantità di dati personali e aziendali. Lo hanno scoperto i ricercatori israeliani di Cybereason. Le telco coinvolte operano in trenta paesi e sarebbero attive anche in Italia. Se questo è vero ci aspettiamo informazioni dal Garante della Privacy. Nel frattempo vediamo cosa è accaduto. L’attaccante, spiega Cybereason, «è riuscito a infiltrarsi nei segmenti più profondi della rete dei provider, compresi alcuni isolati da Internet» e a violarne la sicurezza. La violazione ha riguardato nomi utente e password, informazioni sulla fatturazione e persino la registrazione di alcune chiamate. Le indagini «hanno dimostrato che gli attacchi erano mirati e che hanno tentato di rubare dati sulle comunicazioni di specifici utenti in vari paesi». Secondo i ricercatori c’è «un’alta probabilità» che l’attacco «sia sostenuto da uno stato nazionale e che sia riconducibile alla Cina».

Nell’attacco c’è infatti l’impronta di un gruppo di hacker cinesi, denominato Apt 10, già noto per questo tipo di attacchi. La Cina ha negato il proprio coinvolgimento. L’operazione, denominata SoftCell è stata appena scoperta, ma potrebbe risalire addirittura al 2012. Continua »

Il Manifesto: Le ‘ndrine calabresi entrano nel business degli attacchi informatici

Le ‘ndrine calabresi entrano nel business degli attacchi informatici

Hacker’s dictionary. Aumentano le denunce di attacchi finanziari: le piccole e medie imprese sono nel mirino. Mentre le banche si stanno attrezzando a difendersi, i criminali puntano gli ospedali

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 6 Giugno 2019

Il numero di denunce relative agli attacchi finanziari subiti da grandi, piccole e medie aziende italiane dal 2017 al 2018 è aumentato del 340%, mentre quello delle frodi del 172%. Lo ha detto il Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi nel corso del suo intervento al Security Summit organizzato da Clusit e Astrea ieri a Roma.

Ciardi ha anche ricordato un altro dato preoccupante, riferito nel Rapporto Clusit 2019, relativo al raddoppio dei furti di dati sanitari che hanno subito un’impennata del 99%.

Informazioni anagrafiche, indirizzi email, storia medica dei pazienti, operazioni, immagini mediche, farmaci prescritti, risultati dei test, malattie diagnosticate, tutti i dati trattati con dispositivi connessi a Internet sono un bottino ghiotto per i criminali soprattutto se associati a informazioni assicurative e bancarie. Continua »

Il Manifesto: Perché gli hacker attaccano le università

Perché gli hacker attaccano le università

Hacker’s Dictionary. Un test di penetrazione ha dimostrato la vulnerabilità di 50 università britanniche. Il Georgia Tech ha perso il controllo di 1 milione di record studenteschi e anche l’università italiana non sfugge alle mire degli hacker

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 11 Aprile 2019

In meno di due ore un gruppo di hacker etici ha dimostrato di poter superare le difese di 50 università inglesi senza troppa fatica.

Il «penetration test», voluto dall’agenzia britannica che si occupa di fornire servizi Internet a università e centri di ricerca nel Regno unito, ha evidenziato in questo modo l’estrema facilità di accedere a dati personali, sistemi finanziari e reti di ricerca. In molti casi i white hat hacker sono stati capaci di ottenere le informazioni su studenti e impiegati con un successo del 100% usando tecniche di «spear phishing», la pesca mirata di dati personali che usa email personalizzate e siti clone che chiedono di reimpostare login e password per appropriarsene.

Ma perché l’hanno fatto? Università e centri di ricerca britannici hanno subito solo l’anno scorso più di mille tentativi di attacco orientato al furto di dati o all’interruzione dei servizi.

Il motivo è facile da capire: le università hanno molte informazioni sensibili sugli studenti ma spesso non hanno definito misure minime di sicurezza informatica, inoltre detengono grandi quantità di dati provenienti dalla ricerca in settori avanzati, sfornano brevetti, sviluppano prodotti commerciali ad alta tecnologia, partecipano a progetti internazionali come partner di industrie ed istituzioni. Continua »

AGI: Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

L’11 marzo arriva l’email ricattatoria, lui, Paolo Baita amministratore di Visure Italia non paga e i dati finiscono sul web a disposizione di tutti. Ecco la versione della vittima

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 21 Marzo 2019

La banca dati di Visure Italia è stata hackerata e l’amministratore unico di Trust srl che la governa, Paolo Baita, è affranto. L’uomo è stanco e dispiaciuto. Da quando i nomi di 46 mila suoi clienti sono stati diffusi sul web passa il tempo a scrivere email e rispondere al telefono per rassicurarli.

Quando l’abbiamo raggiunto al telefono ci ha confessato di saperlo da qualche giorno. Temeva che sarebbe finita così. Nonostante tutto ci conferma di avere fatto una denuncia alla Polizia Postale e di avere avvertito il Cnaipic, il Centro Nazionale Anti Crimine Informatico e per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. “Non potevo e non volevo pagare.” Ci ha detto. “Lo sapevamo dall’11 marzo.”

Non abbiamo visto l’email, ma nella nostra ricostruzione dei fatti questo elemento è coerente con l’accaduto: un hacker malevolo ha provato a ricattarlo, con un’email in cui pretendeva il pagamento di un euro per ogni nominativo presente nel database trafugato. Un tentativo di estorsione: “Trivial”, questo il nome del delinquente, gli ha chiesto 46.000 euro per non divulgare i dati di oltre 46 mila utenti del servizio di Baita che consente ad avvocati, notai e investigatori privati di ricostruire la storia fiscale e creditizia di un qualsiasi soggetto, singolo, pubblico o associato. Visure Italia, servizio di Trust Srl, società a responsabilità limitata di Quartu Sant’Elena (Cagliari), è concessionario della Banca dati delle Camere di Commercio: un “mondo” di dati. Continua »

Il Manifesto: Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Hacker’s dictionary. Negli ultimi mesi il crimine informatico ha destato grande allarme e causato danni notevoli alla Pubblica Amministrazione, alle aziende e ai cittadini. Salvini dovrebbe occuparsi di più della nostra sicurezza informatica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 31 Gennaio 2019

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si vanta di difendere “i confini esterni del paese” ma non riesce a difendere quelli interni. No, non parliamo di lotta alle mafie e alla corruzione che divorano il paese, ma della lotta ai cybercriminali che hanno invaso il mondo digitale che tutti abitiamo.

Negli ultimi mesi le incursioni dei malfattori digitali hanno fatto registrare una paurosa impennata e solo quelle più gravi sono state trattate dai giornali.

È stato da pochi giorni reso noto che a ottobre scorso criminali ancora sconosciuti sono entrati in possesso di nomi, cognomi, codici fiscali e codici identificativi di 731.519 clienti della banca Unicredit individuando le password di 6.859 utenze, alle quali la banca ha bloccato l’accesso una volta scoperta l’intrusione. Continua »

AGI: Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Un esperto ha scoperto 773 milioni di email in giro nel cyberspace e 140 milioni non erano mai state raccolte prima. Potrebbero essere usate per operazioni di phishing e furto di identità. Il consiglio è di rafforzare subito le proprie difese

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 17 Gennaio 2019

I numeri sono da capogiro: nel bottino di email e password appena scoperto stavolta ci sono 773 milioni di indirizzi web e 22 milioni di password uniche. È stato chiamato Collection #1 e già il nome lascia intendere che ne esistono versioni successive col nome di Collection #2, Collection #3 eccetera.

A darne la notizia per primo su Twitter è stato Odisseus, un esperto italiano di cybersecurity, ma a scoprire l’archivio è stato Troy Hunt, il ricercatore  informatico autore del sito Have I been pwned (“sono stato bucato”) che da anni conserva il risultato di successivi furti di dati ai danni di Yahoo!, Facebook, Twitter, Adobe, YouPorn e via dicendo. Secondo Hunt, Collection #1 è “il più grande databreach mai caricato sul sito.”

Antipublic, un data leak da 17 Giga e 450 milioni di indirizzi mail da tutto il mondo, scoperto nel maggio 2017, ne contiene poco più della metà.

Una prima analisi delle email messe a disposizione dal ricercatore suggerisce che l’enorme archivio sia il frutto di successivi databreach ai danni di singoli privati, siti e organizzazioni commerciali. Continua »

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