Il Manifesto: Perché gli hacker attaccano le università

Perché gli hacker attaccano le università

Hacker’s Dictionary. Un test di penetrazione ha dimostrato la vulnerabilità di 50 università britanniche. Il Georgia Tech ha perso il controllo di 1 milione di record studenteschi e anche l’università italiana non sfugge alle mire degli hacker

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 11 Aprile 2019

In meno di due ore un gruppo di hacker etici ha dimostrato di poter superare le difese di 50 università inglesi senza troppa fatica.

Il «penetration test», voluto dall’agenzia britannica che si occupa di fornire servizi Internet a università e centri di ricerca nel Regno unito, ha evidenziato in questo modo l’estrema facilità di accedere a dati personali, sistemi finanziari e reti di ricerca. In molti casi i white hat hacker sono stati capaci di ottenere le informazioni su studenti e impiegati con un successo del 100% usando tecniche di «spear phishing», la pesca mirata di dati personali che usa email personalizzate e siti clone che chiedono di reimpostare login e password per appropriarsene.

Ma perché l’hanno fatto? Università e centri di ricerca britannici hanno subito solo l’anno scorso più di mille tentativi di attacco orientato al furto di dati o all’interruzione dei servizi.

Il motivo è facile da capire: le università hanno molte informazioni sensibili sugli studenti ma spesso non hanno definito misure minime di sicurezza informatica, inoltre detengono grandi quantità di dati provenienti dalla ricerca in settori avanzati, sfornano brevetti, sviluppano prodotti commerciali ad alta tecnologia, partecipano a progetti internazionali come partner di industrie ed istituzioni. Continua »

AGI: Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

L’11 marzo arriva l’email ricattatoria, lui, Paolo Baita amministratore di Visure Italia non paga e i dati finiscono sul web a disposizione di tutti. Ecco la versione della vittima

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 21 Marzo 2019

La banca dati di Visure Italia è stata hackerata e l’amministratore unico di Trust srl che la governa, Paolo Baita, è affranto. L’uomo è stanco e dispiaciuto. Da quando i nomi di 46 mila suoi clienti sono stati diffusi sul web passa il tempo a scrivere email e rispondere al telefono per rassicurarli.

Quando l’abbiamo raggiunto al telefono ci ha confessato di saperlo da qualche giorno. Temeva che sarebbe finita così. Nonostante tutto ci conferma di avere fatto una denuncia alla Polizia Postale e di avere avvertito il Cnaipic, il Centro Nazionale Anti Crimine Informatico e per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. “Non potevo e non volevo pagare.” Ci ha detto. “Lo sapevamo dall’11 marzo.”

Non abbiamo visto l’email, ma nella nostra ricostruzione dei fatti questo elemento è coerente con l’accaduto: un hacker malevolo ha provato a ricattarlo, con un’email in cui pretendeva il pagamento di un euro per ogni nominativo presente nel database trafugato. Un tentativo di estorsione: “Trivial”, questo il nome del delinquente, gli ha chiesto 46.000 euro per non divulgare i dati di oltre 46 mila utenti del servizio di Baita che consente ad avvocati, notai e investigatori privati di ricostruire la storia fiscale e creditizia di un qualsiasi soggetto, singolo, pubblico o associato. Visure Italia, servizio di Trust Srl, società a responsabilità limitata di Quartu Sant’Elena (Cagliari), è concessionario della Banca dati delle Camere di Commercio: un “mondo” di dati. Continua »

Il Manifesto: Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Hacker’s dictionary. Negli ultimi mesi il crimine informatico ha destato grande allarme e causato danni notevoli alla Pubblica Amministrazione, alle aziende e ai cittadini. Salvini dovrebbe occuparsi di più della nostra sicurezza informatica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 31 Gennaio 2019

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si vanta di difendere “i confini esterni del paese” ma non riesce a difendere quelli interni. No, non parliamo di lotta alle mafie e alla corruzione che divorano il paese, ma della lotta ai cybercriminali che hanno invaso il mondo digitale che tutti abitiamo.

Negli ultimi mesi le incursioni dei malfattori digitali hanno fatto registrare una paurosa impennata e solo quelle più gravi sono state trattate dai giornali.

È stato da pochi giorni reso noto che a ottobre scorso criminali ancora sconosciuti sono entrati in possesso di nomi, cognomi, codici fiscali e codici identificativi di 731.519 clienti della banca Unicredit individuando le password di 6.859 utenze, alle quali la banca ha bloccato l’accesso una volta scoperta l’intrusione. Continua »

AGI: Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Un esperto ha scoperto 773 milioni di email in giro nel cyberspace e 140 milioni non erano mai state raccolte prima. Potrebbero essere usate per operazioni di phishing e furto di identità. Il consiglio è di rafforzare subito le proprie difese

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 17 Gennaio 2019

I numeri sono da capogiro: nel bottino di email e password appena scoperto stavolta ci sono 773 milioni di indirizzi web e 22 milioni di password uniche. È stato chiamato Collection #1 e già il nome lascia intendere che ne esistono versioni successive col nome di Collection #2, Collection #3 eccetera.

A darne la notizia per primo su Twitter è stato Odisseus, un esperto italiano di cybersecurity, ma a scoprire l’archivio è stato Troy Hunt, il ricercatore  informatico autore del sito Have I been pwned (“sono stato bucato”) che da anni conserva il risultato di successivi furti di dati ai danni di Yahoo!, Facebook, Twitter, Adobe, YouPorn e via dicendo. Secondo Hunt, Collection #1 è “il più grande databreach mai caricato sul sito.”

Antipublic, un data leak da 17 Giga e 450 milioni di indirizzi mail da tutto il mondo, scoperto nel maggio 2017, ne contiene poco più della metà.

Una prima analisi delle email messe a disposizione dal ricercatore suggerisce che l’enorme archivio sia il frutto di successivi databreach ai danni di singoli privati, siti e organizzazioni commerciali. Continua »

Il Manifesto: Gli errori nel software ci rendono vulnerabili come rimediare?

Gli errori nel software ci rendono vulnerabili come rimediare?

Hacker’s Dictionary. La rubrica settimanale a cura di Arturo Di Corinto

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 29 Novembre 2018

Alcune settimane fa il raid di Anonplus sul sito della Siae ha fruttato agli attaccanti 4 gigabyte di dati personali dei creativi italiani; decine di incursioni di varie sigle della galassia Anonymous italiana hanno messo a nudo i database di ministeri, sindacati, università e militari in congedo; l’attacco alla Pec di Telecom Italia ha lasciato senza difese 500mila caselle di posta elettronica certificata obbligando lo stop di tutte le attività correlate al processo civile telematico, perfino la chiusura dei tribunali.

Quasi tutti gli attacchi sono stati possibili a causa di falle e vulnerabilità di software e sistemi in uso. Ma adesso che siamo tutti cittadini digitali non possiamo più accettare che le vulnerabilità di hardware e software mettano in pericolo la democrazia e l’economia.

Per capirci, una vulnerabilità è un difetto nella progettazione tecnica o nell’implementazione di prodotti e sistemi informatici che può essere utilizzata per sfruttare, penetrare o manipolare un prodotto o un sistema, sia esso hardware o software. I danni prodotti da sistemi vulnerabili li abbiamo conosciuti con gli attacchi Mirai e Wannacry: nel primo caso bloccando l’accesso per mezza giornata a Twitter, Netflix, New York Times, nel secondo bloccando il sistema sanitario inglese, navi cargo danesi e treni russi. Continua »

La Repubblica: Lo Stato dopo l’attacco hacker ai tribunali: “Cambiate la password della vostra Pec”

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Lo Stato dopo l’attacco hacker ai tribunali: “Cambiate la password della vostra Pec”

Il numero 1 della sicurezza cibernetica italiano, Roberto Baldoni, invita tutti i possessori di un indirizzo di posta certificata a monitorare i propri account dopo l’attacco dei giorni scorsi. Nel quale sono state esposte 500mila caselle di posta elettrica, tra le quali 98mila mail e password della pubblica amministrazione

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 19 Novembre 2018

“CAMBIATE subito la password”. Roberto Baldoni, il responsabile della cybersicurezza italiana presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è categorico. L’invito, rivolto a tutto il paese, è la conseguenza di un gravissimo attacco informatico che ha esposto 500.000 caselle di posta elettronica certificata causata dalla violazione dei server di un noto fornitore del servizio. Secondo le prime e parziali indagini adesso gli hacker hanno in mano gli identificativi Pec di 98.000 utenti tra magistrati, militari e funzionari del Cisr, il Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica che comprende appunto i ministeri della Giustizia, degli Interni, della Difesa, degli Esteri, dell’Economia e dello Sviluppo Economico, la stessa Presidenza del consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata. Continua »

Formiche: Obiettivi (e simboli) del cyber attacco hacktivista al governo. Parla Di Corinto

Le azioni di gruppi come Anonymous Italia e LulzSec – spiega a Formiche.net Arturo Di Corinto, giornalista esperto di nuove tecnologie – hanno creato un problema serio a molti cittadini colpiti, ovvero i soggetti più deboli, ma il vero obiettivo di queste offensive era danneggiare il governo. Ecco perché
di Rebecca Mieli

La cosiddetta “black week” – una settimana intensa di attacchi cyber organizzata per celebrare il rivoluzionario inglese Guy Fawkes, impiccato per tradimento dopo la fallita Congiura delle Polveri del 5 novembre 1605 e il cui volto è diventato il simbolo della “resistenza” online da parte di gruppi hacktivisti – ha creato “un problema serio a molti cittadini colpiti, ovvero i soggetti più deboli, ma il vero obiettivo di queste offensive era danneggiare il governo”. Continua »

La Repubblica: Nuovo attacco di Anonplus: bucato il sito della Siae e rubati 4 giga di dati

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Nuovo attacco di Anonplus: bucato il sito della Siae e rubati 4 giga di dati

A mezzanotte di venerdì la rivendicazione del gruppo di hacker attivisti noti per avere attaccato i siti del Pd, del Giornale e di Salvini. “Una protesta contro la società per la gestione delle opere dell’ingegno”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 03 Novembre 2018

Mentre alle 20 di venerdì sera Anonymous Italia diffondeva un nuovo comunicato per spiegare i motivi della divulgazione non autorizzata di nomi, email, password e cellulari di sindacalisti, giornalisti e universitari, un altro gruppo cambiava i connotati al sito della Siae, la Società italiana autori ed editori.

Il gruppo, noto come Anonplus, da non confondere con Anonymous Italia, poco prima della mezzanotte di venerdì ha bucato i server della Siae, cambiando pure i connotati del sito Siae.it, dove finora campeggia il loro logo. Sono gli stessi hacker e attivisti riuniti sotto la sigla Anonplus a darne notizia con un tweet in cui dichiarano di essere in possesso di una gran mole di documenti relativi alle attività della società. Continua »

AGI: Chi è l’hacker italiano che ha bucato la Nasa, la Rai e la Cgil

Chi è l’hacker italiano che ha bucato la Nasa, la Rai e la Cgil

Un 25enne di Salò ha confessato. Nunzia Ciardi, direttore della Polizia Postale: “Abbiamo seguito le briciole di Pollicino e poi siamo arrivati alle prove. Adesso il giovane rischia parecchio.”

di ARTURO DI CORINTO per Agenzia Giornalistica Italia del 08 Ottobre 2018

È un giovane 25enne di Salò il giovane hacker italiano che nel 2013 violò per ben otto volte il sito della Nasa, l’ente spaziale americano, uno dei meglio difesi al mondo. Riuscì perfino a cambiargli i connotati con un defacement, un defacciamento, la tecnica usata per dimostrare di avere preso possesso delle “chiavi” del sito stesso. A scoprirlo gli investigatori della Polizia Postale appartenenti al Cnaipic, diretti dalla dottoressa Nunzia Ciardi e coordinati dalla procura di Brescia.

Individuato l’autore degli attacchi, gli investigatori della Polizia hanno eseguito una perquisizione informatica in seguito alla quale il giovane ha confessato di essere responsabile di altre incursioni, circa una sessantina. Tra i siti violati dal giovane hacker quelli della Polizia Penitenziaria, di alcune scuole ed ex provincie toscane, della CGIL e della RAI-Radio Televisione italiana.

Dopo aver violato i sistemi di sicurezza dei domini collegati alla N.A.S.A. la crew aveva raggiunto una certa notorietà, anche internazionale, tanto da attrarre sui propri componenti l’attenzione degli uomini del CNAIPIC, organo del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. Continua »

La Repubblica: Attacco a Facebook, il giorno dopo: “Per precauzione cambiate subito la password”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 29 Settembre 2018

ROMA – Il giorno dopo l’ennesimo attacco ai danni di Facebook – che ha messo a rischio i dati di 90 milioni di utenti (50 i milioni di account direttamente interessati da un furto di dati personali con altri 40 che lo sarebbero stati indirettamente) parlano i vertici della difesa informatica del social e, soprattutto, parlano gli esperti. Che analizzano la falla (“era sotto gli occhi di tutti”) e cercano di capire, per quanto possibile al momento, che impatto reale potrà avere questo attacco alla privacy degli iscritti.

Guy Rosen, vice presidente della gestione prodotto di Facebook, ha detto che la vulnerabilità del codice sfruttata per portare a termine l’attacco è già stata risolta e che la cosa è stata presa molto seriamente ma che “non è necessario cambiare la propria password” (anche se molti esperti la pensano diversamente), aggiungendo che “le persone che hanno problemi ad accedere di nuovo a Facebook, ad esempio perché l’hanno dimenticata, dovrebbero tuttavia visitare il nostro Centro assistenza”. Continua »

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