Hackerata l’app anti-Covid cinese

Hackerata l’app anti-Covid cinese

Hacker’s Dictionary. Anche nel poliziesco paese del dragone gli hacker hanno mano libera quando le difese informatiche sono insufficienti. Dopo l’hackeraggio dell’app sanitaria, i ricercatori hanno scovato un database di 214 milioni di profili di utenti di social media senza protezione

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 14 Gennaio 2021

La Cina conquista spesso la ribalta delle cronache perché ai suoi hacker vengono attribuite incursioni spericolate, come quella ai danni del Vaticano, di aziende e università americane, e ultimamente, il tentativo di rubare brevetti e informazioni sanitarie relative al Covid.

Meno noto è il fatto che anche in Cina esistono gruppi di hacker criminali che con i loro raid portano scompiglio al di qua della sua muraglia digitale che non sempre riesce a bloccarne la notizia. Nel giro di un mese infatti sono stati diversi gli attacchi hacker di cui si è venuti a conoscenza. Ad esempio. L’errore di configurazione di un database da parte dell’azienda SocialArks ha rivelato 318 milioni di record raccolti da Facebook, Instagram e LinkedIn.

Come cambia Whatsapp: privacy e regole, ecco cosa succede per gli utenti

Come cambia Whatsapp: privacy e regole, ecco cosa succede per gli utenti

Nuovi termini di servizio in vigore, c’è tempo fino all’8 febbraio per aderire, poi non si potrà più usare l’app di messaggistica. L’azienda precisa: “In Europa nessuna condivisione di dati con Facebook a fini di profilazione pubblicitaria”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 7 Gennaio 2020

Anche agli utenti italiani stanno arrivando le notifiche sulle nuove regole d’uso di WhatsApp.  La novità è che dall’8 febbraio chi non le accetta non potrà più usare la popolare app di messaggistica. Dal 4 Gennaio sono infatti cambiati sia i Termini di Servizio che le politiche sulla privacy di WhatsApp. Motivo? Garantire una sempre maggiore integrazione del servizio di messaggistica istantanea con la casa madre: Facebook.

Parte dall’India la rivoluzione di WhatsApp: obbligatorio condividere i dati con Facebook

Parte dall’India la rivoluzione di WhatsApp: obbligatorio condividere i dati con Facebook

Chi non accetta le nuove condizioni del contratto non potrà più utilizzare la app di messaggistica. La sempre più stretta integrazione dei servizi della galassia Zuckerberg pone serie riflessioni alla privacy degli utenti

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 6 Gennaio 2020

Se non accetti di condividere i tuoi dati con Facebook non potrai più usare WhatsApp. Questo è in sintesi, e senza giri di parole, il messaggio che gli utenti di WhatsApp in India hanno ricevuto stamattina 6 gennaio. Con la scusa di aggiornare gli utenti su alcuni cambiamenti chiave della privacy policy e dei Tos, i termini di servizio, l’azienda che fa capo alla galassia Facebook ha chiarito che in assenza di tale accettazione dall’8 febbraio non potranno più usare WhatsApp.

Perché Google è stato “down” il 14 dicembre? Mountain View: “Limiti di capienza”

Perché Google è stato “down” il 14 dicembre? Mountain View: “Limiti di capienza”

Un’interruzione di servizio durata un’ora da parte dell’azienda californiana che oltre al famoso motore di ricerca offre Gmail, Google docs. Big G spiega l’incidente, ma c’è chi dice che potrebbe essere legata – in chiave difensiva – agli attacchi hacker dei giorni scorsi sferrati contro istituzioni governative americane

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 14 Dicembre 2020

Cybersecurity, buone notizie al femminile

Cybersecurity, buone notizie al femminile

Hacker’s Dictionary. Gli attacchi informatici aumentano, lo conferma il nuovo rapporto Clusit presentato in streaming. Ma c’è una buona notizia, scendono in campo le cyberladies esperte di digitale e sicurezza informatica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 12 Novembre 2020

Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha presentato in streaming la nuova edizione del suo Rapporto annuale con i dati relativi al cybercrime a livello globale nei primi sei mesi dell’anno.

I numeri sono allineati a quelli di altri think tank e ribadiscono trend di crescita già noti come l’aumento degli attacchi rispetto allo stesso periodo del 2019: il 14% è stato a tema Covid. I relatori del rapporto hanno anche osservato come siano aumentati dell’85% gli attacchi alle infrastrutture critiche e del 63% al settore della ricerca. Malware, phishing e social engineering le tecniche più utilizzate.

Democrazia futura. Tecnologie di controllo e tutela della riservatezza, la contraddizione americana

Gli Stati Uniti, nazione simbolo del free speech, patria della comunicazione senza limiti grazie a Internet e del concetto moderno di privacy, è però anche il paese della sorveglianza di massa. Dove non c’è trasparenza la democrazia muore: la battaglia di Edward Snowden e i whistleblower.

di ARTURO DI CORINTO per Democrazia Futura su Key4Biz del 4 Novembre 2020

“La nostra libertà riposa su quello che gli altri non sanno di noi”.
Aleksandr Solženicyn, autore di Arcipelago Gulag

L’antidoto cresce là dove il male alligna. Forse.

Arpanet, la nonna di Internet, nasce negli Stati Uniti il 29 Ottobre 1969. il concetto di privacy nasce con il saggio The right to privacy scritto da due avvocati, Samuel Warren e Luis Brandeis, nel 1890, sempre negli Stati Uniti. E il primo articolo della Costituzione degli Stati Uniti è dedicato alla libertà d’espressione. La Costituzione è del 1789.

Gli Stati Uniti, nazione simbolo del free speech, patria della comunicazione senza limiti grazie a Internet e del concetto moderno di privacy, è però anche il paese della sorveglianza di massa.

Con decine di uffici, agenzie, laboratori e centri di ricerca dedicati al controllo di web, email, telefoni, volti e impronte biometriche, gli Stati Uniti sono il paese che perseguita con più determinazione i suoi figli che hanno fatto bandiera della battaglia per la privacy individuale e per la trasparenza dei pubblici poteri.

Programmi governativi dai nomi fantasiosi come Tempora e Prism, software come Carnivore e XkeyScore, leggi come il Patriot Act e la Fisa, con la sua sezione 702, sfidano costantemente la libertà che gli Stati Uniti dicono di promuovere e proteggere. A casa e fuori.

Così Victor Gevers è riuscito facilmente ad hackerare il profilo Twitter di Trump

Così Victor Gevers è riuscito facilmente ad hackerare il profilo Twitter di Trump

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 23 Ottobre 2020

Trump c’è cascato di nuovo. Dopo che il mese scorso tre hacker etici hanno dichiarato di essere riusciti a decifrare la password di Donald Trump nel 2016, era “you’re fired!”, stavolta la password scoperta è  “maga2020!”. Le due password hanno una cosa in comune: sono le due frasi che Trump usa in qualsiasi occasione in cui arringa i suoi sostenitori, e sono, per così, dire il leit motiv della sua vita pubblica.

Ecco il “bossware”, il software che ti sorveglia al lavoro

Ecco il Bossware, il software che ti sorveglia al lavoro

Hacker’s Dictionary. Non ci sono solo i software che spiano mogli e mariti, diplomatici e giornalisti. La Electronic Frontier Foundation ha individuato e analizzato decine di software di sorveglianza che non rispettano la privacy e la dignità dei lavoratori

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 27 Agosto 2020

Ci eravamo appena abituati a fare i conti con malware, spyware e stalkerware, ed ecco pronta la nuova ondata di software specializzati nella sorveglianza di chi lavora da casa, i bossware.

In realtà sono tutti «software spia» che fanno più o meno le stesse cose ma con finalità e target diversi. Se vengono usati per lo spionaggio politico-giudiziario, li chiamiamo spyware; applicati al monitoraggio di bambini, mogli e mariti, gli diamo nome stalkerware; quando modificano il funzionamento di altri software trasformandoli in piccoli spioni da portare in tasca, li chiamiamo genericamente malware, per sottolinearne l’intento malevolo.

Possono monitorare di nascosto ciò che digitiamo, leggere i nostri messaggi, fotografare lo schermo, controllare dove siamo, ascoltare il microfono e guardarci attraverso la videocamera.

Il Bossware però tutte queste cose le fa per conto del tuo datore di lavoro e senza che tu lo sappia, mettendo a rischio la privacy tua e della tua famiglia.

Il Manifesto: Non scherzate col Garante per la Privacy

il-manifesto-logo3

Non scherzate col Garante per la Privacy

Hacker’s Dictionary. La protezione dei dati personali non è una fisima. Lo dimostra la multa di 600 mila euro a Unicredit. Il 14 luglio verrà scelto il nuovo collegio dell’Autorità garante di piazza Venezia. Pasquale Stanzione in pole position per sostituire Antonello Soro

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 2 Luglio 2020

Un famoso virologo ha detto su Twitter che la privacy è una fisima. Un manager, altrettanto famoso, che non deve preoccuparsi chi non ha niente da nascondere, e un altro che i discorsi del Garante sulla privacy sono aria fritta.

Ma hanno torto.

Perché la privacy è la precondizione per esercitare altri diritti, come quello alla libertà d’espressione, di associazione, di movimento, alla proprietà.

Una dimostrazione ci viene da un rapporto commissionato da Kaspersky che racconta come il 6% degli italiani abbia avuto difficoltà a ottenere un mutuo a causa di una valutazione finanziaria negativa fatta da sistemi automatizzati che raccolgono le informazioni condivise sui social media. Continua a leggere Il Manifesto: Non scherzate col Garante per la Privacy

La Repubblica: Privacy, il Garante Soro: “Bene Immuni. Se le altre app non hanno valutato i rischi, interverremo”

la-repubblica-it-logo

La Repubblica: Privacy, il Garante Soro: “Bene Immuni. Se le altre app non hanno valutato i rischi, interverremo”

Parla il Garante per la protezione dei dati personali: “Le piattaforme online hanno troppo potere sui nostri dati. La questione va portata in Europa”. E poi: “Il ricorso a sistemi autogestiti e autoprodotti è avvenuto con poche garanzie”

Il Manifesto: Proteggiamo i civili dalle guerre informatiche

il-manifesto-logo3Proteggiamo i civili dalle guerre informatiche

Hacker’s Dictionary. Infowar, netwar, cyberwar, sono la declinazione delle nuove guerre dell’informazione. I primi a rimetterci, come in ogni guerra, sono sempre i civili e la verità

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 28 Maggio 2020

Mentre scuola, lavoro, burocrazia e sanità si spostano sul web, perché non dovrebbe essere lo stesso per guerre, spionaggio e criminalità organizzata?

D’altra parte più ci affidiamo alle tecnologie digitali per la nostra vita quotidiana più essa diventa fragile. Infrastrutture obsolete, difese inadeguate e ignoranza sono il problema.

E non saranno i giganti del web che sincronizzano i loro sistemi operativi con le app sanitarie a salvarci da una Pearl Harbour digitale. Continua a leggere Il Manifesto: Proteggiamo i civili dalle guerre informatiche

Maestri d’Italia: Igiene Cibernetica

 

 

 

Relatore: Arturo Di Corinto

TITOLO
IGIENE CIBERNETICA

RIEPILOGO
Come ci laviamo le mani per proteggerci dalle malattie, allo stesso modo dobbiamo proteggere i nostri dispositivi da virus informatici e ospiti indesiderati.

TAG
#cyberhygiene #password

DESCRIZIONE

l’Igiene cibernetica è un insieme di regole per mantenere il nostro dispositivo al sicuro da ospiti indesiderati come virus e spioni.

● Password

● Antivirus

● back-up

● Aggiornamento del sistema operativo Continua a leggere Maestri d’Italia: Igiene Cibernetica

Il Manifesto: La giornata mondiale delle password

La giornata mondiale delle password

Hacker’s Dictionary. Visto che ogni anno aumenta il numero di databreach, violazioni massive di dati, password comprese, che generano furti di identità e parecchi mal di testa, forse ha senso celebrarla ricordando come si crea una password sicura

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 7 Maggio 2020

Il World Password Day, la Giornata mondiale della password, si celebra ogni primo giovedì del mese di maggio e quest’anno cade oggi. La ricorrenza, che nasce dall’idea di un ricercatore di cybersecurity, Mark Burnett, ha assunto un carattere mondiale da quando la Intel nel 2013 ha cominciato a sostenerla nell’ambito delle proprie iniziative sulla sicurezza.

Visto che ogni anno aumenta il numero di databreach, violazioni massive di dati, password comprese, che generano furti di identità e parecchi mal di testa, forse ha senso celebrarla ricordando come si crea una password sicura. Continua a leggere Il Manifesto: La giornata mondiale delle password

Riforma: I dati che indicano i nostri comportamenti sociali

Prima pagina Riforma Marzo
Prima pagina Riforma Marzo

I dati che indicano i nostri comportamenti sociali

Il controllo nell’epoca del Coronavirus: dopo sarà necessario ragionare sullo spazio in cui viviamo

Arturo Di Corinto per Roforma del 31 marzo 2020

Zoom ci spia. La piattaforma per videoconferenze tanto in voga durante la quarantena passa(va) le nostre informazioni a Facebook. Lo stesso vale per altre app, siti e software che grazie ai dati generati dalle nostre interazioni creano profili statici e dinamici, singoli o aggregati, della nostra persona digitale, quella che ci precede nelle interazioni online e che viene usata da Amazon per decidere il prezzo da proporci quando navighiamo tra i suoi prodotti.

Il capitalismo delle piattaforme fa questo: estrae valore dalla profilazione degli utenti e dal data mining dei nostri comportamenti online. In questo modo le aziende sanno con precisione che cosa offrirci, quando, dove e a quale prezzo, sapendo già cosa siamo propensi a desiderare. Il loro modello di business è basato sulla conoscenza dei soggetti isolati e iperconnessi che più tempo passano con i loro software gratuiti più facilmente manifesteranno desideri, fragilità e sentimenti da soddisfare con un’azione: postare, condividere, cliccare, comprare. Ogni click diventa l’occasione per arricchire il nostro profilo psicometrico, venderlo al migliore offerente, anche per le campagne politiche. È così che Trump ha vinto. Continua a leggere Riforma: I dati che indicano i nostri comportamenti sociali

Il Manifesto: Smart working e diritti dei lavoratori

Il Manifesto: Smart working e diritti dei lavoratori

Hacker’s Dictionary. A causa del Coronavirus le imprese rischiano lo stop, ma possono evitarlo in tutto o in parte grazie allo smart working. A patto che rispettino i diritti (e la privacy) dei lavoratori

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 27 Febbraio 2020

Le aziende temono il Coronavirus e corrono ai ripari. La produttività è già calata di diversi punti percentuali a causa di controlli e blocchi stradali, chiusura degli uffici e poca voglia di lavorare di fronte ai rischi dell’epidemia. In molti casi acquisti e vendite subiranno solo uno slittamento, ma intanto la paura fa novanta.
Perciò, complice il timore che il governo imponga il blocco delle attività produttive nelle zone a rischio, le aziende spingono lo Smart Working. Che cos’è lo dice la parola, è il “lavoro agile”, un lavoro fatto da casa o da qualsiasi posto si trovi il lavoratore e ovviamente vale per la quasi totalità di forme di lavoro che richiedono un computer, un telefono e una connessione a Internet.

Però. Intanto lo smart working è regolato dalla legge. Non è una concessione dell’azienda, ma una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro stabilita mediante accordo tra le parti (L.81 del 22/05/17), che prevede una serie di diritti e garanzie per il lavoro flessibile. Continua a leggere Il Manifesto: Smart working e diritti dei lavoratori

Dibattito a SkyTg24 sui rischi del riconoscimento facciale

Intervista a SkyTg24 con Arturo Di Corinto sui rischi del riconoscimento facciale

22 Febbraio 2020
Skytg24, ‘Progress’ condotto da Helga Cossu, si parla di riconoscimento facciale e Intelligenza Artificiale con Arturo Di Corinto, Ernesto Bellisario, Filippo Sensi, Stefano Quintarelli,  il sottosegretario agli Interni on. Carlo Sibilia e il presidente dell’Autorità Garante per la privacy Antonello Soro.

Progress – Riconoscimento facciale – 22/02/2020 Parte 1

Progress – Riconoscimento facciale – 22/02/2020 Parte 2

Progress – Riconoscimento facciale – 22/02/2020 Parte 3

 

Il Manifesto: I dati sono un bene comune

I dati sono un bene comune

Hacker’s dictionary. I termini di servizio di app e siti web certificano che i nostri dati vengono privatizzati. Bisogna capire se ci conviene

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 6 Febbraio 2020

Quando ci iscriviamo a un sito, app o servizio Internet, in genere ci viene richiesto di accettare i «Termini di servizio», ToS, che indicano come i nostri dati sono raccolti e usati. La maggior parte delle volte non li leggiamo, semplicemente perché non ne abbiamo tempo e voglia ma soprattutto perché non li capiamo, visto che sono scritti in legalese.

Eppure è così che perdiamo così il controllo dei dati che ci identificano come cittadini, lavoratori e consumatori. Quei dati infatti verranno utilizzati per creare dei profili dettagliati dei nostri comportamenti e verranno commerciati per usi che non conosciamo.

Ad esempio i ToS di Facebook ed Amazon dicono che i nostri dati sono usati per tracciare il nostro comportamento su altri siti, LinkedIn raccoglie, usa e condivide i dati di geolocalizzazione e Instagram ci mette il copyright.

I termini di servizio di Reddit, Yahoo e WhatsApp dicono che usandoli accettiamo «di difendere, indennizzare e sollevare il servizio da ogni responsabilità in caso di reclamo». Quasi tutti prevedono che gli stessi termini possono essere modificati in qualsiasi momento a discrezione del fornitore, senza preavviso per l’utente. Continua a leggere Il Manifesto: I dati sono un bene comune

Il Manifesto: Privacy e cybersecurity diritto umano fondamentale

Privacy e cybersecurity diritto umano fondamentale

Hacker’s Dictionary. Offrire in pasto a sistemi di intelligenza artificiale i dati che produciamo ci espone a un potere incontrollabile. Le istituzioni però possono guidare lo sviluppo di politiche efficaci per impedirlo senza bloccare l’innovazione tecnologica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 30 Gennaio 2019

La privacy è l’altra faccia della cybersecurity. Però mentre la privacy è un diritto fondamentale dell’Unione Europea, la cybersecurity è ancora sottovalutata.

Eppure, in un mondo in cui ogni comportamento viene datificato diventando un dato digitale, proteggere quei dati che rimandano ai comportamenti quotidiani è cruciale proprio per la loro capacità di spiegare i comportamenti passati e di predire quelli futuri.

Se non riusciamo a proteggere i dati che ci definiscono come cittadini, elettori, lavoratori, e vicini di casa, potremmo essere esposti a un potere incontrollabile, quello della sorveglianza di massa, della manipolazione politica e della persuasione commerciale.

Privacy e cybersecurity sono la precondizione per esercitare il diritto alla libertà d’opinione, d’associazione, di movimento e altri diritti altrettanto importanti.
Perciò pensare alla sicurezza informatica dei nostri dati come a un diritto umano fondamentale non dovrebbe sembrare eccessivo. Continua a leggere Il Manifesto: Privacy e cybersecurity diritto umano fondamentale

Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale

Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale

La cybersecurity al centro della Giornata europea della protezione dati
“Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale”. Il convegno organizzato dal Garante per la privacy in programma il 30 gennaio

Vedi il video della giornata

In occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali, l’Autorità Garante ha organizzato un convegno intitolato “Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale” che si svolgerà il 30 gennaio a Roma presso la sede del Garante, in Piazza Venezia 11, dalle ore 10:00 alle ore 12:30.

Obiettivo del convegno è quello di tracciare un quadro sui nuovi scenari di “cyberwar”, sulle azioni di prevenzione da mettere in campo contro gli attacchi informatici, sulle problematiche poste dalle reti di quinta generazione, sulle misure per tutelare i diritti fondamentali delle persone di fronte alle forme sempre più evolute di sorveglianza massiva da parte dei governi.

I lavori saranno aperti dal Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro e vedrà gli interventi di Raffaele Volpi, Presidente del Copasir, di Gabriele Faggioli, Presidente del Clusit, di Stefano Zanero del Politecnico di Milano. Modererà l’incontro Arturo Di Corinto, giornalista esperto di cybersecurity.

Si potrà seguire il convegno in diretta streaming collegandosi al sito dell’Autorità www.garanteprivacy.it.

La Giornata Europea della protezione dei dati personali

La “Giornata europea della protezione dei dati personali”, promossa dal Consiglio d’Europa con il sostegno della Commissione europea e di tutte le Autorità europee per la privacy, viene celebrata a partire dal 2007 e ha come obiettivo quello di sensibilizzare i cittadini sui diritti legati alla tutela della vita privata e delle libertà fondamentali.

Accrediti stampa

Giornalisti, fotografi e cineoperatori possono accreditarsi all’indirizzo mail ufficiostampa@gpdp.it comunicando nome, cognome, testata, numero tessera dell’ordine.

Roma, 27 gennaio 2020

 

Radio Vaticana intervista Arturo Di Corinto

Roberta Gisotti – Città del Vaticano
28 gennaio 2020, 10:11
Lo spazio web è un bene comune: che fare dei dati?
Nella Giornata internazionale per la protezione dei dati, promossa dal Consiglio d’Europa, l’invito a prendere coscienza dei nostri comportamenti in rete e a chiedere agli Stati di saper governare lo spazio digitale. Intervista al prof. Arturo Di Corinto, esperto di cybersicurezza.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Spazio cibernetico bene comune e sicurezza nazionale sono i temi al centro dell’odierna Giornata internazionale per la protezione dei dati personali, celebrata ogni anno in Europa e nel mondo. Una ricorrenza promossa dal Consiglio d’Europa, a partire dal 2007, per sensibilizzare ed accrescere la consapevolezza dei cittadini e la responsabilità di enti, istituzioni, enti, aziende, organizzazioni, soggetti pubblici e privati sui diritti digitali delle persone e sui rischi associati al trattamento dei dati in rete.

Continua a leggere Radio Vaticana intervista Arturo Di Corinto

Il Manifesto: L’irresistibile ascesa di TikTok a rischio pedofilia

L’irresistibile ascesa di TikTok a rischio pedofilia

Cyberspazio . Il Garante della Privacy Antonello Soro: «Necessario far crescere nei ragazzi una sempre maggiore consapevolezza nell’uso delle app e dei social network». Un rapporto di Ghost Data spiega l’ascesa del social per teenagers.

di ARTURO DI CORINTO per il 25 Gennaio 2020

Il Garante italiano per la privacy Antonello Soro ha lanciato l’allarme TikTok. Il social network dei teenager che fanno video karaoke, gare di abilità e scherzi da caserma, non rispetterebbe le leggi sulla privacy. Già a luglio scorso il manifesto aveva dato notizia che le Autorità Usa avevano comminato una multa di sei milioni di dollari a ByteDance, la società cinese che controlla il social, perché non garantiva la sicurezza dei minori, possibili prede di pedofili e perversi sessuali.

Adesso però il Garante italiano ha chiesto al Comitato europeo per la protezione dei dati personali di parlarne a Bruxelles il prossimo 28-29 febbraio e di attivare una specifica task force per indagare eventuali comportamenti scorretti in seguito alla segnalazione di possibili vulnerabilità dell’app.

Nei mesi scorsi TikTok era stata accusata di obbedire alle leggi sulla censura che regolano gli altri social media cinesi come WeChat o Baidu e un gruppo di attivisti indiani l’aveva perfino accusata di incoraggiare pedofilia e pornografia, oltre che, negli Stati Uniti di raccogliere illegalmente informazioni sui bambini. Continua a leggere Il Manifesto: L’irresistibile ascesa di TikTok a rischio pedofilia

Il Manifesto: Sostituzione di persona, la truffa viaggia online

Sostituzione di persona, la truffa viaggia online

Hacker’s dictionary. Phishing, sms e telefonate truffaldine, anche Jeff Bezos potrebbe esserne stato vittima. Secondo Barracuda però le tecniche più pericolose rubano soldi e non solo informazioni

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 23 Gennaio 2020

Forse Jeff Bezos è stato hackerato mentre conversava al telefono con Mohammed Bin Salman. È così che sarebbe diventato ricattabile nella vicenda che ha visto pubblicare da alcuni giornali le foto private con la sua nuova fiamma portandolo al divorzio.

Questa è almeno la denuncia del Guardian e i prossimi giorni ci diranno se parlava davvero col principe saudita quando è accaduto o se si trattava di qualcun altro. La storia è plausibile. Anche il geniale patron di Amazon potrebbe avere cliccato su un messaggio fraudolento prima di beccarsi il virus responsabile del furto dei dati.

Le pratiche fraudolente di questo tipo sono diverse. Continua a leggere Il Manifesto: Sostituzione di persona, la truffa viaggia online

Convegno: LOTTA AL CRIMINE INFORMATICO, PROTEZIONE DEI DATI E RISVOLTI NELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI

LOTTA AL CRIMINE INFORMATICO, PROTEZIONE DEI DATI E RISVOLTI NELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI

MERCOLEDÌ 22 GENNAIO 2019, ore 15.30
Università degli Studi Link Campus University
Aula 3 – Via del Casale di San Pio V, 44 – Roma

– INTERVENGONO –
Luigi Montuori
Dirigente del Servizio Relazioni Internazionali e con
l’UE, Autorità Garante per la protezione dei dati personali
Eugenio Albamonte
Pubblico Ministero Tribunale di Roma
Francesco Corona
Direttore master Cyber Security, Link Campus University
Arturo Di Corinto
Giornalista e docente Link Campus University
Giuseppe Mastromattei
Presidente del Laboratorio per la Sicurezza Continua a leggere Convegno: LOTTA AL CRIMINE INFORMATICO, PROTEZIONE DEI DATI E RISVOLTI NELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI

Salone dei Pagamenti: Open Banking, open risk?

Salone dei Pagamenti

Giovedì 07 novembre 2019
14:00 – 15:00 Sala Blu
Privacy & Sicurezza

Sessione – Open Banking, open risk?
Moderatore
Arturo Di Corinto. Giornalista La Repubblica

L’Open Banking è ufficialmente diventato realtà il 14 settembre 2019, portando con sè un mondo di aspettative sulle nuove opportunità che si apriranno ma al contempo molte incertezze sui possibili nuovi rischi. L’entrata in gioco di nuovi soggetti che si innesteranno nel rapporto storicamente biunivoco tra banca e cliente, così come l’utilizzo sempre più diffuso di piattaforme tecnologiche innovative, lancia una serie di nuove sfide a chi si occupa di cyber security con l’obiettivo di tutelare innanzitutto il cliente, ma anche gli asset delle aziende. L’obiettivo della sessione sarà far emergere i principali punti di attenzione e le strategie più efficaci volte ad evitare che i nuovi flussi e le nuove piattaforme non siano “open” anche per chi ha intenti criminali.

Relatori:

Marc Bertogliati, Sales Director, Issuers (EMEA) Ethoca
Matteo Galimberti, Senior Manager KPMG
Alessandro Menna, Cybersecurity Lead Capgemini

La Repubblica: Le insidie di quei giocattoli in rete comandati con la voce

la-repubblica-it-logo

Le insidie di quei giocattoli in rete comandati con la voce

Dall’Internet of Things (IoT) all’Internet of Toys: non si scherza coi dispositivi connessi in rete. Proteggere reti, computer, smart object è un obiettivo strategico dell’Unione Europea

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 17 Ottobre 2019

BRATISLAVA – La porta del garage non si apre. Le luci del cortile non si accendono. Le telecamere di sorveglianza non registrano e durante la riunione si muore di caldo. Semplici inconvenienti? Anche, ma potrebbero essere l’inizio di guai più grossi. Obbligati a lasciare l’auto nuova di zecca per strada, questa potrebbe essere rubata più facilmente. Se le luci non si accendono un aggressore potrebbe aspettarci nel buio per rapinarci o peggio; senza telecamere un furto potrebbe non essere scoperto e, obbligati ad aprire la finestra, un minidrone potrebbe entrare e spiare la riunione del consiglio d’amministrazione. Fantascienza? Proprio no. Sono tutti i rischi potenziali dell’Internet of things (Iot). Eventi che possono accadere quando gli oggetti intelligenti come luci, porte, telecamere e termostati connessi in rete via Internet nella casa domotica, automatizzata, non funzionano come dovrebbero. Continua a leggere La Repubblica: Le insidie di quei giocattoli in rete comandati con la voce

Libri: Riprendiamoci la rete. Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Riprendiamoci la rete! Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Edizioni Eurilink University Press

2019 € 20

pp. 208 Collana: Link — 4

ISBN: 978–88-85622–76‑0

Il libro si può scaricare gratuitamente via email e tramite WhatsApp qui: https://riprendiamocilarete.unilink.it/

Rassegna Stampa: Affari Italiani | AGI | Articolo 21 | Agenda DigitaleEu | Cybertrends n.3 2019 | Italia Oggi | La Repubblica | L’Eurispes | Metro | Radio Capital  | Radio Colonia | Radio Città del Capo | Radio Onda Rossa | Wired |

Il Manifesto: Video fasulli e porno vendette: la sessualità sotto ricatto

Video fasulli e porno vendette: la sessualità sotto ricatto

Hacker’s Dictionary. Da Grindr a Jack’d, da DeepNude a Tik Tok, perché gli hacker criminali si inte

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 11 Luglio 2019

Una volta i soldi si facevano con il furto di contanti e gioielli, poi, con Internet, svuotando i conti correnti online e infine rubando potenza computazionale dai telefonini per generare cryptovalute. Adesso però i criminali fanno soldi vendendo dati personali relativi ai corpi, ai movimenti e alle scelte sessuali delle persone. O minacciando di farlo.

Ma come? Pensate a Grindr, l’app per gli incontri gay di proprietà della cinese Kunlun Media di cui il governo americano ha imposto la cessione perché i suoi database sono pieni di informazioni su nomi, indirizzi, posizione geografica, preferenze sessuali, stato di salute dei membri della community che la usano per incontri sentimentali ed erotici. Il motivo? Tra gli utenti ci sono anche funzionari governativi e militari: conoscere le loro abitudini – dove lavorano, con chi, in quali ore – significa poter accedere a informazioni sensibili o estorcergliele.

La scorsa settimana invece la Procura generale di New York ha multato la compagnia proprietaria dell’app Jack’d con 240 mila dollari per avere lasciato incustodite le immagini più private dei suoi utenti. Anche in questo caso si tratta di persone gay, bisex, trans e curiose che usandola cercano l’anima gemella. Anche qui il rischio è quello di conoscere troppi dettagli intimi di colleghi, concorrenti, mogli, mariti, vicini di casa, da usare contro di loro in cause legali o per ricatti di natura monetaria. Continua a leggere Il Manifesto: Video fasulli e porno vendette: la sessualità sotto ricatto

Libri, Formiche: Chip sotto pelle: chi tutela la privacy?

Formiche 144

FORMICHE: Separati (e felici?) Perché il Nord reclama l’autonomia

Collana: Riviste
2019, pp 96
Rubbettino Editore, Riviste, Formiche, 2019
isbn: 9788849858303

Chip sotto pelle: chi tutela la privacy?

di ARTURO DI CORINTO per Formiche 144

15 Aprile 2019

Che fine farà la privacy e quali sono i rischi per la sicurezza informatica di quei dati seduti sottopelle? Secondo il fondatore della svedese BioHax sarebbero più complicati da hackerare di altri dispositivi come gli smartphone e, non essendo dotati di Gps, non consentirebbero di seguire fisicamente il portatore. Il chip invece dotato di Gps potrebbe tener traccia con grande precisione dello spostamento dei dipendenti all’interno di un’azienda, dire quante ore passano al computer o quante volte si sono alzati dalla loro postazione per andare al bagno, bere un caffè, parlare con un collega. Il Trades Union Congress teme che i dipendenti siano obbligati ad accettare gli impianti e la Cbi, Confederation of BritishIndustry, che rappresenta 190 mila aziende britanniche, si è detta preoccupata della prospettiva. Continua a leggere Libri, Formiche: Chip sotto pelle: chi tutela la privacy?

Il Manifesto: Sessanta minuti per rimuovere i contenuti terroristici sul web

Sessanta minuti per rimuovere i contenuti terroristici sul web

Hacker’s Dictionary. I difensori della rete scrivono all’Europa: «il Regolamento contro il terrorismo online minaccia libertà d’espressione e innovazione avvantaggiando le grandi multinazionali»

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 4 Aprile 2019

«La Legge sul terrorismo online danneggerà la libertà di Internet senza apportare alcun contributo significativo alla lotta contro il terrorismo». Questo è quello che sostiene un gruppo di pionieri, tecnologi e innovatori che hanno preso carta e penna e scritto ai deputati europei per esprimere la loro preoccupazione sulla bozza di Regolamento europeo per la prevenzione di contenuti terroristici online.

La lettera, del 2 aprile, è indirizzata in particolare all’europarlamentare Daniel Dalton relatore della proposta, che, secondo il Guardian, è stato oggetto di forti pressioni per farla votare.

Gli estensori del testo, è facile immaginarlo, non sono fiancheggiatori di Al Qaeda ma ingegneri, filantropi e difensori della privacy che hanno contribuito a creare e supportare la rete come la conosciamo.

Vinton Cerf, il papà dei protocolli di Internet, Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Brewster Kahle dell’Internet Archive, Cindy Cohn della Electronic Frontier Foundation e vari altri. Continua a leggere Il Manifesto: Sessanta minuti per rimuovere i contenuti terroristici sul web