di Massimiliano Cannata per Il Nordest
Tag: privacy
Intervista Vip con Arturo Di Corinto, Giornalista Saggista Docente de La Sapienza di Roma
Intervista a Arturo Di Corinto, autore, Massimiliano Cannata, CyberTrends
Hacker, cybergang e propaganda: l’altra guerra tra Israele e Iran
Oltre al conflitto nel mondo fisico, è in corso un altro conflitto, che si svolge nello spazio digitale. E che ha regole e dinamiche molto diverse, come spiega l’autore di “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”
Arturo Di Corinto
24 Giugno 2026Aggiornato alle 17:30
6 minuti di lettura
In questo estratto da Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Arturo Di Corinto racconta la dimensione invisibile della guerra contemporanea: quella combattuta attraverso reti, dati, piattaforme digitali, propaganda e attacchi informatici. Il volume, pubblicato da Luiss University Press (pp. 220, euro 22), con prefazione di Roberto Baldoni, fondatore e primo direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, analizza il modo in cui cybersicurezza, intelligenza artificiale e disinformazione stanno trasformando i conflitti internazionali.
Il 12 giugno 2025 Israele lancia un attacco aereo verso l’Iran che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea, sta velocemente giungendo a una piena capacità nucleare. L’operazione, denominata “Rising Lion”, il “Risveglio del leone”, è accompagnata da una serie di attacchi informatici per tutta la prima fase del conflitto: attacchi Ddos, defacciamenti, esfiltrazione di dati sensibili e di informazioni riservate. Si creano due fronti hacktivisti: 94 a favore dell’Iran, 10 a favore di Israele e 15 anti-iraniani, per un totale di 119 gruppi, secondo le stime di CyberKnow (2025), l’azienda australiana specializzata in Osint e cyber threat intelligence.
Anche in occasione di questo conflitto, condotto con armi convenzionali e omicidi mirati che uccidono alti funzionari iraniani, compreso il capo dell’intelligence, il comandante della forza Quds, Saeed Izadi, lo schema si ripete: gli attacchi cinetici prima, e cioè i bombardamenti israeliani su siti sensibili iraniani e i lanci di missili balistici dall’Iran verso Israele, sono accompagnati dagli attacchi cibernetici e dalla disinformazione. Quello che pare un dominio separato, il mondo cyber, anche in questo caso ha una prosecuzione nel mondo fisico.
La propaganda viene subito attivata sui due fronti del conflitto. I media riportano un attacco alla banca iraniana Sepah, ma l’agenzia di stampa statale Irna sosterrà che le transazioni nella Repubblica Islamica non ne hanno sofferto. Poi sarà diffusa la notizia di un attacco informatico al cryptoexchange iraniano Nobitex con l’effetto di sottrargli circa 90 milioni di dollari di cryptovalute. L’exchange dirama una comunicazione in cui informa la clientela che ogni asset sarà rimborsato.
Le autorità della Repubblica Islamica dell’Iran sin dal 13 giugno decidono massicce restrizioni dell’accesso a Internet, il traffico si riduce all’80%. Ai funzionari del regime viene raccomandato di interrompere l’utilizzo di qualsiasi dispositivo connesso, anche di WhatsApp, per evitare di essere geolocalizzati e diventare un target degli israeliani, tecnica usata dagli stessi cybersoldati iraniani per identificare e colpire una base militare israeliana.
Dall’inizio del conflitto si registrano diversi tentativi di interruzione del funzionamento di infrastrutture critiche nei settori energetico e delle telecomunicazioni, con attacchi a centrali elettriche, raffinerie e impianti petrolchimici. I gruppi statuali e degli attivisti cercano infatti di infiltrarsi in dighe, aeroporti e centrali energetiche sfruttando vulnerabilità nei sistemi di controllo industriale (Industrial Control Systems, Ics, e Supervisory Control and Data Acquisition, Scada) per causare blackout o disservizi, intercettare dati e compromettere la sicurezza delle comunicazioni militari e civili.
Gli iraniani, per i quali la cyberwarfare è parte della dottrina militare della soft war, vedono schierate al proprio fianco alcune cybergang. Una di queste è nota come Handala, da sempre impegnata in attacchi ransomware, che stavolta però non appare interessata all’ottenimento di riscatti monetari ma a creare caos e incertezza nel cyberspace israeliano assumendo un profilo hacktivista.
Durante gli attacchi missilistici contro le città di Tel Aviv, Haifa, Be’er Sheva, vengono inoltre condotti attacchi Ddos mirati ai siti web delle stazioni radio israeliane per creare confusione e ostacolare la diffusione degli alert di allarme. In seguito, vengono divulgate notizie di attacchi contro centri di ricerca nucleare e militare, con diffusione di malware per il furto di informazioni. A farne le spese, il centro di ricerca Weizmann, come parte di una campagna di phishing avente come obiettivo istituzioni accademiche e del settore israeliano della difesa, azione motivata dal coinvolgimento delle università israeliane nel sistema militare e di sicurezza del Paese. Ed è infatti proprio il gruppo pro-pal Handala Hack che il 18 giugno 2025 annuncia una fuga di dati di 425 GB dall’azienda israeliana Mor Logistics e l’ottenimento dell’accesso a 4 TB di documenti classificati del Weizmann Institute of Science, colpito da un attacco missilistico iraniano il giorno prima (Daily DarkWeb, 2025).
Nel canale Telegram AptIran i gestori rivendicano gli attacchi contro Israele come ritorsione per i bombardamenti subiti. In aggiunta, il gruppo diffonde una serie di informazioni circa gli attacchi a servizi e infrastrutture iraniane e, in un post significativo, fornisce consigli ai potenziali target iraniani ricordando che, in un “teatro di guerra digitale”, “l’utilizzo di tecnologie non prodotte da vendor affidabili rappresenta un rischio diretto per le infrastrutture critiche del Paese (…) in quanto ogni componente importata o sviluppata da soggetti esterni può diventare uno strumento di intrusione, controllo o sabotaggio da parte del nemico” (Red Hot Cyber, 2025). Il gruppo mette in guardia i connazionali dalla possibile presenza di backdoor nella tecnologia in uso nel Paese, illustrando bene uno dei rischi centrali alla sovranità digitale.
Terminata la “guerra dei dodici giorni” gli attacchi cibernetici e le operazioni di influenza non smettono. L’azienda israeliana Check Point Software individua una campagna di phishing potenziata con l’intelligenza artificiale da parte di attori iraniani, gli Apt35 (Lakshmanan, 2025), che, a partire da metà giugno 2025, ha preso di mira cittadini israeliani utilizzando false e-mail e messaggi WhatsApp personalizzati, redatti con strumenti di intelligenza artificiale, come suggeriscono il layout strutturato e l’assenza di errori grammaticali. Al target della campagna, esperti israeliani di intelligenza artificiale, veniva paradossalmente chiesto supporto per un sistema di rilevamento delle minacce basato sull’AI, proprio per contrastare l’ondata di attacchi informatici che aveva preso di mira il loro Paese, Israele, a partire dal 12 giugno.
Successivamente, alla fine della guerra (quella che in seguito si rivelerà solo la prima campagna militare contro l’Iran), nei primi di agosto 2025, la società Security Scorecard decide di rilasciare pubblicamente un rapporto in cui viene chiarito come hanno operato gli attori filoiraniani delle minacce, noti e meno noti, durante il conflitto dei dodici giorni. Strike, il gruppo di threat intelligence di Security Scorecard, ha analizzato infatti oltre 250mila messaggi provenienti da 178 gruppi attivi, e ha potuto in tal modo rilevare una campagna digitale altamente coordinata che rispecchiava le azioni militari sul campo. L’analisi condotta ha individuato tre principali categorie di attori:
- hacktivisti vagamente affiliati che operano senza supervisione diretta ma allineati con le priorità del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc);
- cluster strutturati allineati all’Irgc che eseguono campagne mirate;
- gruppi interamente sponsorizzati dallo Stato come Imperial Kitten (noto anche come Tortoiseshell, Cuboid Sandstorm o Yellow Liderc).
Queste entità, concentrate su settori ad alto valore, tra cui istituzioni finanziarie, agenzie governative e organi di informazione, utilizzano attacchi di Sql injection, Ddos e metodi di esfiltrazione dei dati per la raccolta di informazioni e l’interruzione delle comunicazioni per danneggiare gli avversari. Operazioni che prevedono anche tecniche di ricognizione, analisi delle vulnerabilità per exploit zero-day e distribuzione di script malware personalizzati, il tutto programmato per coincidere con attacchi aerei e incursioni al confine (Security Scorecard, 2025).
In base alle analisi della società SOCRadar (2025), il conflitto Iran-Israele del 2025 ha portato a un’impennata dell’attività informatica, con oltre 600 segnalazioni di attacchi informatici su oltre cento canali Telegram tra il 12 e il 27 giugno 2025. Gli hacker filoiraniani non avrebbero colpito solo Israele, il Paese maggiormente preso di mira con 441 segnalazioni di attacchi, ma anche Stati Uniti (69), India (34) e nazioni mediorientali come Giordania (33) e Arabia Saudita (13).
[…]
A distanza di pochi mesi, nella notte di sabato 28 febbraio 2026, Israele attacca nuovamente l’Iran con una serie di incursioni aeree appoggiate dagli Stati Uniti. Tra sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, in concomitanza con l’avvio delle operazioni militari convenzionali, denominate “Operation Roaring Lion” (“Ruggito del leone”) da parte israeliana e “Operation Epic Fury” (“Furia epica”) da parte statunitense, si registra una serie di operazioni cyber di notevole portata.
Tra le prime evidenze documentate vi è il crollo quasi totale della connettività Internet in Iran. Secondo Doug Madory, direttore dell’analisi Internet presso la società Kentik, la connettività è precipitata in due distinte finestre temporali: la prima alle 07:06 GMT e la seconda alle 11:47 GMT del 1° marzo. NetBlocks ha a sua volta osservato un forte calo della connettività in coincidenza con l’inizio degli attacchi cinetici.
Inizialmente si ritiene che siano stati gli stessi iraniani a degradare la connettività, ma in seguito report pubblici e analisi specializzate la indicheranno come un’operazione in corso su larga scala che prende di mira le reti digitali iraniane. Secondo questi rapporti, diversi livelli dell’infrastruttura digitale e fisica del Paese sarebbero stati colpiti simultaneamente da diverse tecniche di sabotaggio: dalla manipolazione del Border Gateway Protocol (BGP) e dall’avvelenamento della cache DNS, fino ai sovraccarichi elettrici mirati tramite la manipolazione di sistemi SCADA, uniti agli attacchi cinetici contro gli Internet Exchange Point (IXP). L’effetto cumulativo di queste azioni, secondo diverse fonti, avrebbe ridotto drasticamente la connettività Internet in tutto il Paese, compromettendo gravemente le capacità operative e la risposta militare di Teheran.
Il blackout domestico non impedisce però le operazioni cibernetiche: impianti malware pre-posizionati e infrastrutture di attacco distribuite all’estero possono mantenere la capacità di colpire i bersagli, che includono settori civili e commerciali e la loro supply chain. In omaggio al solito cliché che vuole gli attacchi cinetici accompagnati da attacchi cibernetici, disinformazione e sabotaggio, va segnalato il fatto che subito viene hackerata un’app religiosa scaricata almeno cinque milioni di volte dai credenti sciiti. Si chiama BadeSaba Calendar e, invece di offrire informazioni sugli appuntamenti religiosi, all’improvviso visualizza messaggi di incitazione alla rivolta diretti alla popolazione islamica.
L’operazione militare “Ruggito del leone” scatena comunque una risposta immediata di Teheran, con ondate di missili balistici e droni contro basi statunitensi, infrastrutture regionali e centri urbani nei Paesi del Golfo, inclusi Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain e Kuwait. Nonostante questo dispiegamento di forze, però, come scrive Marco Bacini (2026), la superiorità continua in parte a misurarsi sulla quantità di mezzi dispiegati, ma si misura anche sulla capacità di strutturare conoscenza dai flussi di dati eterogenei raccolti da piattaforme autonome, sensoristica avanzata e reti di intelligence integrate. La velocità informazionale diventa moltiplicatore di potenza strategica e lo Stato che possiede un vantaggio strutturato nell’elaborazione cognitiva di segnali operativi consegue un vantaggio competitivo critico.
L’accecamento dei radar, l’azzeramento della contraerea e l’uccisione mirata del leader Khamenei al primo giorno di guerra, individuato forse tramite l’hacking di telecamere stradali, ci fa capire che missili e droni non sono i soli protagonisti di questa nuova era di conflitti. Come dice Bacini: “La guerra post-umana è in atto, e la sua comprensione teorica e politica è condizione necessaria per formulare politiche di sicurezza e deterrenza efficaci nelle prossime decadi”.
Guerra profonda: recensioni e segnalazioni
Di seguito le segnalazioni del mio nuovo libro, Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, pubblicato da Luiss University Press.
AGENDA DIGITALE
La fine dell’Internet globale nell’epoca della guerra algoritmica
ANSA
Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
BLASTING NEWS
Guerra algoritmica: Di Corinto svela i nuovi fronti del conflitto digitale
Insicurezza digitale
Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber

Red Hot Cyber
Guerra algoritmica: così IA, hacker e Big Tech stanno riscrivendo il potere globale

Report Difesa
Editoria: il nuovo libro di Arturo Di Corinto analizza la cybersecurity, la geopolitica e la sfida per la sovranità digitale
Agenzia parlamentare, AgenParl
“Guerra profonda”, Arturo Di Corinto presenta a Roma il libro sulle nuove guerre digitali tra hacker, IA e disinformazione
agenparl.eu/2026/05/29/guerra-profonda-arturo-di-corinto-presenta-a-roma-il-libro-sulle-nuove-guerre-digitali-tra-hacker-ia-e-disinformazione/
La Repubblica
Benvenuti nell’era della guerra algoritmica: così la rete è diventata la nuova trincea
ADN Kronos
CYBERSICUREZZA: ‘GUERRA PROFONDA’, IN ARRIVO IL NUOVO LIBRO DI ARTURO DI CORINTO
‘Pensiero Libero’ e in libreria dal 5 giugno sarà presentato venerdì a Roma Roma, 27 mag. (Adnkronos) – ”Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”: è il titolo del nuovo libro del giornalista e analista di cybersicurezza Arturo Di Corinto, pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana ”Pensiero Libero” con la prefazione di Roberto Baldoni, in libreria dal prossimo 5 giugno. Il volume sarà presentato per la prima volta venerdì 29 maggio a Roma, alle ore 18.30 alla Libreria Mondadori alla Galleria Alberto Sordi, mentre altre presentazioni sono già previste per martedì 9 giugno e mercoledì 10 giugno a Milano.
”In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili”, scrive Di Corinto.
Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde: il libro analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.
”Il libro discute dei rischi per la sovranità digitale portati dall’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale e quando la sovranità digitale è a rischio è come se fosse a rischio il territorio di uno Stato e in pericolo gli stessi cittadini”, afferma all’Adnkronos Di Corinto che, a pochi giorni dalla presentazione della prima enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV, osserva che si tratta proprio di molte questioni sollevate dal pontefice che ”ha riflettuto sul tema dell’autonomia della decisione degli agenti Ai, dell’uso illecito dell’Ai per la disinformazione, dell’importanza di adottare un approccio etico agli sviluppi dell’Ai”. ”Le minacce sono tre – conclude Di Corinto – i migliaia di attacchi cibernetici che si verificano ogni giorno; la disinformazione che offusca la distinzione tra verità e finzione; l’uso illecito e criminale dell’Ai”. (Sci/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 27-MAG-26 18:44 NNNN
Guerra profonda, le presentazioni a Milano
Cybersecurity, geopolitica e la sfida per la sovranità digitale
In libreria dal 5 giugno il volume Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, scritto da Arturo Di Corinto e pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana “Pensiero Libero”, con la prefazione di Roberto Baldoni.
Le presentazioni a Milano
Martedì 9 giugno 2026, ore 16:30
CLUSIT (Associazione Italiana per la Sicurezza informatica)
Viale L. Bodio 37, 20158 Milano
A seguire, aperitivo.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore), Gabriele Faggioli (Clusit); Oreste Pollicino (Università Bocconi); Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera).
Modera: Alessandro Da Rold (La Verità).
Mercoledì 10 giugno 2026, ore 18:30
Aperitivo ore 18:00 | Milano LUISS Hub
Via Massimo D’Azeglio 3, 20154 Milano
In collaborazione con Luiss School of Government.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore). Mario De Pizzo (Rai).
Modera: Francesco Cherubini (Luiss Guido Carli).

Il comunicato stampa del libro di Arturo Di Corinto
“Viviamo nell’era della sorveglianza totale. I sistemi con cui le grandi oligarchie tecnologiche controllano ogni angolo del mondo esistono già: si chiamano intelligenze artificiali generative, droni, telecamere biometriche. La battaglia per la sovranità digitale è già cominciata e si combatte a colpi di fibra ottica e codice binario.
In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili. (Arturo Di Corinto)
Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde.
Il volume analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.
Siamo di fronte a una vera e propria guerra cognitiva che si consuma attraverso episodi concreti:è l’attacco alla rete satellitare Viasat che ha accecato le difese ucraine ore prima dell’invasione russa; sono i cavi sottomarini sabotati nel Mar Baltico e attraverso cui transita la quasi totalità delle comunicazioni mondiali; è Elon Musk che decide della connettività di un’intera nazione in guerra; sono Peter Thiel e Alexander Karp che vendono agli Stati la capacità di prevedere tutto, sottraendo però loro la sovranità indispensabile per difendersi. La disinformazione di massa non è più appannaggio di regimi lontani, è industrializzata, democratizzata dall’intelligenza artificiale, accessibile a chiunque voglia fare l’hacker, non di un sistema informatico, ma della percezione della realtà.
Di Corinto ci guida attraverso la Russia del RuNet, la Cina del Social Scoring, l’Europa che regolamenta senza produrre tecnologia autonoma. È la genesi della sovranità digitale. Il rischio è però la fine del vecchio ordine globale, delle sue leggi, delle sue istituzioni. In questo conflitto nessuno è civile: siamo tutti bersagli.
Arturo Di Corinto è giornalista e analista di cybersicurezza. Attivista per i diritti digitali, ha scritto di internet, hacker e tecnologia per la Repubblica, il manifesto, Il Sole 24 Ore, e Wired. Psicologo cognitivo, dottore in comunicazione, ricercatore all’Università di Stanford e professore di Privacy e Cybersecurity alla Sapienza di Roma, indaga il cyberspazio come campo ibrido tra difesa, potere, algoritmi e sistemi di manipolazione di massa. Attualmente è consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ha scritto numerosi saggi, tra cui Hacktivism (2002), I nemici della rete (2010), Cryptomania (2022).
Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
Arturo Di Corinto
Collana “Pensiero Libero” | Luiss University Press | Pagg. 220 | Prezzo 22 euro
ISBN 9791255963639 | Uscita 5 giugno 2026
Scarica la copertina editoriale estesa (pdf) Scarica la prima di copertina (jpg)
Luiss University Press
https://luissuniversitypress.it/
Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
Il 29 maggio alle ore 18:30, presso la libreria Mondadori nella Galleria Alberto Sordi di Roma, Arturo Di Corinto presenterà il suo nuovo libro “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”
A dialogare con l’autore saranno Barbara Carfagna e Riccardo Luna, in un incontro dedicato ai temi della cybersicurezza, della guerra cognitiva e delle nuove minacce digitali che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici e sociali contemporanei.
“Guerra profonda” affronta la nuova era dei conflitti algoritmici, dove la sovranità digitale è sotto attacco e nessuno può più considerarsi un semplice civile estraneo ai rischi del cyberspazio. Il volume accompagna il lettore in un viaggio che tocca la sicurezza dei cittadini, la protezione delle infrastrutture critiche e la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’ordine globale.
Con la prefazione di Roberto Baldoni, il libro offre una riflessione lucida e attuale sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, mostrando come hacker, disinformazione e sistemi automatizzati siano ormai strumenti centrali nei conflitti del XXI secolo.
Arturo Di Corinto è giornalista, docente di privacy e cybersecurity, analista di cybersicurezza e consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Hackerare l’intelligenza artificiale: rischi e rimedi
Giovedì 7 maggio ore 9-13, aula Mauro Wolf, primo piano via Salaria 113, Roma
L’Intelligenza Artificiale offre nuove possibilità in molti campi, dalla ricerca scientifica alle cure mediche, dalla gestione dei processi aziendali al consumo di beni, merci e servizi.
Purtroppo l’IA viene usata anche negli scenari di conflitto per governare armi autonome e profilare i target. Un uso che ne ha dimostrato sia il carattere micidiale che i frequenti errori di cui sono stati oggetto civili e cooperanti nelle zone di guerra.
Una novità ancora sottovalutata sono i sistemi di IA come Mythos che stanno ridisegnando il panorama della cybersecurity.
Una novità talvolta sottovalutata riguarda l’uso dell’IA nel campo dell’informazione. I giornalisti la usano per individuare fonti, per farsi assistere nella produzione di notizie e migliorare la loro presentazione. Eppure le stesse IA che offrono queste informazioni possono essere inquinate sia in fase di addestramento che nella fase di utilizzo e offrire risultati non verificati né verificabili. Usare modelli affidabili è una sfida cruciale per il giornalismo e la qualità dell’informazione.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione
«Diritto, democrazia e comunicazione nell’era dell’IA»
Barbara Carfagna, giornalista TG1:
«L’IA geopolitica»
Stefano Chiccarelli, Ceo RJ45
«Usi e abusi dell’intelligenza artificiale»
Alessandro Moretti, Ceo Meridian
“Perché investire nell’IA e nelle tecnologie emergenti”
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Large languageModels, guerra e pace»
Enrico Frumento, ricercatore Cefriel
«Modelli abliterated e uncensored, una panoramica»
Lazzaro Pappagallo, giornalista TG3
«Sul buon uso dell’IA nella professione giornalistica»
Luca Sambucci Ceo Noctive
«Jailbreaking e malicious prompting, come i criminali usano l’IA»

Disinformazione e Deepfake: la democrazia in pericolo
Giovedì 23 aprile ore 9-13, aula Mauro Wolf, primo piano via Salaria 113, Roma
Nelle situazioni di tensione geopolitica la disinformazione aumenta. Se nel passato si era soliti dire che la prima vittima delle guerre è la verità, oggi questo appare vero anche in tempo di pace e nel corso dei conflitti ibridi, sotto la soglia del conflitto aperto. Accade anche che gli attacchi cinetici siano accompagnati dagli attacchi cibernetici ed entrambi vengano legittimati dalla disinformazione. Propaganda e disinformazione viaggiano velocemente nei social. Secondo AI Forensics il 25% dei contenuti prodotti da TikTok sono artificiali. Le notizie dopate con contenuti fotorealistici di origine sintetica sono così la nuova sfida per chi deve analizzare le fonti e riportare i fatti all’opinione pubblica. Per confezionare le notizie, narrare gli avvenimenti e i loro protagonisti, inoltre, i giornalisti, si trovano a gareggiare con youtuber, influencer e opinionisti social.
La verità sostanziale dei fatti diventa sempre più difficile da raccontare.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione
Laura Camilloni, giornalista, AgenParl
«Information disorder e fake news»
Riccardo Cavaliere, giornalista Rainews24
«Le sei dita di Netanyahu. Deepfake, propaganda, controllo dell’informazione in guerra»
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Disinformazione e propaganda dagli antichi greci a ChatGPT»
Stefano Ferrante, giornalista, segretario Stampa Romana
«Contrastare la disinformazione nella pratica giornalistica quotidiana»
Marco Ramilli, Ceo IdentifAI
«Threat Landscape: The Deepfake Ecosystem»
Christian Ruggiero, professore di Giornalismo RadioTv, CoRiS Sapienza
«La disinformazione nella dieta mediale: troll, deepfake e false notizie»
Luciano Tirinnanzi, editore, giornalista Panorama
«L’editoria di guerra e la costruzione della verità»

Cybersecurity, rischio cibernetico e autodifesa digitale
Tra i numerosi rischi sistemici del nostro tempo vanno annoverati anche i rischi informatici. Cioè i rischi collegati a un uso scorretto, improprio e criminale di servizi informatici e sistemi informativi. Il rischio informatico oggi è anche quello dello spionaggio o del sabotaggio del lavoro dei giornalisti che devono imparare a difendersi da interferenze esterne al loro lavoro. La protezione dei giornalisti comincia da una corretta igiene cibernetica fino all’uso di metodi adeguati a mettere in sicurezza il proprio lavoro, le prove raccolte e le stesse fonti.
Capire il rischio informatico è importante per raccontarlo, soprattutto in un’epoca in cui l’educazione alla consapevolezza è la prima linea di difesa per operatori e utenti di piattaforme e dispositivi informatici.
Alberto Marinelli, Sapienza, Prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazine
Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale ACN
«La dimensione del rischio cibernetico»
Giovanni Ciofalo, professore di Digitale e Media Studies, CoRiS Sapienza
«Il rischio cibernetico dell’IA tra narrazioni e rappresentazioni mediali»
Alessandro Curioni, presidente Di.Gi Academy, giornalista
«Social engineering, limiti biologici e cognitivi»
Arturo Di Corinto, giornalista, consigliere ACN
«Conoscere la tecnologia per salvaguardare la professione giornalistica»
Pietro di Maria, General Manager Meridian Group
«Dalla protezione del fattore umano alla protezione delle infrastrutture critiche»
Guido d’Ubaldo, giornalista, presidente Odg Lazio
«L’importanza di comunicare correttamente il rischio cyber»
Daniele Federico Rosa, consulente editoriale
«Il rischio cyber nei libri. Come viene raccontato

Sine cura. I perché della sicurezza
La Provincia di Pescara ospita il 10 aprile il convegno “Sine cura. I perché della sicurezza” che affronterà temi spinosi per il futuro del nostro Paese
Venerdì 10 aprile a partire dalle ore 17:30 presso la Sala “Figlia di Iorio” della Provincia di Pescara si terrà il convegno dal titolo “Sine cura. I perché della sicurezza” nel corso del quale saranno affrontate una serie di tematiche di spinosa attualità legate al concetto di sicurezza e come questo sia mutato, nel corso degli ultimi anni, attraverso cambiamenti epocali in ogni ambito, da quello informativo a quello tecnologico, militare e del controspionaggio.
Il convegno vuole sottolineare l’importanza della sicurezza, dal latino “se-curitas (sine cura)”, ossia senza preoccupazioni, per prevenire situazioni di crisi, oltre che per gestirle una volta che si sono verificate. Nel corso dell’appuntamento saranno toccate tematiche di grande attualità come la sicurezza nazionale, il ruolo del controspionaggio, il ciclo dell’intelligence e metodi di intelligence OSINT e HUMINT, il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei modelli predittivi, ma anche cybersecurity e protezione dati, facendo riferimento anche all’ultima Relazione annuale sulla Politica dell’Informazione per la sicurezza 2026.
Ricco e qualificato il parterre dei relatori, che dopo i saluti istituzionali, vedrà gli interventi dell’On. Luciano D’Alfonso, Deputato e Presidente emerito della Regione Abruzzo; di Marco Mancini, già Responsabile del Controspionaggio Italiano; di Marco Santarelli, Analista investigativo su reti informative e sicurezza internazionale; di Arturo Di Corinto, Giornalista e Docente Universitario, attualmente Consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale; di Salvatore Santangelo, giornalista e saggista. Il convegno sarà moderato dalla Giornalista Paola Peluso. Il convegno è a ingresso gratuito e aperto a tutta la cittadinanza.

L’INFRASTRUTTURA DEL TUTTO: Ciclo di seminari su Cybersecurity e intelligenza artificiale alla Sapienza, Università di Roma.
La cybersecurity non è solo un affare da specialisti, come dimostra l’allarme che destano nei cittadini le ripetute violazioni della sicurezza informatica di banche, aziende e istituzioni di cui la stampa rende conto ormai con una certa frequenza.
Un’informazione che voglia affrontare questi temi deve però rifuggere tanto il linguaggio da iniziati (specie in un paese come l’Italia dove la cultura informatica di base è limitata), quanto la semplificazione, i toni allarmistici e un linguaggio occasionalmente scorretto, che sconta la difficoltà oggettiva di spiegare la natura, la vastità e la portata del fenomeno. Queste circostanze impediscono al giornalismo di esercitare quella doppia funzione di watchdog della democrazia e di manutenzione civica rispetto ai valori fondanti la società.
Eppure, non c’è mai stato così tanto bisogno di una buona informazione sui temi della cybersecurity. Ce n’è bisogno per educare le persone, fondare un linguaggio comune, costruire una cultura della sicurezza informatica che parta dalla divulgazione dei suoi temi più rilevanti: la democrazia, la privacy, la libertà, la sicurezza, la salute.
Per questo, il Dipartimento CoRiS propone un ciclo di seminari, diretto in primo luogo a giornaliste e giornalisti, ma aperto a studentesse e studenti, per contribuire a un “giornalismo di servizio” che vada oltre le esigenze dell’informazione quotidiana e di attualità che pure ne costituiscono la ragion d’essere.
Gli incontri si terranno ogni giovedì, tra il 16 aprile e il 7 maggio, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 presso l’aula Mauro Wolf, al primo piano di via Salaria 113.
Ogni seminario è accreditato presso l’Ordine dei Giornalisti per il conseguimento di 4 crediti formativi obbligatori;
- le iscrizioni per il seminario “Cybersecurity: rischio informatico e autodifesa digitale per i giornalisti” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 2 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Disinformazione e Deepfake: la democrazia in pericolo” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 9 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Threat actors, APT, cybergangs: l’economia del cybercrime” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 16 aprile;
- le iscrizioni per il seminario “Hackerare l’intelligenza artificiale: rischi e rimedi” si aprono su www.formazionegiornalisti.it il 23 aprile.
Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti
“Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti”
scritto e pubblicato da Guerre di Rete
lo presenta
Sonia Montegiove
ne discutono
Stefano Chiccarelli, Arturo Di Corinto, Fabio Pietrosanti
coordina
Giulio De Petra
A questo indirizzo si può trovare la descrizione dell’incontro:
‘incontro si svolgerà a Roma, mercoledì 18 marzo, in via della Dogana Vecchia 5, a partire dalle 17,30.
Sarà possibile partecipare anche a distanza, collegandosi tramite il link
https://us02web.zoom.us/j/86313951005?
Il nostro rapporto con le tecnologie è inevitabilmente contraddittorio. Mai come ora siamo circondati da strumenti abilitanti, che ci consentono di allargare le nostre capacità, ridurre sforzi e tempi di vecchie attività, dotarci di una somma di poteri da cui ormai siamo dipendenti. Eppure questi stessi strumenti, in maniera spesso invisibile e inattesa, possono aprire dei varchi sulle nostre vite, il nostro lavoro, le nostre relazioni. E quando succede, proprio la loro potenza, insieme alla capacità di archiviazione, l’ubiquità, la granularità con cui estraggono informazioni che prima non sarebbero mai state raccolte, diventano un’arma a doppio taglio. Questo vale per tutti, ma soprattutto per giornalisti e attivisti, che fanno dello scambio di informazioni (anche delicate, riservate, sensibili) una delle loro ragion d’essere. Il problema è che la macchina, intesa come l’assemblaggio caotico e strabordante di dispositivi, account, servizi digitali che ognuno di noi gestisce alla bell’e meglio mentre è intento a vivere e a lavorare, funziona splendidamente (o dà l’idea di funzionare in tal modo) senza disfunzioni, senza avvertimenti, senza preavvisi, fino al giorno in cui non funziona più. Fino al giorno in cui si riceve una strana notifica di Apple o Meta di essere stati oggetto di un attacco statale; fino a quando ritroviamo i nostri dati più privati online; o non riusciamo a entrare nel nostro account Instagram, che ha iniziato nel frattempo a delirare; o veniamo informati che qualcuno è entrato nella nostra casella di posta; o veniamo respinti alla frontiera senza nemmeno sapere perché; o la nostra fonte passa dei guai, e ci resta il sospetto che sia a causa delle comunicazioni avute con noi.
È con questa consapevolezza che Guerre di Rete ha deciso di scrivere e pubblicare un “Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti”
Il Manualetto segue un percorso che va dal facile al difficile, da quello che va messo subito in sicurezza, e con poca fatica, a quello che richiede più lavoro. Si inizia inquadrando alcuni aspetti generali – i diversi piani della sicurezza, l’analisi delle minacce – e poi si va nel pratico. Siamo partiti dalla mail perché sappiamo che è ancora l’hub centrale delle nostre vite, e quindi un fortino da difendere. Passiamo poi ai social media che, nel bene e nel male, restano un luogo fondamentale per giornalisti e attivisti, sottovalutato dal punto di vista della sicurezza. Eppure una revisione attenta delle impostazioni di visibilità e di privacy dei nostri account potrebbe far emergere informazioni che non siamo consapevoli di “pubblicizzare”. Poi parliamo di come si comunica con una fonte, o con qualcuno che necessiti di non essere esposto: il problema del primo contatto, quali app (e perché) possono essere utili, quali sistemi adottare per ricevere soffiate. Sistemate la mail, i social, e le comunicazioni, è tempo di pensare ai dispositivi. Sono cifrati? Abbiamo backup? Come li gestiamo? È il caso di compartimentare? Successivamente, ci addentriamo nell’aspetto della cybersicurezza più noto e forse temuto: phishing, malware, spyware.
Senza fare miracoli un lettore consapevole di questo Manualetto può però alzare di molto l’asticella della sua protezione.
Le disavventure della verità
La verità è un concetto mobile e sfuggente, i cui confini cambiano in relazione alla temperie culturale e all’azione dei soggetti che hanno i mezzi per costruirla e farla accettare.
Già nel V secolo però, Platone metteva in guardia i cittadini di Atene che per instaurare la democrazia bisognava cacciare i retori e i sofisti, che ingannano il popolo con sillogismi, paralogismi, notizie false e inventate.
Ma la società della comunicazione, basata su persuasione e populismo, non è in grado di scacciare i nuovi retori che assumono le vesti di imbonitori e tribuni di un popolo costruito algoritmicamente.
Nel libro «Le disavventure della verità», il filosofo Umberto Galimberti affronta così il tema della verità in un’ottica comparata confrontando Marx, Nietsche e Freud nelle loro pubblicazioni meno note. Ovviamente con riferimento alla Repubblica di Platone e a quello sfortunato che informò i cavernicoli che erano oggetto di un’illusione (disinformazione, diremmo oggi). Lo sfortunato fu bastonato dai cavernicoli per la sua rivelazione.
[…] a differenza dei tempi trascorsi, oggi l’abbondanza delle informazioni, che è il tratto tipico del nostro tempo, ci rende responsabili di ciò che sappiamo e se, per quieto vivere, per noia, per distrazione, per disinteresse, per stanchezza o per assuefazione, non siamo sensibili al problema della verità, di fronte a quel che sappiamo diventiamo irrimediabilmente indifferenti, quando non addirittura immorali.
Oggi, infatti, dobbiamo chiederci che ne è della verità nella nostra epoca caratterizzata dall’incontenibile diffusione dei media, ai quali da ultimo si sono aggiunti i social con le loro vere e false notizie e prese di posizioni, per lo più acritiche, quando non puri sfoghi pulsionali o emotivi. Per affrontare questo tema bisogna liquidare quei luoghi comuni, per non dire idee arretrate che fanno da tacita guida a quasi tutte le riflessioni sui media, secondo le quali l’uomo può usare i mezzi di comunicazione come qualcosa di neutrale rispetto alla sua natura… […]
Al tempo della guerra ibrida, quella che mescola la falsa informazione alle azioni militari, il sabotaggio della verità ci riguarda tutti.
«Le disavventure della verità», Umberto Galimberti, Feltrinelli, 2025

Di Corinto a Pillole di Eta Beta
Cybersicurezza, senza cultura digitale l’Italia preda dei pirati”
Rubrica Pillole di Eta Beta andata in onda su Rai Radio 1 alle 11.45, con ospite Arturo Di Corinto, consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
Mercoledì 17 dicembre 2025
https://www.raiplaysound.it/programmi/pilloledietabeta

IISFA FORUM- Cybercrime, Artificial Intelligence & Digital Forensics
12 dicembre, Centro Congressi Frentani, via dei Frentani 4, Roma


Breviario giuridico sulla cybersicurezza
5 dicembre ore 11:30, Sala Nettuno presso la Fiera dell’editoria Più Libri Più Liberi
Presentazione del libro a cura di Andrea Simoncini e Marina Pietrangelo
Intervengono Marina Pietrangelo, Erik Longo, Matteo Giannelli e Arturo Di Corinto
A cura di CNR Edizioni
Incontro su prenotazione per ragazzi da 14 anni in su

Out of the Box, Internet bene comune
28 novembre, Novara, 12:30 INTERNET BENE COMUNE
https://www.isoc.it/Novara-25th-IsocIT
Chi decide cosa può (o non può) accadere nella rete?
Modera: Antonio Baldassarra, CEO Seeweb e DHH
Nicola Blefari Melazzi,
Ingegnere delle telecomunicazioni, professore ordinario presso l’Università di Roma Tor Vergata, Presidente CNIT, Presidente Fondazione RESTART
Arturo Di Corinto,
Ricercatore Sapienza Università di Roma, Consigliere ACN
Guido Scorza,
Avvocato, giornalista e professore a contratto di diritto delle nuove tecnologie e privacy. Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali
Di Corinto a Radio Rai 1
Podcast/ Algoritmi truffatori: come l’AI traveste i criminali da persone fidate
Una voce ordina al direttore finanziario un bonifico urgente: sembra l’amministratore delegato, ma è la sua perfetta imitazione digitale.
Un messaggio disperato convince una madre a inviare soldi al figlio in difficoltà: ma non era lui, era la sua voce clonata in pochi secondi.
Un software manomesso addestra l’algoritmo antifrode della banca a considerare leciti bonifici che sono invece fraudolenti, una goccia di veleno finita nel pozzo dei dati.
Sono solo tre volti dei nuovi rischi informatici realizzati con l’intelligenza artificiale generativa: truffe credibili, identità sintetiche e manipolazioni invisibili che scavalcano le nostre difese più umane.
Di questo abbiamo parlato nel nuovo episodio di Pillole di Eta Beta, condotto da Massimo Cerofolini con la regia di Mimmi Micocci, e con la partecipazione di Beta, l’intelligenza artificiale parlante.
Grazie Massimo Cerofolini e Radio1 di avermi invitato a parlarne.
Per ascoltare il podcast:
https://www.raiplaysound.it/programmi/pilloledietabeta

‘No restrictions’ and a secret ‘wink’: Inside Israel’s deal with Google, Amazon
In 2021, Google and Amazon signed a $1.2 billion contract to provide Israel’s government advanced cloud computing and AI services — tools that have facilitated Israel’s two-year onslaught on the Gaza Strip.
Details of the lucrative contract, known as Project Nimbus, were kept secret. A new investigation, in partnership with Local Call and The Guardian, can reveal that both Google and Amazon submitted to highly unorthodox “controls” that Israel inserted into the deal to allay concerns over the secrecy of its data.
Project Nimbus was designed to enable Israel to transfer vast quantities of data onto the cloud servers of the tech giants. But even two years before October 7, Israeli officials drafting the contract had already anticipated the potential for legal challenges against Google and Amazon regarding the use of their technology in the occupied West Bank and Gaza.
According to leaked Israeli Finance Ministry documents obtained by The Guardian — including a finalized version of the contract — and sources familiar with the negotiations, the deal prohibits Google and Amazon from restricting Israel’s use of their products, even if it breaches their terms of service. The contract also obliges the two tech giants to secretly notify Israel if foreign courts order them to hand over data stored on their cloud platforms, in the event of claims that Israel has used the technology to violate the human rights of Palestinians — effectively sidestepping their legal obligations.
This arrangement stands in contrast to the case of Microsoft, which recently revoked the Israeli military’s access to parts of its Azure platform after +972, Local Call, and The Guardian revealed that it had stored a trove of intercepted Palestinian phone calls, in violation of its terms of service. Under Project Nimbus, however, Google and Amazon are forbidden from taking such action.
This investigation builds on a series of joint exposés revealing how major U.S.-based tech companies have become deeply entangled in Israel’s wars and mass surveillance apparatus.
https://www.972mag.com/project-nimbus-contract-google-amazon-israel/
Nella mente dell’hacker
I dilettanti hackerano i computer, i professionisti hackerano le persone. Questa efficace e famosa sintesi di cosa significhi l’hacking, Bruce Schneier la argomenta con un raffinato ragionamento nel suo ultimo libro: La mente dell’hacker. Trovare la falla per migliorare il sistema pubblicato nel 2024 in italiano da Luiss University Press.
Il titolo dice già molto. Intanto l’hacker non è più il mostro della peggiore pubblicistica degli ultimi anni, ma una figura che va letta in chiaroscuro rispetto all’evoluzione dei sistemi umani.
In aggiunta, l’hacking, l’esplorazione delle possibilità all’interno di un sistema dato, termine in origine legato al mondo dell’informatica, secondo Schneier è diventato una pratica onnipresente nei sistemi economici, finanziari e sociali. Approccio metodico alla ricerca delle vulnerabilità strutturali che definiscono il nostro mondo, l’hacking dimostra come ogni sistema, dalle leggi fiscali alle intelligenze artificiali, può essere manipolato e sfruttato. Dall’hacking del sistema fiscale per pagare meno tasse, vedi Google & Co. fino al jackpotting, al ransomware e agli attacchi cibernetici tra gli Stati. Per l’autore ogni hack può essere letto come strumento chiave nella gestione del potere e del denaro nei suoi molteplici aspetti.
Un hack è infatti «un’attività consentita da un sistema, che sovverte però gli scopi o gli intenti del sistema stesso». E cos’altro è un sistema se non «un processo complesso, determinato da una serie di regole o norme, pensato per produrre un o più esisti desiderati»? Quindi l’hacking è esattamente questo: individuare la vulnerabilità di un sistema e trovare l’exploit per sfruttarla. In definitiva vale per ogni sistema, quelli informatici, quelli sociotecnici, quelli cognitivi. Lo scopo dell’hacking è di ottenere un vantaggio. Ma le contromisure sono sempre possibili. E questo vale anche per la democrazia, che può difendersi dagli usi imprevisti della libertà che consente, e vale anche per l’Intelligenza Artificiale: hackerandola capiamo meglio come possa essere messa al servizio delle persone e non della guerra e del profitto. Poiché libertà e democrazia riposano oggi su sistemi informatici, gli hacker possono ancora fregiarsi del titolo di «eroi della rivoluzione informatica» come li chiamava Stephen Levy già nel 1996.

La minaccia al settore sanitario italiano
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha aggiornato il Report sul rischio nel settore sanitario a cavallo del periodo che va da gennaio 2023 a settembre 2025, con nuovi dati, analisi e raccomandazioni.
🧠Il motivo è che il settore sanitario, a livello globale, continua a essere tra quelli maggiormente impattati in caso di attacchi cyber. In media, infatti, da gennaio 2023 si sono verificati 4,3 attacchi informatici al mese ai danni di strutture sanitarie. Di questi, circa la metà ha dato luogo a incidenti con un impatto effettivo sui servizi erogati (in termini di disponibilità e riservatezza), causandone talvolta il blocco con gravi ripercussioni a danno dell’utenza e mettendo a rischio la privacy dei pazienti.
👉 Nel periodo da gennaio 2025 a settembre 2025 il numero complessivo degli eventi cyber è aumentato di circa il 40% rispetto allo stesso intervallo del 2024. Il CSIRT Italia ha infatti censito 60 eventi a fronte dei 42 rilevati nell’anno recedente. Il numero di incidenti è però diminuito: 23 rispetto ai 47 del 2024, anno in cui un unico attacco di tipo supply chain causò 31 incidenti in altrettanti soggetti.
👉 Tra le principali tipologie di minacce rilevate nei primi nove mesi del 2025 ci sono: scansione attiva su credenziali, phishing, compromissione delle caselle e-mail e esposizione dati. Ciò a conferma della centralità del vettore e-mail e dell’utilizzo di tecniche basate sull’ingegneria sociale per la diffusione di campagne malevole. Gli attacchi di tipo ransomware, nel 2025, sono diminuiti, ma continuano a rappresentare la tipologia di minaccia con l’impatto più elevato.
🛡️Il Report evidenzia che molti attacchi informatici hanno successo perché spesso vengono trascurate, o mal implementate, le più basilari misure di cybersicurezza con una carente formazione specifica del personale impiegato in ospedali, centri medici, cliniche e altre strutture sanitarie.
Per contrastare queste vulnerabilità, l’ACN suggerisce raccomandazioni mirate, tra cui la necessità di implementare pratiche di sicurezza robuste e una governance centralizzata della cybersecurity. Un approccio programmatico, basato sulla gestione del rischio e sulla separazione dei ruoli, è essenziale per rafforzare la sicurezza dei sistemi sanitari e prevenire gli incidenti informatici.
Una cosa sola
«Una cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere», è il nuovo libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso edito per le Strade blu di Mondadori (2024).
Una cosa sola, nel libro è la convergenza dell’economia mafiosa col sistema bancario, e dei mafiosi coi colletti bianchi. Già questa convergenza rende bene il tema di cui il procuratore di Napoli, Gratteri, e lo studioso dei fenomeni criminali, Antonio Nicaso, hanno voluto scrivere per fare un appello sia alla gente che alla politica, italiana ed europea. Un appello alla gente, affinché prenda le distanze dalle logiche di Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e altre mafie; alla politica per dire che l’inazione porta alla sconfitta.
I due autori argomentano con dovizia di particolari piccole e grandi storie di mafia e della loro sconfitta da parte dello Stato quando decide di colpire, grazie alla competenza e all’abnegazione delle sue forze di polizia e della magistratura.
Ma alle storie che in fondo tutti conosciamo, almeno da quando il Paese da deciso di rompere l’omertà generata dal terrore mafioso, Gratteri e Nicaso aggiungono tutte quelle meno note che ruotano intorno alla tecnologia, dedicando un capitolo apposito proprio al rapporto tra l’uso delle infrastrutture informatiche e la criminalità quando è basata sul riciclaggio, quando usa le cryptovalute; quando è basata sulla paura e sull’emulazione, e per questo usa i social network per fare proseliti; quando è basata sulla sfida all’ordine statuale impiegando i droni per attaccare e intimidire i suoi servitori; quando sfrutta la crittografia per nascondere alle autorità i traffici loschi e i reati commessi nascondendosi nel DarkWeb.
Ed è proprio in questo contesto che il libro cita anche il lavoro di analisi e raccolta di dati e informazioni prodotto da Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale quando ricorda la piaga del ransomware.
Per ogni tipo di crimine però gli autori ricordano che c’è un antidoto, costituito dalla vigilanza proattiva e dalla repressione giudiziaria, come pure dal rigore e dall’onesta delle singole persone. Ricordando che la mafia è tutt’uno con ogni potere deviato e che i colletti bianchi sono troppo spesso al loro servizio in un’area grigia che va illuminata, Gratteri e Nicaso infine sottolineano come la stessa memoria di Falcone e Borsellino vada onorata mettendo le forze dell’ordine nella condizione di colpire questa vasta area di malaffare che ingloba anche l’economia pulita. Soprattutto ricordando a noi stessi che è il coraggio delle nostre scelte, politiche e personali, che può fare la differenza nella lotta alla Mafia.

Datacrazia. Politica, cultura, algoritmica e conflitti al tempo dei big data
I dati sono il sangue dell’intelligenza artificiale. È così che Nello Cristianini parla del motore dell’IA. Per intendere che sono i dati la materia grezza da cui la macchina estrae le proprie predizioni e decisioni. Il professore italiano che insegna intelligenza artificiale all’Università di Bath lo dice in Datacrazia. Politica, cultura, algoritmica e conflitti al tempo dei big data (d editore) un libro del 2018, precedente alla sua famosa trilogia per i tipi de Mulino: La scorciatoia (2023), Machina Sapiens (2024) e Sovrumano (2025), sollevando una questione su cui non sembra avere cambiato idea. O, almeno per quanto riguarda il valore dei dati, che devono essere precisi e affidabili, per consentire alle macchine di «pensare». Pensare come preconizzato da Turing, e cioè nel senso di macchine in grado di simulare un comportamento intelligente, come poi si riveleranno capaci di fare, senza ritenere però che sia lo stesso «pensare» degli esseri umani.
Il libro che è una raccolta collettanea a cura di Daniela Gambetta, e affronta i risvolti socio-politici della gestione dei dati – dalla produzione creativa digitale all’incetta che ne fanno i social network – per arrivare e metterci in guardia dai bias presenti nell’addestramento dell’IA. Timori che hanno già avuto una certa attenzione ma che non sono ancora studiati abbastanza. Ed è per questo che nella parte in cui il libro se ne occupa è possibile affermare che i contributori al libro siano stati capaci di deinire un framework interpretativo critico dell’innovazione che può essere una guida nell’analisi delle tecnologie di rete, indipendentemente dall’attualità delle soluzioni sviluppate proprio nell’IA.
Alla data del libro per esempio, il campione Gary Kasparov era stato già battuto a scacchi da un sistema di machine learning e lo stesso era accaduto a Lee Sedol nel gioco del GO; il chatbot Tay di Facebook era stato già avvelenato nei suoi dati di addestramento dall’esercito di troll su Twitter fino a congratularsi con Hitler, ma ChatGPT era ancora da venire. E, tuttavia le questioni etiche poste dal libro sono ancora irrisolte. Chi decide cosa è bene e cosa è male? La macchina o l’uomo? Viene facile dire l’uomo che la governa, ma cosa accade con i sistemi autonomi che non prevedono l’intervento umano? Ecco, Datacrazia pone quei temi, sociali e filosofici su cui ci interroghiamo ancora oggi: dalla sovranità digitale alle fake news potenziate dall’IA.

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale alla Rome Future Week
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale partecipa alla Rome Future Week con un Open Day, martedì 16 settembre 2025, dalle 9.30 alle 18.30, presso la Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma (Stazione Tiburtina).
Talk, incontri, workshop e momenti di confronto offriranno una panoramica concreta e immersiva sui temi chiave della cybersicurezza: dai sistemi di difesa più avanzati al monitoraggio in tempo reale delle minacce informatiche, fino ai nuovi profili professionali richiesti da un settore in rapida evoluzione. Nel pomeriggio, focus sul ruolo delle donne nella cybersicurezza.
9:30–10:15
La cybersicurezza: una sfida per il presente, una professione per il futuro. Parteciperanno i vertici dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Apertura istituzionale ACN con overview su:
- Analisi di contesto
- dati aggiornati sul panorama delle minacce
- overview sul futuro delle professioni (Risorse umane)
10:15–11:00
Servizio Operazioni e gestione delle crisi cyber
“Il cuore operativo dell’ACN: rilevamento e gestione della minaccia cyber“. Relatori del Servizio.
11:00–11:15
Coffee break
11:15–12:00
Servizio Certificazione e Vigilanza
Presentazione del Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN): analisi delle vulnerabilità nei sistemi ICT. Focus su casi e metodologie. Relatori del Servizio
12:00–13:15
Servizio Programmi Industriali tecnologici e di Ricerca
“Il futuro della cybersicurezza: progetti nazionali ed europei”
Relatori del Servizio
Servizio Certificazione e Vigilanza
15:00–16:00
Dimostrazione pratica di PT ( Penetration test )
Divisioni Formazione e Consapevolezza
16:00-16:30L’ACN e il mondo degli ITS Academy
16:30-17:30
Capture the flag in collaborazione con ITS Academy
17:30–18:00
Donne della Cybersecurity: esperienze a confronto (squadra cyber femminile delle scuole superiori – women4cyber)
18:15-19:15
Matching libero e networking
I partecipanti potranno avvicinare aziende e enti formativi, distribuire CV, fare domande, conoscere opportunità
Pubblico invitato:
Studenti delle scuole superiori, Studenti universitari, Giovani professionisti. Appassionati di tecnologia, Cittadini e cittadine curiosi/e, Aziende e startup, Enti di formazione
I lavori della giornata saranno moderati dal dott. Arturo Di Corinto
Cybersecurity Open Day
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ti apre le porte
Martedì 16 settembre 2025
Casa delle Tecnologie Emergenti (CTE), Stazione Tiburtina – Roma
ore 9:30–18:30
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) partecipa alla Rome Future Week con un’intera giornata dedicata alla cultura della sicurezza digitale.
Talk, incontri, workshop e momenti di confronto ti porteranno dentro il mondo della cybersecurity: dai sistemi di difesa cyber più avanzati, al monitoraggio in tempo reale delle minacce, fino alle nuove professioni e ai percorsi formativi del settore.
Sarà anche un’occasione unica per incontrare chi lavora ogni giorno per proteggere le nostre infrastrutture digitali e scoprire come entrare in questo mondo.
Mattina
Focus Istituzionale ACN
9:30–10:15
La cybersicurezza: una sfida per il presente, una professione per il futuro. Parteciperanno i vertici dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Apertura istituzionale ACN con overview su:
- Analisi di contesto
- dati aggiornati sul panorama delle minacce
- overview sul futuro delle professioni (Risorse umane)
10:15–11:00
Servizio Operazioni e gestione delle crisi cyber
“Il cuore operativo dell’ACN: rilevamento e gestione della minaccia cyber“. Relatori del Servizio.
11:00–11:15
Coffee break
11:15–12:00
Servizio Certificazione e Vigilanza
Presentazione del Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN): analisi delle vulnerabilità nei sistemi ICT. Focus su casi e metodologie. Relatori del Servizio
12:00–13:15
Servizio Programmi Industriali tecnologici e di Ricerca
“Il futuro della cybersicurezza: progetti nazionali ed europei”
Relatori del Servizio
Pomeriggio
Open Day & incontri pubblici
Servizio Certificazione e Vigilanza
15:00–16:00
Dimostrazione pratica di PT ( Penetration test )
Divisioni Formazione e Consapevolezza
16:00-16:30
L’ACN e il mondo degli ITS Academy
16:30-17:30
Capture the flag in collaborazione con ITS Academy
17:30–18:00
Donne della Cybersecurity: esperienze a confronto (squadra cyber femminile delle scuole superiori – women4cyber)
18:15-19:15
Matching libero e networking
I partecipanti potranno avvicinare aziende e enti formativi, distribuire CV, fare domande, conoscere opportunità
Pubblico invitato:
Studenti delle scuole superiori, Studenti universitari, Giovani professionisti. Appassionati di tecnologia, Cittadini e cittadine curiosi/e, Aziende e startup, Enti di formazione
I lavori della giornata saranno moderati dal dott. Arturo Di Corinto
Algoritmo Criminale. Come Mafia, cyber e AI riscrivono le regole del gioco
Dagli eventi che hanno portato all’arresto di Ross Ulbricht, manager di Silk Road, comincia il saggio Algoritmo Criminale. Come Mafia, cyber e AI riscrivono le regole del gioco, pubblicato a ottobre 2024 per i tipi del Sole24ore da Pierguido Iezzi e Ranieri Razzante. La tesi centrale è che l’attività illecita delle grandi organizzazioni criminali non sia più distinguibile dal cybercrime.
Dall’operazione della Polizia Italiana contro il clan Bonavota al Pig butcherin’ delle mafie asiatiche, dalle truffe romantiche del clan nigeriano Black Axe, fino alle ransomware gangs russe, il racconto si snoda lungo varie direttrici per provare a dimostrare questa tesi.
Non tutti i riferimenti sono recenti e alcune esempi meriterebbero una esplicita bibliografia, visto che anche i due autori parlano della complessità dell’attribuzione dei crimini agli attori del cyberspace, e tuttavia il discorso complessivo risulta convincente come nella parte in cui si descrivono i tipi di IA oggi disponibili sul mercato e che consentono una serie nuova di truffe, frodi e crimini informatici.
Scritto in maniera semplice e chiara è il contributo nella descrizione dei singoli crimini informatici e di quello che si può trovare nel DarkWeb: eroina, cocaina, barbiturici, carte di credito rubate. A spacciare droghe e informazioni ci pensano i blackmarket del web oscuro, secondo gli autori il vero luogo d’incontro tra criminalità organizzata e cybercrime (anche se non viene fatto cenno ai suoi usi positivi da parte di giornalisti d’inchiesta, dissidenti politici e credenti di religioni fuorilegge).
Interessanti sono gli esempi sull’uso che le mafie, nigeriana e albanese, e il cybercrime russo, fanno della tecnologia per sfruttare vulnerabilità umane e tecnologiche e condurre i loro affari: estorsioni e riciclaggio, soprattutto, come avevano ben spiegato Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nel libro Il Grifone. Molto azzeccata pare la riflessione sul panorama criminale russo verso il quale il regime di Putin chiude un occhio nel caso in cui i suoi attori siano utili agli scopi statuali, sempre governati dalle agenzie di intelligence della Federazione russa.
Un capitolo utile è quello sull’hacking cerebrale, altro campo d’interesse non solo per le mafie ma soprattutto per i militari. I due autori, infatti, argomentano di come con l’avvento di chip e innesti cerebrali (tipo il Neuralink di Musk) e delle interfacce cervello-computer, già in uso nelle scuole cinesi per il controllo dell’attenzione degli studenti, si apra una nuova era per la manipolazione diretta delle percezioni, del pensiero e del comportamento umani.
Interessante, è infine, ancorché di tipo giuridico, la parte che riguarda l’uso illecito delle IA. Sì, proprio quelle a cui affidiamo le nostre informazioni più segrete e più intime. Anche lo sviluppo di questo settore è strettamente monitorato dalla criminalità che cerca sempre nuovi modi per aggirare le leggi e sfuggire gli interventi repressivi dei governi.

Libri consigliati per l’estate del 2025
La mia personale selezione
LIBRI per l’Estate:
- Roberto Baldoni, Sovranità digitale. Cos’è e quali sono le principali minacce al cyberspazio nazionale (Il Mulino, 2025)
Gli attacchi cibernetici, la disinformazione globale, l’uso letale dell’intelligenza artificiale, sono le diverse espressioni in cui si declina oggi la guerra algoritmica e rappresentano la maggiore minaccia alla sovranità digitale. Roberto Baldoni disegna un manuale di sopravvivenza di fronte ai rischi della perdita del controllo dl cyberspace.
- David Colon, La Guerra dell’Informazione. Gli Stati alla conquista delle nostre menti (Piccola Biblioteca Einaudi, 2025).
Secondo il professore francese, docente di Storia della comunicazione, media e propaganda presso lo Sciences Po Centre d’Histoire di Parigi, nell’era dell’intelligenza artificiale e della guerra cognitiva, i mezzi di comunicazione tradizionali prima e i social media dopo sono il teatro di un conflitto senza esclusione di colpi, che ha come posta in gioco le nostre menti.
- Francesco Filippi, Cinquecento anni di rabbia. Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol Hill (Bollati Boringhieri, 2024)
L’invenzione della stampa a caratteri mobili e la capillare diffusione di fogli stampati favorì non solo alla fine del monopolio nell’interpretazione della parola di Dio ma l’organizzazione delle rivolte contadine del ‘600. I social media che favoriscono la polarizzazione delle opinioni hanno portato la fine dell’illusione delle democrazia americana favorendo l’assalto al Congresso degli Stati Uniti, a Capitol Hill, Il 6 gennaio 2021 da parte di una folla inferocita. Filippi racconta lo stretto rapporto che intercorre tra le rivolte e i mezzi di comunicazione dal Cinquecento a oggi. Con un messaggio centrale: chi controlla i mezzi di informazione domina il racconto pubblico e controlla il potere.
- Chris Miller, ChipWar. La sfida tra Cina e Usa per la tecnologia che deciderà il nostro futuro (Garzanti, 2024).
L’autore nel saggio ricostruisce in modo approfondito il complesso scontro geopolitico in atto tra Usa e Cina per il controllo dello sviluppo e della produzione dei microprocessori.
- Antony Loewenstein, Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo (Fazi Editore, 2024).
Il miracolo economico e cibernetico israeliano è frutto della logica di sopraffazione ai danni del popolo palestinese che, stretto nei territori occupati, è il bersaglio perfetto delle sue tecnologie della sorveglianza e di repressione, le cui qualità possono essere appunto osservate, anche dai compratori, sul campo.
- Yuval Noah Harari, Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA (Bompiani, 2024).
Lo studioso ripercorre la storia della comunicazione dagli albori ad oggi per raccontare come la disinformazione sia un potente strumento di controllo usato da ogni istituzione totale in senso foucaultiano. Con una tesi peculiare: la sovrabbondanza di notizie nel libero mercato dell’informazione non ci salverà.
- Davide Bennato, La società del XXI secolo. Persone dati e tecnologie, (Laterza, 2024)
Nel suo libro Davide Bennato si chiede se noi siamo il nostro profilo Facebook, se è possibile che il Bitcoin abbia prodotto una crisi in Kazakstan, se le IA siano agenti sociali oppure no. Racconta perché esistono e a cosa servono i Big-Data, cos’è il Dataismo (la religione dei dati), come i dati diventano il carburante dell’intelligenza artificiale e come accelerino le mutazioni antropologiche che stiamo vivendo.
- Matteo Pasquinelli, The Eye of the Master. A social history of Artificial Intelligence (Verso Books 2023).
La tesi dell’autore, non proprio originale, ma molto documentata e rigorosamente descritta nel libro, è che l’IA rappresenti solo un altro passaggio dell’automazione del lavoro umano che porta inevitabilmente all’alienazione del lavoratore separandolo dal prodotto della sua fatica. Prima accadeva con l’operaio specializzato, oggi accade ai turchi meccanici che annotano i dati di addestramento dell’IA e si occupano dell’allineamento di ChatGPT.
- Sam Kean, La Brigata dei bastardi. La vera storia degli scienziati e delle spie che sabotarono la bomba atomica nazista (Adelphi, 2022).
Sam Kean racconta la storia dell’impresa degli uomini straordinari che cercarono in tutti i modi di impedire alla Germania di costruire la bomba atomica. La bomba, ne erano convinti, avrebbe cambiato le sorti della guerra, e del mondo. E chi ci lavorava andava fermato.
Tecnopolitica, come la tecnologia ci rende soldati
Per indagare gli obiettivi delle cyberpotenze è necessario un nuovo paradigma interpretativo, quello della Tecnopolitica. A dirlo è la ricercatrice francese Asma MHALLA, che con il suo Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati (2025, add Editore, Torino) continua l’opera dei teorici francesi che nel deserto delle democrazie irriflessive ancora mostrano la capacità di criticare le Big Tech che organizzano le nostre vite.
Secondo Mhalla la tecnologia è infatti portatrice di un progetto politico e ideologico totale data la sua volontà di potenza e di controllo illimitato in quanto non organizza solo la quotidianità ma influenza la percezione del mondo, frammentando la realtà e polarizzando gli individui e la società.
Le BigTech, secondo la ricercatrice, sono protagoniste di questo scenario che ridefinisce costantemente la morfologia delle nostre rappresentazioni collettive di Stato, democrazia sovranità, trasformandoci tutti in soldati passivi del cyberspazio inteso come spazio ultimo di produzione di senso, ricchezza e conflittualità, un’estensione del dominio della guerra.
Un contesto in cui Big Tech e Big State si alimentano a vicenda e pertanto la sua analisi si concentra da un lato sulle tecnologie che sono sempre e comunque dual use, consentendo ad esempio la massificazione degli attacchi cibernetici; dall’altra sul loro sviluppo intrinsecamente autoritario e fortemente iperliberista come nel caso di X, un luogo che promuove l’ultra libertà di ciascuno a discapito di quella degli altri trasformando ogni cittadino in un potenziale target di destabilizzazione.
L’ideologia mondo di questo potere iper-tecnologico è indagato dalla studiosa con gli attrezzi della filosofia politica e della critica epistemologica, da Marx a Foucault passando per Annah Arendt e Jacques Ellul. Il Panopticon creato da Big Tech è reso possibile secondo lei da un dispotismo mite garantito dal controllo tecnologico della vita privata anche attraverso la brutalizzazione della parola, polarizzata dai meccanismi di viralità algoritmica, scimmiottata dalle intelligenze artificiali generative, militarizzata dalle guerre di propaganda. Forte è infatti la sua critica all’intelligenzartificiale, frutto di un sogno di efficienza, di potere e di potenza visto che ambisce a diventare l’infrastruttura del tutto. Ma nell’interesse di chi?
Per riaffermare il progetto politico democratico e contrastare l’iperpotere della tecnologia l’unica soluzione secondo la studiosa appare essere quella di comprendere come sfuggire alla dottrina dell’informazione totale e allontanare così lo spettro dell’iperguerra, cominciando a difenderci dal sovraccarico cognitivo determinato dall’attacco della Tecnologia, l’attacco alla mente.

Arturo Di Corinto: le pubblicazioni
Di Corinto, A. (2024). Postfazione in Mezza, M., Connessi a morte. Guerra, media e democrazia nella società della cybersecurity, Roma, Donzelli Editore, pp. 157-168, ISBN: 978-88-5522-686-8
Di Corinto, A. (2023). Ecco come funziona lo strategic information warfare. In: (a cura di): Profumi, E., Una pace senza armi. Dall’Ucraina alla guerra senza fine, p. 159-165, Roma: Round Robin, ISBN: 979-12-54850-16-9
Di Corinto, A. (2023). Netwar, come cambia l’hacktivismo nella guerra cibernetica. In: Rivista italiana di informatica e diritto – RIID, Anno 5, Fascicolo 2, Sezione monografica, Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del CNR Rivista scientifica Area 12 (ANVUR) Classe A, ISSN 2704-7318
Di Corinto, A. (2022). Data Commons: privacy e cybersecurity sono diritti umani fondamentali. In: (a cura di): Abba, L. Lazzaroni, A., Pietrangelo, M., La Internet Governance e le sfide della trasformazione digitale, p. 43-51, Napoli: Editoriale Scientifica, ISBN: 979-12-5976-403-4
Di Corinto, A. (2022). #Cryptomania. Milano, Ulrico Hoepli Editore S.p.A
Di Corinto, A. (2021). Prefazione, in Alù. A., Viaggio nel futuro. Verso una nuova era tecno-umana, p. 9-21, Enna: Bonfirraro Editore, ISBN: 978-88-6272-263-6
Di Corinto, A. (2020). Stefano Rodotà e la Magna Charta di Internet. In: (a cura di): Abba, L. Alù A, Il valore della Carta dei diritti di Internet. p. 7-22, Napoli: Editoriale Scientifica, ISBN: 9788893917353
Di Corinto, A. (2019). Chip sotto pelle: chi tutela la privacy?. FORMICHE, vol. 144, p. 66-67, ISSN: 1824-9914
Di Corinto, A. (2019). Riprendiamoci la rete! Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni. ROMA:Eurilink University Press Srl, ISBN: 9788885622760
Di Corinto, A. (2018). Comunicare la cybersecurity. In: (a cura di): Baldoni R, De Nicola R, Prinetto P, Il Futuro della Cybersecurity in Italia: Ambiti Progettuali Strategici. Roma:Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica – CINI, ISBN: 9788894137330
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Di Corinto, A. (2018). Politiche di liberazione nella telematica del 2000. In: (a cura di): Speroni F Tozzi T , Arte, media e liberazione. p. 329-350, FIRENZE: Polistampa, ISBN 9788859619239
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Di Corinto, A. (2017). Hacker e BBS, centri sociali, reti civiche: chi (prima di Internet) ha diffuso la telematica amatoriale. In: (a cura di): Abba, L., Di Corinto, A. Il futuro trent’anni fa Quando Internet è arrivata in Italia. p. 106-112, San Cesario di Lecce:Piero Manni srl, ISBN: 978-88-6266-798-2
Di Corinto, A. (2017). Internet non è il web. Tutto quello che devi sapere sulla Rete in 10 parole. In: (a cura di): Abba, L., Di Corinto, A., Il futuro trent’anni fa. Quando Internet è arrivata in Italia. p. 12-17, San Cesario di Lecce:PIERO MANNI S.r.l., ISBN: 978-88-6266-798-2
Di Corinto, A. (2017). Internet non è nata come progetto militare, mettetevelo in testa. In: (a cura di): Abba L, Di Corinto, A., Il futuro trent’anni fa Quando Internet è arrivata in Italia. p. 18-22, San Cesario di Lecce: Piero Manni srl, ISBN: 978-88-6266-798-2
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Di Corinto, A. (1998). Il ritornello del telelavoro. In: (a cura di): Freschi A C, Leonardi L, Una ragnatela sulla trasformazione. p. 119-125, FIRENZE:City Lights Italia, ISBN: 9788887159127
Musk, Bezos, Thiel e gli altri. Come l’incrocio statunitense tra innovazione tecnologia e libertà economica determina le scelte della politica, dell’amministrazione e del giornalismo
La presenza delle grandi piattaforme rappresenta un avamposto della modernità. Costituiscono la porta d’accesso per il dibattito pubblico, per la circolazione di informazione e non solo tra le comunità locali, nazionali e sovranazionali ma questi varchi di ingresso sono presidiati da solidi oligopoli. In larga misura si tratta di aziende americane. L’ultimo diaframma nella convergenza tra presidio pubblico e protagonismo privato è la recentissima esperienza di Elon Musk come DOGE dell’amministrazione americana e la chiusura tempestosa del rapporto con il presidente Trump.
L’Italia è spettatrice interessata di quanto accade nella frontiera americana, forte di un sistema di regole nazionale ed europeo solido ma che per alcuni osservatori rappresenta anche un freno all’innovazione. Quello che accade negli Stati Uniti non può non essere oggetto di indagine anche per ciò che determina nel nostro settore.
Lazzaro Pappagallo ne parla a Stampa Romana giovedì 12 alle 11,45 con Massimo Gaggi, corrispondente ed editorialista del Corriere della Sera dagli USA in:
Musk, Bezos, Thiel e gli altri. Come l’incrocio statunitense tra innovazione tecnologia e libertà economica determina le scelte della politica, dell’amministrazione e del giornalismo.
A seguire si svolgerà una tavola rotonda con la partecipazione di Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali e di Arturo Di Corinto, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Saluti e chiusura del dibattito di Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana.


