Cybersicurezza, quando la miglior difesa è l’attacco

Cybersicurezza, quando la miglior difesa è l’attacco

L’italiana Innovery con il suo Red Team di hacker etici “buca” le difese di banche, industrie e assicurazioni, per difenderle da delinquenti informatici e rapinatori in carne ed ossa. Ecco come operano

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 2 Agosto 2022

Hanno tenuto d’occhio gli ingressi della banca per settimane, annotato gli orari, filmato i dipendenti, studiato la facciata, preparato una planimetria dei locali. Poi hanno visto un post su Facebook sulle telecamere di sorveglianza in uso e ne hanno studiato il modello. Scaricando i manuali da Internet hanno scoperto che la videocamera inviava un allarme alla vigilanza tramite Sms su rete 2G, e perciò hanno creato una finta cella telefonica per agganciarsi al sistema e dirottare i messaggi ai loro telefoni: a quel punto sono entrati.

Questa storia dell’intrusione all’interno di una banca lombarda tramite la manomissione di videocamere è cominciata così. Per fortuna si trattava di difensori, non di ladri. O meglio, di esperti che si comportano da ladri ma che in realtà sono gli 007 della sicurezza.

La cybersicurezza è un ingranaggio collettivo

La cybersicurezza è un ingranaggio collettivo

Hacker’s Dictionary. Aumentano i dispositivi connessi e l’uso di Internet, così aumentano anche gli attacchi alle macchine e alle persone. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale aiuterà a fermarli ma non ce la farà da sola

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 21 Luglio 2022

Il rischio informatico cresce all’aumentare dei dispositivi connessi. É una questione statistica: quando sulle strade aumenta il traffico automobilistico, aumentano gli incidenti.

Data commons: privacy e cybersecurity sono diritti umani fondamentali

Data commons: privacy e cybersecurity sono diritti umani fondamentali

  • Arturo Di Corinto

DOI: https://doi.org/10.32091/RIID0053

Parole chiave: Data commons, Privacy, GDPR, Cybersecurity, Big Tech

Abstract

Google sa di noi più cose di quante ne ricordiamo, conosce abitudini e percorsi quotidiani, sa con chi, quando e per quanto tempo siamo stati; Zoom sa con chi lavoriamo; Facebook mette all’asta le nostre preferenze; bot e troll su Twitter influenzano le nostre opinioni. Anche i meme della disinformazione affollano i social e inquinano il dibattito scientifico. Se non impariamo a proteggere i comportamenti trasformati in dati digitali saremo esposti a un potere incontrollabile, quello della persuasione commerciale, della manipolazione politica e della sorveglianza statuale.

Biografia dell’autore

Arturo Di Corinto

Insegna Identità digitale, Privacy, Cybersecurity nel Corso di laurea in Media, comunicazione digitale e giornalismo di Sapienza – Università di Roma

Baldoni, Agenzia Cyber: “Draghi ci ha chiesto rigore e rapidità per rendere l’Italia sicura”

Baldoni, Agenzia Cyber: “Draghi ci ha chiesto rigore e rapidità per rendere l’Italia sicura”

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/LaRepubblica del 6 Luglio 2022

Il primo luglio si è conclusa un’altra tappa del potenziamento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale: è pronto il Centro di valutazione di beni e servizi dei soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Intervista al direttore, Roberto Baldoni

Roma, 1 luglio 2022, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn) comunica: è operativo un altro pilastro della strategia nazionale di sicurezza cibernetica, il Cvcn, Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale. Prima rientrante nell’ambito delle competenze del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), oggi trasferito all’Acn, “avrà il compito di valutare la sicurezza di beni, sistemi e servizi Ict destinati a essere impiegati nel contesto del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Acn, Roberto Baldoni, ed è l’occasione per fare il punto su tutte le attività chiave dell’Agenzia.

Direttore, il Cvcn si occuperà della ricerca delle vulnerabilità del software che possono essere sfruttate dai criminali informatici?

CODICE 2022 – LA VITA DIGITALE

Dal 1 luglio 2022 ogni venerdì in seconda serata su RaiUno, conduce Barbara Carfagna

Codice, tutta la vita è digitale

Spegnete i telefoni e accendete il televisore, da stasera torna in onda il nostro programma su #RaiUno, Codice.

Vi accompagneremo ogni venerdì sera alla scoperta delle meraviglie della tecnica, parleremo di scienza e dei limiti dell’uomo, incontreremo robot e programmatori, faremo incursioni nel Metaverso, scambieremo Bitcoin e cryptomonete, avremo il punto di vista dei filosofi che ci parleranno di dati sintetici e intelligenze artificiali, anche con un frate francescano.

E poi ci saranno le donne hacker, i militari che difendono il nostro cyberspace, le aziende italiane che producono i #droni, il capo dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale e i maggiori esperti di antiterrorismo e guerra cognitiva. Sì, parleremo anche di disinformazione.

Dalla Silicon Valley alla Corea del Sud passando per la Francia, i nostri inviati ci parleranno di cibo, di persone, di innovazione.

staytuned

Venerdì sera ore 23:45

La Regione Sardegna conferma il databreach di 170 mila file

La Regione Sardegna conferma il databreach di 170 mila file

I materiali, che chiunque può scaricare, comprendono documenti d’identità, residenza, numeri di telefono ed email, insieme a mansionari, spettanze, cambi di ruolo e stato di salute dei dipendenti. Ci sono anche i GreenPass

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 21 Giugno 2022

Sono migliaia i file dei dipendenti della regione Sardegna pubblicati online dal gruppo ransomware Quantum Locker all’interno del proprio blog (data leak site o Dls) nel dark web. Da una prima conta sono 170 mila i file rubati ma potrebbero essere solo una parte di quelli di cui i delinquenti sono in possesso. I materiali, che chiunque può scaricare, comprendono documenti d’identità, residenza, numeri di telefono ed email, insieme a mansionari, spettanze, cambi di ruolo e stato di salute. Ci sono anche i GreenPass.

Il databreach, la violazione che coinvolge questi dati sensibili sembra risalire a un attacco informatico effettuato dalla famigerata gang nel febbraio scorso e documentato dalla testata indipendente Indip.it, con un’inchiesta del giornalista sardo Raffaele Angius, ma che ora è tornato alla ribalta per la pubblicazione dei dati rubati.

Nei 155 Gb pubblicati nella rete Tor dalla gang criminale ci sono documenti protocollari di varia natura come i verbali di verifiche e sopralluoghi relativi agli abusi edilizi in Sardegna, con migliaia di foto allegate. E poi ci sono cartelle esattoriali, i contratti della Regione, le informazioni sul demanio marittimo, la situazione del pagamento delle locazioni, eccetera, eccetera. Insomma, tutto quello che di digitale può passare per le carte bollate di un’amministrazione regionale.

L’Atlante mondiale delle minacce cibernetiche

L’Atlante mondiale delle minacce cibernetiche

Presentato a Parigi il Cyber threat handbook della francese Thales: sul web la sua versione dinamica permette di vedere in tempo reale la guerra cibernetica minuto per minuto

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 4 Giugno 2022

Le mappe di Google sono andate in tilt, il tuo percorso di allenamento mattutino è scomparso e il telefono rimane muto. Cos’è successo? Potrebbe esserci stato un attacco ai satelliti che gestiscono le infrastrutture da cui dipendiamo per la vita di ogni giorno. Molte attività umane svolte sulla Terra si basano infatti su sistemi spaziali per la comunicazione, la navigazione, le previsioni del tempo, il monitoraggio climatico, fino alla gestione della pesca e della produzione agricola. E che smettano di funzionare all’improvviso per un attacco informatico è già successo.

In un’affollata conferenza alla presenza di giornalisti da tutto il mondo, i Thales Media Days, il colosso francese della sicurezza ThalesGroup ha mostrato come tutto questo possa accadere e non solo per un errore umano, ma per la capacità che hanno criminali e attori ostili di interferire con le operazioni quotidiane che toccano la vita di milioni di cittadini, come la gestione dell’identità digitale, la mobilità, il sistema sanitario, i trasporti, la difesa e il lavoro a distanza.

Imparare la sicurezza informatica, giocando. 150 ragazzi al laboratorio cyber del Cini

Imparare la sicurezza informatica, giocando. 150 ragazzi al laboratorio cyber del Cini

Concluse domenica le Olimpiadi italiane di cybersicurezza, ma le vere protagoniste sono state le studentesse partecipanti alle Cybertrials, programma scolastico di formazione all’hacking etico e all’autodifesa digitale

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/ La Repubblica del 30 Maggio 2022

Un vecchio adagio dice: “Vuoi imparare la sicurezza informatica? Allora comincia a giocare”. E così, mentre un pezzo d’Italia stava col fiato sospeso per i minacciati attacchi russi, gli aspiranti hacker italiani si preparavano a difendere il paese, ma per gioco. Sicurezza informatica

Dal 27 al 29 maggio, oltre centocinquanta studenti e studentesse convocati dal Laboratorio Nazionale per la Cybersecurity del Cini si sono ritrovati a Torino al Campus torinese dell’Organizzazione mondiale del lavoro per una tre giorni di eventi e iniziative incentrate sulla cybersicurezza, tutti all’insegna di gare di abilità e giochi a squadre.

Attacchi cyber, una pandemia da fermare con cultura, formazione e investimenti

Attacchi cyber, una pandemia da fermare con cultura, formazione e investimenti

di Flavio Padovan Maddalena Libertini 13 Maggio 2022

«Presidiare il cyberspazio significa presidiare la nostra democrazia e la nostra economia», sottolinea Arturo Di Corinto, giornalista, docente universitario e consulente scientifico di Banche e Sicurezza presentando l’edizione 2022 dell’evento promosso dall’ABI. Due giornate di confronto, analisi e approfondimenti che si terranno il 19 e 20 maggio a Milano, di nuovo in presenza per rafforzare il networking, la condivisione di esperienze e il senso di appartenenza della community nazionale della sicurezza. Ma tutte le sessioni saranno trasmesse anche in live streaming per coinvolgere anche chi non potrà partecipare di persona in un confronto mai come in questo momento necessario per migliorare il livello delle difesa nazionale.

«Negli ultimi due anni l’Italia non è stata colpita solo dal Covid, ma anche da una pandemia di attacchi informatici», ricorda Di Corinto. Un quadro che le tensioni internazionali hanno peggiorato e che a Banche e Sicurezza sarà analizzato con interventi di relatori ai massimi livelli del mondo istituzionale, accademico, finanziario, della consulenza e della sicurezza.

Si parlerà, tra l’altro, dell’evoluzione delle minacce informatiche, di ransomware, dei nuovi maleware, di phishing e attacchi DDoS, di threat intelligence, di sicurezza degli endpoint, della costruzione di un ecosistema italiano cyber-resiliente, della necessità di elevare le protezioni dei database, anche quelli sul cloud. E, ancora, saranno in primo piano le frodi e i furti d’identità, i rischi connessi alle criptovalute, le assicurazioni per il cyber risk, la sicurezza nelle attività di commercio elettronico, l’utilizzo di tecnologie avanzate quali l’intelligenza artificiale per rafforzare la difesa.

Con un focus particolare sul mondo finanziario, aiutati anche dal rapporto di OSSIF su rapine e attacchi in banca e da quello di CERTFin che forniranno i più recenti dati di dettaglio sui fenomeni di criminalità fisica e informatica, arricchendo il dibattito delle sessioni tematiche.

«Nonostante la complessità crescente dello scenario il mondo bancario, finanziario e assicurativo ha reagito prontamente», sottolinea Di Corinto, ricordando come ABI, CERTFin e Banca d’Italia siano impegnati anche in iniziative per aumentare la consapevolezza dei rischi associati a molte attività che ora si svolgono sul digitale. Un obiettivo particolarmente importante perché «lavorare sulla cultura e la formazione è un elemento dirimente per la creazione di una cittadinanza digitale più consapevole nel nuovo contesto digitale», conclude Di Corinto.

Qui per leggere il programma completo delle due giornate di Banche e Sicurezza 2022.

Qui per iscriverti gratuitamente al live streaming o assicurarti un posto in presenza a Milano.

Gli hacker buoni che scoprono gli 0-day

Gli hacker buoni che scoprono gli 0-day

HACKER’S DICTIONARY. Ecco come lavora il red team di Telecom Italia che scopre le vulnerabilità del software ignote ai produttori e che possono essere usate dai criminali informatici per i loro attacchi

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 12 Maggio 2022

Nel corso di due anni di attività il Red Team Research di Tim ha rilevato numerosi difetti su prodotti molto diffusi da grandi società internazionali come Oracle, Ibm, Ericsson, Nokia, Siemens e altre, che avrebbero potuto essere sfruttati per gli attacchi informatici.

Questi difetti scoperti dal team si chiamano in gergo 0-day e sono quelle vulnerabilità del software il cui sfruttamento o la cui correzione cominciano dal giorno zero della loro divulgazione, perché ignote agli stessi produttori.

Per farci capire meglio, invece, un red team è un gruppo di hacker aziendali che si occupa di testare la qualità e affidabilità di software e sistemi che possono essere attaccati dagli hacker criminali, spesso anticipandone le mosse. Li chiamano anche penetration tester, ma è solo uno dei modi di chiamarli e non sempre il più corretto perché non basta a spiegare tutto quello che fanno.

Il red team dell’azienda ex monopolista dei telefoni, l’attuale Tim, fa parte di uno dei pochi centri italiani di ricerca industriale nell’ambito della sicurezza, e nella loro attività di “bug hunting” vanno a caccia di vulnerabilità non documentate del software. Quando le trovano avviano un percorso di divulgazione responsabile del difetto comunicando in via confidenziale all’azienda interessata la vulnerabilità scoperta, in modo che essa possa produrre una contromisura (una patch) entro 90 giorni dalla notifica ricevuta. Dopo il rilascio della toppa, oppure dopo 90 giorni dalla segnalazione, si procede alla sua pubblicazione, classificando le vulnerabilità in un database apposito come il CVE (Common Vulnerabilities and Exposures), per impedire che la divulgazione della debolezza possa essere sfruttata da qualche malintenzionato.

Per capire l’importanza di questo tipo di ricerca si consideri che anche il Cert del Comando Operazioni in Rete (COR) della Difesa Italiana negli ultimi tempi ne ha individuata una uno piuttosto grave con tanto di ringraziamenti del fornitore globale interessato, e altre aziende italiane solo quest’anno ne hanno individuate una mezza dozzina, il gruppo di Tim ben 70 in due anni.

Relativamente ad una vulnerabilità rilevata dal gruppo di ricerca su un prodotto di Johnson & Control, la statunitense Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, CISA, ha emesso uno specifico bollettino di sicurezza perché riguardante infrastrutture critiche.

Il red team di Tim è una realtà tutta italiana che emette mediamente una CVE ogni 6 giorni lavorativi, contribuendo alla ricerca delle vulnerabilità non documentate a livello internazionale per favorire la sicurezza di prodotti usati da tutti.

Ultimamente ha rilevato 3 bug 0-day sulle stampanti Kyocera rivendute dalla Olivetti sul mercato italiano e che sono state subito risolte. I 3 bug rilevati sono un Denial of Service, un Cross-Site Scripting Stored e un Improper Access Control e dove il più grave è di tipo High con un valore pari a 7,5 su scala 1-10.

Insomma parliamo di una piccola eccellenza italiana che viene proprio dal mondo di aziende private e di stato che tanto diedero alla ricerca industriale, come il mitico Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni, Cselt, e che politiche discutibili hanno smantellato per spostare sempre più a ovest, negli Usa, il baricentro dell’innovazione tecnologica. Una storia che, tanto per cominciare, si può ripercorrere in sintesi nei libri P101. Quando l’Italia inventò il personal computer (1995) di Giorgio Perotto, La scomparsa dell’Italia industriale (2003) di Luciano Gallino, Avevamo la Luna (2013) di Michele Mezza, Elea 9003 (2021) di Maurizio Gazzarri.

Cybertech Europe, il mondo della cyberdifesa raccoglie le idee

Cybertech Europe, il mondo della cyberdifesa raccoglie le idee

Il 10 e 11 maggio a Roma tornano in presenza politici, imprenditori e poliziotti per capire cosa hanno sbagliato finora e come possono migliorare la postura cibernetica dell’Italia in un mondo che non ha più confini

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica 6 Maggio 2022

Una fiera della cybersecurity con tanto di stand, incontri d’affari e panel di discussione: Cybertech Europe quest’anno torna in presenza a Roma il 10 e 11 maggio per parlare di sicurezza informatica, difesa elettronica e cyber diplomacy. E sul palco ci saranno alcuni tra gli attori più importanti per discutere di come cambiano le esigenze di sicurezza in un mondo sempre più complesso.

Preparazione, difesa e resilienza sono i temi generali dell’evento ma è facile aspettarsi che la guerra in Ucraina sarà citata in molte discussioni. Si parlerà di fintech, blockchain, cryptovalute, cloud security, intelligenza artificiale e poi di formazione, awareness, igiene cibernetica, ma ci sarà anche una sessione sulla difesa delle comunicazioni e delle tecnologie che ci proiettano verso lo spazio. Partecipato da alcune delle realtà più importanti della cybersecurity, da Leonardo ad Accenture, partner dell’evento, da BitDefender a Crowdstrike fino a Mandiant, con Checkpoint Technologies, CyberArk e SentinelOne, Cybertech Europe vedrà anche la presenza delle italiane Telsy, AlfaGroup, CyberGuru e One Identity. Sicurezza

Il previsore di cyberattacchi

Previsore di cyberattacchi

ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 1 Maggio 2022

Un attacco informatico può bloccare ospedali, spegnere la rete elettrica, paralizzare aziende e istituzioni. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a numerose calamità informatiche di questo tipo.

Le gang criminali hanno usato i ransomware, il software che mette dietro a un lucchetto crittografico i sistemi informatici fino al pagamento di un riscatto, per mettere sotto scacco Accenture, ThalesGroup, le ASL, la logistica e i comuni italiani. Con gli attacchi alla supply chain dei fornitori di tecnologie come SolarWinds e Kaseya anche il governo Usa e le aziende europee sono rimaste vittime degli hacker.

La capacità di prevedere questi eventi è fondamentale. Secondo l’indice CJoF (Cognizant Jobs of the Future) la crescita di offerte di lavoro per i Cyber Calamity Forecaster è cresciuta del 28% nel primo trimestre 2021 ed è destinata ad aumentare, dato che cyberminacce come il ransomware, complice lo smartworking, continueranno a diffondersi. In particolare le minacce alle supply chain con ransomware si snoderanno su quattro direttrici: tenere in ostaggio i dati critici di una vittima fino al pagamento di un riscatto, minacciare la diffusione delle informazioni e la pubblicizzazione della violazione, minacciare attacchi ai clienti della vittima e, infine, attaccare la supply chain dei fornitori. Inoltre, aumentando i volumi di traffico il cloud sarà sotto attacco sia lato utente che negli ambienti di sviluppo.

È già successo col furto di Bing e Cortana dal cloud di Microsoft. Anche i gadget dell’Internet of Things diventeranno la base per le attività criminali all’interno delle reti, primi bersagli le automobili intelligenti e gli edifici connessi. Infine i furti prenderanno di mira i portafogli digitali, gli e-sport, le reti satellitari e di tecnologia operativa (OT), mentre infrastrutture e settori critici come sanità, trasporti, agroalimentare saranno gli obiettivi più vulnerabili e lucrativi per i cyberladri; dovranno investire in tecnologie di prevenzione se non vogliono subire l’interruzione di servizi essenziali.
Un’accurata ‘igiene cyber’, insomma, sarà sempre più importante. (A.D.C.)

Tempi duri per gli spioni in Europa

Tempi duri per gli spioni in Europa

HACKER’S DICTIONARY. Pegasus, Kaspersky e le piattaforme americane: la Ue contrattacca con una serie di iniziative volte a limitare i rischi dello spionaggio politico, commerciale e statuale che viola i diritti fondamentali dei suoi cittadini

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 28 Aprile 2022

Negli ultimi dieci giorni tre decisioni slegate tra di loro potrebbero migliorare la sicurezza dei cittadini italiani ed europei nel cyberspace.

Tre fatti slegati tra di loro, ma tutti legati allo spionaggio.

Il primo riguarda lo spionaggio statuale, laddove lo spyware Pegasus venduto ai governi di Ungheria, Polonia, Spagna e forse Francia, è stato probabilmente usato per violare i diritti fondamentali dei cittadini Ue; il secondo riguarda il potenziale spionaggio politico realizzabile con software e tecnologie russe; il terzo riguarda lo spionaggio commerciale delle piattaforme americane che profilano i propri utenti e li guidano a fare scelte che non farebbero di propria iniziativa.

Il debito della cybersecurity

Il debito della cybersecurity

HACKER’S DICTIONARY. Secondo una ricerca di CyberArk i programmi e gli strumenti di protezione informatica sono cresciuti ma spesso assieme a una gestione sbagliata nella protezione di dati e asset sensibili

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 21 Aprile 2022

In base a una ricerca di Cyberark che ha coinvolto 1.750 responsabili della sicurezza IT a livello mondiale, il 72% dei professionisti italiani intervistati ritiene che per sostenere la trasformazione digitale negli ultimi 12 mesi le aziende italiane abbiano privilegiato l’operatività del business rispetto alla sicurezza informatica.

Eppure è in ragione di questa accelerazione digitale che, secondo una differente ricerca di Veeam, i leader IT si aspettano che il budget per la protezione dei dati della loro organizzazione aumenti di circa il 6% anche se i dati Gartner stimano una crescita della spesa del 5.1% dal 2021 al 2022.
Questa differenza dell’1% equivale a miliardi di dollari in termini reali e contribuisce a incrementare un «debito di sicurezza». Un debito che, secondo l’Identity Security Threat Landscape Report di CyberArk, è legato però soprattutto all’identità digitale.

Tre ricercatori italiani hanno scoperto come neutralizzare l’autenticazione a due fattori

Tre ricercatori italiani hanno scoperto come neutralizzare l’autenticazione a due fattori

All’università del Salento dimostrano un metodo efficace per aggirare la sicurezza delle transazioni online e avvisano Google, Apple & Co., che però non hanno soluzioni

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 12 Aprile 2022

E se l’autenticazione a due fattori non fosse così sicura come pensiamo? Fino a ieri la possibilità di usare un altro pin, una seconda password, ricevute via app o sms ci sembrava il modo migliore per proteggere il tesoretto digitale della nostra vita onlife, ma adesso le nostre certezze vacillano: tre ricercatori italiani hanno dimostrato che anche questo secondo livello di sicurezza può essere neutralizzato e, per un hacker malevolo, in maniera relativamente semplice.

Intervista Di Corinto a Ticino notizie TV

Intervista ad Arturo di Corinto: tra identità digitale e cyber attacchi

7 Aprile 2022

Arturo di Corinto e’ giornalista e docente di identita’ digitale, privacy e cybersecurity all’Universita’ Sapienza di Roma. In Rai ha presentato Codice: la vita e’ digitale e pillole di Inclusione Digitale su RaiPlay. Ci svela la portata dei recenti attacchi cyber al nostro governo, ad aziende pubbliche e privati. Ci insegna i principi della cybersecurity, come difenderci e come raggiungere una consapevolezza digitale.

Almeno oggi, fai il backup dei tuoi dati. Ti diciamo come e perché

Almeno oggi, fai il backup dei tuoi dati. Ti diciamo come e perché

Il 31 marzo di ogni anno si celebra la “copia dei dati” da usare in caso di guasto, furto o smarrimento e che, secondo Verizon, rimane la difesa più efficace in caso di attacchi ransomware

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/La Repubblica del 31 Marzo 2022

“Giuro solennemente che il 31 marzo farò il backup dei miei documenti e ricordi preziosi.”

La scritta che campeggia sul sito del World Backup Day ci ricorda che questa di oggi è una delle tre date internazionali per ricordare alcuni concetti di base della sicurezza informatica, gli altri due sono infatti l’Anti-Ransomware Day che si celebra il 12 Maggio di ogni anno e il World Password Day, la Giornata mondiale della password, che si celebra ogni primo giovedì dello stesso mese.

Ormai tutti probabilmente sanno cos’è un backup ma a chi non lo sapesse ricordiamo che il backup è una seconda copia di tutti i tuoi file importanti, dalle foto di famiglia alla tesi di laurea fino alla rubrica dei clienti e all’archivio delle email.

La Corte dei conti bacchetta la cybersecurity europea

La Corte dei conti bacchetta la cybersecurity europea

HACKER’S DICTIONARY. Gli attacchi gravi sono decuplicati tra il 2018 e il 2021, ma le paghe basse, la scarsa condivisione delle informazioni e il mancato rispetto dei controlli essenziali rendono l’Unione Europea vulnerabile agli attacchi informatici

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 31 Marzo 2022

Stavolta lo schiaffo arriva direttamente dalla Corte dei Conti Europea, che in una relazione speciale lamenta l’impreparazione degli organismi europei di cybersicurezza di fronte alle minacce informatiche.
Affermazione grave, se consideriamo che molte ricerche indicano l’Europa come bersaglio privilegiato dei criminali e che, secondo Check Point Software, nella scorsa settimana la media degli attacchi in Europa è stata del 18% più alta rispetto a prima dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina.

Secondo i magistrati di Bruxelles, infatti, il numero di incidenti significativi registrati dagli organismi dell’Ue è più che decuplicato tra il 2018 e il 2021 e il telelavoro ha aumentato considerevolmente i potenziali punti di accesso per gli aggressori.
Tali incidenti sono generalmente causati da attacchi informatici sofisticati, che includono l’uso di nuovi metodi o tecnologie, per cui le indagini su tali incidenti e il ripristino del normale funzionamento possono richiedere settimane, a volte mesi.
Un esempio è stato il cyberattacco sferrato nei confronti dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che ha portato alla divulgazione di dati sensibili, poi manipolati per minare la fiducia nei vaccini.


La corte, che ha analizzato attraverso un audit dettagliato la capacità di cyber-resilienza di 65 organizzazioni dei paesi membri UE, raccomanda pertanto l’introduzione di norme vincolanti in materia di cybersicurezza e un aumento delle risorse della squadra di pronto intervento informatico (Cert-Ue), una maggiore cooperazione tra gli organismi dell’Ue e un maggiore sostegno agli organismi europei, che hanno minore esperienza nella gestione della cybersicurezza.
«Le istituzioni, organi e agenzie dell’Ue sono obiettivi interessanti per potenziali aggressori, in particolare per i gruppi in grado di attuare attacchi altamente sofisticati ed invisibili a fini di cyberspionaggio o altre finalità illecite» ha dichiarato Bettina Jakobsen, il membro della Corte responsabile dell’audit.
«Tali attacchi possono comportare significative implicazioni politiche, nuocere alla reputazione generale dell’Ue e minare la fiducia nelle sue istituzioni. L’Ue deve fare di più per proteggere i propri organismi».

La principale constatazione della Corte è che istituzioni, organi e agenzie dell’Ue non sono sempre adeguatamente protetti dalle minacce informatiche. E i motivi sono piuttosto gravi: «Non adottano un approccio uniforme alla cybersicurezza, non sempre applicano i controlli essenziali e le buone pratiche in materia e non forniscono formazione sistematica a tale riguardo, inoltre le risorse e le spese destinate alla cybersicurezza variano notevolmente tra enti omologhi di dimensioni analoghe».

Un altro difetto è l’assenza di una condivisione tempestiva delle comunicazioni sulle vulnerabilità e sugli incidenti significativi di cybersicurezza di cui gli enti europei sono stati vittime e che possono avere ripercussioni su altri organismi.

La Corte sottolinea infatti che le carenze della cybersicurezza in un organismo dell’Ue possono esporre numerose altre organizzazioni a minacce informatiche.
Perfino il Cert-Ue e l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (Enisa) a causa delle risorse limitate e della priorità attribuita ad altri ambiti, non sono state in grado di fornire tutto il sostegno di cui gli organismi dell’Ue necessitano.
Uno dei motivi è che oltre due terzi del personale esperto della Cert-Ue ha contratti temporanei con retribuzioni poco competitive sul mercato e non riescono a evitare che vadano a lavorare altrove. Parole sante.cybersecurity

La cybersecurity non si improvvisa nelle emergenze

La cybersecurity non si improvvisa nelle emergenze

Hacker’s Dictionary. Il rischio informatico aumenta ogni anno con l’avanzare dell’innovazione tecnologica e per la dipendenza dal digitale, lo dimostrano i rapporti di IBM e Clusit. Ecco 10 buone pratiche di autodifesa aziandale da parte del Cefriel di Milano

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 10 Marzo 2022

La necessità di progettare strategie per mettere al riparo Pubbliche Amministrazioni e aziende dai rischi legati a possibili attacchi informatici non è una “nuova emergenza”, ma quasi. Nell’ultimo rapporto Clusit gli attacchi gravi nel 2021 sono aumentati del 10% rispetto all’anno precedente, un quinto in Europa, mentre per lo X-Force Threat Intelligence Index 2022 di Ibm il 47% degli incidenti nel nostro Paese ha colpito l’industria manifatturiera, un dato raddoppiato rispetto a quello globale del 23,2%.

La situazione si è complicata con l’avvio del conflitto russo-ucraino che usa anche armi informatiche, dimostrando che la cybersecurity è un tema centrale per l’intera società. Per questo è particolarmente vero quello che dice Alfonso Fuggetta, del Cefriel-Politecnico di Milano: «Non si possono progettare interventi mirati a mettere al sicuro le infrastrutture informatiche in emergenza. La cybersecurity è un processo e come tale va gestito in modo continuativo».

#CYBERSECURITY E PROTEZIONE DELLE ATTIVITÀ DIGITALI, una questione che ci riguarda

#CYBERSECURITY E PROTEZIONE DELLE ATTIVITÀ DIGITALI
una questione che ci riguarda

GIOVEDÌ 3 MARZO 2022 dalle ore 14.00
in diretta su #collettiva.it e i suoi canali social

con

Giuseppe Massafra | Segretario nazionale della CGIL

Alessio de Luca | Coordinatore Idea Diffusa CGIL nazionale
MassiMo Brancato | Coordinatore Area Coesione CGIL nazionale

Giulio de petra | Direttore del CRS

Arturo Di Corinto | La cybersicurezza. A che punto siamo
Giornalista – Docente Università La Sapienza, Roma

Giovanni Battista Gallus | La responsabilità è delle aziende o dei lavoratori?
Avvocato – Fellow Nexa – Politecnico Torino

Sandro del fattore | Digitalizzazione come cambiamento possibile
Coordinatore deleghe Segretario generale CGIL

Cinzia Maiolini | La Cybersicurezza riguarda le nostra vite
Coordinatrice Ufficio Lavoro 4.0 – CGIL

GiacoMo tesio | La sicurezza informatica sul lavoro
Programmatore

Confronto con il Coordinamento nazionale Legalità e Sicurezza
della CGIL, moderato da LUCIANO SILVESTRI
Responsabile nazionale Legalità e Sicurezza della CGIL

In Svezia la prima agenzia per la difesa psicologica contro la disinformazione

In Svezia la prima agenzia per la difesa psicologica contro la disinformazione

Cattiva informazione e manipolazione delle percezioni inducono ansia, paura e rabbia, perciò per difendere i valori della democrazia bisogna stimolare gli anticorpi della conoscenza e combattere la propaganda computazionale

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/LaRepubblica del 24 Gennaio 2022

Si chiama Agenzia per la difesa Psicologica ed è la prima autorità governativa al mondo creata per proteggere il suo paese, la Svezia, dalla disinformazione. Nata il primo gennaio, con sede a Karlstad, diretta da un ex ambasciatore, Henrik Landerholm, è un’agenzia di intelligence statale “per la difesa proattiva delle informazioni” intese come risorsa di interesse nazionale ed ha l’obbiettivo di “salvaguardare la società aperta e democratica, la libera formazione dell’opinione pubblica, la libertà e l’indipendenza della Svezia”.

Come? Attraverso la difesa psicologica dei suoi cittadini appunto, e usando tutti gli strumenti conosciuti per identificare, analizzare e prevenire la disinformazione volta a influenzare indebitamente le percezioni, i comportamenti e il processo decisionale dei cittadini. Attenzione però a non confondere la cattiva informazione con la disinformazione.

App di dating violate e benzinai chiusi: la cyberguerra tra Israele e Iran. IL PODCAST

Intervista Arturo Di Corinto podcast Skytg24 del 12 Gennaio 2022 di Alberto Giuffrè

Israele e Iran si sfidano da anni anche a colpi di attacchi informatici. A farne le spese, negli ultimi casi, sono stati soprattutto i cittadini. Ne parliamo nella nuova puntata di 1234 insieme ad Arturo Di Corinto, giornalista esperto di cybersecurity

Nelle scorse settimane le stazioni di rifornimento in Iran hanno smesso di funzionare a causa di un attacco informatico. Qualche giorno dopo una app di dating in Israele è stata violata. Sono soltanto gli ultimi episodi di una cyberguerra, quella tra Israele e Iran, che va avanti da anni. Ne parliamo nella nuova puntata di 1234, il podcast sulla sicurezza informatica di Sky TG24. L’ospite di questo episodio è Arturo Di Corinto, giornalista esperto di cybersecurity. 

Aumentano le aziende anti-hacker, la sicurezza no

Aumentano le aziende anti-hacker, la sicurezza no

Arturo Di Corinto 30/12/2021 – 06:30

Tra il 2020 e il 2021 abbiamo visto i cybercriminali andare a segno con tante, troppe imprese italiane.I motivi sono tanti. Un paese digitalizzato in fretta e in furia è anche un paese più fragile: occorre un forte investimento in cultura, informazione e formazione

In Italia ci sono 3.000 imprese anti-hacker. Questo dato di ottobre 2021 fotografa un incremento del settore superiore al 6% dopo il balzo del periodo che va dal 2017 al 2019 (+300%). Ma i dati correlati a questi numeri, elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio, dicono anche che c’è stato un forte aumento nel numero degli addetti (+7.000 tra il 2018 e il 2020), che sono passati da 21.500 a 28.400 unità, con una media di 15 addetti per azienda.

Gli incidenti informatici sono (anche) colpa dello stress

Gli incidenti informatici sono (anche) colpa dello stress

Hacker’s Dictionary. Operatori e manager IT possono essere responsabili di un attacco andato a buon fine se la loro voglia di aiutare ed eccellere non è compresa dai capi e sostenuta dall’azienda

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 30 Dicembre 2021

Sono molti i motivi per cui manager, ingegneri del software e addetti alla sicurezza informatica polemizzano coi giornali, ma uno di questi è che i giornalisti raccontano i loro fallimenti.

L’elevato numero di incidenti informatici infatti dipende anche dai loro errori, che spesso però dipendono da ragioni di lunga durata. Tra questi la natura artigianale della scrittura del software, l’utilizzo di librerie gratuite ma obsolete, il lock in tecnologico, e quindi il mancato aggiornamento di reti, software e sistemi. Ovviamente una gran parte la svolge l’imperizia degli utilizzatori, che a sua volta dipende da una scarsa formazione e cultura della sicurezza. Se a tutto questo aggiungiamo l’aggressività del cybercrime e la corsa tecnologica che ha portato anche i negozi di alimentari a farsi fare il sito web da “miocugino.com” la frittata è fatta.

Ci sono poi altri motivi sistemici come la corruzione, o il fatto che in Italia chi sbaglia raramente paga. I Ciso e gli It manager coinvolti nelle ultime catastrofiche debacle informatiche sono ancora tutti al loro posto.

Ma c’è un aspetto molto sottovalutato che spiega l’insuccesso dei team It di fronteggiare le minacce ed è il burn out, il logoramento psicofisico degli operatori, una sindrome tipica delle “helping professions”.

Il Manifesto è forse l’unico a parlarne, ma costoro sopportano uno stress costante e andrebbero aiutati. Un blogpost del capo dei Security Operations Center (SOC) di Kaspersky suggerisce cinque passi per ridurre al minimo lo stress e prevenire il burn out dei dipendenti del SOC.

Come denunciare la diffamazione sul web e rendere più facile produrre le prove digitali

Come denunciare la diffamazione sul web e rendere più facile produrre le prove digitali

Tommaso Grotto di Kopjra: “Non basta uno screenshot per provare un illecito. Le tecnologie legali invece offrono strumenti in grado di supportare persone vittime di bullismo, stalking, revenge porn e diffamazione online. Per questo abbiamo realizzato Web Forensics”

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/LaRepubblica del 5 Dicembre 2021

Anche l’Fbi sbaglia (e lo ammette)

Anche l’Fbi sbaglia (e lo ammette)

Hacker’s dictionary. Gli incidenti informatici si verificano per un insieme di concause che riguardano sia i produttori del software che i tecnici che li usano. La maggior parte delle volte però vengono nascosti al pubblico. Ci vuole più trasparenza

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 25 Novembre 2021

Perché si verificano così tanti incidenti informatici? In genere la responsabilità è collettiva: dipende dagli errori degli sviluppatori di software, dalla fretta dei manager di andare sul mercato, dalla complessità e lunghezza del codice da verificare e aggiornare.
Spesso la colpa è di chi implementa le soluzioni informatiche, facendo errori di configurazione, dimenticando di aggiornare i sistemi o trovandosi nell’impossibilità di farlo a causa del lock-in tecnologico che permette solo ai fornitori di maneggiare il software che hanno concesso in licenza.
Da ultimo c’è anche la bravura e l’effetto sorpresa sfruttato dagli attaccanti che investono risorse ed energie per trovare il buco dove infilarsi, partendo spesso da un impiegato distratto, un manager frettoloso, un software difettoso, per accedere a una prateria di terminali da cui avviare l’attacco per infettare intere reti.

Il 12 novembre qualcuno è riuscito a hackerare il server di posta elettronica dell’Fbi e utilizzare l’account per inviare a amministratori di sistemi e responsabili IT migliaia di falsi allarmi di imminenti cyber attacchi. Secondo il comunicato stampa ufficiale della polizia federale, il problema si è verificato sul Law Enforcement Enterprise Portal a causa di un «errore di configurazione del software».
Ecco, sfruttando quell’errore, dai server dell’Fbi sono partite 100.000 email dirette a una pluralità di destinatari e contenenti i falsi avvisi. Le e-mail avvisavano di essere l’obiettivo di un sofisticato attacco da parte di un gruppo hacker noto come Dark Overlord, secondo quanto riferito alla Bbc da Spamhaus, organizzazione che si occupa di tracciare le attività di spam. Non solo, nella stessa email veniva indicato Vinny Troia come responsabile di un attacco mai avvenuto, accusandolo di far parte del gruppo TheDarkOverlord.

Troia ha scritto un libro proprio su The Dark Overlord, raccontando il modus operandi del gruppo, e da allora è oggetto di attacchi ripetuti.
Se al posto di utilizzare l’errore per «spammare» contenuti diffamatori, l’aggressore informatico avesse sfruttato l’accesso ai server per diffondere software dannoso, sarebbero stati dolori. Ma, come ha spiegato Brian Krebs che ha dialogato con l’aggressore, l’obiettivo era solamente quello di mettere in luce le debolezze dei sistemi dell’Fbi.

L’altro ieri invece alcuni specialisti di cybersecurity hanno segnalato la pubblicazione di un «exploit», un sistema per sfruttare una vulnerabilità zero-day, cioè sconosciuta anche al produttore Microsoft, che colpisce Windows 10, Windows 11 e Windows Server.
Il suo sfruttamento consentirebbe ai delinquenti di ottenere privilegi elevati sui sistemi interessati in modo relativamente semplice, consentendo loro infine di muoversi attraverso la rete compromessa.
Sempre in questi giorni, Positive Technologies ha segnalato il rilevamento di tre vulnerabilità critiche nei firewall Adaptive Security Appliance e Firepower Threat Defense sviluppati da Cisco e il cui sfruttamento consentirebbe agli attori delle minacce di implementare attacchi da negazione di servizio (DoS) e quindi hanno consigliato gli utenti di aggiornare i sistemi il prima possibile.

Purtroppo, in generale i danni causati dai difetti del software e sfruttati dai cybercriminali giungono all’attenzione dell’opinione pubblica solo quando vengono scoperti. Nella maggior parte dei casi rimangono infatti nei cassetti e i report degli incidenti vengono addirittura secretati. Ma, se anche l’Fbi ammette i propri errori, siamo fiduciosi che anche gli altri malcapitati diventeranno più trasparenti. Capita a tutti di sbagliare.

Seminario: Nuove e vecchie sfide della cybersecurtiy

Seminario: Nuove e vecchie sfide della cybersecurtiy

Martedì 9 novembre 2021, ore 10:15-11:45

Aula GDipartimento di Giurisprudenza, Università di Modena e Reggio EmiliaVia San Geminiano n. 3, Modena

Introduzione

Prof. Avv. Gianluigi Fioriglio (Univ. di Modena e Reggio Emilia, CRID)

Prof. Arturo di Corinto (Univ. Sapienza di Roma)

Dott. Daniel Rozenek (Tekapp S.r.l.)

Ciclo di seminari per l’a.a. 2021-2022 della

Officina informatica su “Diritto, Etica, Tecnologie” (DET)

CRID – Centro Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità

Dalla ricerca all’impresa”

in collaborazione con il

Dottorato di ricerca in Scienze giuridiche

Corsi di Informatica Giuridica e Didattica del Diritto e Media Education

(Prof. Gianluigi Fioriglio)