La Repubblica: Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

la-repubblica-it-logo

Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

Attaccate banche iraniane e siti governativi americani. Mentre decelera l’escalation militare, la guerra fredda cibernetica sta diventando calda a colpi di DDoS e defacement. Cosa è accaduto finora e cosa potrebbe accadere

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 9 Gennaio 2019

LA BANCA iraniana Sepah ieri è stata sotto attacco per diverse ore. A causa di un DDoS, un attacco da negazione di serivizio in gergo informatico, un attacco condotto per fare collassare il sito web bersaglio di innumerevoli richieste di accesso da parte di un’orda di computer zombie, una botnet, precedentemente infettati e comandati da remoto. Autore dell’attacco sarebbe il gruppo Prizraky, che dalle verifiche di Repubblica rimanda a un sedicenne brasiliano pro-Trump che in chat ha dichiarato di essere un simpatizzante del presidente Bolsonaro e che con questa sua azione ha voluto dimostrare che “se gli americani devono temere attacchi dall’Iran, anche l’Iran deve temere attacchi cibernetici nei suoi confronti”. Mentre scriviamo il sito web della banca è ancora irraggiungibile dall’Italia. Ma potrebbe semplicemente aver alzato le difese deviando il traffico straniero per proteggersi. In ogni caso siamo dinanzi a un segnale da non sottovalutare affatto. Che succederebbe se sull’onda dell’emozione ogni hacker in erba cominciasse la sua cyberguerriglia personale? Continua a leggere La Repubblica: Iran vs Usa, la cyberguerra è solo agli inizi

La Repubblica: È il 5 novembre, Anonymous va all’attacco della politica

la-repubblica-it-logo

È il 5 novembre, Anonymous va all’attacco della politica

Nella ricorrenza della congiura delle polveri, hanno bucato la rete della Camera dei deputati, quella della prefettura di Napoli, l’ordine degli avvocati di Arezzo, Grosseto e Perugia, l’agenzia per l’Ambiente in Abruzzo e Puglia e molti altri siti. “Con le nostre azioni non cerchiamo di cambiare il mondo, ma dare una voce a quelle persone che non vengono mai ascoltate”

di ARTURO DI CORINTO per la Repubblica del 5 Novembre 2019

HANNO bucato la prefettura di Napoli, l’ordine degli avvocati di Arezzo, Grosseto e Perugia, l’agenzia per l’Ambiente in Abruzzo e Puglia e molti altri siti. Gli anonymous italiani per celebrare la ricorrenza del 5 novembre – la data della Congiura delle polveri che ha prodotto la maschera di Guy Fawkes divenuta celebre col film V per Vendetta –  hanno reso pubblici i dati relativi a enti e istituzioni dei quali hanno violato centinaia di database. Con una novità, la distribuzione dei filmati di alcuni apparati di sorveglianza privati che immortalano diversi momenti di vita dentro e fuori i palazzi del centro di Roma, tra questi il Pantheon. Gli hacker hanno anche rivendicato un attacco informatico alla Camera dei deputati ma i responsabili del sito istituzionale negano che sia avvenuta un’intrusione nel loro sistemi. Continua a leggere La Repubblica: È il 5 novembre, Anonymous va all’attacco della politica

Libri: Riprendiamoci la rete. Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Riprendiamoci la rete! Piccolo manuale di Autodifesa digitale per giovani generazioni

Edizioni Eurilink University Press

2019 € 20

pp. 208 Collana: Link — 4

ISBN: 978–88-85622–76‑0

Il libro si può scaricare gratuitamente via email e tramite WhatsApp qui: https://riprendiamocilarete.unilink.it/

Rassegna Stampa: Affari Italiani | AGI | Articolo 21 | Agenda DigitaleEu | Cybertrends n.3 2019 | Italia Oggi | La Repubblica | L’Eurispes | Metro | Radio Capital  | Radio Colonia | Radio Città del Capo | Radio Onda Rossa | Wired |

La Repubblica: La nazionale italiana degli hacker vola a Las Vegas. Con i soldi contati

la-repubblica-it-logo

La nazionale italiana degli hacker vola a Las Vegas. Con i soldi contati

Il team mHACKERoni, la squadra nostrana di cybersecurity, chiede aiuto per volare alla DEF CON – il “mondiale” della sicurezza informatica – e vincere contro tutti

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 2 agosto 2019

L’ANNO scorso si sono qualificati settimi, quest’anno hanno a malapena i soldi per volare fino a Las Vegas e partecipare di nuovo alla gara di hacker più famosa al mondo. Sono gli universitari italiani del team mHACKERoni, qualificati per la “Capture the flag” del DEF CON, appuntamento annuale di sicurezza informatica citato anche in film e serie tv come X-Files, The Signal e Mr. Robot. Il loro simbolo, manco a dirlo, è un rigatone che gronda sugo di pomodoro. Come non capire che si tratta di italiani? In effetti i mHACKERoni rappresentano la principale squadra italiana di hacking etico, la quintessenza delle migliori formazioni universitarie e professionali italiane. Essendo una delle 16 squadre che sono riuscite ad arrivare alle finali di Las Vegas adesso hanno gli occhi di tutti puntati addosso. E una grande responsabilità: fare meglio dell’anno scorso. Continua a leggere La Repubblica: La nazionale italiana degli hacker vola a Las Vegas. Con i soldi contati

Il Manifesto: Attacchi alle telco: è inutile fare gli struzzi

Attacchi alle telco: è inutile fare gli struzzi

Hacker’s Dictionary. Un cyberattacco forse cinese contro provider europei, la violazione di database assicurativi, un servizio di social sharing bucato da delinquenti. Ma solo uno informa i suoi utenti

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 27 Giugno 2019

Un cyberattacco, in corso dal 2017, ha colpito alcune compagnie di telecomunicazioni facendo incetta di enormi quantità di dati personali e aziendali. Lo hanno scoperto i ricercatori israeliani di Cybereason. Le telco coinvolte operano in trenta paesi e sarebbero attive anche in Italia. Se questo è vero ci aspettiamo informazioni dal Garante della Privacy. Nel frattempo vediamo cosa è accaduto. L’attaccante, spiega Cybereason, «è riuscito a infiltrarsi nei segmenti più profondi della rete dei provider, compresi alcuni isolati da Internet» e a violarne la sicurezza. La violazione ha riguardato nomi utente e password, informazioni sulla fatturazione e persino la registrazione di alcune chiamate. Le indagini «hanno dimostrato che gli attacchi erano mirati e che hanno tentato di rubare dati sulle comunicazioni di specifici utenti in vari paesi». Secondo i ricercatori c’è «un’alta probabilità» che l’attacco «sia sostenuto da uno stato nazionale e che sia riconducibile alla Cina».

Nell’attacco c’è infatti l’impronta di un gruppo di hacker cinesi, denominato Apt 10, già noto per questo tipo di attacchi. La Cina ha negato il proprio coinvolgimento. L’operazione, denominata SoftCell è stata appena scoperta, ma potrebbe risalire addirittura al 2012. Continua a leggere Il Manifesto: Attacchi alle telco: è inutile fare gli struzzi

Il Manifesto: Le ‘ndrine calabresi entrano nel business degli attacchi informatici

Le ‘ndrine calabresi entrano nel business degli attacchi informatici

Hacker’s dictionary. Aumentano le denunce di attacchi finanziari: le piccole e medie imprese sono nel mirino. Mentre le banche si stanno attrezzando a difendersi, i criminali puntano gli ospedali

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 6 Giugno 2019

Il numero di denunce relative agli attacchi finanziari subiti da grandi, piccole e medie aziende italiane dal 2017 al 2018 è aumentato del 340%, mentre quello delle frodi del 172%. Lo ha detto il Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi nel corso del suo intervento al Security Summit organizzato da Clusit e Astrea ieri a Roma.

Ciardi ha anche ricordato un altro dato preoccupante, riferito nel Rapporto Clusit 2019, relativo al raddoppio dei furti di dati sanitari che hanno subito un’impennata del 99%.

Informazioni anagrafiche, indirizzi email, storia medica dei pazienti, operazioni, immagini mediche, farmaci prescritti, risultati dei test, malattie diagnosticate, tutti i dati trattati con dispositivi connessi a Internet sono un bottino ghiotto per i criminali soprattutto se associati a informazioni assicurative e bancarie. Continua a leggere Il Manifesto: Le ‘ndrine calabresi entrano nel business degli attacchi informatici

Il Manifesto: Perché gli hacker attaccano le università

Perché gli hacker attaccano le università

Hacker’s Dictionary. Un test di penetrazione ha dimostrato la vulnerabilità di 50 università britanniche. Il Georgia Tech ha perso il controllo di 1 milione di record studenteschi e anche l’università italiana non sfugge alle mire degli hacker

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 11 Aprile 2019

In meno di due ore un gruppo di hacker etici ha dimostrato di poter superare le difese di 50 università inglesi senza troppa fatica.

Il «penetration test», voluto dall’agenzia britannica che si occupa di fornire servizi Internet a università e centri di ricerca nel Regno unito, ha evidenziato in questo modo l’estrema facilità di accedere a dati personali, sistemi finanziari e reti di ricerca. In molti casi i white hat hacker sono stati capaci di ottenere le informazioni su studenti e impiegati con un successo del 100% usando tecniche di «spear phishing», la pesca mirata di dati personali che usa email personalizzate e siti clone che chiedono di reimpostare login e password per appropriarsene.

Ma perché l’hanno fatto? Università e centri di ricerca britannici hanno subito solo l’anno scorso più di mille tentativi di attacco orientato al furto di dati o all’interruzione dei servizi.

Il motivo è facile da capire: le università hanno molte informazioni sensibili sugli studenti ma spesso non hanno definito misure minime di sicurezza informatica, inoltre detengono grandi quantità di dati provenienti dalla ricerca in settori avanzati, sfornano brevetti, sviluppano prodotti commerciali ad alta tecnologia, partecipano a progetti internazionali come partner di industrie ed istituzioni. Continua a leggere Il Manifesto: Perché gli hacker attaccano le università

AGI: Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

L’11 marzo arriva l’email ricattatoria, lui, Paolo Baita amministratore di Visure Italia non paga e i dati finiscono sul web a disposizione di tutti. Ecco la versione della vittima

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 21 Marzo 2019

La banca dati di Visure Italia è stata hackerata e l’amministratore unico di Trust srl che la governa, Paolo Baita, è affranto. L’uomo è stanco e dispiaciuto. Da quando i nomi di 46 mila suoi clienti sono stati diffusi sul web passa il tempo a scrivere email e rispondere al telefono per rassicurarli.

Quando l’abbiamo raggiunto al telefono ci ha confessato di saperlo da qualche giorno. Temeva che sarebbe finita così. Nonostante tutto ci conferma di avere fatto una denuncia alla Polizia Postale e di avere avvertito il Cnaipic, il Centro Nazionale Anti Crimine Informatico e per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. “Non potevo e non volevo pagare.” Ci ha detto. “Lo sapevamo dall’11 marzo.”

Non abbiamo visto l’email, ma nella nostra ricostruzione dei fatti questo elemento è coerente con l’accaduto: un hacker malevolo ha provato a ricattarlo, con un’email in cui pretendeva il pagamento di un euro per ogni nominativo presente nel database trafugato. Un tentativo di estorsione: “Trivial”, questo il nome del delinquente, gli ha chiesto 46.000 euro per non divulgare i dati di oltre 46 mila utenti del servizio di Baita che consente ad avvocati, notai e investigatori privati di ricostruire la storia fiscale e creditizia di un qualsiasi soggetto, singolo, pubblico o associato. Visure Italia, servizio di Trust Srl, società a responsabilità limitata di Quartu Sant’Elena (Cagliari), è concessionario della Banca dati delle Camere di Commercio: un “mondo” di dati. Continua a leggere AGI: Il ricatto dell’hacker: 46 mila euro per 46 mila profili online

Il Manifesto: Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

Hacker’s dictionary. Negli ultimi mesi il crimine informatico ha destato grande allarme e causato danni notevoli alla Pubblica Amministrazione, alle aziende e ai cittadini. Salvini dovrebbe occuparsi di più della nostra sicurezza informatica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 31 Gennaio 2019

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si vanta di difendere “i confini esterni del paese” ma non riesce a difendere quelli interni. No, non parliamo di lotta alle mafie e alla corruzione che divorano il paese, ma della lotta ai cybercriminali che hanno invaso il mondo digitale che tutti abitiamo.

Negli ultimi mesi le incursioni dei malfattori digitali hanno fatto registrare una paurosa impennata e solo quelle più gravi sono state trattate dai giornali.

È stato da pochi giorni reso noto che a ottobre scorso criminali ancora sconosciuti sono entrati in possesso di nomi, cognomi, codici fiscali e codici identificativi di 731.519 clienti della banca Unicredit individuando le password di 6.859 utenze, alle quali la banca ha bloccato l’accesso una volta scoperta l’intrusione. Continua a leggere Il Manifesto: Porti chiusi, siti aperti e ministeri colabrodo

AGI: Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Un esperto ha scoperto 773 milioni di email in giro nel cyberspace e 140 milioni non erano mai state raccolte prima. Potrebbero essere usate per operazioni di phishing e furto di identità. Il consiglio è di rafforzare subito le proprie difese

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 17 Gennaio 2019

I numeri sono da capogiro: nel bottino di email e password appena scoperto stavolta ci sono 773 milioni di indirizzi web e 22 milioni di password uniche. È stato chiamato Collection #1 e già il nome lascia intendere che ne esistono versioni successive col nome di Collection #2, Collection #3 eccetera.

A darne la notizia per primo su Twitter è stato Odisseus, un esperto italiano di cybersecurity, ma a scoprire l’archivio è stato Troy Hunt, il ricercatore  informatico autore del sito Have I been pwned (“sono stato bucato”) che da anni conserva il risultato di successivi furti di dati ai danni di Yahoo!, Facebook, Twitter, Adobe, YouPorn e via dicendo. Secondo Hunt, Collection #1 è “il più grande databreach mai caricato sul sito.”

Antipublic, un data leak da 17 Giga e 450 milioni di indirizzi mail da tutto il mondo, scoperto nel maggio 2017, ne contiene poco più della metà.

Una prima analisi delle email messe a disposizione dal ricercatore suggerisce che l’enorme archivio sia il frutto di successivi databreach ai danni di singoli privati, siti e organizzazioni commerciali. Continua a leggere AGI: Cambiate le password, Collection #1 è il più grande furto di email della storia

Il Manifesto: Gli errori nel software ci rendono vulnerabili come rimediare?

Gli errori nel software ci rendono vulnerabili come rimediare?

Hacker’s Dictionary. La rubrica settimanale a cura di Arturo Di Corinto

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 29 Novembre 2018

Alcune settimane fa il raid di Anonplus sul sito della Siae ha fruttato agli attaccanti 4 gigabyte di dati personali dei creativi italiani; decine di incursioni di varie sigle della galassia Anonymous italiana hanno messo a nudo i database di ministeri, sindacati, università e militari in congedo; l’attacco alla Pec di Telecom Italia ha lasciato senza difese 500mila caselle di posta elettronica certificata obbligando lo stop di tutte le attività correlate al processo civile telematico, perfino la chiusura dei tribunali.

Quasi tutti gli attacchi sono stati possibili a causa di falle e vulnerabilità di software e sistemi in uso. Ma adesso che siamo tutti cittadini digitali non possiamo più accettare che le vulnerabilità di hardware e software mettano in pericolo la democrazia e l’economia.

Per capirci, una vulnerabilità è un difetto nella progettazione tecnica o nell’implementazione di prodotti e sistemi informatici che può essere utilizzata per sfruttare, penetrare o manipolare un prodotto o un sistema, sia esso hardware o software. I danni prodotti da sistemi vulnerabili li abbiamo conosciuti con gli attacchi Mirai e Wannacry: nel primo caso bloccando l’accesso per mezza giornata a Twitter, Netflix, New York Times, nel secondo bloccando il sistema sanitario inglese, navi cargo danesi e treni russi. Continua a leggere Il Manifesto: Gli errori nel software ci rendono vulnerabili come rimediare?

La Repubblica: Lo Stato dopo l’attacco hacker ai tribunali: “Cambiate la password della vostra Pec”

la-repubblica-it-logo

Lo Stato dopo l’attacco hacker ai tribunali: “Cambiate la password della vostra Pec”

Il numero 1 della sicurezza cibernetica italiano, Roberto Baldoni, invita tutti i possessori di un indirizzo di posta certificata a monitorare i propri account dopo l’attacco dei giorni scorsi. Nel quale sono state esposte 500mila caselle di posta elettrica, tra le quali 98mila mail e password della pubblica amministrazione

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 19 Novembre 2018

“CAMBIATE subito la password”. Roberto Baldoni, il responsabile della cybersicurezza italiana presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è categorico. L’invito, rivolto a tutto il paese, è la conseguenza di un gravissimo attacco informatico che ha esposto 500.000 caselle di posta elettronica certificata causata dalla violazione dei server di un noto fornitore del servizio. Secondo le prime e parziali indagini adesso gli hacker hanno in mano gli identificativi Pec di 98.000 utenti tra magistrati, militari e funzionari del Cisr, il Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica che comprende appunto i ministeri della Giustizia, degli Interni, della Difesa, degli Esteri, dell’Economia e dello Sviluppo Economico, la stessa Presidenza del consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata. Continua a leggere La Repubblica: Lo Stato dopo l’attacco hacker ai tribunali: “Cambiate la password della vostra Pec”

Formiche: Obiettivi (e simboli) del cyber attacco hacktivista al governo. Parla Di Corinto

Le azioni di gruppi come Anonymous Italia e LulzSec – spiega a Formiche.net Arturo Di Corinto, giornalista esperto di nuove tecnologie – hanno creato un problema serio a molti cittadini colpiti, ovvero i soggetti più deboli, ma il vero obiettivo di queste offensive era danneggiare il governo. Ecco perché
di Rebecca Mieli

La cosiddetta “black week” – una settimana intensa di attacchi cyber organizzata per celebrare il rivoluzionario inglese Guy Fawkes, impiccato per tradimento dopo la fallita Congiura delle Polveri del 5 novembre 1605 e il cui volto è diventato il simbolo della “resistenza” online da parte di gruppi hacktivisti – ha creato “un problema serio a molti cittadini colpiti, ovvero i soggetti più deboli, ma il vero obiettivo di queste offensive era danneggiare il governo”. Continua a leggere Formiche: Obiettivi (e simboli) del cyber attacco hacktivista al governo. Parla Di Corinto

La Repubblica: Nuovo attacco di Anonplus: bucato il sito della Siae e rubati 4 giga di dati

la-repubblica-it-logo

Nuovo attacco di Anonplus: bucato il sito della Siae e rubati 4 giga di dati

A mezzanotte di venerdì la rivendicazione del gruppo di hacker attivisti noti per avere attaccato i siti del Pd, del Giornale e di Salvini. “Una protesta contro la società per la gestione delle opere dell’ingegno”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 03 Novembre 2018

Mentre alle 20 di venerdì sera Anonymous Italia diffondeva un nuovo comunicato per spiegare i motivi della divulgazione non autorizzata di nomi, email, password e cellulari di sindacalisti, giornalisti e universitari, un altro gruppo cambiava i connotati al sito della Siae, la Società italiana autori ed editori.

Il gruppo, noto come Anonplus, da non confondere con Anonymous Italia, poco prima della mezzanotte di venerdì ha bucato i server della Siae, cambiando pure i connotati del sito Siae.it, dove finora campeggia il loro logo. Sono gli stessi hacker e attivisti riuniti sotto la sigla Anonplus a darne notizia con un tweet in cui dichiarano di essere in possesso di una gran mole di documenti relativi alle attività della società. Continua a leggere La Repubblica: Nuovo attacco di Anonplus: bucato il sito della Siae e rubati 4 giga di dati

AGI: Chi è l’hacker italiano che ha bucato la Nasa, la Rai e la Cgil

Chi è l’hacker italiano che ha bucato la Nasa, la Rai e la Cgil

Un 25enne di Salò ha confessato. Nunzia Ciardi, direttore della Polizia Postale: “Abbiamo seguito le briciole di Pollicino e poi siamo arrivati alle prove. Adesso il giovane rischia parecchio.”

di ARTURO DI CORINTO per Agenzia Giornalistica Italia del 08 Ottobre 2018

È un giovane 25enne di Salò il giovane hacker italiano che nel 2013 violò per ben otto volte il sito della Nasa, l’ente spaziale americano, uno dei meglio difesi al mondo. Riuscì perfino a cambiargli i connotati con un defacement, un defacciamento, la tecnica usata per dimostrare di avere preso possesso delle “chiavi” del sito stesso. A scoprirlo gli investigatori della Polizia Postale appartenenti al Cnaipic, diretti dalla dottoressa Nunzia Ciardi e coordinati dalla procura di Brescia.

Individuato l’autore degli attacchi, gli investigatori della Polizia hanno eseguito una perquisizione informatica in seguito alla quale il giovane ha confessato di essere responsabile di altre incursioni, circa una sessantina. Tra i siti violati dal giovane hacker quelli della Polizia Penitenziaria, di alcune scuole ed ex provincie toscane, della CGIL e della RAI-Radio Televisione italiana.

Dopo aver violato i sistemi di sicurezza dei domini collegati alla N.A.S.A. la crew aveva raggiunto una certa notorietà, anche internazionale, tanto da attrarre sui propri componenti l’attenzione degli uomini del CNAIPIC, organo del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. Continua a leggere AGI: Chi è l’hacker italiano che ha bucato la Nasa, la Rai e la Cgil

La Repubblica: Attacco a Facebook, il giorno dopo: “Per precauzione cambiate subito la password”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 29 Settembre 2018

ROMA – Il giorno dopo l’ennesimo attacco ai danni di Facebook – che ha messo a rischio i dati di 90 milioni di utenti (50 i milioni di account direttamente interessati da un furto di dati personali con altri 40 che lo sarebbero stati indirettamente) parlano i vertici della difesa informatica del social e, soprattutto, parlano gli esperti. Che analizzano la falla (“era sotto gli occhi di tutti”) e cercano di capire, per quanto possibile al momento, che impatto reale potrà avere questo attacco alla privacy degli iscritti.

Guy Rosen, vice presidente della gestione prodotto di Facebook, ha detto che la vulnerabilità del codice sfruttata per portare a termine l’attacco è già stata risolta e che la cosa è stata presa molto seriamente ma che “non è necessario cambiare la propria password” (anche se molti esperti la pensano diversamente), aggiungendo che “le persone che hanno problemi ad accedere di nuovo a Facebook, ad esempio perché l’hanno dimenticata, dovrebbero tuttavia visitare il nostro Centro assistenza”. Continua a leggere La Repubblica: Attacco a Facebook, il giorno dopo: “Per precauzione cambiate subito la password”

La Repubblica: Anonymous torna a colpire: dopo i sindacati hackerati ora i dati di militari in congedo

la-repubblica-it-logo

Anonymous torna a colpire: dopo i sindacati hackerati ora i dati di militari in congedo

Il collettivo LulzSec Italia ha annunciato di aver trafugato e messo online decine e decine di indirizzi email di militari, probabilmente frutto di un attacco al sito dell’Unione nazionale degli ufficiali in congedo

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 16 Settembre 2018

PRIMA il mondo dell’istruzione, poi quello sindacale e adesso quello militare: gli Anonymous tornano a colpire  nel nostro Paese. Il collettivo LulzSec Italia ha annunciato di aver trafugato e messo online decine e decine di indirizzi email di militari, probabilmente frutto di un attacco al sito dell’Unuci, l’Unione nazionale degli ufficiali in congedo. Insieme agli indirizzi email di tenenti, colonnelli e generali l’area goliardica di Anonymous (Lulz sta per “divertimento”, Sec per “Security”) ha divulgato anche gli indirizzi delle singole abitazioni e il numero di tessera dei soci Unuci.

La diffusione della notizia è stata affidata a un tweet con uno slogan a effetto: “Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli. #Anonymous e #LulzSecITA sono qui per Voi”.
Continua a leggere La Repubblica: Anonymous torna a colpire: dopo i sindacati hackerati ora i dati di militari in congedo

La Repubblica: E gli hacker italiani presero il controllo di una rete criminale

la-repubblica-it-logo

E gli hacker italiani presero il controllo di una rete criminale

Quando è l’attaccante ad essere attaccato. Un rete di computer zombie ruba credenziali in Italia ma viene infiltrata e smontata da un hacker italiano che si introfula nell’email dei criminali che la dirigono

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 31 agosto 2018

L’ATTACCO è stato massiccio. I bersagli caduti parecchi. Ma i responsabili hanno le ore contate. Hacker malevoli, forse di origine russo-macedone, hanno rastrellato migliaia di account e password attraverso una rete di computer zombie, una botnet, per operare al posto dei legittimi proprietari e rubare segreti personali e commerciali. L’operazione criminale condotta in tutto il mondo ha fatto la maggior parte delle sue vittime negli Stati Uniti e nel Canada. In Italia ha colpito il settore del lusso e del Made in Italy, regioni, comuni, cliniche e ospedali.
Continua a leggere La Repubblica: E gli hacker italiani presero il controllo di una rete criminale

La Repubblica: Difesa e attacco a Las Vegas, sfida tra hacker da tutto il mondo. Italiani favoriti

la-repubblica-it-logo

Difesa e attacco a Las Vegas, sfida tra hacker da tutto il mondo. Italiani favoriti

Gli hacker italiani favoriti al ritrovo più importante per la comunità mondiale della sicurezza informatica. Tra i ”giovani dragoni” i talenti dell’informatica

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 10 Agosto 2018

GLI HACKER italiani sono così bravi che si sono meritati il secondo posto alla Def Con 26, la più importante conferenza hacker al mondo che si tiene fino a domenica. Qualificati secondi su una platea di 586 gruppi, la squadra italiana di giovani talenti, dal nome evocativo di mHACKeroni, parteciperanno alle gare “Capture The Flag” a Las Vegas in uno scenario da film, il Caesars Palace e il Flamingo Hotel. Continua a leggere La Repubblica: Difesa e attacco a Las Vegas, sfida tra hacker da tutto il mondo. Italiani favoriti

Il Manifesto: Cybersecurity all’amatriciana, si sono scordati della Nis

Cybersecurity all’amatriciana, si sono scordati della Nis
Hacker’s Dictionary. La rubrica settimanale a cura di Arturo Di Corinto
di ARTURO DI CORINTO per Il manifesto del 10 Maggio 2018

Il crimine informatico oggi costa al mondo quasi 600 miliardi di dollari, ovvero lo 0,8% del Pil globale, secondo un nuovo rapporto del Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis) e McAfee, storica azienda di antivirus.

All’origine del fenomeno ci sono la cattiva progettazione di software e hardware, l’uso di dispositivi non protetti e l’errore umano. Ma la maggior parte degli attacchi è condotta da criminali in cerca di profitto che usano tecniche sempre più sofisticate per raggirare le vittime e superarne le difese. Continua a leggere Il Manifesto: Cybersecurity all’amatriciana, si sono scordati della Nis

Il Manifesto: Una nuova forma di civismo

Una nuova forma di civismo

Hacker’s dictionary. Dopo il caso della piattaforma Rousseau, scoperta vulnerabile

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 22 Febbraio 2018

H come hacker: mutuo aiuto, condivisione e collaborazione. L’etica hacker è antica quanto i computer moderni.

«Hacker, in informatica, in particolare con riferimento alla rete Internet, esperto di programmazione e di reti telematiche che, perseguendo l’obiettivo di democratizzare l’accesso all’informazione e animato da princìpi etici, opera per aumentare i gradi di libertà di un sistema chiuso e insegnare ad altri come mantenerlo libero ed efficiente. Continua a leggere Il Manifesto: Una nuova forma di civismo

Il Fatto Quotidiano: Elezioni e hacker: i cyberattacchi influenzeranno il voto, ma non troppo

Elezioni e hacker: i cyberattacchi influenzeranno il voto, ma non troppo

di ARTURO DI CORINTO per Il Fatto Quotidiano del 21 Febbraio 2018

Nella relazione annuale dei servizi segreti presentata ieri a Palazzo Chigi si denunciano i rischi delle cosiddette minacce ibride al nostro paese e, in particolare, un rischio cyberattacchi che assumerebbero la forma di «campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, mirano a condizionare l’orientamento e il sentimento delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono chiamate alle urne».

Il richiamo è giusto e, considerata la fonte, c’è da crederci. Però. In realtà come non abbiamo una teoria unificante e condivisa delle scelte elettorali così non abbiamo una teoria unica ed esaustiva degli effetti dell’informazione nel processo di costruzione dell’opinione pubblica. E ancora meno sappiamo del ruolo che le fake news, al centro delle campagne di disinformazione, possono avere nell’orientare l’elettorato. Questi effetti li stiamo ancora studiando. Continua a leggere Il Fatto Quotidiano: Elezioni e hacker: i cyberattacchi influenzeranno il voto, ma non troppo

AGI: Comunicare la Cybersecurity, una sfida per tutti

Comunicare la sicurezza informatica è un compito difficile. La complessità delle tematiche, gli attori coinvolti e le caratteristiche dei suoi contenuti hanno finora favorito l’idea che la cybersecurity, la sicurezza informatica, sia un affare da specialisti.

Eppure sappiamo che non è così per un motivo che è sotto gli occhi di tutti: l’allarme che destano nei cittadini le ripetute violazioni della sicurezza informatica di banche, aziende e ministeri di cui la stampa rende conto ormai con una certa frequenza. Certo, questa informazione talvolta viene fatta con un linguaggio da iniziati in un paese come l’Italia dove la cultura informatica di base è ancora arretrata, ma talaltre viene fatto in maniera ipersemplificata, con toni allarmistici e con un linguaggio occasionalmente scorretto, che sconta l’incapacità di spiegare la natura, la vastità e la portata del fenomeno. Continua a leggere AGI: Comunicare la Cybersecurity, una sfida per tutti

La Repubblica: L’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete

la-repubblica-it-logoL’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete

Internet of things, cloud storage, auto connesse e intelligenze artificiali ci renderanno la vita più semplice, ma porteranno anche nuove minacce: l’Italia si prepara a fronteggiare i richi di un cyberspace sempre più affollato

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 10 Gennaio 2018

L’ERA delle barbe finte e degli occhiali scuri è finita da tempo. Da quando i criminali informatici non vestono più i panni dell’hacker solitario con felpa e cappuccio, i nuovi James Bond vanno cercati tra giovani nerd con la faccia pulita del tuo compagno di banco. Dopo i casi Meltdown e Spectre, dopo i numerosi furti di dati bancari come quello di Equifax, il blocco di Internet causato dalla botnet Mirai, l’epidemia di Wannacry, è infatti diventato impossibile dormire sonni tranquilli per aziende e istituzioni di fronte ai rischi generati dal cyberspazio. Per questo l’intelligence italiana è alla ricerca di diplomati e laureati nelle professioni ICT. L’obiettivo è di reclutarli nella difesa degli asset strategici nazionali e delle infrastrutture critiche che permettono alla società di funzionare: strade, dighe, ospedali, aereoporti. Continua a leggere La Repubblica: L’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete

Il Manifesto: Cyberchallenge, l’addestramento gratuito per i giovani hacker

Nel 2020 avremo 3 milioni di posti di lavoro vacanti nel settore della sicurezza informatica e «abbiamo bisogno di creare da zero una nuova generazione di professionisti della sicurezza in grado di sopperire alle esigenze di questo settore sia nel pubblico che nel privato».

A dirlo non è il solito politico a caccia di voti durante la campagna elettorale ma il professore Roberto Baldoni, direttore del Centro di Cyber Intelligence dell’Università Sapienza (Cini), da poco nominato ai vertici del Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza della Presidenza del consiglio come vicedirettore generale con delega alla cybersecurity. Continua a leggere Il Manifesto: Cyberchallenge, l’addestramento gratuito per i giovani hacker

Cybersecurity: Perché si chiamano hacker, cosa fanno, e l’identikit degli 11 tipi che conosciamo

Perché si chiamano hacker, cosa fanno, e l’identikit degli 11 tipi che conosciamo

Dall’ethical hacker, all’hacktivist, al cybersoldier, al ninja, ai growth e sneaker hacker. Ecco 11 categorie con le quali gli hacker distinguono chi sono e cosa fanno (e no, i cracker sono un’altra cosa)

Arturo Di Corinto per Cybersecurity del 5 gennaio 2017

L’hacker è un individuo versato nella programmazione informatica. Il sostantivo viene dal verbo “to hack” che significa “tagliare, zappare, spezzare, sminuzzare, sfrondare, aprirsi un varco”. Ecco, l’hacking è un modo per aprirsi un varco tra le linee di codice di un sistema informatico, un modo per ottenere un risultato veloce, spesso rozzo ma efficace, con un “hack”, appunto. Continua a leggere Cybersecurity: Perché si chiamano hacker, cosa fanno, e l’identikit degli 11 tipi che conosciamo

Cybersecurity: Terremoti, guerre e attacchi informatici: cosa possiamo fare quando Internet non funziona

cyber_securityTerremoti, guerre e attacchi informatici: cosa possiamo fare quando Internet non funziona

Le reti mesh consentono di creare un’infrastruttura di comunicazione affidabile ed economica, per questo vengono create ad hoc nelle situazioni di crisi. Un modello da rivalutare?

Arturo Di Corinto per Cybersecurity del 28 settembre 2016

Ogni giorno veniamo a conoscenza di nuovi attacchi alle infrastrutture informatiche di stati sovrani, banche, aziende, e perfino partiti politici. In qualche modo ci stiamo abituando e da più parti si sottolinea l’importanza di costruire un’efficace cultura della sicurezza informatica, perché la questione non è se accadrà, ma quando subiremo l’attacco.

Un esperto come Bruce Schneier ha pubblicato un post in cui ci avverte che le schermaglie informatiche tra Russia, Cina e Stati Uniti sono solo le prove generali di una cyberwar mondiale. Secondo l’esperto però il target non è un paese o il quartier generale dei democratici, ma l’Internet stessa. Cioè la più grande e interconnessa piattaforma mondiale per il commercio e la comunicazione tra i popoli.

Continua a leggere Cybersecurity: Terremoti, guerre e attacchi informatici: cosa possiamo fare quando Internet non funziona

La Repubblica: Hacking di Stato, i consigli di Amnesty per difendersi

la-repubblica-it-logoHacking di Stato, i consigli di Amnesty per difendersi

Dall’organizzazione internazionale che si batte per i diritti umani nel mondo gli strumenti per proteggere la propria privacy online (e difendersi contro la sorveglianza di massa)

a cura di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 15 febbraio 2016

Amnesty International, nell’ambito della campagna di denuncia sull’hacking di stato ai danni di oppositori e dissidenti, ha realizzato questa breve miniguida per le comunicazioni online sicure. Toll e app per telefonare, chattare, spedire email, file e video in sicurezza. I cinque tool indicati da Amnesty sono stati progettati per la comunicazione sicura e sono un’alternativa semplice e gratuita a quelli che si usano regolarmente. Con un’avvertenza importante: “Nessuno strumento di comunicazione è sicuro al 100% ed esiste un’infinità di modi per intercettare o registrate ogni forma di comunicazione da parte di governi ed agenzie spionistiche. Se sei un giornalista o un attivista, dovresti considerare che questi tool sono solo parte di un piano di sicurezza personale e organizzativa più ampio. Inoltre non sono gli unici strumenti è possibile imaprare di più dal Tactical Technology Collective e dal vademecum della Electronic Frontier Foundation.
Continua a leggere La Repubblica: Hacking di Stato, i consigli di Amnesty per difendersi

Libro: I mille volti di Anonymous

Per Julian Assange è anon_mille_voltiil libro più bello mai scritto su ‪#‎Anonymous‬.

GABRIELLA COLEMAN:

I MILLE VOLTI DI ANONYMOUS
La vera storia del gruppo Hacker più provocatorio al mondo

Prefazione di Arturo Di Corinto
Traduzione di Bernardo Parrella e Manfredi Palazzolo

STAMPA ALTERNATIVA, 2016

ISBN: 9788862225069
Pagine 464

La Repubblica: Anonymous affina le sue armi contro l’IS. E c’è un software scritto da italiani

la-repubblica-it-logoAnonymous affina le sue armi contro l’IS. E c’è un software scritto da italiani

Tutti gli strumenti di Anonymous per tracciare profili, comunicazioni e finanziamenti destinati alla galassia terrorista. Come si arriva all’identità dei terroristi

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 16 Novembre 2015

C’è una novità della guerra informatica che Anonymous ha dichiarato ai terroristi dell’IS. E l’hanno studiata due esperti di sicurezza italiani (che pure non fanno parte della galassia degli hacktivisti) uno dei quali è noto nell’ambiente degli hacker con il soprannome “The Pirate”. Dalla loro abilità con le righe di codice sta nascendo un software in grado di tracciare i flussi di comunicazione della galassia jihadista su Twitter. Lo strumento in questione di Chiama Geosec ed è un “bot”, ovvero un robo-software che geolocalizza in automatico le comunicazioni in arabo e le filtra per pertinenza. Un programma – ancora in beta – che presto sarà in grado di capire dove si trova chi sta digitando una certa cosa sul microblog. Successivamente, esperti di data analys studiano i profili ricavati da questi big data, e una volta vagliati, vengono eventualmente passati all’intelligence nazionale. Continua a leggere La Repubblica: Anonymous affina le sue armi contro l’IS. E c’è un software scritto da italiani