La resilienza informatica non è un accessorio del Recovery Plan

La resilienza informatica non è un accessorio del Recovery Plan

Hacker’s Dictionary. L’informatica e il digitale saranno fattori abilitanti per la ripartenza dell’Italia, per questo reti, infrastrutture, dati e informazioni vanno gestiti in sicurezza e protetti dagli attacchi dei pirati informatici

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 10 settembre 2020

Nelle «Linee guida per il Piano nazionale di ripresa e resilienza» che identifica gli obiettivi da raggiungere usando i 209 miliardi del Recovery Fund, i «settori» di intervento previsti dal governo sono:

  1. digitalizzazione e innovazione;
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. infrastrutture per la mobilità;
  4. istruzione e formazione;
  5. equità, inclusione sociale e territoriale;
  6. salute.

Scelte tutto sommato condivisibili, soprattutto per quanto riguarda la prima linea di azione incentrata su digitale e innovazione che è trasversale e propedeutica a tutte le altre.

Il rapporto: ogni dato personale rubato in Italia costa in media 125 euro

Il rapporto: ogni dato personale rubato in Italia costa in media 125 euro

IBM e Ponemon Institute tracciano un quadro impietoso dei costi derivanti dagli attacchi informatici spesso causati dagli errori di impiegati e programmatori. Ma – sorpresa – l’Italia fa mediamente meglio di altri paesi

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 5 Agosto 202


E tuttavia non facciamo peggio di altri paesi, anzi, da noi il tempo medio per identificare una violazione di dati (non l’attacco) è passato da 213 a 203 giorni, contro la media globale di 207 giorni. Inoltre, il costo medio complessivo delle violazioni dei dati, pari a 2,90 milioni di euro, è in diminuzione del 4,9% rispetto al 2019 mentre, secondo il report, ogni violazione impatta a livello globale per 3,86 milioni di dollari.

Tra i settori più colpiti nel nostro paese al primo posto c’è quello finanziario, poi vengono quello farmaceutico, e il settore terziario, dei servizi. Le cause principali sono sempre le stesse: attacchi malevoli nel 52% dei casi, errori umani nel 29% e falle nei sistemi per il 19% degli incidenti.

La Repubblica: L’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete

la-repubblica-it-logoL’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete

Internet of things, cloud storage, auto connesse e intelligenze artificiali ci renderanno la vita più semplice, ma porteranno anche nuove minacce: l’Italia si prepara a fronteggiare i richi di un cyberspace sempre più affollato

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 10 Gennaio 2018

L’ERA delle barbe finte e degli occhiali scuri è finita da tempo. Da quando i criminali informatici non vestono più i panni dell’hacker solitario con felpa e cappuccio, i nuovi James Bond vanno cercati tra giovani nerd con la faccia pulita del tuo compagno di banco. Dopo i casi Meltdown e Spectre, dopo i numerosi furti di dati bancari come quello di Equifax, il blocco di Internet causato dalla botnet Mirai, l’epidemia di Wannacry, è infatti diventato impossibile dormire sonni tranquilli per aziende e istituzioni di fronte ai rischi generati dal cyberspazio. Per questo l’intelligence italiana è alla ricerca di diplomati e laureati nelle professioni ICT. L’obiettivo è di reclutarli nella difesa degli asset strategici nazionali e delle infrastrutture critiche che permettono alla società di funzionare: strade, dighe, ospedali, aereoporti. Continua a leggere La Repubblica: L’intelligence italiana recluta hacker tra diplomati e laureati. Difenderanno le infrastrutture da attacchi in rete