«Qualcosa è andato storto. Come i social network e l’intelligenza artificiale ci hanno rubato il futuro», è un potente atto d’accusa nei confronti della tecnologia che ci rende dipendenti da smartphone, tablet e computer. Pubblicato da Solferino pochi mesi fa, è già un caso editoriale. Alla settima ristampa ha venduto circa 20.000 copie. Un successo, per un paese dove un italiano su due legge meno di un libro all’anno.
E il motivo di questo successo è che il libro spiega, in parole chiare e comprensibili, senza peli sulla lingua, che cosa le aziende come Meta/Facebook e TikTok, sono state e sono pronte a fare pur di catturarci davanti allo schermo, per vendere il nostro tempo di attenzione agli inserzionisti e così facendo terremotando psiche, sentimenti e percezioni degli utenti, soprattutto di quelli più giovani.
Già, perché, Riccardo Luna, è lui l’autore del libro, ripercorrendo le origini della Rete, che lui stesso da direttore di Wired candidò a premio nobel per la pace, racconta come questa si sia ormai popolata di app che recintano i nostri interessi e argomenta come la Rete, da utopia democratica dei primi anni 2000 sia stata colonizzata dall’affarismo di Big Tech che non ritiene di dover rispondere a nessuno del proprio operato. Aziende guidate da imprenditori tech che anziché dedicare le loro enormi ricchezze a sfamare il mondo, a contrastare gli effetti perversi del cambiamento climatico e a favorire pace e democrazia, lucrano su sistemi che creano rabbia e violenza, i social network a cui hanno messo il turbo degli algoritmi capaci di innescare i circuiti del piacere che scattano quando vediamo il like sotto il nostro post e ci rendono frustrati quando non li vediamo. Meccanismi che sfruttano anche la solitudine, l’incertezza sessuale e le delusioni dei più giovani per renderli sempre meno sicuri di se stessi e sempre più dipendenti dal feed del social preferito.
Temi già sollevati da altri prima di lui, certamente, come Nicholas Carr, Jaron Lanier, l’italiano Jacopo Franchi. Autori che hanno raccontato gli effetti dannosi dello scrolling infinito, quel modo di usare i social senza smettere mai e che, lungi dall’essere una cosa naturale innescata dalla curiosità, è un comportamento ingegnerizzato per le piattaforme da tecnologi e psicologi sociali in modo da trattenere chiunque, sia esso bambino o un adulto, appiccicati allo smartphone grazie all’algoritmo di selezione dei contenuti. A proposito, tu che leggi lo sapevi che basta un centinaio di video visti per riorganizzare l’algoritmo?
«Qualcosa è andato storto. Come i social network e l’intelligenza artificiale ci hanno rubato il futuro», Riccardo Luna, Solferino, 2025.


