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Arturo Di Corinto

Innovazione e produttività, un binomio inscindibile per competere meglio nello scenario globale in una situazione di crisi. Lo sa l’Unione Europea, che su infrastrutture, innovazione e società dell’informazione ha appena fatto una grossa scommessa di molti milioni di euro. Lo sanno le associazioni di categoria come Confindustria che non hanno fatto mancare le proprie proproste al Governo, lo sa il ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione Brunetta che, vuole applicare la formula a tutto il settore pubblico facendo leva sull’e-Government, come già tentato con alterne fortune dai suoi predecessori. E a ragione, per tre ordini di motivi: il primo perchè la PA è responsabile dell’attuazione delle politiche del parlamento che influenzano la qualità della vita dei cittadini e la loro fiducia; secondo perchè è probabilmente vero che da un recupero di produttività della PA dipendono due punti percentuali del nostro PIL, terzo perchè la domanda diretta e indotta della PA può essere il volano della ripresa prossima ventura. Perciò facilitare l’attuazione delle politiche di Governo nella società tutta e non solo nei settori di spesa, può fare la differenza e determinare un effetto di trascinamento positivo complessivo.

L’innovazione e la produttività sono stati dall’ insediamento del ministro il leit motiv della sua politica e secondo un approccio che potrebbe fare la differenza. Per la prima volta è stato infatti ribadito, e con forza, che l’e-gov, l’erogazione di servizi telematici a cittadini, enti e imprese, non può più essere pensato senza l’adeguata reingegnerizzazione dei processi interni alla PA e che questa non può prescindere da un ripensamento complessivo delle dinamiche interne alla macchina burocratica, ma richiede nuovi standard di qualità e funzionamento nei rapporti interni tra gli uffici, tra i manager e i dipendenti, tra i dipendenti e i cittadini, basati su qualità, efficienza, efficacia e risparmio. Standard che devono garantire risparmio di tempo e di soldi, accessibilità di strumenti e procedure, certezza dell’azione amministrativa, verifiche della sua qualità.

Per questo il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione, hanno presentato a Palazzo Chigi, il “Piano E-Government 2012″ con l’obiettivo di praticare scelte coerenti con l’usurata ma non vieta, strategia di Lisbona, attraverso lo sviluppo e l’ aggiornamento degli strumenti esistenti per meglio utilizzare le nuove tecnologie ICT al servizio del sistema paese.

Secondo il Ministro i punti più qualificanti del piano “che devono risultare raggiungibili, monitorabili, e commisurati alle risorse disponibili” sono centrali per l’accessibilità e la trasparenza della pubblica amministrazione e sono in linea con la richiesta UE di ridurre del 25% gli oneri amministrativi e includere nel processo i gruppi sociali svantaggiati e delle regioni arretrate. I quattro ambiti di intervento prioritari del piano si fondano su 80 progetti e contano su un impegno finanziario di legislatura di 1.380 milioni di euro: per le amministrazioni centrali dello Stato e le Università, le regioni e i capoluoghi; ma anche per infrastrutture, accessibilità e servizi.

Nel concreto si tratta di far decollare i pagamenti e la fatturazione elettronica verso la PA, la digitalizzazione delle scuole e delle sue principali attività amminsitrative; la Giustizia, con comunicazioni e notifiche giudiziare telematiche, l’archiviazione e la consultazione informatica dei procedimenti, i certificati giudiziari on line e infine la trasmissione telematica delle notizie di reato dalle forze di polizia alle Procure. E poi intervenendo sulla grande partita della Sanità con la digitalizzazione di prescrizioni e certificati medici e la creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma ci sono anche i provvedimenti per le imprese onde favorirene gli adempimenti. Infine, tutta la partita della cittadinanza elettronica, passaporto, carta d’identità, anagrafe catastale degli immobili via SPC e la casella elettronica certificata al fine di dematerializzare lo scambio di documenti con le pubbliche amministrazioni.

Non si tratta di cose nuove. La Direttiva del luglio 2005 del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie emanata dal Ministro Stanca, insisteva su: a) l’estensione dei servizi on line; b) gli strumenti di comunicazione e di collaborazione “web 2.0”; c) la qualità dell’amministrazione pubblica e d) la customer satisfaction. Quattro diretttrici d’azione poco praticate e peggio recepite dalla macchina pubblica e dalla burocrazia.

Ora è evidente a tutti che per passare dagli annunci ai risultati il percorso è sempre accidentato e che qualsiasi risultato non può prescindere del raggiungimento di una serie di obiettivi sul terreno delle risorse umane e quindi del miglioramento della qualità dei luoghi di lavoro e dei suoi rapporti interni, e l’adeguata compensazione di chi lavora e la loro motivazione, senza i quali non si può pensare di migliorare la qualità offerta al cliente creando efficienza e riducendo i costi amministrativi e i tempi di risposta delle Pa locali e centrali.

Sono infatti le variabili sistemiche del malfunzionamento della macchina pubblica ad essere il nocciolo del problema: insufficiente dotazione finanziaria degli uffici, inadeguata formazione delle risorse umane, età elevata dei dipendenti, una scarsa mobilità, e una piramide manageriale da ristrutturare, insieme a un ritardo culturale complessivo nell’uso interno degli strumenti informatici a fini organizzativi, formativi e di servizio.

Non solo, esiste anche un gap tecnologico, per cui la PA fatica ad avvalersi della pluralità delle soluzioni tecnologiche informatiche disponibili restando spesso legata agli stessi fornitori di tecnologia, incapace di sfruttare le potenzialità del riuso e del mercato elettronico della PA per superare l’obsolescenza indotta delle sue dotazioni. Tutte cose che cittadini, associazioni e imprese da anni denunciano inascoltati. Perciò per praticare gli obiettivi non sembra assurdo ripartire da qui: benesse organizzativo e formazione degli impiegati pubblici, tecnologie semplici, accessibili, economiche e trasparenti come l’open source, circolazione di dati e informazioni pubbliche gratuite o tutelata da licenza flessibili come le creative commons, strategia d’ascolto verso gli stakeholder dei processi e verifiche e consultazioni pubbliche, ampie e frequenti, coi cittadini, veri terminali dell’efficacia della PA. Impossibile? No, Obama l’ha fatto e dai primi giorni del suo mandato.