Perché un lettore crede a racconti palesemente falsi? Vuole evitare notizie scomode? Come fanno i fedeli religiosi a credere nella scienza e contemporaneamente affidarsi al mito? Si tratta di scelte razionali, strategie collettive oppure difesa privata e personale di un nucleo emotivo che altrimenti finirebbe in pezzi? Sono queste le domande che affiorano, con risposta annessa, nel libro del politologo Mark Lilla che per Luiss University Press ha pubblicato «L’estasi dell’ignoranza. La tradizione occidentale della non conoscenza».
A dispetto della moderna logica mediatica che obbliga tutti alla trasparenza, alla conoscenza, alla condivisione di informazioni e intimità sui social, Mark Lilla elabora una ricostruzione storica e filosofica del volto contrario di questa modernità, cioè dell’ignoranza intesa come volontà di non sapere. Strategia adattativa piuttosto che euristica vitale, l’ignoranza descritta da Lilla viene dissezionata nei miti antichi, come quello di Edipo, che non voleva sapere di essere giaciuto con la madre; passa per le Confessioni di Sant’Agostino che dubita della sua fede; arriva da Nietzsche il pazzo fino a Freud e alla sua teoria della rimozione, per ricostruire i tabù della verità, la delusione della curiosità quando si osa strappare il velo di Iside, fino alle cedevoli illusioni di innocenza personale, colte nelle loro forme quotidiane e talvolta penose.
La fuga dalla realtà è la chiave di questo viaggio intellettuale nella volontà di ignoranza. Certo, sull’ignoranza e sull’errore molto è stato detto, da Gianrico Carofiglio in Elogio dell’ignoranza e dell’errore, a Umberto Galimberti con Le contraddizioni della Verità e l’attitudine tutta binaria a pensare semplice senza troppo complicarsi la vita, come pure in L’età dell’ignoranza di Fabrizio Tonello, ma questo testo si misura sulla volontà di non conoscere quale strategia di sopravvivenza intima, nascosta e personale, per rendere la vita odierna più accettabile. Una scelta che è alla base di questioni tremendamente attuali, dagli effetti della disinformazione al cospirazionismo politico, dal pensiero magico alle semplificazioni scientifiche. In fondo, in fondo, il trionfo dell’ignorante è l’estasi del potere.


