la-repubblica-it-logoCia-WikiLeaks, “siamo molto più vulnerabili con l’Internet delle Cose, il mobile e il Cloud”

Know how, librerie software, toolkit, firmware e zero days: gli esperti valutano l’arsenale informatico con cui l’intelligence Usa – dopo le recenti rivelazioni – può sorvegliare il mondo. Ma chiedono anche all’organizzazione di Assange: perché dalla Cina e dalla Russia non arriva niente?

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 8 Marzo 2017

“SECONDO me si tratta di uno scandalo di proporzioni notevoli per il clamore che ha suscitato, ma sapevamo già di essere tutti sorvegliati”. E se lo dice un ex membro di Hacking Team c’è da crederci. La sua ex azienda infatti produce le italianissime tecnologie di sorveglianza di cui si parla nei documenti della Cia diffusi da Wikileaks. L’hacker, che chiede di rimanere anonimo e che chiameremo Giacomo (nome di fantasia), ci ha lavorato a lungo nell’azienda fino a quando questa è stata “derubata” del know how delle sue tecnologie di punta da alcuni cyberattivisti.
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