Il Diritto d’Autore, la legge e le Creative Commons

Arturo Di Corinto

“Porte aperte”, è stato questo il leit motiv della presentazione, il 14 gennaio a Roma, del comitato nazionale antipirateria alla presenza del Ministro alla Cultura Sandro Bondi. Il comitato, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sotto la guida di Mauro Masi, già commissario SIAE, si occuperà dell’annoso problema della contraffazione e della pirateria informatica che fa dormire sonni burrascosi alla nostrana industria della musica e non solo a quella.

Si tratta di un’iniziativa molto attesa da industria e consumatori, visto che il decreto istitutivo del “Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 13 ottobre 2008 risale al 15 settembre 2008, ed ha l’obiettivo di coordinare le azioni di contrasto del fenomeno, studiare e predisporre proposte normative, analizzare e individuare iniziative di autoregolamentazione e codici di condotta.

Niente di nuovo quindi sotto il cielo di un’Italia da tempo impegnata a individuare le forme più efficaci per contrastare le attività di illecita duplicazione di software, film e dischi, la contraffazione dei marchi distintivi del Made in Italy e le violazione dei diritti brevettuali. Ma stavolta potrebbe esser diverso. Una delle novità in questo caso riguarda appunto la comunicazione delle attività della commissione che Masi vuole aperta ai contributi di tutti attraverso un forum via Internet, moderato, la pubblicazione del calendario degli incontri e degli eventi relativi, per concretizzare la trasparenza e la partecipazione della cui assenza spesso gli operatori del settore si lamentano.

Che il problema sia difficilmente risolvibile solo per via normativa sembra esserne consapevole lo stesso ministro Bondi che pur immaginando un output parlamentare del lavoro del comitato ritiene necessario fare una “campagna di sensibilizzazione sull’argomento e collaborare con gli interessati”.

Porte aperte dunque agli Internet Service Provider, ai tecnici e agli utenti che dovrebbero cooperare soprattutto nella prospettiva di realizzare iniziative di carattere non normativo, ma basate su autoregolamentazione e codici di condotta.

E in effetti, Masi, prendendo le distanze dai risultati della commissione Olivennes, chiarisce che “Metteremo tutto in rete, siamo disposti ad ascoltare tutti. Siamo aperti ad approfondire il tema e vedere cosa succede. Davvero siamo aperti a tutto, il risultato non deve essere per forza una proposta di tipo normativo, può essere anche un sistema di autoregolamentazione, visto che la legge che c’è, la Urbani, non ha raggiunto i risultati sperati”.

Quello della pirateria è un oggetto sempre verde di discussione e di iniziative legislative, ma secondo alcuni osservatori solo se si smetterà di colpevolizzare utenti e consumatori considerandoli parte attiva nel processo decisionale questa potrebbe essere la volta in cui finalmente si andrà nella direzione giusta. Dopo il contestatissimo decreto Urbani, dopo la brusca interruzione della riforma della legge italiana del diritto d’autore nella scorsa legislatura e il caos normativo che si è determinato negli anni, si fa sempre più pressante la necessità di armonizzare e integrare la normativa sul copyright delle opere d’ingegno e di farlo tenendo conto delle nuove soluzioni nel frattempo emerse, come gli schemi di licenze flessibili del tipo Creative Commons.

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Il Comitato antipirateria presso la Presidenza del Consiglio