Arturo Di Corinto
Liberazione, pag. 3 del 25 settembre 2007

Alla Camera, modificando l’originario testo del decreto sulle liberalizzazioni, è stata inserita una norma che esonera le imprese con meno di 15 dipendenti (la stragrande maggioranza delle aziende italiane) dal rispetto delle misure minime di sicurezza per il trattamento “ordinario” dei dati personali. Ora, però, un pacchetto di emendamenti alla “lenzuolata” Bersani, propone di estendere tale esonero a tutte le imprese e comprendere nell’esenzione anche i dati sensibili, relativi cioè a opinioni politiche e religiose, alla salute e alla vita sessuale. Se pensate che le banche assumono normalmente informazioni sui richiedenti un mutuo e ne valutano spesso la concessione in relazione a informazioni non contenute nelle centrali rischi, se pensate che le assicurazioni fanno lo stesso e stimano gli importi delle polizze infortunistiche sulla base della probabilità del cliente di incorrere in malattie e infortuni, pensate cosa potrebbe succedere se “per sbaglio” la clinica dove ci si cura “perdesse” certe informazioni. Non ne sareste allarmati?
Secondo la nostra legge ciascun titolare del trattamento dei dati personali ha l’obbligo di adottare misure di sicurezza “idonee” a ridurre “al minimo” i rischi di distruzione o di perdita, anche accidentale, dei dati, o di accesso non autorizzato ai dati stessi, risarcendo un danno eventuale causato dalla loro mancata tutela. Se passasse l’esonero non sarebbero più obbligate a farlo.
I sindacati, uniti, si sono detti già contrari all’esenzione dalla norma per le imprese, ricordando forse i tempi bui delle attività di dossieraggio nelle fabbriche nei confronti di sindacalisti, anarchici e comunisti o dei ricatti che i braccianti agricoli subivano per le loro simpatie politiche da parte di signorotti e caporali. In fondo sarebbe un sonoro ceffone alla storia stessa del diritto alla privacy che in questo paese fu per primo sancito dallo Statuto dei Lavoratori.

Curiosamente non si sono invece opposte alla norma le organizzazioni datoriali e le imprese, che dovrebbero essere consapevoli che la norma può rivelarsi un boomerang per chi opera nell’era di Internet e del commercio eletronico, delle transazioni finanziarie online e dell’home-banking.
Un’azienda che non attua misure tecnologiche a tutela dei propri diritti e di quelli dei propri collaboraboratori rimane in una situazione “arretrata” e non “competitiva” e questo contraddice anche lo spirito della Bersani che dovrebbe favorire produttività e competizione.
La riflessione di un signor nessuno potrebbe infatti essere “ma se l’azienda non protegge nemmeno i dati dei lavoratori, perché costoso e complicato, chi mi assicura che quando necessario saranno in grado di tutelarmi?”. Un altro potrebbe dire: “saranno queste aziende in grado di sviluppare, gestire e finanziare le tecnologie di sicurezza che servono per tutelarmi come fornitore o come partner commerciale?” In uno scenario dove la competizione si è allargata a livello europeo e i cittadini/consumatori sono consapevoli – magari per merito delle Iene – dell’importanza di assicurare i propri dati personali, potrebbero anche scegliere aziende che come “servizio” offrono adeguate garanzie per la privacy e dirottare acquisti e investimenti altrove.

Lo scenario è certo preoccupante, ma questi esonori rappresentanto anche una pericolosa deriva per la democrazia. Come ha giustamente fatto notare Stefano Rodotà gli emendamenti che propongono di cancellare le garanzie a tutela dei dati personali per persone giuridiche, enti e associazioni potrebbero influenzare negativamente la libertà di associazione e di libera manifestazione del pensiero. Proprio oggi che contro le inefficienze della politica i cittadini ricorrono a forme di autorganizzazione dal basso e si autoconvocano per far sentire la propria voce? Il signor nessuno che partecipa alla politica via Internet, firmando petizioni, producendo informazione e sollecitando proposte per una paese migliore si potrebbe chiedere: “E se i miei dati personali – quelli che il mio fornitore di servizi Internet possiede – cadessero in mano a un potere autoritario, a un organismo occulto dello stato, a un partito a me contrario? Fantasie, certo, ma in un’Italia di golpisti e servizi deviati non sono state poche le liste di proscrizione cadute in mano a generali e piduisti.
Ma soprattutto la proposta e l’eventuale accoglienza di questi emendamenti denunciano, ancora una volta, il mancato rispetto del programma dell’Unione. In almeno due sezioni – i nuovi media e l’innovazione; la tutela dei consumatori – si fa esplicito riferimento alla tutela della privacy come elemento di democrazia, legalità e sviluppo. La via d’uscita è una sola: eliminare la norma approvata dalla Camera e respingere gli emendamenti presentati al Senato, anche sostendendo la petizione: http://www.adunanzadigitale.org/privacy Ma il 20 ottobre in piazza per l’attuazione del programma di governo sarà opportuno dedicare un’attenzione specifica alla privacy, un diritto che ne contiene molti altri.

http://dicorinto.dev.flyer.it/files/2008/02/rm2509-cul01-3.pdf