Il Garante dei dati personali Stefano Rodotà: ”La privacy è un diritto fondamentale della persona”
[Arturo Di Corinto]
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Il 1 gennaio del 2004 è entrato in vigore il nuovo codice sulla privacy. Fortemente voluto dal collegio dell’Autorità Garante della privacy integra e armonizza le norme già esistenti ed introduce delle novità.

Ne ha parlato ieri lo stesso Stefano Rodotà, intervenendo in un convegno a Roma. In questa occasione, Rodotà, che è il presidente dell’Autorità garante, ha detto che il nuovo codice contiene tre aspetti importanti. Innanzitutto afferma che la protezione dei dati personali è un diritto fondamentale della persona (definizione recepita anche nella Carta dei diritti dell’Unione Europea all’articolo otto); afferma il “principio della necessità”, che limita l’utilizzo dei dati – come nome e cognome – laddove l’identificazione dei soggetti può essere condotta altrimenti (grazie alle tecnologie), allo scopo di ridurre la dispersione dei dati personali e minimizzare i rischi di una loro indebita appropriazione; infine, che le semplificazioni introdotte per l’uso della legge invitano il singolo cittadino a considerarsi “garante di se stesso” anche se tutelato dall’Autorità. Dopo i costanti richiami del Garante contro lo spamming politico via Sms ed email (la propaganda elettronica non richiesta) e gli interventi tesi a tutelare l’utilizzo di computer e cellulari per le comunicazioni dei lavoratori all’interno delle aziende, il nuovo codice riafferma la tutela della posta elettronica e dell’uso dei cellulari, in linea con la Costituzione italiana che, all’articolo 15 sancisce il “diritto inviolabile alla tutela e salvaguardia delle proprie comunicazioni private”. Un aspetto su cui si e’ soffermato anche il suo vice Santaniello che ha detto “le aziende possono intervenire solo se c’e’ un fondato sospetto di qualcosa di non lecito”, ed ha poi ribadito – “il cellulare quale veicolo di colloquio e contatto, va tutelato da invasioni e controlli allo stesso modo della posta elettronica”.
Affermazioni importanti che interloquiscono a distanza con un recente fatto di cronaca che ha visto due lavoratori dell’azienda vetraia Pilkington licenziati perché accusati di scambiarsi film hard attraverso le reti aziendali. In questo caso il sindacato ha avuto una dura presa di posizione contro l’ispezione a sorpresa e senza preavviso nei computer dei dipendenti perché agita in spregio allo statuto dei lavoratori ed agli accordi aziendali, violandone la privacy. Infatti, al di là del fatto specifico, forse giova ricordare che la stessa protezione dei dati personali è entrata nel sistema italiano proprio sotto la spinta delle lotte operaie, con lo Statuto dei lavoratori del 1970, in quanto il divieto di raccogliere informazioni sulle opinioni politiche religiose o sindacali del lavoratore da parte del datore di lavoro e’ la premessa necessaria per manifestarle liberamente senza correre il rischio della discriminazione. Una questione evidentemente cruciale per la tutela della cittadinanza, ieri come oggi.

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