Se volete sapere cosa succede in Rai…
AprileOnLine.Info n.72 del 03/07/2004
[Arturo Di Corinto]

In Italia c’è solo un giornale che parla per davvero della Rai. Spesso sopra le righe, talvolta in maniera diretta, talaltre in maniera indiretta, da addetti ai lavori, ogni tanto con una piccola inchiesta.

Il giornale si chiama .Com (si legge “puntocom”) e, anche se rimane fedele al proprio payoff di “Tuttifrutti della comunicazione”, interessato cioè ad affrontare argomenti che spaziano dalla pubblicità all’editoria, dal marketing al digitale, sembra avere una passione speciale per la Rai.
Sarà per essere caduto in disgrazia presso i vertici di Viale Mazzini causa la sua indipendenza – che gli è costata l’esclusione da inviti e conferenze stampa nella sede del Cavallo morente – sarà per le buone entrature dei suoi giornalisti che hanno anche collaborato con le strutture interne dell’azienda, ma è l’unico in grado di problematizzare il nuovo corso Rai e di approcciarlo con concretezza, con informazioni e riferimenti circostanziati senza lasciarsi andare al gossip.
Già solo per la sua indipendenza meriterebbe di essere letto, ma noi preferiamo farlo per i contenuti.
In questi giorni .Com si è dedicato con attenzione alla competizione sulle partite di calcio svelandone strategie e retroscena, ha analizzato con il bravo Stefano Munafò (già dirigente rai) la deriva commerciale dei palinsesti Rai e Mediaset, con l’insolenza di dichiarare una cosa che ormai è chiara a tutti: che Raitre ha il più alto indice di qualità del servizio pubblico radiotelevisivo pur con un budget che è la metà rispetto a quello di Raidue e un terzo di quello di Raiuno. Un’analisi che condividiamo in gran parte tranne per l’analisi positiva della performance di Rai Cinema e Rai Fiction, ma che ha comunque il merito di farci riflettere.
Se non bastasse, .Com ha avuto altrettanta insolenza nell’attaccare il vicerè di RadioRai, quel Sergio Valzania protagonista dell’accorpamento di Radio2 e Radio3, che ha privato RadioRai del patrimonio di simpatia e professionalità che la terza radio portava in dote prima dell’arrivo dei lanzichenecchi berlusconiani nel 2001.
.Com ha addirittura il coraggio di informarci che fra i programmisti registi della Radio (il Coordinamento dei lavoratori dell’emittente pubblica) c’è maretta, e stavolta non per difendere il posto di lavoro ma per lamentare la dissipazione del segnale radio disturbato dalla concorrenza sleale di competitor commerciali illegittimi.
Lo stesso discorso di informazione utile e trasparente di .Com vale per un altro tema scottante che sulla nostre pagine abbiamo già trattato: la ribellione dei precari Rai, un mondo di cui molto si sa e nessuno parla, paradossalmente, perché molti di questi intermittenti hanno contatti molteplici col mondo della comunicazione. Il motivo è facile da capire. In una azienda paraministeriale come la Rai, se ti metti troppo in vista e ti dimostri troppo critico, non viene riconfermato. Il precariato è arma padronale anche in una grande azienda sindacalizzata come la Rai. E in tempo di vacche magre si sa, qualche compromesso con l’etica si fa pur di avere un appiglio salariale.
Ultima chicca, il quotidiano ci informa che il Pm romano Racanelli ha sentito l’Annunziata sui contratti stipulati per il digitale terrestre, con una campagna per l’acquisto di quelle frequenze che oggi l’architetto di Berlusconi, Flavio Cattaneo, dice di non poter usare per il calcio perché “la Rai non è una pay-tv”.
Intanto il Dg si prepara a pagare 98 milioni di euro alla Ldm dell’amico di Saccà, Pietro di Lorenzo, a sua volta molto vicino a Gianfranco Fini.
Intanto, siccome dopo il rimpasto ci si aspetta qualche concessione al “partito della cabina di regia economica” (mancata), per mettersi avanti col lavoro, il solerte DG sta liberando qualche posto. Ha cominciato accomiatando Borrelli che non sarà più il corrispondente da New York, con una lettera. Sarà perché non l’ha raggiunto al telefono?