Internet. Dopo le pressioni dei Ds Urbani si dice pronto a cambiare la legge
[Arturo Di Corinto]
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Con una lettera inviata al capogruppo dei Democratici di Sinistra – Giovanna Grignaffini – il presidente della Commissione Cultura, Ferdinando Adornato, ha annunciato la disponibilità del Ministro Urbani a cancellare le sanzioni previste contro i milioni di fruitori della rete che scaricano file da internet per uso esclusivamente personale.

A fronte di questa disponibilità espressa dall’esecutivo, i Ds hanno deciso di ritirare le pregiudiziali di costituzionalità che avevano presentato nei giorni scorsi. Ricordiamo che il cosiddetto decreto antipirateria (n.72 del 12 marzo) aveva sollevato vaste e preoccupate reazioni. Gli Internet provider avevano sollecitato l’intervento dei ministri competenti e del presidente del consiglio per non essere considerati responsabili del comportamento dei propri clienti, mentre le associazioni per la difesa dei diritti digitali si erano impegnate in una gara di protesta raccogliendo 25mila firme elettroniche contro il decreto e minacciando di boicottare la banda larga. Nel convegno sui Media Digitali promosso dall’Isimm presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, invece, diverse erano state le voci di dissenso nei confronti di una schedatura di massa degli utenti che scaricano musica e film da Internet come il decreto sembrava suggerire. Durante il convegno, il criminologo della Polizia di Stato, Marco Strano, aveva insistito sulla scarsa utilità di un irrigidimento delle sanzioni e dell’importanza di un serio lavoro di informazione presso il grande pubblico sui rischi conessi alla pirateria digitale, mentre il professore Zeno Zencovich aveva parlato della necessità di omogeneizzare il quadro legislativo europeo. La scelta dei DS invero si avvicina all’Europa che aveva già scelto la strada della depenalizzazione del consumo domestico delle copie abusive di opere coperte da copyright, e si spinge un po’ più in là ribadendo che “la tutela delle libertà intellettuali e creative va coniugata al diritto di accesso e di fruizione della produzione culturale e dell’innovazione tecnologica”. Da sottolineare il dietrofront di Franca Chiaromonte, responsabile del dipartimento cultura dei Ds, che a suo tempo si era dichiarata favorevole alla famigerata EUCD – la direttiva europea sul copyright adottata solo da Italia Belgio e Spagna – che introduceva il consumo a tempo della cultura digitale. Secondo Chiaromonte “è stata impedita l’attribuzione al dipartimento della pubblica sicurezza di poteri di indagine che spettano solo all’autorità giudiziaria ed evitato il rischio di violazione della privacy degli utenti di Internet”. A questo punto rimane da vedere come possa concretizzarsi l’auspicio dell’onorevole Chiaromonte di definire un provvedimento capace di tutelare il diritto d’autore insieme al diritto di accesso alla cultura. Le soluzioni infatti esistono già. Si tratta delle licenze “creative commons”, attraverso le quali ciascun autore decide da solo il grado di protezione della sua opera, fino al punto di renderla gratuita, liberamente modificabile e scambiabile

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