AL VIA NUOVI ELENCHI CON CELLULARI ED E-MAIL
AprileOnLine.Info n.86 del 23/07/2004
[Arturo Di Corinto]

Chi è che non si è mai sentito invaso da una telefonata inopportuna? Quante volte avreste voluto mandare al diavolo quel noioso intervistatore telefonico che vuole sapere con che shampoo vi lavate? E che dire di quei messaggini sul display del cellulare che offrono vacanze da sogno in Croazia? Bene, dal gennaio 2005 queste cose non accadranno più.

D’ora in avanti basterà un semplice ‘no’ per mettere definitivamente la parola ‘fine’ a queste intrusioni nella vita privata.
Il Garante della privacy ha appena reso noto che tutte le compagnie telefoniche dovranno richiedere ai loro abbonati il consenso scritto non solo per ricevere posta pubblicitaria e telefonate commerciali ma anche per decidere che tipo di informazioni l’utente del servizio vuole condividere.
Il modulo predisposto dal Garante Privacy di comune accordo con l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e con la collaborazione delle associazioni dei consumatori, verrà trasmesso a tutti gli operatori di telefonia, fissa e mobile, che dovranno poi inviarlo a vecchi e nuovi abbonati.
Rispondendo al questionario, gli abbonati di telefonia fissa e mobile, per la prima volta, potranno decidere se apparire nell’elenco, se apparire con il solo cognome e con l’iniziale del nome per non dichiarare il sesso, se indicare oppure omettere (in parte) l’indirizzo postale, se inserire il numero di cellulare (senza indirizzo, salvo esplicita richiesta), ma potranno decidere se inserire altri dati riguardanti la professione, il titolo di studio, l’indirizzo e-mail.
“Se non lo faremo” ha dichiarato Mauro Paissan, relatore del provvedimento, “compariremo nel
prossimo elenco così come risultavamo nel precedente. Fermo restando che in nessun caso vale il silenzio assenso, per cui, a meno che non si dia un esplicito ‘sì’ in questo senso, nessuno potrà utilizzare i nostri dati, anche se compaiono in elenco, per inviarci della pubblicità”.
Le reazioni si sprecano ma quasi tutti hanno reagito positivamente alla notizia proprio per la libertà di scelta che consente. Tanto per cominciare chi non ha un telefono fisso potrà comparire nell’elenco pubblico dei possessori di telefono cellulare; il filarino incontrato in vacanza non avrà più giustificazioni per non aver chiamato la figlia adolescente che intanto si strugge in attesa dell’attesa telefonata; nessuna email finirà persa nei meandri della rete per un errore di battitura. Al contrario, quelli che già provavano, con difficoltà, a tutelare la propria privacy cambiando frequentemente numero di telefono ora tirano un sospiro di sollievo. Lo stesso vale per quelli stanchi di vedere la cassetta della posta rigonfia di posta pubblicitaria personalizzata grazie agli indirizzi desunti dagli elenchi abbonati, e lo stesso vale per chi ha ricevuto risposte scortesi alla domanda: “ma chi le ha dato il permesso di telefonarmi?”.
Così dal varo del nuovo Codide della Privacy del gennaio scorso, dopo il divieto di inviare posta spazzatura nella mailbox degli utenti internet (ricordate il caso delle email elettorali dei Radicali?), chiarito che gli Sms elettorali non sono permessi, e che per ogni comunicazione mediata dalle tecnologie occorre sempre il consenso preventivo, la legge italiana fa un altro passo avanti nella tutela della privacy dei suoi cittadini. Primi in Europa con una legislazione da far invidia a Canada e Danimarca, paesi notoriamente più civili del nostro.
Certo, questo non significa che smetterà l’intrusione nella nostra vita privata da parte dei cellulari. Tanto, se non è il nostro a trillare è facile che sia quello del sedile accanto, del viaggiatore che usa il treno come fosse il suo ufficio, oppure al ristorante, quando gli specialisti dello squillo molesto ci fanno andare il boccone di traverso nel mentre di una dichiarazione d’amore, ma ci consolerà il fatto che con la nuova legge almeno quella scocciatura, almeno loro, se la sono sicuramente voluta.