La nuova infornata di nomine alla base della scelta della presidente di garanzia
Aprileonline – n° 31 del 05/05/2004
http://www.aprileonline.info/index.asp?numero=31
Arturo Di Corinto

E’ fatta. Con le dimissioni di Lucia Annunziata siamo arrivati all’ultima puntata dell’occupazione della Rai da parte del centrodestra berlusconiano. Dimissioni annunciate e ormai obbligate, dopo l’approvazione della legge Gasparri che assoggetta la Rai all’esecutivo e con il piano Cattaneo che riposiziona a destra ruoli e poteri a Viale Mazzini e Saxa Rubra…

Il motivo contingente delle dimissioni sarebbe costituito però dalla nuova infornata di nomine voluta dal DG della Rai alla vigilia della campagna elettorale e che in diciotto fogli scritti a mano punta a rimuovere le ultime voci non normalizzate dentro l’azienda. Ma il motivo non può essere solo la nuova infornata di nomine prevista dal piano accentratore di Cattaneo, quanto la riduzione a zero dell’agibilità del presidente all’interno dell’azienda stessa come dimostrato dalle ultime schermaglie sulle dirette televisive negate, l’arroganza di Cattaneo, i provvedimenti disciplinari contro Andrea Salerno, Loris Mazzetti ed altri, le censure di programmi come quelli di Guzzanti, Deaglio, Lucarelli, il clima da guerra fredda e le fibrillazioni di un’azienda che ha costantemente sul collo il fiato della politica. Probabilmente l’Annunziata ha resistito fin troppo. E troppo a lei si chiedeva. Ma, in fondo, c’è qualcuno che ha mai veramente pensato che anche una battagliera presidente di garanzia come Lucia Annunziata fosse in grado di equilibrare un Cda manicheo come quello attuale? Un Cda di Forzisti e nazional-alleati “doc” che hanno in comune tratti come il conservatorismo, il credo cattolico, l’anticomunismo e nessuna esperienza di televisione. Un Cda dove la Lucia veniva puntualmente messa in minoranza. In realtà i nemici più accaniti li aveva nelle reti e nelle testate berlusconizzate dai Vespa, dai Mimun, dai Del Noce, dai Marano. Nomine che dopo le elezioni del 2001 sono state l’esemplificazione della rottura di ogni equilibrio che la politica dei partiti aveva stabilito nella vita dell’azienda all’epoca Bernabei, e che chariscono l’esatto significato della terminologia anglossasone di una pratica nota come “spoil system”, che nella sua prima accezione vuol dire “sistema di predazione”, ovvero “spartizione del bottino”. E infatti dentro questo tritatutto Lucia sopravviveva a fatica, complice l’indifferenza di Pera e Casini che pure l’avevano investita dell’ardua missione. Come faceva l’Annunziata a portare equilibrio dentro un sistema siffatto? Se scendessimo l’albero delle cariche Rai ritroveremmo operante lo stesso sistema di spartizione del Cda sempre all’interno della maggioranza elettorale e capiremmo perché la situazione diventa insostenibile con le nuove nomine: ogni posizione chiave dell’azienda era già da tempo in mano a uomini (e donne) di fiducia di Berlusconi o dei suoi alleati: Agostino Saccà, Carlo Nardello, Giuliana del Bufalo, Alessio Gorla, Guido Paglia, Paolo Francia, eccetera. I quali, in un modo o nell’altro grazie al piano cattaneo gestiranno in proprio gli ultimi pezzi di autonomia che erano rimasti alle reti, finanche l’acquisto dei programmi e la contrattazione dei palinsesti. Ma oggi con le nuove nomine proposte senza rispettare né criteri di competenza né di opportunità “fuori da ogni regola” – ha detto Lucia – la misura si colma. Fatti questi che non disturbano le reti e le testate già occupate dai lanzichenecchi berlusconiani ma che hanno messo in seria crisi le riserve indiane rimaste all’area ulivista. E contro le nuove nomine prendono posizione i singoli comitati di redazione della Rai di Milano e Torino, del Tg1 e del Tg3, di Rainews24, di Rai International, delle Testate parlamentari, eppoi i deputati e i partiti del centrosinistra, le associazioni per la democrazia dell’informazione come Articolo 21, quelle per i diritti dei consumatori. Per l’Annunziata, “il cda senza il presidente opera in condizioni di illegittimità”, Pera e Casini escludono il reintegro del presidente dopo la promulgazione della Gasparri firmata da Ciampi; Petruccioli chiede di azzerare tutto il cda – richiesta cui si accoda l’ulivo intero che grida allo scandalo – mentre l’Usigrai ha già indetto per oggi un sit in davanti alla Rai, alle 17, a Viale Mazzini per “protestare contro la blindatura della Rai in prossimità delle Europee”.