Archiviati i referendum i Tg riprendono a raccontare “storie”, cominciando dal fisco

Il Commento di Arturo Di Corinto, esperto di web e autore de “I nemici della rete”
(Intervista di Alberto Baldazzi per Articolo 21Osservatorio TG)

Arturo Di Corinto, come esperto teorico del web, di internet e di tutte le sue diverse manifestazioni, qual è la sua opinione su questa querelle sul rapporto tra informazione Tv e rete, relazionata ai risultati dei ballottaggi e, soprattutto, quelli dei referendum? Chi ha ragione?

“Io vorrei poter dire che gli italiani hanno cominciato a coltivare internet come primo strumento d’informazione per prendere delle decisioni e fare delle scelte di carattere politico, elettorale e referendario. Però non mi sembra che le cose stiano così. Internet può spiegare una differente proporzione che oggi c’è nella “dieta mediale” degli italiani; intendo dire che oggi gli italiani, per informarsi, utilizzano una varietà di strumenti e di mezzi di comunicazione dove la parte del leone la fa ancora la televisione. Certo, rispetto all’informazione televisiva lo spettatore ha una reazione – non è che la assimila e basta, e poi decide la sua vita in funzione di essa -. Lo spettatore confronta quell’informazione con altre fonti e, soprattutto, la elabora, la analizza, la discute con altre persone. Qui c’è un ruolo importante per internet, che è più un mezzo relazionale che informativo”.

Quindi la valutazione della perseveranza del problema del conflitto d’interessi – ad esempio – è una valutazione che non è ribaltata dagli esiti elettorali o dagli sviluppi dell’opinione pubblica italiana degli ultimi mesi. Anche perché bisognerebbe chiedersi cos’è successo negli ultimi mesi ad internet da modificare gli equilibri preesistenti.

“Ragioniamo su di un fatto: la prima fonte informativa per circa il 60% degli italiani è costituita dai media tradizionali, cioè tv, radio e quotidiani. Il 26% usa motori di ricerca e d’informazione; l’8% si dedica al passaparola attraverso la rete, i forum, le mailing list, eccetera … ed il 5% usa i social network. Allora: la “dieta mediale” si è diversificata. Le persone utilizzano le informazioni che trovano online – ad esempio i quotidiani online hanno aumentato nell’ultimo anno di 1 milione di lettori i propri seguaci -; d’altra parte anche i blog crescono. Però soltanto il 27% dei lettori dichiara di informarsi dai quotidiani online; l’8%, quasi il 9, legge soltanto quotidiani di carta e appena il 2% legge i blog per informarsi. Questa è la base. Quindi noi capiamo che la televisione ha ancora un’importanza centrale, per cui sarebbe sbagliato pensare che possiamo smettere di occuparci della cattiva informazione televisiva perché tanto c’è internet per informarci. I numeri di internet non sono ancora paragonabili a quelli della televisione, con una differenza: internet, proprio perché è un medium che permette l’interattività, un medium conversazionale e relazionale, consente alle persone di approfondire le cose. Le aiuta quindi a fondare un’opinione, a discuterla, a farla propria, ad elaborarla in maniera profonda ed a confrontarla con altre opinioni. Non è però sufficiente questo per dire che le persone agiscono di conseguenza. Nello specifico noi non disponiamo di una teoria esplicativa che di dica: “Dall’informazione che apprendiamo e discutiamo online decidiamo di votare per questo e per quello”. Questo non lo può dire nessuno con dati scientificamente fondati”.

E la tesi per cui la tv “sconfitta” dalle ultime manifestazione del voto dei cittadini italiani sia frutto di un prodotto che continua a vendere, ma che risulta invendibile (una tesi che abbiamo avanzato noi negli ultimi giorni)?

“Io sono molto d’accordo con questa tesi, ed è il motivo per cui dal 1999 in poi internet è diventato un mezzo alternativo di produzione d’informazione indipendente. Dalle proteste di Seattle contro il summit mondiale del commercio ad oggi le persone hanno cominciato ad usare internet – e sempre più lo fanno – perché sono insoddisfatte dell’informazione tradizionale. È per questo che sono nati i circuiti d’informazione indipendente, le centinaia di migliaia di blog e, successivamente, i social network, che sono stati utilizzati anche per discutere di questioni che riguardano la vita di tutti. i dati che citavo prima sono i dati della “Human Always” commissionati dal Liquida, e ci dicono che, se succede qualcosa di molto rilevante, le persone comunque ancora accendono la televisione per sapere cos’è successo nella stragrande maggioranza dei casa. È chiaro che la tv è in qualche modo uscita sconfitta dal risultato del referendum, ma la mia opinione è che sia stato per l’informazione che hanno fatto è stata così scadente e cosi partigiana che le persone , pur cogliendo quei dati, hanno reagito negativamente a quest’informazione, in molti casi – probabilmente – andando a votare laddove gli veniva chiesto di non farlo”.


Dati Auditel di martedì 14 giugno 2011

Tg1 – ore 13:30 3.229.000 17,73% ore 20:00 4.444.000 21,18%.
Tg2 – ore 13:00 3.483.000 20,37% ore 20:30 2.566.000 10,72%.
Tg3 – ore 19:00 2.190.000 16,45%.
Tg5 – ore 13:00 4.250.000 24,54% ore 20:00 4.268.000 20,18%.
Studio Aperto – ore 12:25 3.346.000 24,65% ore 18:30 1.043.000 10,20%.
Tg4 – ore 19:00 918.000 6,78%.
Tg La7 – ore 13:30 1.152.000 6,34% ore 20:00 2.556.000 11,98%.

Fonte: www.tvblog.it