Incontri. Da oggi a Roma seminari e presentazioni di libri sulle “libertà digitali”

Arturo Di Corinto
il manifesto – 19/01/2005

Dell’importanza del software libero per realizzare una società aperta e inclusiva sembra essersi accorta anche la Politica che comincia a interrogarsi su come esso possa contribuire ad innovare il sistema Italia. Negli ultimi mesi infatti sono state molte le iniziative che hanno messo la questione del software, dei brevetti e del copyright al centro degli incontri dei partiti e dei governi locali con le imprese e il mondo dell’Università e dell’associazionismo.

Però se la politica ha cominciato a interrogarsi sul fenomeno sociale e tecnologico delle tecnologie sviluppate in maniera cooperativa e orizzontale all’interno del dibattito più ampio su competitività delle imprese da una parte, e tutela dei beni comuni dall’altra, è evidente che fatica a costruire delle politiche e delle proposte concrete, rendendo questo stesso dibattito un po’ stucchevole, con qualche lodevole eccezione.
Un’occasione diversa e si spera utile per discutere degli sviluppi, dei progressi e delle criticità del software libero, dei pericoli dei brevetti sulle idee e gli algoritmi, viene però dall’incontro di oggi al Linux club di Roma con Fiorello Cortiana (Verdi), Vincenzo Vita (Ass. Cultura Provincia di Roma), Mariella Gramaglia (Ass. Comunicazione Comune di Roma), e altri rappresentanti di associazioni del volontariato e della società civile sensibili ai temi della condivisione della conoscenza, in particolare di quella incoporata nel software, “il linguaggio dell’innovazione scientifica e tecnologica”. Il dibattito – che apre formalmente la settimana delle libertà digitali, quattro giorni per parlare di monopoli informatici, reti sociali e tecnologie open source e festeggiare il primo anno di vita dell’associazione Linux club – cade in occasione della riunione dei ministri europei dell’Economia e delle Finanze che devono decidere se mettere o meno in agenda la famigerata direttiva sulla brevettabilità del software (rinviata il dicembre scorso grazie all’intervento della Polonia ) e che perciò stesso potrebbe diventare l’oggetto della discussione.
La presenza degli amministratori locali all’incontro potrà anche essere il momento per discutere sull’effettiva utilità della migrazione dei sistemi informatici territoriali verso sistemi open source e affrontare il tema della convivenza tra diverse piattaforme tecnologiche e della loro interoperabilità, una questione di rilevanza europea rispetto alla quale è stato creato un “Open source observatory” per le amministrazioni interessate ad implementare software libero nei progetti di e-democracy e di e-government, all’interno del progetto “IDABC” ad uso dei governi Ue che vogliono sfruttare al meglio le opportunità dell’information technology. (http://europa.eu.int/idabc)
La settimana del Linux Club continua con la sessione di giovedì 20 sulla “libera circolazione del sapere”, un’espressione anch’essa che ha fatto breccia nella politica, a destra come a sinistra, senza che però questa idea “modaiola” sia calata nella realtà concreta delle politiche dell’istruzione e della ricerca dove anche i partiti del centrosinistra non sembrano capaci di rimettere in discussione il “modello Moratti” della scuola e della formazione e che sarà discusso in quella sede da insegnanti, amministratori e ricercatori precari. Non solo. La settimana delle libertà digitali si confronterà anche con il tema dei monopoli informatici presentando il libro “NoSCOpyright. Il caso Sco contro Linux”, pubblicato per Stampa Alternativa e con il tema dell’”economia open source” con il libro di Apogeo “Internet non è il paradiso. Reti sociali e critica delle ciberculture” dell’olandese Geert Lovink.