Se la polizia ti stacca il telefonino?

ARTURO DI CORINTO
Il Manifesto – 18 Luglio 2001

DIARIO VIRTUALE
Genova: cellulari sì, cellulari no, cellulari forse. Dopo lo scoop di la Repubblica che riportava la notizia della possibile “disattivazione dei cellulari di duemila noti attivisti” nei giorni del G8, sulle mailing list di movimento è cominciata la discussione sulla plausibilità dell’iniziativa del governo.

Che non arriva affatto inaspettata. Un mese fa si parlava addirittura della generazione di tempeste magnetiche sulla zona rossa – tempeste lanciate dalle strutture tecnologiche della polizia per interferire con le comunicazioni cellulari – poi ecco che arriva la notizia della disattivazione di numeri specifici, quello di persone già individuate; infine l’ipotesi più “radicale” del blocco totale dei ponti radio per le comunicazioni cellulari. Forse la più plausibile?
Nessuno dubita che qualsiasi blackout voluto sarebbe un atto illegittimo che non potrebbe essere giustificato neppure dall'”esigenza di garantire l’ordine pubblico”, espressione passpartout del governo per legittimare la sospensione delle più elementari garanzie democratiche, come si è visto per il frettoloso ripristino delle frontiere tra i paesi d’Europa: il diritto alla mobilità, il diritto a manifestare, il diritto alla privacy.
Ma se i cellulari o i ponti radio venissero staccati, cosa racconterà la polizia a chi non avrà potuto chiamare un’ambulanza perché il cellulare non funzionava? E gli abitanti della zona rossa che lo usano per lavorare? Ma chissà se a qualcuno degli strateghi dell’ordine sia balzato in mente che, tagliando i ponti radio, sarebbero bloccate anche le comunicazioni dei portaborse degli otto nani politici? Improbabile.
Sarebbe invece possibile che senza un mandato della magistratura un numero così alto di persone possa essere monitorato, classificato come attivista e solo per questo avere il cellulare staccato? Staremo a vedere. Più probabile che alcuni cellulari siano sotto controllo. La tecnologia Gsm rende la cosa assai facile.
Ma, dice Elettrico sulla mailing list cyber-rights: […] “ancora non ho capito se la notizia è vera o è un fake, comunque un consiglio per tutti quelli che pensano di rientrare nelle file di coloro che verranno privati della libertà di comunicare: arrivate a Genova col vostro caro cellulare di sempre e portatevene dietro uno diverso (non quello di vostro fratello, meglio se nuovo o molto vecchio) munito di un’altra carta sim (questa nuova e “non comprata da voi”, nel caso ne abbiate a disposizione una vecchia assicuratevi che non sia direttamente associabile a voi). Usate il secondo telefonino solo nel caso in cui il vostro vecchio cellulare venga bloccato. In questo modo, cambiando codice Imei (cellulare) e numero di telefono (carta sim) ed usandolo solo in situazioni estreme sarà per loro molto difficile associare il tutto all'”attivista pericoloso”. Se poi non dovesse bastare (che so, bloccando i ponti tout-court) munitevi di piccione viaggiatore. Auguri, byez”.
I cyberattiviti però non si dicono tanto preoccupati del blocco delle comunicazioni cellulari, perché loro, si sa, usano la rete per comunicare. E allora invitano a rileggersi il libro Kryptonite, un libro cult per la riservatezza delle comunicazioni (www.ecn.org/kryptonite) che ha un capitolo dedicato alla criptazione delle comunicazioni telefoniche.
Ferry.Byte, invece, ricorda che per comunicare è possibile usare i servizi di internetworking della rete, come spedire brevi messaggi a cellulari Gsm (www.freesms.supereva.it), spedire dei fax tramite e-mail (www.chl.it), inviare e-mail in Italia a persone off-line (www.poste.it) o telefonare attraverso Internet. Tutte le informazioni, comunque, si possono trovare raccolte sul sito www.strano.net/mutante.