I progetti per le nuove tecnologie nel Brasile di Lula raccontati dal suo
coordinatore Marcelo d’Elia Branco

Arturo di corinto
il manifesto – 28 Dicembre 2002

Nel Forum sociale mondiale di Porto Alegre dello scorso anno il media center lasciava libertà di scelta tra il software sottoposto al diritto d’autore e quello open source.

Così capitava di vedere mediattivisti che caricavano Linux sedere accanto ai giornalisti dei media «ufficiali» che scivevano e trasmettevano i loro articoli utilizzando il logo della Microsoft. Che lo stato del Rio Grande do Sul sia sempre stato sensibile alla critica del copyright non è una novità. Ma è dei progetti per il futuro che abbiamo parlato con Marcelo D’Elia Branco, il coordinatore del Dipartimento di Informatica dell’Università Statale del Rio Grande do Sul nonché responsabile del «Progetto software libero» dello stesso stato (www.softwarelivre.rs.gov.br). Il progetto nasce dopo che il governo della regione assume una posizione ufficiale di appoggio all’introduzione del software libero in tutti i settori dello stato. E’ allora che il governo regionale smette di comprare licenze di software proprietario e avvia una riforma del sistema educativo, della giustizia e della salute basato sull’informatizzazione massiva di questi settori con software libero come elemento di una politica di incentivazione e di sostegno alle piccole imprese e con l’obiettivo dichiarato di smarcarsi dall’abbraccio asfissiante dei monopoli del software. Marcelo ci racconta che la banca pubblica (il Banco do Sul) del governatorato tiene aperta una linea di finanziamento per le imprese che vogliono migrare le proprie piattaforme informatiche verso il software libero e che la fondazione Fapers ne ha aperta un’altra per la ricerca accademica nel campo del software libero. Un primo risultato di questa politica è che i bancomat dei tre milioni di correntisti del Banco do Sul si ritrovano l’icona del pinguino Tux (la mascotte di Linux) su ogni schermata della macchinetta che distribuisce i soldi. Parallelamente il governo attraverso una sua controllata fa sviluppare un software che sostituisce il software Microsoft exchange con Evolution come client di posta nei suoi uffici. Ma l’iniziativa più interessante, racconta Marcelo, è che l’università Uergs quest’anno ha messo a disposizione di tremila studenti ben 750 Pc, 47 server, e decine di programmi informatici al 100% «free software». Il sistema di gestione di questa rete di computer viene da un’altra università (Univates, partner del progetto) e loro hanno potuto adattarlo perchè libero e non proprietario. Così non solo nei corsi di ingegneria informatica i linguaggi di sviluppo girano su GNU/Linux ma pure tutta l’amministrazione universitaria e l’insegnamento a distanza funziona con software con licenza GPL (www.fsf.org) e tutto il web-system usa Zope (www.zope.org). La scuola brasiliana, aggiunge inoltre Marcelo, è al centro di questo ambizioso progetto. Duemilacento scuole pubbliche, primarie e secondarie, stanno infatti sperimentando un ambiente di comunicazione basato su software libero e prodotto da un’azienda governativa: «Era l’unico modo per ridurre del 70% le spese di un progetto che col software proprietario sarebbe costato 1 milione e duecentomila dollari» dice Marcelo. Obiettivo correlato è poi quello di innescare un circuito economico virtuoso con le imprese del territorio che sono le sole abilitate a installare i programmi e seguirne la manutenzione. Ma la questione non è solo economica. Il principio alla base di questi progetti è che l’educazione informatica non può che essere pluralista e che insieme al software proprietario dentro una scuola ci deve essere pure il software libero. Anche perchè, sottolinea Marcelo, «una scuola pubblica che usa solo Microsoft sta facendo marketing per Microsoft e non può aver diritto a soldi pubblici per creare futuri consumatori di Microsoft». L’idea di portare il software libero nella scuola pubblica non è nuova in America Latina. In Messico il progetto della «Rede Escolar Libre» di Arturo Spinoza Aldama di mettere in rete migliaia di scuole col software libero abortì dopo una donazione di Microsoft e la visita di Ballmer (numero due di Microsoft) al presidente messicano. Qualcosa di simile è accaduto col governo del Perù come denunciato dal deputato Villanueva, protagonista di un duro scontro con Microsoft per il suo progetto di introdurre software libero nell’amministrazione dello stato e meglio garantire la trasparenza del rapporto governo/cittadini e l’universalità dell’accesso alle fonti informative. È in questo scenario che si inserisce il programma di Lula per le nuove tecnologie, specialmente quando sostiene il pluralismo tecnologico e lo sviluppo delle imprese informatiche locali per prevenire il divario digitale, producendo software e hardware e non solo contenuti come si ipotizza in Europa. Un programma che va decisamente controcorrente con la tendenza dominante e che è guardato con timore dalle grandi corporation.