copertina_nova_11032010Fonti Super Partes
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore
del 11 marzo 2010

I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in maniera abile per rivolgersi all’elettorato, dimostrando di aver capito l’importanza dei media sociali per veicolare il proprio messaggio. Molti elettori sembrano gradire e, da buoni tifosi, accettano l’amicizia su Facebook, postano qualche commento e si fanno veicoli virali delle proposte del proprio candidato. I più bravi favoriscono la nascita di gruppi che li sostengono dal basso come La fabbrica di Nichi (Vendola).
Ma mentre i politici si danno battaglia elettorale sul web, vari gruppi non partitici che fanno politica si contendono la scena su Internet. Prima era il Popolo Viola che organizzava in rete il No B-Day suscitando come reazione la proposta di un Sì Berlusconi Day, e poi Il Popolo del pomodoro – un gruppo su Facebook che scommette sulla maggior popolarità di un semplice pomodoro rispetto a Silvio Berlusconi- avvicinato, dopo il grande successo di iscrizioni, circa 600 mila, da un paio di politici lombardi per la cessione del logo (e dei contatti).
Ed è probabilmente questo il motivo per cui nelle ultime elezioni i partiti italiani, pur senza eccessiva convinzione, sono andati a caccia di candidati popolari in rete, e di questa esperti, anche se estranei alle logiche di partito. Una decisione che potrebbe penalizzare tale scelta se riconosciuta come strumentale, oppure premiarla come conclusione di un percorso di maturazione del rapporto di certi partiti, pochi, con la rete.
Ma se la rete si offre come piattaforma di comunicazione globale per rivolgersi agli elettori, rimane un’arma a doppio taglio per la politica.
Gli elettori che cercano informazioni attendibili sui candidati non vanno a leggere la loro biografia ufficiale, ma usano siti indipendenti che ne raccontano storia, inciampi e disavventure: Open Polis è fra questi il più accreditato. Questo sito tutto italiano per la politica trasparente, mantiene il database della storia personale di tutti i 130 mila politici italiani completa di incarichi, dichiarazioni e voti espressi durante la propria carriera politica. E prima di queste elezioni ha avuto anche un’altra trovata: quella di somministrare ai politici un questionario per autovalutare la bontà della propria azione politica e di governo. Hanno risposto in 100, in maggioranza dell’opposizione, e le loro risposte sono consultabili in rete. Sulla scia di Open Polis, la “Mappa del potere” di Casaleggio e associati che, recuperando un vecchio progetto non profit americano, They Rule (Sono loro a comandare), offre un ricco database e un software grafico per individuare i legami esistenti fra manager e imprese utile anche a ripercorrere le carriere aziendali dei candidati per prefigurare futuri rapporti fra gli eletti, la politica e il mondo dell’industria.
Altri gruppi fanno lobbying su questioni specifiche. L’Associazione per il software libero ha ideato una campagna, Caro candidato, in cui si chiede a chi corre per l’elezione di firmare un patto con l’elettore a difesa della diffusione del free software, da spedire via fax. Un gruppo di supporto su base territoriale si incaricherà di monitorare la fedeltà dell’eletto rispetto all’impegno preso. Il pressing di CaroCandidato ha portato alla creazione di un gruppo trasversale di parlamentari europei a sostegno del software libero.
Altre proposte rimangono per lo più allo stadio di idee, ma sono potenzialmente dirompenti. E’ il caso del sito wikidemocracy.org che offre uno spazio wiki dove costruire il programma con i partiti in maniera trasparente, mentre uno strumento non ancora importato in Italia, traccia la diffusione dei video politici dentro YouTube. Si chiama Videobarometro e categorizza i link generati tra i blog “conservative” e “liberal”, per misurare il movimento delle idee dentro i social network. Ma per i cyberelettori uno degli strumenti più potenti e più pericolosi per la credibilità dei candidati in rete rimane la cache dei motori di ricerca che non vuole saperne di rispettare uno spesso invocato e discutibile “diritto all’oblio”.