e-Democracy in Parlamento

la-repubblica-it-logoLa democrazia web che piace al Parlamento
Arturo Di Corinto per La Repubblica del 16 maggio 2013

Il servizio informatico del Senato chiude il dossier “I media civici in Ambito Parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso”. Una guida completa alla democrazia liquida per i lavori parlamentari con una efficace analisi dei rischi e delle opportunità offerte dal web alla nuova richiesta di partecipazione dal basso

La democrazia è una cosa seria. E oggi che social media, blog e apps hanno catturato l’interesse di  oltre 2 miliardi di netizen (internet citizen), il “governo del popolo” si può esercitare in forme innovative, anche via web. Con cautela, però.

Questo è il messaggio che viene dallo studio su “I media civici in ambito parlamentare” realizzato dal Servizio informatico del Senato della Repubblica e da qualche ora pubblicato su Internet. Uno studio frutto di una efficace analisi dei sistemi e delle piattaforme online usate per la democrazia elettronica ampiamente intesa, e cioè per informarsi, confrontarsi e decidere: le tre principali caratteristiche dell’esercizio di ogni democrazia che voglia definirsi tale.

Ma andiamo con ordine. Intanto lo studio è stato realizzato per il Parlamento, il luogo per eccellenza dell’esercizio della democrazia rappresentativa, che non prevede forme di partecipazione diretta dei cittadini. Lo studio, di cui è coautore la Fondazione <ahref, si chiarisce nelle premesse, “non propone alcuna modifica di questo impianto, non vuole e non  ha alcun titolo per farlo”, ma attraverso lo studio dei “Media Civici”, vuole individuare nuove modalità di potenziamento della attività parlamentare, “con particolare riferimento alle opportunità di coinvolgimento del più largo numero di cittadini, ed alla rimozione dei tradizionali vincoli di tempo e di spazio che hanno
limitato fino ad oggi questa possibilità.”

In questa analisi il censimento e la classificazione delle tecnologie disponibili – ad esempio Liquid feedback, la piattaforma usata dal Partito Pirata o Airesis, la social platform che verrà usata dai Cinquestelle per votare online – sono solo il preludio alla sperimentazione di nuovi servizi nella consapevolezza che qualsiasi strumento di questo tipo richiede che ai cittadini siano date
adeguate garanzie sulla affidabilità, sicurezza e trasparenza del loro funzionamento, cosa che “soggetti privati”, non possono fornire. Anche perchè il rischio che con l’uso di tali strumenti si sviluppino aggregazioni chiuse e ideologiche di minoranze che non comunicano tra loro è alto.

Lo studio

Lo studio si sviluppa su tre direttrici: a) il censimento e l’analisi dei principali strumenti tecnologici classificabili come “Media Civici”; b) l’analisi e l’approfondimento degli utilizzi possibili dei Media Civici nelle attività dei singoli parlamentari e dei relativi Gruppi, delle Commissioni, e negli istituti referendari; c) il confronto diretto con alcuni attori significativi per competenza
ed esperienza diretta delle piattaforme tecnologiche e del loro effettivo utilizzo per evidenziarne caratteristiche tecniche e organizzative.

Come dice Mauro Fioroni del Servizio informatico del senato, l’obiettivo è “produrre know how istituzionale al servizio di un uso certificato e democratico delle piattaforme online sia per la consultazione che, eventualmente, per la deliberazione democratica”.

Il paper, che offre una tassonomia illustrata delle principali piattaforme per la democrazia online, si chiude con un ampio glossario finale e poichè i “social” più utilizzati sono già strumento di diffusione delle informazioni e delle attività parlamentari – dall’uso che ne fece Di Pietro ministro fino ai tweet del piddino Francesco Sarubbo e alle foto di Casini – aggiunge una specifica appendice sul loro “efficace utilizzo in ambito parlamentare”.

Uno sforzo consistente, quindi che allude appena alle precondizioni dell’esercizio democratico online: l’accessibilità degli strumenti, il nostro è un paese digitaldiviso, dove la banda larga non copre tutto il territorio nazionale; l’usabilità degli strumenti: il divario fra chi usa e non usa la rete è un fatto di cultura, genere e disponibilità economiche; universalità: i siti web della PA non rispettano spesso le regole dell’accesibilità per i diversamente abili, eccetera. Esplicita invece la preoccupazione verso un’idea salvifica della tecnopolitica che può offuscare le grandi opportunità che la tecnologia offre al rinnovamento delle modalità di svolgimento delle attività parlamentari e all’idea stessa di democrazia.

Ma l’importanza vera di questo lavoro è il riconoscimento che le forme delle democrazia  coincidono, e da sempre, con le forme della comunicazione, e che, se questa oggi viaggia in Internet, anche le forme della rappresentanza e della democrazia vanno aggiornate.

Link al PDF: I media civici in Ambito Parlamentare
http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/dossier/file_internets/000/000/065/I_media_civici_in_ambito_parlamentare_ed_provv_maggio_2013.pdf

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