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Dieci cose da fare per evitare che la tua casa intelligente obbedisca agli hacker
Il 21 ottobre 2016 un attacco DdoS ha preso di mira un DNS provider, Dyn, sconvolgendo il traffico Internet e rendendo inutilizzabili per ore i servizi di Amazon, Netflix, Twitter e New York Times. L’attacco è stato portato da una rete di computer zombie, una botnet, infettati dal virus Mirai. La botnet ha usato circa 100 mila webcam della cinese Ziangxaomai che ne ha fatto collassare i server. Lo stesso tipo di botnet, la Botnet #14, sta prendendo di mira un paese africano di nome Liberia. Portebbe succedere anche in Europa.

a cura di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 21 Novembre 2016

Nella guerra fredda cbernetica di questi mesi mesi i criminali infatti stanno testando la capacità di tenuta di Internet come infrastruttura. E lo stanno facendo reclutando quegli oggetti smart – che dann vita all’Internet delle cose – da aggiungere all’esercito di botnet: i computer dell’ufficio, le telecamere che controllano la babysitter e gli incroci stradali, i frigoriferi intelligenti, i videoregistratori e le stampanti che popolano le case e gli uffici. Spesso ci riescono per un errore banale: gli oggetti intelligenti connessi alla rete non sono protetti da password.
Per questo Ota, la Online Trust Alliance, composta da Twitter, Microsoft, Verizon e altri, suggerisce di controllare ogni smart device che abbiamo in casa e in ufficio per impedire che venga aggiunta alle botnet criminali.

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