la-repubblica-it-logoIntegrazione, comunità e leader:
I partiti e le prime elezioni virtuali

Il PD usa la rete per organizzare i suoi militanti, il Pdl per creare consenso, Monti per arrivare laddove non arrivano i media tradizionali. In questa campagna elettorale non si potrà fare a meno di usare Internet. Con risultati tutti da verificare

di ARTURO DI CORINTO

per La Repubblica del 9 Febbraio 2013

Obama ha fatto da apripista, gli altri hanno copiato. Ma oggi non è più immaginabile una campagna elettorale senza Internet. Un italiano su due usa internet settimanalmente e uno su cinque lo fa per informarsi di politica. Twitter conta 3 milioni di account, Facebook ha 23 milioni di profili registrati. In Italia, Grillo e Casaleggio ci hanno costruito un partito a due cifre e un assaggio di come Internet possa essere usato per penetrare un mondo giovanile indifferente ai media tradizionali ce l’ha dato Renzi durante le primarie. Per questo nelle elezioni 2013, tutti, da Ingroia a Storace, affilano le loro strategie web. Con effetti ancora da verificare.

Da un punto di vista politico-elettorale Internet funziona come tipografia universale, redazione diffusa e ufficio stampa virtuale. Permette di ridurre i costi tradizionali della comunicazione politica e di trasformare gli elettori in militanti. Tuttavia, a differenza che nel passato, nessuno crede che grazie ad Internet ogni soggetto politico possa competere ad armi pari nel mercato elettorale: la differenza la fanno gli investimenti nelle risorse umane e finanziare che ciascuno può mettere in campo e nella strategia d’uso di uno strumento che non tutti padroneggiano bene.

La strategia dei partiti su Internet è basata su tre parole d’ordine: integrazione, comunità e presenza del leader. L’integrazione riguarda l’interazione tra piattaforme video, canali sociali e siti comunitari che affiancano le vetrine web dei singoli candidati. Alcuni tentativi precedenti sono stati buoni, si pensi al pdnetwork oppure a youdem (forse troppo in anticipo sui tempi), ma oggi è chiaro il necessario salto di qualità e di investimento. Ogni sito e ogni profilo del candidato premier deve attivare l’interazione con i potenziali elettori e trasformarli in veicoli virali delle idee e dei programmi del partito. E soprattutto ciascun leader assistito dallo staff non può rinunciare a essere presente sui social network a costo di diventare oggetto di satira, accuse e sberleffi. La formula magica riguarda comunque la coerenza tra l’immagine del leader comunicata in Internet e la sua storia personale unita a un modo diretto e innovativo di dialogare con gli elettori sfruttando i punti di forza che lo caratterizzano il candidato. La familiarità col mezzo fa infine la differenza.

Berlusconi e la Pdl. Come ci ha confessato Antonio Palmieri, uomo-comunicazione di Silvio: “Berlusconi ha da tempo cominciato il tour elettorale in televisione come nel dicembre 2005, e per noi la tv rimane centrale, ma oggi puntiamo molto su Internet e sui social network che prima non c’erano”. “Il nostro team di volontari usa il web come mezzo di ascolto degli elettori altre volte siamo noi con la messaggistica FB che li intepelliamo” E infatti siti come forzasilvio. it e spazioazzurro, hanno propaggini sociali anche su twitter. La strategia del Pdl è trasformare i militanti del web in un focus group permanente anche se poi le decisioni vengono prese altrove. “La nostra è una campagna digitale a costo zero. Non ci appoggiamo a nessuna agenzia di comunicazione. Non abbiamo fatto investimenti in advertising online”. “Crediamo che la posta elettronica sia ancora la killer application per mobilitare i sostenitori. Internet è uno strumento formidabile di ingaggio e ascolto.” Non gli si può dare torto.

Il PD di Bersani, invece. Come ci racconta il suo portavoce Stefano di Traglia, Direttore del dipartimento comunicazione del PD la comunicazione online di Bersani leader vuole essere coerente e integrata col suo personaggio e con la sua umanità. “Noi non comunichiamo tanto il leader, quanto un partito e le idee di chi ne fa parte. “Utilizzeremo la rete per attivare 100 mila militanti che lavoreranno coordinati in rete per mobilitarne altrettanti”. In effetti il PD ha l’anagrafe degli iscritti grazie alla quale il partito conosce il profilo di chi lo sostiene. Strategia? “La nostra strategia è di lavorare in modo chirurgico sulle sezioni delle regioni più difficili e vogliamo usare internet per far crescere la rete reale e aumentare la partecipazione dei cittadini alle scelte programmatiche.”

L’integrazione nel caso dei democratici è evidente. Il sito del PD cambia copertina ed editoriale ogni giorno e c’è un continuo feedback con la comunità social dei simpatizzanti, youdem sforna video e interviste e uno strumento online di riflessione politica, il Tam tam democratico, rivista di cultura politica online, aiuta a portare il verbo ai militanti.

Monti e gli altri. È risaputo che Bersani usa l’Ipad e mentre viaggia interviene sui social anche dal cellulare, mentre Berlusconi è abbastanza refrattario allo strumento. Da questo punto di vista la novità è la presenza di Monti che, ci dice la portavoce, Betti Olivi, “vuole usare Internet per raggiungere la società civile e i giovani. Ha presentato in Internet agenda e contenuti per avere un primo feedback da chi la rete la usa ogni giorno. Il nostro sito si chiama agenda-monti.it”. Per ora è riuscito a trasformare in evento mediatico il suo sbarco su Twitter il giorno dopo la scoperta del simbolo.

Ma per tutti una domanda rimane. Visto il largo uso che fanno della rete in questa campagna elettorale, saranno capaci di legiferare a favore della libertà di Internet?