la-repubblica-it-logoTunisia, retata nel collettivo di hacker islamici. E forse c’è anche il referente dell’Is

Sgominato dalla polizia tunisina il Fallaga Team che aveva attaccato 20 mila siti francesi. Tra gli arrestati molto probabilmente c’è l’hacker del Califfato, Majdi. Mentre continua l’operazione di Anonymous contro l’Is, i fondamentalisti islamici hanno occupato l’account Twitter di Newseek minacciando Michelle Obama, intensificano le attività di proselitismo

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 17 Febbraio 2015

GLI ANONYMOUS stavolta sono molto cauti, ma l’hacker tunisino a cui danno la caccia, Majdi, potrebbe essere già in carcere, arrestato dalla polizia tunisina. Majdi è considerato per importanza il secondo amministratore di sistema dei siti dello Stato Islamico a cui i vendicatori di Anonymous hanno dichiarato la cyberguerra. Quello che è certo, confermato da giornali di lingua francese, è che ben sei sembri del Fallaga Team, responsabile di attacchi ai siti web di scuole e ospedali in Francia, sono stati portati in galera. E il Fallaga Team sarebbe proprio la creatura di Majdi, l’hacker jihadista ricercato dagli Anonymous nell’operazione AntiIsis che dal 9 febbbraio li vede incrociare le sciabole digitali con gli agguerriti hacker del cybercaliffato.

Che Majdi possa essere tra gli arrestati sembra confermato anche dal silenzio del suo account Twitter, bad_shark1 (lo squalo cattivo), e di altri account da cui era consueto sfidare gli occidentali, in particolare del suo account Facebook, che lo ritraeva come un giovane gaudente piuttosto che come un integralista religioso. Non è così però per gli hacker islamici tunisini del Fallaga team che twittano ancora e hanno una pagina su Facebook dove rivendicano la libertà di stampa, d’opinione e d’espressione: “La libertà di parola, di pensiero e di espressione e dei media e dell’editoria è garantito. Non si può esercitare censura preventiva su queste libertà. Lo Stato garantisce il diritto all’informazione e il diritto di accesso alle informazioni”.

Se l’account Twitter di Majdi, bad_shark1, è stato sospeso da giorni, il gruppo Fallaga vive in rete come nome collettivo, quindi è presumibile che ne sentiremo ancora parlare. Fallaga è parola che sta per “partigiano” ed era un nome dato ai partecipanti della resistenza anticoloniale francese in Algeria. Questo nome è usato anche in Marocco. E oggi viene usato esattamente come il nome Anonymous, quale pseudonimo di chi si riconosce nella causa jihadista seppur da una prospettiva più laica e meno religiosa.

La battaglia tra Anonymous e Is si fa intanto più complessa. Da una parte la costante caccia all’uomo degli esperti informatici dell’Is, vero obiettivo delle azioni che hanno portato a chiudere e bloccare migliaia di account Twitter riferiti alla galassia filo-islamica del Califfato; dall’altra l’intrusione nelle operazioni degli Anonymous di elementi fondamentalisti cristiani o apparenti tali. Nel profilo di uno degli hacker più attivi di Anonymous, Kamikaze Ghost, compare oggi una croce e una scritta in latino che si appella al Dio cristiano e, sempre dal suo account è stata diffusa una lista di ricercati sui quali è stata messa una taglia: dagli 8 dollari per il profilo twitter di uno jihadista fino a 250 dollari per un dossier su Al Baghdadi. Due fatti abbastanza nuovi nel panorama delle azioni degli Anon che non hanno mancato di suscitare critiche e perplessità.

Nel frattempo tutti gli altri partecipanti all’operazione AntiIsis – che non è la stessa cosa dell’operazione IceIsis-, continuano la loro attività di “vigilantism” denunciando come gli estremisti pro-Isis creano gli account Twitter e copiaincollando migliaia di profili identificati come appartenenti ai supporter dell’Isis, con i jihadisti che hanno risposto occupando l’account del settimanale Newsweek per augurare un pessimo San Valentino a Michelle Obama. Ma, mentre Twitter si riempe degli sfottò tra Anonymous e Is, i sysadmin (gli amministratori informatici) dello Stato Islamico vengono denunciati uno per uno all’Interpol e all’Europol. È di ieri la pubblicazione del profilo completo di un altro di questi, tale Abdullah.

Gli Anonymous hanno rivolto persino un appello a Github (un servizio di web di hosting per lo sviluppo di progetti software) di non ospitare i software dell’Is e hanno chiesto ad archive.org di ripulire i siti che l’omonima Fondazione memorizza quando hanno dentro propaganda jihadista, finora senza successo

Anche per questo un hacker arabo che sta con gli Anonymous ha creato una “daeshbag”, una sorta di hashtag che sulla base di uno script in linguaggio python intercetta i tweet sospetti contententi parole come jihad, Isis, cybercaliffato, eccetera, e poi le “risputa” su di un account creato ad hoc. Dalla guerra di propaganda siamo passati alla netwar.