la-repubblica-it-logoIn chat con un hacktivista: “Fermiamo i deliri dell’Is”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 10 Febbario 2015

“SIAMO creativi, produciamo informazioni, ci muoviamo veloci. E abbiamo scoperto chi amministra i sistemi dell’Is. Tic Tac, Tic Tac, veniamo a prendervi”. Così scrive su Twitter IceFallDevil, uno degli attivisti di Anonymous impegnati nella guerra alle infrastrutture della jihad digitale del sedicente Stato Islamico.

Il twitterstorm dell’#OpAntiIsis è un diluvio di informazioni sui siti della galassia jihadista resi inutilizzabili negli attacchi. È lui, IceFallDevil, con un altro nickname, che in una chat privata, spiega quello che i comunicati degli Anonymous non raccontano. “Dopo la strage al Charlie Hebdo ho pianto. Non avremo pace finché non li vedremo tutti in galera “. “Adesso ci concentriamo sui due Sysadmin dell’Is ancora in giro “. Il terzo, come anticipato da Repubblica , sarebbe morto sotto le bombe dei raid giordani.

Ma perché tanto astio verso queste tre persone? “Perché erano gente normale, informatici, amministratori di sistema che si sono trasformati in hacker al servizio di una causa ingiusta”. Lunghe pause di silenzio e poi si spiega. “Attaccare le infrastrutture critiche come gli ospedali, da cui dipende la vita di tante persone innocenti, è una cosa che non possiamo tollerare”. Ma perché ce l’avete tanto con il tunisino Majidi? Sembra innocuo… “No, lui è responsabile di migliaia di attacchi a caso e ha insegnato agli altri come difendersi dai militari”.

E se vi sbagliaste? “È sempre possibile, ma lo escluderei. Noi siamo come buoni giornalisti: facciamo fact checking. Incrociamo le informazioni “.

IceFallDevil è piuttosto convincente. Scrive lentamente, pondera le risposte, appare pacato e non astioso, non vuole dire niente di sé. Accetta solo di dire che è francese, come del resto quelli che hanno coordinato le giornate di attacco dei giorni 8 e 9 febbraio. Il lavoro di dossieraggio che fanno è voluminoso. Gira un paio di link su pastebin con tutti gli account Twitter dei presunti reclutatori del Califfato, ma di fronte all’offerta di una email sicura, al riparo da “spioni” in ascolto, ringrazia e rifiuta: “seguici su Twitter”.
Una domanda rimane. Ma dopo aver dossierato “i cattivi”, che succede? È sempre la polizia che deve intervenire, oppure? “Sì in effetti vogliamo vedere Majidi in galera. Per molti altri ci basta che non abbiano più un minareto virtuale da cui diffondere le loro idee farneticanti”. Come nel caso dello sceicco Mhisne. Account Twitter con mezzo milione di seguaci, il suo sito è irraggiungibile da tre settimane. A bloccarlo oggi, dicono in chat, sono proprio degli italiani. Ma anche isisiraq. com è giù, lo stesso vale per isdarat-tube. com lo Youtube dei jihadisti.

#OpIsis, #OpIceIsis, #OpAntiIsis sono il nome che gli Anons hanno dato alle loro attività per smantellare i canali di reclutamento del cybercaliffato online e proseguono l’operazione #CharlieHebdo, la rappresaglia degli Anoymous che era costata 73 siti ai filojihadisti. “Sai che noi lottiamo per la libertà d’informazione. Uccidere i giornalisti a Parigi per avere usato le matite per esprimersi è inaccettabile”. “Hanno voluto colpire un simbolo della libertà d’espressione e della democrazia. Non li perdoneremo”. Sotto la maschera di Guy Fawkes, il loro motto infatti recita: “We do not forgive, we do not forget. Expect Us”.