Forum on line: l’incerto futuro dell’e-Democracy

Intervista
Forum on line: l’incerto futuro dell’e-Democracy
Ne parliamo con: Arturo di Corinto – direttore Il Secolo Della Rete
http://www.forumpa.it/archivio/2000/2900/2930/2938/dicorinto-vicine.html

Forum PA:
Quali sono le logiche e le ragioni che spingono una PA verso l’implementazione di questi strumenti e la creazione di comunità o gruppi di opinioni? E viceversa, quali ragioni e logiche per il cittadino che li utilizza?

Il motivo per cui la PA cerca di utilizzare al meglio gli strumenti della comunicazione elettronica sono, fondamentalmente, due. Il primo riguarda il voler comunicare in maniera efficace con i cittadini, mentre l’altro riguarda il voler creare un contesto adeguato di crescita per i propri dipendenti ed impiegati.
Il problema, però, è che questi sistemi non sempre sono utili alla comunicazione con i cittadini data la loro forma, troppo spesso, monodirezionale: la PA comunica al cittadino, ma questo non può rispondere. Perché ci sia reale efficacia di questi strumenti di comunicazione elettronica è, allora, necessario che i cittadini possano collaborare alla loro progettazione. E’ necessario che questi strumenti siano “democratici”, cioè facilmente accessibili senza creare gap culturali e tecnologici. E’ necessario che siano effettivamente pubblici e non nascosti ed infine è necessario che diano la possibilità di esprimersi su argomenti di varia natura, in maniera diversa e articolata e che non siano decisi in maniera verticale e calati dall’alto. Un forum cioè non può avere la stessa logica di quello che è ad esempio è il referendum elettronico cioè non si può pensare di creare un forum partecipativo lasciando ai cittadini solo la possibilità di rispondere ad argomenti decisi in maniera verticale e calati dall’alto.

Forum PA:
Considera Internet uno strumento democratico, capace di rafforzare i processi partecipativi, o i forum, le comunità ecc. sono solo strumenti che aumentano il contatto?

Sicuramente Internet è uno strumento democratico capace di rafforzare i processi partecipativi, ma da solo non basta. Sono importanti anche i contenuti che vengono sviluppati e, soprattutto, è fondamentale la presenza di qualcuno che abbia un ruolo di facilitatore/abilitatore di questi contenuti nei confronti dell’amministrazione. Qualcuno cioè che sia in grado di sintetizzare lo sviluppo del discorso e trasformarlo in output positivo e produttivo. A livello europeo mi viene in mente l’esperienza di Amsterdam e della sua Città Digitale. Sono stati previsti al suo interno una serie di forum tematici gestiti da giornalisti professionisti che avevano proprio il compito di sintetizzare i contenuti delle “piazze elettroniche” invitando, poi, il politico di turno, o comunque un referente dell’amministrazione, a confrontarsi sulle tematiche sviluppate. Ciò che mi sembra importante sottolineare, cioè è che in questa esperienza veniva chiesta un’opinione o una presa di posizione su quello che i cittadini avevano discusso, trasformando il dibattito, in una proposta vera e propria. Questa non è una cosa che succede nel nostro Paese. Il rischio che si corre a questo punto è che il rapporto dei cittadini all’interno di un forum messo a disposizione dall’amministrazione all’opinione pubblica sia semplicemente uno strumento in più per parlarsi addosso, dove ognuno può tirar fuori solo le proprie insoddisfazioni e i propri malumori.

Forum PA:
I forum concettualmente dovrebbero essere nuovi spazi pubblici che assicurano la democrazia, ribaltando le gerarchie. I rapporti infatti, passano da una struttura verticale ad una orizzontale. Esistono dei casi in cui questo avviane concretamente?

Alla base delle esperienze di democrazia elettronica c’è un problema serio di architettura informativa: se l’architettura presuppone veramente un dialogo multidirezionale tra gli stakeholder di un processo, allora forse può venir fuori qualcosa di buono. Però una comunità che è non-permanente, non strutturata come quella che tipicamente si trova nei forum o nelle chat room, non è in grado di andare verso una direzione condivisa e non è in grado di farlo in maniera pragmatica. Molto spesso all’interno di questi gruppi si scatenano conflitti di leadership perché, laddove non esiste il contatto face to face, è facile cadere in cattive interpretazioni della comunicazione altrui generando guerre inutili che, pian piano, dissanguano lo stesso luogo di discussione. Se, invece, si sviluppa un’architettura informativa adeguata, dove tutti quanti hanno diritto di parola, gli utenti possono essere portati per mano a sviluppare un discorso comune, dove si stabiliscono codici e regole condivise per arrivare a dei risultati pratici, dove magari si ha un obiettivo concreto, non fosse altro quello di stilare un documento da presentare a un politico piuttosto che a un decisore pubblico. In questo caso il risultato sarebbe sicuramente più concreto.
Il problema, quindi, da un lato è nell’architettura dell’informazione e dall’altro nella cultura delle persone che vivono questi luoghi di confronto e condivisione. Proprio su questo aspetto bisogna lavorare ancora molto. La parola chiave è condivisione: se le cose sono condivise anche se non soddisfano tutti completamente, possono essere effettivamente implementate senza contraccolpi negativi. Se, viceversa, le cose non sono condivise ci sarà, invece, un alto indice di conflittualità sia nel processo di costruzione della proposta, sia rispetto alla produzione di un eventuale output.
La PA sta sviluppando con molta fatica un approccio di questo tipo e cerca di pensare nuovi spazi pubblici che possano assicurare la democrazia.

Forum PA:
Dunque, è possibile o no ribaltare le gerarchie?

Il problema serio è che se il cittadino non è più percepito come un suddito, come accadeva molti anni fa e come molti cittadini continuano a percepirsi, ma è invogliato a essere parte attiva di un processo decisionale, ovvero gli viene riconosciuta la competenza di attore per quanto riguarda le questioni che immediatamente e direttamente lo interessano, allora io cittadino sono invogliato ad essere propositivo, a confrontarmi con altri sul tema in questione e proporre soluzioni concrete. Una volta individuate le soluzioni però, viene riconosciuta al cittadino la competenza di poter pensare e proporre delle soluzioni, degli interventi? Questo di solito non succede, ed è questa la cosa grave!

Forum PA:
Secondo alcuni stiamo passando da un’opinione pubblica “avvertita” ad un’opinione pubblica “partecipe e consapevole”. È davvero così?

Il problema vero è capire se questi strumenti di condivisione i cittadini vogliono usarli.
Il cittadino che per un periodo di tempo si è impegnato a partecipare a discussioni on line su un determinato tema, si aspetta un feed back da parte dell’amministrazione. Se quello che ha fatto e detto non è preso in considerazione, probabilmente non si impegnerà un’altra volta. Partecipare, infatti, significa non solo un certo grado culturale e una disponibilità nei confronti degli altri, ma anche un impegno e dispiego di tempo non indifferente. Inoltre c’è anche il problema della distinzione tra cittadini di serie a e cittadini di serie b, dove questi ultimi sono quelli che non sono a conoscenza dell’esistenza di strumenti per esprimere la loro opinione o che magari non li sanno usare. C’è dunque, un gap tecnologico e culturale generale che si declina in un digital divide basato sul sesso, l’età, la formazione scolastica e così via. C’è, poi, il cittadino di serie a che ha gli strumenti per intervenire in maniera competente nei forum, ma deve essere convinto che il suo intervento non sia sprecato altrimenti il rischio è che si impegnerà più nel processo.

Forum PA:
Quanto è importante informare e formare i cittadini all’uso di strumenti di condivisione come i forum on line?

Far sapere che è possibile fare certe cose attraverso la rete significa impegnarsi in una campagna di comunicazione intelligente che dovrebbe considerare tutta una serie di strumenti, molti dei quali, però, non vengono usati. Proprio questo è un punto. Al di là del fatto che attraverso la televisione, la cartellonistica o qualsiasi altro canale di comunicazione sia possibile far sapere che esiste un forum, la migliore comunicazione è rendere visibile l’esistenza di questa opportunità tecnologica sul territorio.
Un esempio: in Brasile, paese considerato ancora in via di sviluppo pur essendo la decima economia nel mondo, hanno creato i cosiddetti Pontos de Cultura. Si tratta di posti da dove è possibile accedere a internet per sbrigare le proprie faccende. In Italia tempo fa sono stati proposti dei laboratori di quartiere dove, grazie ad un team di volontari preparati, si poteva seguire il cittadino che usava il pc ed internet per scopi personali o per scopi di carattere pubblico o collettivo. Solo che non si è mai vista traccia di queste cose.
Oggi ci sono due progetti, quello della Rete Telematica Regionale della Toscana e quello della Basilicata che si avvicinano a questa esperienza. Il primo, quello toscano, porta un computer in ogni sede Arci per educare i cittadini all’e-Government, mentre l’altro, quello della Basilicata, istituisce gli Internet Social Point, postazioni internet presso le parrocchie, i centri culturali ecc. Questi sono segnali importanti perché le persone sono seguite e invogliate ad usare le tecnologie quando gli sono veramente utili e non solo per motivi ludici. Dalla fase ludica si esce presto.

Forum PA:
Esistono dei casi in Italia in cui i forum o altri strumenti di democrazia elettronica sono concretamente utilizzati?

Diciamo che già le reti civiche funzionano in questa direzione anche se con gran fatica: hanno i loro forum e a volte ospitano anche l’opinione degli amministratori pubblici. Ad esempio c’è il forum della Rete Civica di Milano, uno dei primi esempi in questa direzione. Ma in generale, l’amministrazione pubblica italiana è arrivata con forte ritardo a utilizzare le tecnologie per comunicare con i cittadini. Cronologicamente possiamo ricostruire il percorso partendo dalla Legge 241 sulla trasparenza, seguono gli URP, le reti civiche e poi l’e-Government. Un forte impulso c’è stato proprio con i programmi di e-government che consiste nell’erogazione per via telematica di servizi amministrativi. Il cammino verso l’innovazione ha, inoltre, implicato la reingegnerizzazione dei processi di back office. In assenza di questo parlare di utilità di certi luoghi di confronto è difficile. Certo adesso siamo arrivati all’idea che i cittadini e le amministrazioni si possono parlare attraverso internet, ma il cammino è ancora lungo. Questa comunicazione è ancora troppo monodirezionale, di tipo vetrina, mentre sarebbe sicuramente più logico seguire le tendenze: i blog, i videoblog e anche i groupware, tutti strumenti di progettazione condivisa che la maggior parte della popolazione conosce ed utilizza abbastanza frequentemente. Oppure, perché non immaginare l’uso di strumenti come il wiki, software che permette la scrittura cooperativa real time? Insomma bisogna pensare a modalità innovative per far partecipare le persone, non pretendendo che usino strumenti che non conoscono o non sanno usare e soprattutto assicurando una partecipazione dal basso.