8 Febbraio ore 17:
Libertà d’informazione e precarietà: Ma le nuove tecnologie favoriscono la libertà di stampa e l’occupazione?

Intervengono:

Riccardo Chartroux (giornalista, inviato TG3);
Carla Ronga (giornalista, direttrice di Aprileonline);
Stefano Maria Bianchi (giornalista, documentarista Rai-Annozero);
Toni De Marchi (giornalista, caporedattore Unità online);
Alessandro Cardulli (giornalista, direttore Rosso di sera);
Aldo Garzia (giornalista, scrittore);
Sandro Curzi, (giornalista, consigliere Rai);

Introduce: Sergio Bellucci

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Arturo Di Corinto
OFF-news 07/02/2007

Il precariato sta uccidendo il giornalismo. Più del web, che ruba risorse e lettori alla carta stampata. Più dei telegiornali da operetta che rimangono il mezzo principe che gli italiani usano per informarsi. Più della crisi di credibilità delle grandi testate e dei giornalisti embedded.

E gli editori di giornali in Italia pare non vogliano rendersene conto, convinti come sono che la crisi ormai permanente del settore si affronti con la riduzione dei costi e il taglio del personale, senza riconoscere i diritti dei contratti collettivi e usando come forza lavoro a basso costo gli stagisti delle facoltà di comunicazione e i neolaureati in cerca d’impiego, pur sfruttato e malpagato.
C’è una soluzione a questa vicenda?
In un’era in cui tutti comunicano con tutti, sembrerebbe di no. Il giornalismo unidirezionale officiato dai professionisti inquadrati nelle redazioni ha perso molto del suo appeal, storico frutto di una miscela di esperienza, correttezza, civismo e impegno democratico.
Il mediattivismo prima, il web 2.0, dopo, i blog e i siti d’informazione, hanno dato forse la spallata definitiva al giornalismo professionista che non è stato in grado di rinnovarsi, di competere e di allearsi con le forme emergenti dell’informazione digitale. Tutto questo, insieme ai cambiamenti intervenuti nella struttura sociale, il declino dei ceti medi, il sovrapporsi del tempo di vita e del tempo di lavoro, il disimpegno sociale, il senso d’impotenza di fronte alle decisioni prese altrove rendono impossibile o inutile il dovere e la necessità d’informarsi.
Ma non è la prima volta che il giornalismo vive questa crisi. Ai rimedi palliativi come la vendita di gadget, di libri e di brioche insieme ai giornali altri e più seri rimedi sono stati messi in campo: la trasformazione dei quotidiani nel formato tabloid, il full color e la convergenza delle redazioni, hanno retto per ora anche l’assalto dei 19 milioni di gratuiti distribuiti dal circuito di Metro. Gli stessi editori hanno inventato l’equivalente gratuito dei loro giornali per impedire ai concorrenti di accedere a risorse da sempre in loro disponibilità. Ma non basta. Diverso è quello che accade per il girnalismo televisivo che non è certo il core business delle aziende che però hanno cominciato a infarcire di pubblicità i servizi e hanno trasformato le non burdening stories in promozioni commerciali non troppo velate, rendendo ancora più scadente l’informazione televisiva oggi fatta meglio da Le Iene che dal TG5, ma togliendo preziose risorse pubblicitarie alle tv locali che per questo non riescono a decollare.
La resistenza che la carta stampata ha messo in campo tuttavia potrebbe fare ben sperare. I grandi giornali inglesi ad esempio hanno ricominciato a vendere, puntanto sul professionismo, sulla qualità, sulle inchieste e gli approfondimenti. Ma l’uovo di colombo sembra essere la convergenza dei media, la creazione di redazioni agili e flessibili dove i vecchi watchdog lavorano fianco a fianco con i giovani redattori dell’online, diversificando l’offerta informativa su supporti multimediali fruibili via Internet verso siti che raccolgono oggi più pubblicità che la carta stampata, senza scongiurare però il pericolo del condizionamento della linea editoriale.
Non sappiamo quale sia la ricetta giusta per affrontare un mondo che non si può più raccontare nella sua complessità con carta e inchiostro, seduti a una scrivania, ma è un dovere per tutti occuparsene. Un primo appuntamento, dopo quelli sindacali degli ultimi mesi è offerto da un seminario di Net Left (www.net-left.org/blog), neonata associazione di innovatori della comunicazione che giovedì 8 febbraio alle 17 si incontra a Roma per parlarne alla Fondazione Basso, insieme a giornalisti, documentaristi e direttori di giornali e siti web.