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La PA a prova di click? Ci prova Brunetta con il Piano e-Government 2012
Wired.it
Di Arturo Di Corinto |19 febbraio 2009 |Categorie: Politica

Investire sulle tecnologie ICT per superare le arretratezze della pubblica amministrazione. Idea poco originale, verrebbe da dire. Se non fossimo in Italia però, dove i ritardi dell’informatizzazione continuano a tenere il paese nella gabbia di una burocrazia da incubo.

A gennaio il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione, hanno presentato il “Piano e-Government 2012″ con l’obiettivo di utilizzare al meglio le tecnologie ICT al servizio del paese, mettendolo così al passo con le strategie di Lisbona. I quattro ambiti di intervento prioritari del piano si fondano su 80 progetti e contano su un impegno finanziario di legislatura di 1.380 milioni di euro, per le amministrazioni centrali dello Stato e le Università, le regioni e i capoluoghi; ma anche per infrastrutture, accessibilità e servizi.

Il piano mira a semplificare i pagamenti e la fatturazione elettronica verso la PA, i cui ritardi causano alle imprese danni rilevanti;e ambisce all’informatizzazione delle scuole. Ma si occupa anche di Giustizia, per la quale prevede l’archiviazione elettronica dei procedimenti, la loro consultazione online e la trasmissione telematica dei reati, per velocizzarne l’azione, notoriamente lenta. Il Ministro vuole anche intervenire sulla grande partita della Sanità Pubblica con la digitalizzazione di prescrizioni e certificati medici e la creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico che potrebbero ridurre i tanti casi di truffa ai danni del sistema sanitario nazionale. Infine, c’è tutta la partita della cittadinanza digitale, come la carta d’identità elettronica, costosa e poco diffusa.

Ma passare dagli annunci ai risultati il percorso è sempre accidentato. Per migliorare la qualità offerta al cittadino-cliente creando efficienza e riducendo costi e tempi di delle Pa locali e centrali, secondo i Sindacati e alcune associazioni di categoria, il piano potrebbe non bastare.

Sono le variabili sistemiche del malfunzionamento della macchina pubblica ad essere il nocciolo del problema: insufficiente dotazione finanziaria degli uffici, inadeguata formazione delle risorse umane, età elevata dei dipendenti, scarsa mobilità, e una piramide manageriale da ristrutturare, insieme a un ritardo culturale complessivo nell’uso interno degli strumenti informatici.

Non solo, esiste anche un gap tecnologico per cui la PA italiana fatica a sfruttare le potenzialità delle tecnologie informatiche disponibili.che le permetterebbero di superare le lentezze causate dalle sue dotazioni. Tutte cose che cittadini, associazioni e imprese da anni denunciano inascoltati. Ci vorrebbe altro: tecnologie semplici, accessibili, economiche e trasparenti come l’open source, circolazione di dati e informazioni pubbliche gratuite o tutelata da licenza flessibili come le creative commons, riuso di hardware e software, dati e applicativi. Ma soprattutto servirebbe una reale strategia d’ascolto verso gli stakeholder dei processi nonchéverifiche e consultazioni pubbliche, ampie e frequenti, coi cittadini, veri terminali dell’efficacia della PA. Impossibile? No, Obama l’ha fatto dai primi giorni del suo mandato.