Musica on line e pirateria
Arturo Di Corinto
19/06/03

“Siamo stati abituati a comprare un libro consci che avremmo potuto scambiarlo, regalarlo ad un amico, metterlo da parte e rileggerlo a distanza di tempo, finanche venderlo. Siamo stati abituati a comprare un disco di vinile a copiarlo in una cassetta e portarcelo al mare, invitati dalla pubblicita’ a comprare uno stereo con doppio mangianastri per condividere la musica con gli amici o fare una copia di riserva di una cosa che puo’ rovinarsi. Ma allora perchè non lo possiamo fare coi computer?”.

E continua: “Dopotutto, quando si masterizza il disco regolarmente acquistato per riversarlo sul nostro lettore mp3 da portare in spiaggia o in automobile non si fa niente di diverso da quello che si faceva col mangiacassette dello stereo”.
Cosi’ si esprime Lorenzo De Tomasi, avvocato, esperto di copyright. E alla sua domanda viene spintaneo ribattere: “non e’ che il problema è la copia digitale? Sempre più facile, veloce, fedele, realizzabile in quantità illimitata e trasferibile a distanza con internet?

Questo dialogo potrebbe ben sintetizzare il nuovo epico scontro fra libertari e conservatori con cui si e’ aperto il nuovo millennio. Lo scontro fra l’industria hi-tech impegnata a costruire strumenti sempre piu’ versatili, potenti ed economici per la fruizione e diffusione di musica, film, giochi e cartoni (su pc, telefonini e internet), e l’industria dei contenuti -quella di Hollywood, Disney, le major musicali – che vuole piattaforme di intrattenimento attraverso cui erogare (via internet o cellulare) file video e musicali certificati, a pagamento, impossibili da copiare. Rispetto a pochi anni fa percio’ lo scenario si e’ capovolto: l’industria hi tech rappresenterebbe le istanze libertarie dei consumatori e l’industria dei contenuti quelle più conservatrici.

Percio’ succede che se hai un computer potente e una connessione veloce a Internet, rendi i discografici nervosi. Non per quello che ci fai, ma per quello che “potresti farci”, cioè rubare film e musica, e distribuirli attraverso la rete.

La pirateria digitale è l’incubo peggiore dell’industria dei contenuti e le grandi major non ne fanno mistero. Per Luca Vespignani, segretario della Federazione contro la pirateria musicale (Fmp), ”La nuova frontiera della contraffazione è il web. Via internet viene fatta la promozione di film, cd, programmi e compilation, anche mediante cataloghi, che vengono poi ordinati e spediti. Il nuovo mercato utilizza gli mp3 e i dvd che hanno una capienza superiore rispetto ai cd: in un dvd possono entrare ben oltre 600 brani musicali in formato mp3”. Da qui la richiesta di Hollywood & Co. perche’ Microsoft, Sony, Nokia e IBM creino strumenti efficaci contro la pirateria.

Secondo la Guardia Di Finanza, il fenomeno della duplicazione illegale di film musica e software causa miliardi di euro di danni in mancati acquisti e tasse inevase. Cosi’ anche se i fenomeni di pirateria e contraffazione sfuggono per definizione ad una precisa valutazione in quanto “fenomeni clandestini” e i dati sono spesso il frutto di proiezioni statistiche che non tengono conto dei cambiamenti del mercato e dei gusti dei consumatori, l’allarme pirateria ha causato una mobilitazione generalizzata di governi e polizie per combattere la pirateria digitale con leggi sempre piu’ severe.

Per scoraggiare i reati connessi alla violazione del diritto d’autore alcuni paesi europei hanno recepito la European Union Copyright Directive, la Eucd, una legge che secondo i suoi oppositori “sancisce un nuovo potere per gli editori: quello di ricorrere a sistemi digitali che stabiliscono in che modo gli utenti possano utilizzare le opere possedute”.
Con il rischio concreto che “domani assisteremo alla diffusione di e-book a tempo, che diventano inutilizzabili dopo un certo periodo, e non possono essere stampati o ceduti a parenti o amici; CD musicali che non si possono copiare, o memorizzare sul computer o sul lettore MP3 portatile; film in DVD che si possono guardare solo in certi Paesi e con certi sistemi operativi; programmi che automaticamente cancellano dal proprio PC i file ritenuti “illegali”; computer, periferiche e sistemi operativi che si rifiutano di leggere dati ritenuti “non autorizzati”.
http://www.softwarelibero.it/progetti/eucd

E infatti, diversamente che in passato, l’attività di contrasto della polizia “all’industria del falso” non si limita più alle centrali di duplicazione del crimine organizzato ma entra nelle case di coloro i quali scaricano software, film e musica digitale ad uso privato. Con un particolare accanimento verso gli utilizzatori dei sistemi di filesharing attraverso cui viaggiano gli scambi, innanzitutto perchè il peer to peer, lo scambio di file da computer a computer, con sistemi come Kazaa o WinMx, è virtualmente incontrollabile.

Il successo della diffusione di queste reti è il motivo per cui le major e le associazioni di categoria, quella dei discografici (RIA) in testa, danno battaglia alla pirateria domestica su tutti i fronti, anche con mezzi inusuali. Le case discografiche hanno cominciato a “spammare” messaggi agli utenti di reti peer to peer “potenziali malfattori” di questo tipo: “Quando infrangi la legge rischi conseguenze legali. C’e un modo molto semplice per evitarle: non rubare musica”, e si è perfino arrivati ad ipotizzare la diffusione di virus in rete per rallentare gli scambi e rendere il downloading (l’acquisizione dei file) impossibile. Un senatore americano, Horrin G. Hatch, ha addirittura proposto di distruggere i computer degli scambisti peer to peer, convinto che: “azzerare il computer di chi condivide file online può essere l’unico modo per insegnargli qualcosa sul copyright”. Una dichiarazione che però ha trovato la contrarietà di MediaDefender, azienda nota per i suoi software di disturbo contro il peer-to-peer http://www.mediadefender.com/

Il problema allora è Internet? Secondo Jay Berman, presidente di Ifpi , associazione che rappresenta a livello mondiale l’industria discografica, la risposta è ni:“ L’accesso molto diffuso a siti illegali, reso più facile dalla crescita dell’offerta di banda larga nei principali mercati, ha colpito duramente un’industria che si trova già a dovere competere con altri settori di intrattenimento ma allo stesso tempo si stanno aprendo nuove ed eccitanti opportunità per la musica”.

Infatti i dati di Jupiter Communication www.jup.com e di Ipsos–Reid http://www.ipsos-insight.com, dicono che chi scarica musica dalla rete compra e consuma più musica.
I motivi sono molteplici. Scenario uno: con la possibilità di scaricare musica in rete si crea una domanda diffusa. L’ appassionato di musica che ascolta il singolo brano di un gruppo sconosciuto in rete e scopre di apprezzarne il sound, sarà invogliato ad acquistarne l’album presso un rivenditore autorizzato. Anche ammesso che sia in grado di scaricare l’album per intero e di masterizzarlo, i cd musicali casalinghi sono lungi dall’essere copie fedeli e l’appassionato di musica non accetterà di ascoltare vibrazioni e fruscii dal suo lettore mp3.
Scenario due: l’appassionato di musica scarica il brano, lo apprezza, lo spedisce via Internet ad un amico. Questa pubblicità assolutamente gratuita per le aziende, fa conoscere il loro brand e il “loro” cantante. Marketing virale.
Scenario tre: l’appassionato downloader scarica il brano, lo masterizza e decide di portarselo al mare. Dovrà comprare un masterizzatore, un cd-player o un lettore per mp3, magari prodotti dalla stessa casa che detiene i diritti musicali sui brani copiati.
La distribuzione di musica on line insomma e’ un efficace veicolo di marketing e forse è per questo che fino a poco tempo fa le case chiudevano un occhio su questi scambi irregolari.

Come ci dice Alessandro Ludovico, direttore della rivista Neural (www.neural.it) e autore di Suoni Futuri Digitali (Apogeo edizioni, 2002): Il peering (l’attivita’ di scambio di file nelle reti peer to peer) ha prodotto una memoria collettiva spontanea (con molti buchi), i cui contenuti rispecchiano gusti e tendenze di chi vi partecipa. Sulle reti si trovano i dischi della giovinezza o del primo amore, dischi introvabili, che sono la memoria sonora di una vasta comunità, e col peering viene stimolato l’appetito musicale. Perciò l’ultimo cd di Eminem è diventato famoso, era in testa alle classifiche online prima di uscire sul mercato ufficiale. Un pò quello che è successo nei primi anni 90’ con l’affitto legale dei cd musicali”.

Il discorso è diverso per i film in DVD. Innazitutto i dischetti cinematografici sono doppiamente protetti. Una prima forma di protezione rende i film illeggibili fuori del continente in cui sono stati acquistati. La seconda impedisce che i DVD possano essere copiati e scaricati sull’hard disk del proprio pc mentre i dischetti vergini hanno una capacità limitata, inadatta a contenere i normali 90 minuti di un film.
In realtà se la musica è più facile da copiare, aggirare le protezioni dei dvd è una questione da esperti, ma il timore è che si possano diffondere i sistemi per farlo rapidamente, usando formati come il Divx, una tecnologia di compressione dei dati che consente la facile duplicazione e trasferimenti veloci via internet dei film digitalizzati.
Ma qui intervengono altri elementi come il tipo e la qualità della fruizione. Dice un utente anonimo: “Sì anch’io ho scaricato Matrix. Mi è piaciuto, mi è piaciuto così tanto che ho deciso di comprarmelo in negozio, per godermelo fino in fondo. La versione masterizzata non mi dava soddisfazione.”
Secondo Ludovico la copia privata di film digitali i Dvd non è ancora un buon affare: “si tratta di uno standard costoso, i lettori in commercio sono relativamente pochi, un dvd-rom vergine costa parecchio e la banda è insufficiente per scaricarli” (per scaricare un divx ci vogliono 4-5 ore ma per un dvd anche tre giorni). Nonostante la diffusione dell’Adsl sono ancora pochi quelli che stanno ore ad aspettare di ricevere un film digitale che, contrariamente alla fruizione di musica, sarà visto una, due volte volte al massimo. In ogni caso ci dice “è un’esperienza che non sostituisce il grande schermo”.

Ma allora perchè tanto odio? In fondo le tecnologie di riproduzione hanno sempre favorito gli editori. Gli stessi che oggi si scagliano contro Internet e i sistemi di duplicazione digitale, nel passato hanno dovuto ricredersi circa il fatto che con il vhs e la possibilità di copiare film sarebbe finito il cinema, perchè oggi il mercato dell’homevideo guadagna più che il botteghino.

Non e’ forse che l’attuale braccio di ferro fra l’industria dei contenuti e l’industria hi tech nasconde una crisi più profonda, che è una crisi del mercato dell’intrattenimento? Le aziende che vogliono farsi pagare ogni volta che ascoltiamo un brano, vediamo un film, o scarichiamo un software, non capiscono che è una battaglia di retroguardia, che attacca abitudini consolidate e libertà date per acquisite?

Secondo Militant a, cantante di Assalti Frontali, “il calo della vendita di musica dipende dalla bassa qualità della musica prodotta, la scarsità di nuove proposte, la ciclicità del mercato musicale, la recessione economica, la concorrenza di consolle e videogame, e i prezzi ingiustificatamente alti dei nuovi cd”.

Eppoi e’ il comportamento dei consumatori che e’ cambiato. Qualcuno parla di strategia di resistenza. Se i prezzi del vinile erano più accessibili di quelli dei cd ormai per la gente è incomprensibile pagare per una cosa che può essere ottenuta gratuitamente (anche se in maniera illegale) o a poco prezzo, visto che la rete che accorcia la catena della distribuzione e rende gli intermediari superflui, per cui un cantante come Manu Chao può promuovere e vendere da solo la propria musica.
Ma allora perchè non cambiare strategia? Anche secondo gli investigatori anti-frode la duplicazione illegale per le sue proporzioni non può essere fermata, “è un fenomeno sociale facilitato dalla tecnologia. Se puoi leggere un formato digitale lo puoi anche copiare, anche se prima devi aggirarne le protezioni”.

Perciò l’uovo di colombo è di rendere antieconomica la duplicazione di copie illegali e rendere vantaggioso l’acquisto di copie legali. Per musica e film ci vorrebbe qualcosa come il software libero che pur protetto da diritto d’autore dà una tale libertà ai suoi utilizzatori (di copiarlo, scambiarlo, modificarlo) che non è più conveniente copiare quello che “libero non è” e allo stesso tempo è in grado di generare profitti per chi lo produce attraverso la vendita di servizi supplementari piuttosto che guadagnandoci solo dall’acquisto a costi bassissimi.
Per gli esperti inoltre, combattere la pirateria online nelle aule di tribunali è controproducente. Il fenomeno rischia di criminalizzare e spaventare i più giovani facendogli adottare “comportamenti clandestini” e aggiungere quel pizzico di pericolo, sfida e trasgressione a un’esperienza, quella del downloading, finora vissuta come un’attività ludica e innocua della vita oltre lo schermo.
Secondo Forrester Research con l’avanzare della tecnologia sarà sempre più difficile controllare le reti di scambio peer to peer e se non si vuole violare la privacy degli utenti è necessario fare una diversa opera di convincimento www.forrester.com. La soluzione sarebbe di permettere a tutti di cercare, provare e scaricare musica facilmente e di ascoltarla ovunque dietro un “equo” compenso, meglio se attraverso forme di abbonamento ma non di fruizione a tempo.
Ma forse l’industria lo sa già. Internet può essere usata per rivitalizzare tutto il settore dell’entertainment. Altrimenti non si capisce perchè l’industria discografica sta andando avanti a tappe forzate proponendo nuovi servizi per lo scambio legale di musica on-line. mettendola a disposizione su Internet, a pagamento.

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Tuttavia mentre si prepara a questa nuova sfida l’industria discografica ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sui rischi connessi alla pirateria in ambito aziendale senza rinunciare alla strategia FUB, Fear Uncertainty, Doubt (Paura, Incertezza e Dubbio). Chiedono a aziende ed enti pubblici di attivare procedure di controllo sulle proprie reti informatiche al fine di evitare il download e lo scambio di file musicali non autorizzati “per i rischi connessi alla sicurezza interna delle reti, lo spreco di risorse tecnologiche e di forza lavoro derivanti da un massiccio impiego dei computer aziendali in attività illecite” e sottolineando i rischi legali per le imprese. Cosi’ mentre invocano invece la riduzione della pressione fiscale sui loro prodotti insistono per avere più controlli, più educazione e iniziative di informazione ad hoc. L’Ifpi (www.ipfi.org), ha pubblicato la brochure ‘Come evitare la pirateria musicale nelle università e nelle istituzioni scolastiche, e l’ha spedita in otto lingue alle istituzioni accademiche di 20 paesi.

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Le prime cinque major mondiali Universal Music, Sony, Warner, BMG, EMI hanno cominciato cedendo 200.000 file musicali a Steve Jobs per il suo progetto iTunes, vendita diretta di brani musicali online a 99 centesimi a brano (e quindi poco meno di quello che costano dentro un cd confezionato e etichettato) per i computer Macintosh (meno del 5% del mercato mondiale di computer) e si prepara a farlo anche per i pc con windows. L’iniziativa è stata copiata da Real Networks, leader dei sistemi per l’ascolto audio su pc che offre brani a 79 centestimi di dollaro attraverso la piattaforma di listen.com, ma anche la Emi si sta attrezzando con un servizio di distribuzione di musica via Internet che consentirà ai consumatori di scaricare migliaia di titoli di cantanti come David Bowie e Kylie Minogue. Ma la vera novità è che la Emi prevede che una volta scaricate, queste canzoni – circa 140.000 – si potranno copiare su CD o registrare su MP3 in modo del tutto legale per convincere i consumatori a comprare musica via Internet piuttosto che ricorrere al metodo, gratis ma illegale, del ‘file sharing’ attraverso siti Internet.

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Che cos’è l’EUCD (dal sito www.softwarelibero.it)
L’EUCD è la direttiva della Comunità europea nata per uniformare la legislazione sul diritto d’autore in vigore nei Paesi membri (European Union Copyright Directive, direttiva 2001/29/CE).
Il diritto d’autore è un insieme di leggi che forniscono agli autori alcune prerogative sulle proprie creazioni (come il monopolio sulla riproduzione). L’esistenza di tali leggi è giustificata dal fatto che esse incoraggiano la produzione di nuove opere, favorendo la diffusione del sapere e il progresso sociale.
L’EUCD contiene molte norme pericolose, tutte riconducibili ad un problema fondamentale: la tutela legale per le “misure tecnologiche di protezione”, ovvero per i sistemi che regolano l’accesso e la copia di materiali coperti da diritto d’autore. La “tutela legale” implica che ogni tentativo di aggirare queste misure diventa reato.
L’EUCD sancisce quindi un nuovo potere per gli editori: quello di ricorrere a sistemi digitali che stabiliscono in che modo gli utenti possano utilizzare le opere possedute (come e-book, CD contenenti musica o dati, DVD).
Questo significa che domani assisteremo alla diffusione di e-book a tempo, che diventano inutilizzabili dopo un certo periodo, e non possono essere stampati o ceduti a parenti o amici; CD musicali che non si possono copiare, o memorizzare sul computer o sul lettore MP3 portatile; film in DVD che si possono guardare solo in certi Paesi e con certi sistemi operativi; programmi che automaticamente cancellano dal proprio PC i file ritenuti “illegali”; computer, periferiche e sistemi operativi che si rifiutano di leggere dati ritenuti “non autorizzati”. L’elenco potrebbe continuare, ed è potenzialmente molto ampio. Una applicazione estensiva di questi sistemi potrà togliere agli utenti ogni controllo sul funzionamento delle macchine in loro possesso.” Altre informazioni su http://www.softwarelibero.it/progetti/eucd

BOX3
Il popolo della rete reagisce e propone un manuale di autodifesa per Internet dove si chiarisce che condividere i file sui sistemi peer to peer (p2p) non è reato se c’è il permesso dell’autore, e che ogni sistema di scambio e condivisione dei file su Internet (file-sharing) non è vietato dalla legge e nemeno lo sono i software per farlo (Grockster, Imesh, Morpheus, Gnutella). E’ illegale invece lo scambio di contenuti coperti da diritto d’autore per i quali autori e editori si riservano il diritto di duplicazione e distribuzione. Il manuale presentato al senato dall’associazione NewGlobal.it e dal senatore verde Fiorello Cortiana viene dopo il clamore suscitato dalla notizia diffusa dal quotidiano La Repubblica a proposito di una vasta inchiesta sulla pirateria digitale che avrebbe visto coinvolti utenti di sistemi di file sharing. www.newglobal.it/p2p/p2pnew.htm