Copyright, Calabrò tira dritto
“Adotteremo il regolamento”

Il presidente dell’Agcom lo ha detto nella sua audizione davanti alla commissione bicamerale sulla contraffazione. Il sì potrebbe arrivare già il 19 aprile. “Ai provider può essere chiesto di non trasportare contenuti che violano il copyright”. L’attacco ai gigante del web Google, Facebook, Twitter e Youtube di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 4 aprile 2012

ROMA – Il presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, tira dritto su copyright. Vuole approvare, e presto, la contestata delibera sul diritto d’autore. Cambiando l’orientamento che aveva espresso il 21 marzo nell’audizione al Senato, oggi ha detto che il consiglio dell’autorità ne varerà il regolamento: “Visto che 4 commissari su 8 lo chiedono, il regolamento sarà posto all’odg del Consiglio e sarà adottato”. La dichiarazione é stata fatta davanti alla commissione bicamerale sulla Contraffazione e la pirateria, quella presieduta dal leghista Fava. E ha aggiunto: “visto che la richiesta viene da più di un terzo dei componenti del Consiglio, sono obbligato, al di là della mia propensione personale, a darvi seguito”. I commissari favorevoli essendo Martusciello, Mannoni, Savarese e Napoli con l’opposizione netta di D’Angelo, e l’astensione di Lauria e Sortino (quest’ultimo relatore con Mannoni del provvedimento), la decisione potrebbe arrivare già il prossimo 19 aprile, prima riunione utile del consiglio per esprimersi al riguardo.

IL TESTO DELL’AUDIZIONE 1

Nell’audizione Calabrò ha però spiegato che “la strada che stiamo cercando di percorrere non prevede alcuna responsabilità preventiva dei fornitori di servizi”, gli Internet Service Provider, ma che a loro può essere chiesto di non trasportare contenuti che violano il copyright. E che laddove l’ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali non venisse rispettato l’Autorità potrà multarli da un minimo di 10.000 euro un massimo di 258.000 euro. Sul tema degli ISP Calabrò tuttavia auspica l’utilizzo di una formula d’intervento notice and action, “avvisa e agisci” (formula più ampia rispetto al notice & take-down, che include l’inibizione dell’accesso ai siti). La logica sarebbe quella del doppio binario: “La promozione dell’offerta legale di contenuti digitali e un misurato enforcement del diritto d’autore”.

Ma perché tanta fretta? Calabrò dice di aver “auspicato che vedesse la luce un’iniziativa legislativa chiarificatrice e pacificatrice” da parte del Parlamento. “Dal fronte parlamentare non è però venuto nulla di organico”. Tuttavia egli stesso aveva dichiarato il 21 marzo di attendere le decisioni del governo che non sono ancora arrivate. Argomentando la necessità di intervenire da parte dell’Agcom su un tema tanto delicato, Calabrò ha poi dichiarato in commissione che a regolare la questione del diritto d’autore dovrebbe intervenire l’ONU o la Commissione europea, “Nel frattempo, però, vanno applicate le leggi esistenti”. Ma sia l’Onu che la commissione in presenza di proposte simili hanno più volte chiarito che nell’applicazione delle leggi a tutela della proprietà intellettuale é fondamentale contemperare i diritti di produttori, utenti e fruitori e che in nessun caso il diritto alla proprietà può mettere in discussione il diritto alla libertà di informazione e comunicazione.

Forse consapevole della vasta opposizione al varo del regolamento, il presidente Agcom ha riconosciuto i diritti dei consumatori, “coniugare efficacemente i diritti della persona e quelli patrimoniali”, la valenza della rete Internet, “uno spettacolare motore di crescita sociale ed economica”, ma senza sconti al fatto di ritenere l’attuale approccio al tema “ancora figlio di un contesto analogico e che, per le eccessive rigidità, incentiva la pirateria”. Rispetto alla presunta illegittimità del potere di intervento amministrativo della sua autorità ha invece ribadito: “Lo facciamo perché riteniamo di avere un mandato dalla legge. E le leggi vanno applicate, non eluse”.

Calabrò poi proseguito a testa bassa contro gli operatori intermediari come Google, Facebook, Twitter, Youtube, eccetera, dicendo: “l’industria dei contenuti che nel confronto impari con la pirateria deve fare i conti anche con la crescente forza degli operatori over the top, i quali si appropriano – più o meno legalmente, spesso in maniera parassita – degli sforzi economici sostenuti per la creazione di contenuti originali”. “Quello che ha portato a sospendere questo dibattito nel Congresso americano è stato, fondamentalmente, che tali misure drastiche toccavano anche Google: un potere economico e sociale di primordine che conduce un’azione di lobbying molto agguerrita e influente”.

Il testo dell’audizione, diffuso con una certa celerità, ha causato uno scompiglio fortissimo tra le forze politiche e in particolare fra i democratici. Per questo è stata rivolta un’interpellanza urgente al governo da parte di 31 onorevoli parlamentari per sapere quali siano le intenzioni dell’esecutivo e con la cognizione che il presidente Mario Monti non sarebbe d’accordo a varare tale regolamento. Da noi interpellato, il vicepresidente della commissione d’inchiesta che lo ha interrogato, Vico Ludovico (PD), ci ha detto che Calabrò è stato convocato in via ordinaria per partecipare ai lavori della commissione: “Calabrò ci ha detto che approverà il regolamento vista l’urgenza e che la bozza in discussione presso la presidenza del Consiglio non corrisponde alle indiscrezioni della stampa, ma è stato evasivo nel merito”. La commissione non sarebbe entrata nel merito delle dichiarazioni perché non gli compete. “La mia personale impressione – ha detto Ludovico – è che Calabrò soffra di un fine mandato senza risultati”