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La UE boccia il Pacchetto Telecom
Una vittoria ed una sconfitta, il parlamento europeo ha ceduto sulla neutralità della rete ma ha tenuto duro sui diritti civili.
Arturo Di Corinto
per LaStampa.it del 07/05/2009

Con 407 voti a favore, 57 contrari e 171 astenuti, l’Europarlamento ha respinto (per ora) la riforma delle telecomunicazioni nell’Unione Europea. Il famigerato Pacchetto Telecom ritornerà ora in sede di conciliazione, grazie a un emendamento voluto da Verdi, Sinistra, Liberaldemocratici e euroscettici, di fatto facendolo ritornare al processo di negoziato col Consiglio. ”Quando anche una sola parte viene modificata allora tutto il pacchetto deve ritornare alla conciliazione. Questa è la conseguenza di questo voto” ha detto la relatrice, la socialista francese Catherine Trautmann.
Gridano vittoria i difensori della “peeracy”, visto che viene riaffermato il principio secondo cui la cessazione di un collegamento a Internet può avvenire solo dopo una decisione da parte dell’autorità giudiziaria. E’ un colpo definitivo per la dottrina Sarkozy dei three strikes.
Ma come è successo? Il Parlamento doveva votare su tre proposte legislative che compongono la riforma: una direttiva sul quadro normativo per le comunicazioni elettroniche che tratta dello spettro radio, della nuova autorità delle telecomunicazioni, della separazione funzionale della rete e delle norme per le reti di nuova generazione. Un’altra direttiva riguarda la trasparenza e la pubblicazione delle informazioni destinate agli utenti, la migliore accessibilità per gli utenti disabili, i servizi di emergenza e accesso al numero 112 nonché la connettività di base e la qualità dei servizi. Tratta inoltre della tutela della privacy, toccando aspetti quali l’informazione da fornire agli utenti sull’eventuale compromissione dei loro dati personali in seguito a una violazione della sicurezza della rete e il rafforzamento dei poteri di attuazione e controllo delle autorità competenti, in particolare nella lotta allo spam, e il miglioramento della cooperazione e del controllo transfrontalieri. Ma la bocciatura di un elemento ha fatto saltare tutto, quindi si ritorna alle trattative.

Tuttavia nessuno degli emendamenti noti come Citizen’s Rights Emendaments è passato, cruciali per garantire la neutralità della rete, tranne uno, che non impone, ma neppure vieta, la cooperazione fra ISP e major dei contenuti per la violazione della proprietà intellettuale.
 
Negli ultimi mesi si era parlato molto del Pacchetto Telecom, e del rapporto Medina suo gemello, che presentava una serie di restrizioni all’uso dei servizi che gli utenti di Internet usano e che prevedono la disconnessione forzosa se c’è il sospetto che l’utente abbia condiviso file illecitamente; il filtraggio di servizi come Skype; tariffe aggiuntive per servizi come le chat; maggiore invasività nella raccolta dei dati personali. Il rapporto Medina è stato bocciato e il Pacchetto Telecom ridimensionato, e ora rinviato, ma quest’ultimo, dopo l’accordo tra Commissione, Parlamento e Presidenza Ue manteneva e tuttora mantiene intatta la facoltà per gli operatori di utilizzare sistemi di gestione del traffico. Per molti, un primo, pericoloso passo per arrivare a un obiettivo a lungo desiderato dalle major delle telecomunicazioni: la soppressione della neutralità della rete che si basa sulla non discriminazione degl traffico e degli accessi alla rete stessa.

Ugualmente si è parlato molto della iniziative di alcuni parlamentari italiani intenzionati a mettere il bavaglio alla rete con la scusa di punire comportamenti illeciti nei circuiti peer to peer, nei blog e nei social network. Ma come si capisce dall’allarme scaturito dalla presentazione del pacchetto Telecom nel novembre 2007 sono altri i pericoli che riguardano la rete e non sono solo gli spauracchi di gruppi omofobi, fascisti e razzisti che purtroppo la infestano. Fra questi la tenuta di una rete che potrebbe collassare sotto il suo stesso successo a causa dell’intenso traffico.
E per risolvere il problema del sovraccarico della rete, invece di fare nuovi investimenti e ottimizzare le proprie infrastrutture, alcune compagnie di telecomunicazioni propongono di realizzare corsie preferenziali di traffico. Che sarebbe come decidere che alcuni possono viaggiare in autostrada, altri devono usare le stradine di campagna.

E’ questo il rischio più grande che la rete Internet corre oggi, cioè la proposta di mettere fine a uno dei suoi principi fondanti: la “neutralità della rete”. Un principio che afferma che nessuno può discriminare del traffico che corre sulla rete, anche perché questo potrebbe avvenire solo controllando il tipo di traffico che sulla rete si svolge. Nella nostra metafora automobilistica è come dire che il casellante dell’autostrada dopo aver ispezionato l’automobile decide se puoi entrare o meno in autostrada.

Per questo motivo gli attivisti delle libertà digitali come Luigi Di Liberto, portavoce di Scambio Etico, valutano la votazione come una vittoria a metà “Una vittoria ed una sconfitta, il parlamento europeo ha ceduto sulla neutralità della rete ma ha tenuto duro sui diritti civili”, e invitano tutti ad opporsi alla prospettiva – caldeggiata presso l’Unione Europea dai lobbisti dei carrier più importanti – di discriminare il traffico sulle reti ponendo fine al principio di neutralità.
Il motivo di questa opposizione che conta sul sostegno di decine di gruppi e associazioni indipendenti, è evidente: se venisse meno il principio di neutralità della rete si creerebbero utenti di serie A e di serie B in ragione della loro differente capacità di pagare il servizio più efficiente. Non solo, la discriminazione del traffico potrebbe perfino rendere impossibile accedere ad alcuni siti web o ad alcuni servizi o a informazioni scomode.
La necessaria neutralità della rete, che è la precondizione per esercitare il diritto alla cultura, alla cooperazione, alla libera manifestazione del pensiero, il diritto a fare impresa, il diritto alla concorrenza industriale e al pluralismo informativo è quindi un principio che va difeso da ogni cittadino.
La rete è per sua natura una risorsa scarsa, nel senso che non arriva dovunque nei paesi del sud del mondo, e nel senso che non tutti vi possono accedere anche nel ricco occidente, un fatto noto come digital divide. La soppressione del principio di neutralità renderebbe questo divario digitale ancora maggiore, con effetti devastanti per il pieno dispiegarsi della società della conoscenza che l’Europa afferma di voler sostenere, con il pacchetto Telecom, per l’appunto.