Da Firenze proviene una proposta di riunione nazionale degli archivi storici, politici e sociali italiani, riguardo alla necessità di
promuovere il patrimonio cartaceo accumulato, ma anche di adeguare le proprie attività all’evoluzione tecnologica digitale
<http://scaccoalweb.vnunet.it/2008/09/archivi-sociali.html>.

Fin dagli anni ‘90 molte cronache, narrazioni, sperimentazioni
artistiche e riflessioni politiche sono state riversate su Internet
piuttosto che sulla carta stampata.
Soprattutto quei settori che hanno meno mezzi economici, ma anche meno
affinità col supporto cartaceo e maggiore dimestichezza con le nuove
tecnologie si affidano al Web, agli archivi video e audio per raccontare
il loro vissuto artistico e politico.
Contemporaneamente gli archivi cartacei, preziosissimi custodi di eventi
e pensieri di anni passati, non riescono – soprattutto per motivi
economici – ad approfittare delle potenzialità offerte dal digitale per
riprodurre e diffondere il loro bagaglio culturale.

La volatilità dei supporti digitali e la scarsa capacità di penetrazione
nel sociale di archivi solamente cartacei sono le due facce di una
stesso problema costituito dalla marginalizzazione di racconti e
pensieri che non siano funzionali al cosiddetto pensiero dominante.
Testimonianze cartacee di eventi storici molto significativi rimangono
sepolti in archivi dimenticati dalla società civile, mentre la
contemporaneità culturale, artistica e politica, che si può ritrovare
quasi esclusivamente su Internet, rischia un oblio irreversibile.
E’ necessario mettere in moto un processo di digitalizzazione di archivi
cartacei rari ma anche, contemporaneamente, delle procedure di backup e
storage del digitale culturale e sociale esistente.

Sul fronte del digitale, i supporti hanno conosciuto un’evoluzione
rapidissima: il vinile ha lasciato il posto ai nastri magnetici, poi
sono arrivate le cassette Vhs, i floppy disk ed a seguire gli hard-disk,
i cd-rom, dvd, blue-ray eccetera.

Non ogni era, ma ogni effimero periodo della nostra contemporaneità vede
affermarsi il predominio di un supporto digitale che dopo pochi anni
lascia il posto (e le funzioni di comunicazione!) ad altri supporti che
negli anni diventano inservibili a causa della loro veloce decadenza
fisica, ma anche a causa della scomparsa di lettori capaci di leggere
vecchi supporti (un tempo analogici ed oramai esclusivamente digitali).
Documenti testuali, ma anche audio e video vengono generati, riprodotti
e trasmessi attraverso formati che negli anni diventano inservibili a
causa dell’incapacità dei nuovi software di leggere i vecchi formati
digitali. Il problema si aggrava se si fa riferimento a standard chiusi
e proprietari dei documenti e non si usufruisce del movimento del
software libero e dei formati aperti dei documenti.

Le istituzioni e le fondazioni culturali si devono far carico di questo
emergente problema dell’oblio digitale della cultura prodotta dagli ‘90
in poi, così come della necessità di rimettere in un circuito
comunicativo (digitale) efficace quegli archivi cartacei che altrimenti
sono destinati ad una funzione di mera conservazione del sapere (pur
importante).

C’è un problema enorme da affrontare e su cui discutere di conservazione
delle ‘opere’ digitali, ma al tempo stesso anche la necessità di
riflettere sulla maniera migliore di effettuare una procedura di
narrazione di queste opere nel sociale ed in alcuni casi vi è la
necessità di restauro delle medesime secondo standard liberi e aperti
che consentano la loro riproduzione e fruizione nel tempo.

Per queste ragioni l’Archivio Sessantotto di Firenze che ha deciso
recentemente di ospitare un Laboratorio sulla memoria digitale
all’interno dei suoi locali e delle sue attività, invita tutt@ coloro
che sono interessat@ alla conservazione e riproduzione della memoria ad
un incontro tecnico di confronto pubblico da tenersi presso lo spazio
dibattiti attiguo alla sede dell’Archivio ‘68 di via G. Orsini 44
Firenze il giorno 8 novembre 2008 dalle ore 10:00.