“In relazione ai media, in passato l’azione politica era di frequente soffocata dal mancato accesso all’informazione, a strumenti con cui comunicare o esprimere il proprio punto di vista. In verità ancora oggi governi repressivi tentano di limitare l’accesso al web, chiudono blog e pagine Facebook, attaccano giornalisti bloccando l’accesso all’informazione. Contrastare questo genere di repressione e’ certamente importante e siamo di continuo testimoni di come le reti mediatiche e la loro accessibilità abbiano inevitabilmente la meglio su ogni tentativo di chiusura o di censura.
Siamo tuttavia più preoccupati del modo in cui gli attuali soggetti mediatizzati soffrono del problema opposto, soffocati da un surplus di informazione, comunicazione ed espressione.
“Il problema non e’ più consentire alle persone di esprimersi,” spiega Gilles Deleuze, “ma fornire piccoli intervalli di solitudine e silenzio in cui possano infine trovare qualcosa da dire. Le forze repressive non impediscono alle persone di esprimersi, ma piuttosto le costringono a farlo. Che sollievo non avere niente da dire, avere il diritto di non dire niente, solo in questo modo abbiamo la possibilità di incorniciare il non comune, l’eccezionale perfino, la cosa che valga la pena di essere detta”…. E’ dunque possibile che nella comunicazione ed espressione volontaria, nei blog, nella ricerca sul web e nell’uso dei social media, le persone contribuiscano a fare crescere invece di contrastare le forze repressive? Invece che di informazione e comunicazione, dice Deleuze, quello di cui abbiamo spesso bisogno e’ il silenzio necessario a elaborarle. L’obiettivo per Deleuze non e’ il silenzio, ma avere qualcosa che vale la pena di dire. In altre parole, a essere soprattutto in gioco nella questione dell’azione e della liberazione politica non e’ la quantità di informazione, comunicazione ed espressione, quanto la sua qualità”

Tratto da “Declaration” by Michael Hardt e Antonio Negri, 2012″, trad.it. “Questo non e’ un manifesto” Feltrinelli, ottobre 2012