All’attenzione dell’on. Pino Galeota, presidente della Commissione Cultura e Comunicazione del Comune di Roma

Gent Presidente,

Siamo un gruppo di cittadini che per questioni professionali, interessi personali e partecipazione in associazioni di settore, condividono ormai quotidianamente i luoghi e le condizioni della società della conoscenza e dei saperi.

Per essere in questa situazione non occorre uno status particolare. Basta lavorare in una qualsiasi professione dei servizi o, come cittadini, utilizzare i molti strumenti del governo elettronico.
Dalla fruizione dei servizi dell’Auditorium alla biblioteca nazionale, dalla dichiarazione dei redditi al pagamento online di Ici e rifiuti, ormai siamo tutti cittadini di una second life multimediale, dove decide non tanto chi può accedere alla rete, quanto chi la rete può orientare e alimentare.
Ci sentiamo sul ciglio di una nuova fase dell’economia dei saperi e alla vigilia di una nuova esplosione informazionale che sappiamo cambierà la faccia stessa della democrazia, sia di quella politica che di quella economica.

In questa prospettiva, ed è il motivo di questa nostra lettera, siamo costretti a constatare che gli strumenti con i quali un cittadino italiano può intervenire nella nuova fase in maniera attiva sono sempre di meno.

Per questo crediamo che le istituzioni del nostro paese debbano mettere all’ordine del giorno il tema della cittadinanza digitale come diritto universale.
Un tema che non dovrebbe suonare nuovo: nel secolo scorso è già stato affrontato per l’istruzione di base, il lavoro e l’assistenza sanitaria. Dobbiamo dire, tutto sommato, con grande successo. In Europa questo approccio ai diritti di cittadinanza si chiama Welfare. Ma vediamo che anche negli Usa, soprattutto nella cosiddetta economia della conoscenza, il ruolo delle istituzioni pubbliche, come garanti e partner dei cittadini viene rivalutato. Quasi tutto lo sviluppo tecnologico statunitense nasce e si afferma sulla scia di grandi strategie pubbliche: politiche di spesa legate alle commesse per la sicurezza, politiche di sostegno alle istituzioni scientifiche e universitarie, politiche di incentivazione da parte dei territori verso le imprese.

Stranamente in Europa, e in Italia in particolare, la tradizione delle politiche pubbliche di welfare non riesce ad estendersi ai nuovi campi delle ICT e della multimedialità.

Vorremmo invece, come cittadini, rivendicare questo diritto: avere dalle istituzioni un’adeguata attenzione per la competitività e il protagonismo dei cittadini italiani rispetto al mercato del sapere globale.
Vorremmo ad esempio che le istituzioni statali si ponessero il problema di una connettività diffusa e ampia, come precondizione di uno sviluppo economico pieno e partecipato; vorremmo che fosse riconosciuto il diritto all’accesso ai beni comuni immateriali finanziati con soldi pubblici come gli archivi online, le ricerche scientifiche, le opere artistiche elettroniche, i dati geografici;
Vorremmo che le nostre città fossero, come Barcellona, Dublino, Marsiglia, Stoccolma, piattaforme multimediali su cui costruire progetti individuali o comunitari.

Roma , la nostra città, ci pare un promettere punto di partenza in questa direzione: un grande nome, quasi un marchio, un genius loci che richiama turisti, studiosi e professionisti e può autorevolmente proporsi sulla scena dell’innovazione e della multimedialità con una grande attenzione ai nuovi consumi culturali.

Le potenzialità di Roma però a nostro avviso non trovano riscontro in un’adeguata capacità di regia intorno alle politiche della multimedialità e della comunicazione online.
Roma non tutela il suo marchio sui mercati della comunicazione (storia, arte, riproduzione a 3D) regalando ai nostri competitori risorse immense; Roma consuma musica ma ne produce poca, non promuovendo, oggi che costa davvero poco farlo, un’attività diffusa e massiccia di produzioni individuali; Roma non assicura nessuna strategia nel campo dell’RDS, con soluzioni per il copyright di base; Roma non elabora politiche di connettività congiunte al governo del territorio, come l’imminente applicazione del Wi-Max proporrebbe.

Insomma, Roma come comunità e territorio non è protagonista sul mercato della conoscenza, al pari di Washington, S Francisco, Parigi, Londra, Vienna, dove esistono veri e propri piani regolatori della comunicazione, dove il territorio aumenta il suo valore via via che si estende l’area della connettività e della produzione immateriale.

Nonostante questo noi crediamo che ci siano capacità e sensibilità molteplici per avviare una riflessione in questo senso. Ed è per questo che ci rivolgiamo a Lei.

Siamo sicuri che la sua Commissione possa essere un terminale utile di questa riflessione, avviando una verifica ed una analisi delle tendenze che abbiamo indicato.
Noi speriamo che lei voglia e possa farlo, insieme.

Cordiali saluti

Michele Mezza
Tommaso Capezzone
Arturo Di Corinto