dicorinto Arturo Di Corinto
Il diritto alla rete
Intervento a Palazzo Marini – 16 aprile 2009

Io non ho votato il PD alle scorse elezioni. Sarei stato obbligato a votare Marianna Madia. Ma il motivo principale è stata l’insufficiente e timida azione di governo dell’Unione e del PD sui temi che sono oggi oggetto di discussione.
Ho potuto osservare questa aporia da un osservatorio privilegiato, il Cnipa, presso la Presidenza del Consiglio.

Però oggi voglio fare il mio modesto public endorsement per la proposta di Vincenzo Vita e Luigi Vimercati, persone di grande qualità, che dimostrano quanto è vero quello che D’Alema ha detto: “siamo bravi a fare opposizione, l’abbiamo fatta per tanto tempo”. Una tesi confortata dal positivo attivismo del segretatrio Franceschini.

Venendo al testo, mi sembra di poter dire che accoglie le istanza più diffuse di quel popolo della rete troppo presto dato per morto e che invece grazie al metodo usato dai due parlamentari, diffondere il testo e lasciarlo commentare ed emendare, dimostra di essere vivo e vegeto.

Non mi soffermo sui singoli punti perché non ne abbiamo il tempo.

Mi basta dire che sono state colte alcune questioni fondamentali:

La necessaria neutralià della rete, che è la precondizione per esercitare il diritto alla cultura, alla cooperazione, alla libera manifestazione del pensiero, il diritto a fare impresa, il diritto alla concorrenza industriale e al pluralismo informativo.

Il software libero è la precondizione invece di un corretto rapporto fra i cittadini e l’Amministrazione digitale, e costituisce una leva potente per ridurre il divario digitale, creando nuova occupazione e nuove imprese, riportando le rimesse che vanno sull’acquisto delle licenze software in Italia e favorendo la destinazione dei risparmi in attività di formazione ed istruzione.

Per il resto temo che l’obiettivo di favorire uno sviluppo armonico della società dell’informazione non possa esimerci da un’indagine seria sui livelli di servizio delle società che forniscono connettività che finora hanno dato una brutta prova di quello che le liberalizzazioni possono produrre: cartelli industriali, aggravio di spese per gli utenti, moltiplicazione di cause legali, evaporazione dell’idea di servizio universale.

Se il PD insisterà per davvero sull’attuazione di questa proposta di legge, il mio sostegno e quello di tanti altri, sicuramente non mancherà.