Di Ania Maslova e Arturo Di Corinto
Negli ultimi giorni si è parlato molto del cosiddetto Pacchetto Telecom, e del rapporto Medina suo gemello, che presentava un sistema di direttive, molto restrittive, destinate ad influenzare la poltica UE in tema di telecomunicazioni. Si trattava sostanzialmente di una serie di restrizioni all’uso dei servizi che gli utenti di Internet usano e che prevedono la disconnessione forzosa se c’è il sospetto che l’utente abbia condiviso file illecitamente; il filtraggio di servizi come Skype; tariffe aggiuntive per servizi come le chat; maggiore invasività nella raccolta dei dati personali. Ora il rapporto Medina è stato bocciato e il Pacchetto Telecom ridimensionato, ma quest’ultimo, dopo l’accordo tra Commissione, Parlamento e Presidenza Ue mantiene intatta la facoltà per gli operatori di utilizzare sistemi di gestione del traffico. Per molti, un primo, pericoloso passo per arrivare a un obiettivo a lungo desiderato dalle major delle telecomunicazioni: la soppressione della neutralità della rete che si basa sulla non discriminazione degl traffico e degli accessi alla rete stessa.
Ugualmente nei giorni scorsi si è parlato molto della iniziative di alcuni parlamentari italiani intenzionati a mettere il bavaglio alla rete con la scusa di punire comportamenti illeciti nei circuiti peer to peer, nei blog e nei social network. Ma come si capisce dall’accordo sul pacchetto Telecom che entrerà in vigore dal 2010, sono altri i pericoli che riguardano la rete e non sono solo gli spauracchi di gruppi omofobi, fascisti e razzisti che purtroppo la infestano.
I pericoli maggiori per la rete dipendono dal sovraccarico funzionale di un’infrastruttura che quando fu progettata negli anni ‘60 doveva collegare poche centinaia di computer fissi facilitando lo scambio di informazioni testuali, mentre oggi collega milioni di dispositivi in movimento ed è soggetta ad un ingente traffico di file multimediali.
Per capire che significa il sovraccarico di una rete basta pensare a quello che succede sulle autostrade durante gli esodi vacanzieri: il traffico è rallentato dall’enorme numero di automobili e ad ogni casello si creano dei colli di bottiglia con lunghe code d’attesa. Tornando alla rete Internet, che è fatta di canali e dispositivi fisici, il maggior pericolo che essa corre è quindi quello di collassare per il suo stesso successo. Ma mentre gli ingegneri che si occupano della sua infrastruttura continuano a mantenerla efficiente, per risolvere il problema del sovraccarico alcune compagnie di telecomunicazioni propongono di realizzare corsie preferenziali di traffico. Che sarebbe come decidere che alcuni possono viaggiare in autostrada, altri devono usare le stradine di campagna.
E’ questo il rischio più grande che la rete Internet corre oggi, cioè la proposta di mettere fine a uno dei suoi principi fondanti: la “neutralità della rete”. Un principio che afferma che nessuno può discriminare del traffico che corre sulla rete, anche perché questo potrebbe avvenire solo controllando il tipo di traffico che sulla rete si svolge. Nella nostra metafora automobilistica è come dire che il casellante dell’autostrada dopo aver ispezionato l’automobile decide se puoi entrare o meno in autostrada
Per questo motivo gli attivisti delle libertà digitali avversano fieramente tale prospettiva – caldeggiata anche presso l’Unione Europea dai carrier più importanti – di discriminare il traffico sulle reti ponendo fine al principio di neutralità. Il motivo di questa opposizione è evidente: se venisse meno il principio di neutralità della rete si creerebbero utenti di serie A e di serie B in ragione della loro differente capacità di pagare il servizio più efficiente. Non solo, la discriminazione del traffico potrebbe perfino rendere impossibile accedere ad alcuni siti web o ad alcuni servizi o a informazioni scomode per il potente di turno.
La necessaria neutralità della rete, che è la precondizione per esercitare il diritto alla cultura, alla cooperazione, alla libera manifestazione del pensiero, il diritto a fare impresa, il diritto alla concorrenza industriale e al pluralismo informativo è quindi un principio che va difeso da ogni cittadino.
La rete è per sua natura una risorsa scarsa, nel senso che non arriva dovunque nei paesi del sud del mondo, e nel senso che non tutti vi possono accedere anche nel ricco occidente, un fatto noto come digital divide. La soppressione del principio di neutralità renderebbe questo divario digitale ancora maggiore.