INCONTRO RIMANDATO A CAUSA DEL DIBATTITO SULLA LEGGE DI STABILITÀ
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Una traccia di discussione per il Forum Ict convocato per il 18 novembre 2010 alle ore 14.30 presso la Sala Conferenze del Partito Democratico, Via Sant’Andrea delle Fratte 16.

LE PROPOSTE DEL PD PER UN’AGENDA DIGITALE ITALIANA
(traccia per la discussione del Forum 18/11/2010)

L’accesso ai contenuti digitali e la diffusione della banda larga determinano nuove prospettive culturali e sociali per i consumatori e nuove opportunità di business e di lavoro. A livello comunitario, il mercato digitale viene definito come la “quinta libertà” e, come tale, il suo sviluppo viene considerato prioritario. L’Agenda Digitale del Commissario Kroes e del Palamento europeo indica traguardi importanti che l’Unione propone ai paesi membri e a tutti i cittadini europei.
L’Italia non può e non vuole rinunciare al futuro, ma procede troppo lentamente e rischia di finire in un vicolo cieco. A distanza di circa due anni dall’annuncio del primo Piano Caio non solo non sono stati ancora assegnati fondi pubblici necessari per un’opera di tale rilevanza, ma non si è ancora individuato un progetto di sviluppo chiaro che porti anche l’Italia al passo delle nazioni più avanzate.
Il quadro d’insieme è quello di un governo “televisivo” che nei confronti dei media diversi dalla tv alterna indifferenza, tagli e misure discriminatorie spesso segnate dal conflitto d’interessi. E che, in particolare verso Internet e la sua libertà, manifesta una certa ostilità e ricorrenti tentazioni di censura.
Di fronte alla linea di questo governo il Pd deve indicare la propria visione, promuovendo il confronto per varare finalmente un’Agenda digitale italiana.
Le nostre proposte si articolano attorno a quattro grandi obiettivi

1). Garantire il diritto all’accesso al digitale a tutti i cittadini.
Si tratta di un diritto fondamentale che alcuni paesi hanno introdotto tra i principi costituzionali. L’accesso a Internet deve considerarsi un nuovo servizio universale.
Servizio universale significa che la politica di sviluppo dell’innovazione e di reti a banda larga deve essere ispirata ad alcuni obiettivi di fondo:
promuovere l’inclusione sociale delle fasce di popolazione più deboli;
garantire l’accesso a tutti i cittadini e le imprese, indipendentemente dall’ubicazione geografica e a costi accessibili;
garantire l’accesso a tutti i contenuti che sulle reti vengono veicolati, senza forme di censura o discriminazione secondo il principio di neutralità della rete così definito dalla Fcc negli Stati Uniti “Tutti i consumatori devono avere il diritto di accedere a tutti i contenuti fruibili su Internet”.

2). Investire sulle reti per assicurare a tutti i cittadini un’offerta digitale adeguata e competitiva con gli altri paesi europei.
I traguardi dell’Agenda europea sono, al 2013, di una banda larga “di base” per tutti che elimini completamente il digital divide e, al 2020, di almeno 30 Mb per tutti e di oltre 100 Mb per il 50% degli utenti domestici.
Si tratta di obiettivi ambiziosi, che vanno perseguiti rilanciando gli investimenti anti digital divide, definendo una via italiana per le Ngn e liberando una parte dello spettro radio ormai indispensabile allo sviluppo delle reti mobili.
L’intervento anti digital divide, coordinato tra Stato e Regioni, non può subire rallentamenti se si vuole raggiungere l’obiettivo di una copertura minima al 100% della popolazione entro due o tre anni al massimo. Almeno una parte delle risorse promesse nel Piano Romani va effettivamente investita, sapendo che si tratta di interventi che producono comunque un positivo effetto anticiclico sull’economia.

Per realizzare un’infrastruttura di rete in fibra capillare e di qualità occorre individuare un modello italiano, replicabile su base territoriale, che consenta di diluire gli investimenti ed aumentare il numero degli investitori che possono trarre un immediato beneficio locale. Gli enti locali stanno ben cogliendo con le proprie iniziative territoriali il fatto che non esiste un’unica rete ma una rete di reti interconnesse tra loro, realizzate con tecnologie diverse, anche da operatori economici differenti, purché seguendo standard internazionali ed interoperabili.
In tale progetto potrebbero rientrare anche i piani di investimento privati recentemente presentati non solo dai maggiori operatori nazionali (Telecom Italia da un lato ed il consorzio Fibra per l’Italia costituito da Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali dall’altro) ma anche da operatori di medie dimensioni. E al progetto potrebbe riferirsi la disponibilità della Cassa Depositi e prestiti.
In una prima fase, per consentire rapidamente l’avvio di un flusso di investimenti significativo potrebbe essere prevista una forma di coinvestimento pubblico – privato, che spinga verso la realizzazione di reti innovative anche sul piano tecnologico.
Ai fini di questo progetto è positivo il memorandum firmato dal Governo con sette operatori di Tlc. Ma rappresenta solo un primissimo passo che andrà messo alla prova della sua concreta evoluzione.
Per realizzare le reti wireless LTE, occorre assegnare con un’asta entro il 2011 le frequenze della banda 800 Mhz liberate dalla transizione della tv dall’analogico al digitale. Questo obiettivo, indicato dal Pd un anno fa e fino a poche settimane fa osteggiato dal Governo, si è fatto finalmente strada nella legge di stabilità.
Noi poniamo due condizioni.
1) a pagare questo “dividendo di spettro” in termini di capacità trasmissiva dovranno essere innanzitutto gli incumbent Rai e Mediaset, la cui posizione dominante non può aumentare ulteriormente grazie al digitale. Non è possibile che mentre si organizza l’asta per le frequenze della banda 800 momentaneamente assegnate ad emittenti locali, con il beauty contest sulle frequenze tv si regalino altri due multiplex a Rai e Mediaset. Si tratta di una capacità trasmissiva inutile per gli incumbent della Tv e preziosa per mettere a disposizione frequenze per le emittenti chiamate a liberare la banda 800.
2) una parte significativa dei proventi dell’asta dovranno essere usati per investimenti nell’innovazione e nel digitale, come ha chiesto di recente anche la Commissaria Kroes.

3). Sviluppare i contenuti digitali e contribuire a ridurre il divario della nostra domanda rispetto agli altri paesi europei
Solo un intervento generale adottato insieme dallo Stato e dalle Regioni che da un lato acceleri la digitalizzazione della PA e delle imprese e dall’altro coordini gli investimenti ed i progetti di nuovi servizi potrà consentire il rapido sviluppo della domanda di servizi digitali che potrà fungere da volano anche per gli investimenti nelle infrastrutture.
Questo è forse il capitolo più importante per un’Agenda digitale italiana.
Si tratta in particolare di sviluppare la domanda di servizi digitali, così da stimolare l’adozione della tecnologia da parte dei cittadini. Lo sviluppo della domanda può avvenire attraverso azioni come:
la promozione di forme di cooperazione tra l’industria ICT, gli altri settori industriali e le Istituzioni per aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e accelerare l’adozione di soluzioni basate sull’ICT;
l’adozione di un termine per lo “switch off” dei servizi dal supporto fisico (carta) a quello digitale (online) che renda quindi obbligatorio l’accesso ai servizi (quelli della P.A., in primis) tramite Internet;
l’obbligatorietà dell’utilizzo della firma digitale;
l’adozione di misure e tecnologie che consentano lo sviluppo del mercato dei pagamenti online;
l’adozione di programmi di alfabetizzazione informatica per i cittadini più disagiati (disabili, anziani e a basso reddito, minoranze etniche e sociali) e nelle scuole;
l’obbligo per il settore pubblico di rendere disponibili – su basi trasparenti e senza vincoli al riutilizzo – informazioni e contenuti in proprio possesso e/o ottenuti tramite fondi pubblici che agevolino il coordinamento e l’efficacia dei servizi;

Dal lato dei servizi pubblici, molte opportunità potrebbero essere colte già sull’attuale infrastruttura a banda larga senza attendere la realizzazione delle NGN: dall’amministrazione digitale e digital democracy alla sanità digitale e telemedicina; dalla scuola digitale ed e-learning alla giustizia e sicurezza digitale. E poi ancora l’intelligent transportation systems, logistica digitale e telelavoro.
Potrebbero inoltre essere previste forme di incentivo pubblico che stimolino le imprese e gli utenti dei nuovi servizi. Tra queste, ad esempio:
Garantire la progressiva riduzione delle tariffe di accesso alla rete in rame da parte dei concorrenti (servizi Bitstream) per consentire una maggiore diffusione dei servizi a banda larga e una riduzione dei prezzi al dettaglio.

Ridurre l’Iva per le transazioni commerciali on line. Oltre che ad incentivare l’e-commerce l’Iva agevolata potrebbe costituire un robusto contributo antievasione tale da non incidere in modo significativo sui saldi fiscali.

Assegnare un bonus banda larga a tutte le famiglie prive di connessione. Il bonus potrebbe consistere in un anno di collegamento base free e verrebbe assegnato al nucleo famigliare al compimento del quindicesimo anno di età da parte di un figlio.
Decisivo infine, e forse più di ogni altra cosa, è lo sviluppo di nuovi contenuti digitali per incrementare la domanda. Cruciale in questo campo più che l’intervento pubblico sarà l’evoluzione del mercato.
Un’Agenda digitale italiana deve comunque spingere in questa direzione, con scelte normative (nel quadro Ue) come quelle relative a un “nuovo” diritto d’autore o alla riduzione dell’Iva per il mercato emergente dell’e-book. Cruciale a questo fine deve essere il contributo che allo sviluppo dei contenuti digitali può dare il servizio pubblico radiotelevisivo.

4). Aggiornare il quadro normativo e regolatorio per salvaguardare la neutralità della Rete, semplificare il sistema e accrescere la competitività delle imprese.
Sul piano delle norme si tratta in primo luogo di salvaguardare la libertà e la neutralità della Rete. I tentativi di risolvere i problemi con misure restrittive non sono accettabili. Il confronto italiano va inserito nella discussione europea e globale, senza iniziative provinciali come il recente decreto Romani.
Sul tema della neutralità tecnologica, occorre accelerare il recepimento dei principi contenuti nel quadro europeo delle TLC.
Sul diritto d’autore, riteniamo conciliabile la libertà della Rete con la valorizzazione delle opere dell’ingegno. A due condizioni: che ben si comprenda che l’essenziale è promuovere il consumo legale dei prodotti culturali in rete; e che non ci si illuda su scorciatoie repressive o di tassazione.
Quanto alla privacy l’allarme crescente per le minacce che possono venire dalla Rete è pienamente giustificato. Vanno in particolare sostenute le richieste stringenti e coordinate dei garanti europei nei confronti di piattaforme e motori di ricerca.
L’azione normativa deve inoltre liberare la rete da regole inutili o troppo complicate che ne danneggiano lo sviluppo. L’abolizione del decreto Pisanu che limita il Wifi, promessa dal Governo in seguito ad una nostra iniziativa parlamentare bipartisan che ha sbloccato lo stallo prolungato in materia, può essere, se mantenuta, un primo esempio positivo. Il recente Regolamento che penalizza le web tv è invece un esempio di come ci si continui a muovere nella direzione sbagliata.
Infine, sarà fondamentale definire da parte di Agcom le regole di accesso e condivisione delle nuove infrastrutture per rendere possibili investimenti nella Rete. Occorre in particolare definire le condizioni regolamentari affinché, all’uscita dei soggetti pubblici, vengano mantenute condizioni di concorrenzialità ed economicità necessarie allo sviluppo ed all’utilizzo della rete NGN.
La nuova infrastruttura dovrebbe essere realizzata in prima applicazione evitando le duplicazioni, così da privilegiare l’espansione della copertura rispetto alla competizione su limitate aree geografiche. In un secondo momento, all’uscita degli investitori pubblici, il mercato potrebbe scegliere di duplicare l’infrastruttura laddove sussistano le condizioni di convenienza economica.
Un ultimo tema di particolare rilevanza per l’infrastruttura di rete è la gestione della migrazione dal rame alla fibra. L’esperienza fatta in settori analoghi come quello televisivo insegna che molti sforzi vanno concentrati da parte del regolatore nella gestione della transizione dal vecchio al nuovo sistema e che questa spesso avviene solo se forzata dall’esterno (ad esempio con atto normativo). È possibile pensare anche per le reti NGN sistemi di switch off che, garantendo l’accessibilità dei prezzi dei nuovi servizi di accesso, forzino l’utenza al passaggio alle nuove tecnologie.