la-repubblica-it-logoMadia: “Una PA trasparente per combattere l’illegalità”

Il nuovo portale soldipubblici.gov.it permette ai cittadini di conoscere l’esatto ammontare della spesa regionale della sanità, ma anche di capire quando costa la cancelleria di un ente locale. Il ministro per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione spiega in questa intervista il senso di questa e di altre iniziative alle quali lavora il governo

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 22 dicembre 2014

MA DOVE finiscono i soldi delle mie tasse? Non è facile darsi una risposta, ma da oggi gli italiani hanno uno strumento in più per capirlo. E’ infatti online il portale soldipubblici.gov.it che vuole promuovere la conoscenza dei cittadini sui dati della spesa della Pubblica Amministrazione in un’ottica di maggiore trasparenza e partecipazione. Si tratta di una versione beta realizzata dall’Agenzia per l’Italia Digitale in collaborazione con la Banca d’Italia e la Ragioneria dello stato su dati SIOPE, la banca dati del Tesoro. Digitando in una maschera di ricerca gestita da un software semantico, il sistema consente di conoscere i pagamenti di Regioni ed enti locali attraverso una serie di circa 250 codifiche gestionali e restituisce all’interrogazione del motore di ricerca l’importo speso per il mese corrente, l’andamento della spesa annuale e una serie di altri indicatori relativi ai costi della PA. L’evoluzione del progetto, a regime nel 2015, prevede di poter scaricare dal sito i dati ricercati usando criteri di ricerca molteplici. Soldipubblici.gov.it è una sorta di clone dell’iniziativa inglese “Wheredoesmymoneygo” realizzata già nel 2007 dalla Open Knowledge Foundation, organizzazione noprofit inglese finanziata successivamente dal governo britannico.

Lo stesso Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Marianna Madia, che ha il compito di vigilare sull’Agenzia per l’Italia Digitale, in più di un’occasione ha parlato del tema della corruzione “che sottrae al paese risorse importanti per il funzionamento dello Stato” dicendosi convinta che la digitalizzazione del paese otterrà una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. L’abbiamo intervistata.

Ministro, oggi è stata lanciato il portale soldi pubblici.gov.it. Lei ha detto che una PA trasparente impedisce la corruzione e permette di recuperare le risorse di cui il paese ha tanto bisogno.
“La trasparenza è un’arma straordinaria per prevenire l’illegalità. Da oggi è visibile la versione beta del portale soldipubblici. it che si situa sulla scia di alcune buone pratiche europee per monitorare la fonte e la destinazione di ogni singolo soldo pubblico speso nei territori, giorno per giorno. Stiamo lavorando molto su questo ambito. Abbiamo iniziato con una grande opera pubblica come Expo. Il governo ha realizzato un sito, Openexpo, modello replicabile ad altri appalti, che mette in rete tutte le spese legate a quest’opera. L’effetto positivo di interventi come questi  –  assolutamente a costo zero  –  non è solo quello di allontanare i corrotti, ma anche di generare una forma di sano controllo da parte dell’opinione pubblica su come vengono spese le risorse della collettività. In un’epoca in cui tutti siamo chiamati alla riduzione dei costi possiamo ottenere di fatto dei costi standard senza doverli imporre e con una migliore qualità dei servizi”.

Il sito dichiara che “la sfida forse più importante riguarda la fatturazione elettronica. Dal 31 marzo 2015 tutti i fornitori di PA locali dovranno inviare obbligatoriamente fatture elettroniche, così come già fanno i fornitori delle PA centrali dal 6 giugno 2014.” Basta per recuperare i ritardi accumulati?
“La fatturazione elettronica è operativa dallo scorso giugno e da aprile diventa obbligatoria anche per gli enti territoriali. È uno strumento che impedisce fenomeni di degenerazione come l’accumulo, senza controllo, dei debiti della PA: problema che – ricordo – questo governo ha ereditato e risolto. Ma noi abbiamo anche accelerato il completamento del Sistema unico di identità digitale – Spid – e dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente – Anpr: le due infrastrutture portanti di tutta l’agenda digitale italiana. Con Anpr rispondiamo alla domanda “chi siamo”: una grande banca dati a cui potranno agganciarsi tutte le altre (Istat, scuole, giustizia, previdenza, sanità) per recuperare tutte le informazioni necessarie ed evitare che le persone, per cercarle, rimbalzino da un ufficio all’altro. È partito, inoltre, il processo civile telematico, che permette una riduzione notevole dei tempi delle cause”.

Un altro passo per digitalizzazione del paese?
“Stiamo lavorando per semplificare radicalmente la vita a chi vive e lavora nel nostro paese. Nell’agenda per la semplificazione, approvata dal Consiglio dei Ministri e condivisa con regioni ed enti locali, introduciamo entro il 2016 nuovi servizi digitali: dichiarazioni fiscali precompilate comprensive delle spese sanitarie (già dal 2015 entra in vigore la dichiarazione precompilata senza spese sanitarie), marca da bollo online, prenotazione delle prestazioni sanitarie per via telematica, accesso ai referti online o in farmacia. Abbiamo anche creato le condizioni per dotare tutto il paese di banda larga ed ultralarga. Tutto questo rappresenta un rovesciamento di prospettiva. La digitalizzazione non deve più essere una serie di “obblighi” per le amministrazioni, ma una serie di diritti per i cittadini. In questo modo le amministrazioni – e i loro servizi – si adeguano alle vite dei cittadini, li raggiungono nelle loro case, in ufficio o sul cellulare: basta file interminabili tra uffici pubblici che spesso non comunicano tra loro”.

Quali sono in particolare le iniziative da attuare subito perché il paese possa beneficiare di questa PA informatizzata?
“Stiamo lavorando a Italia Login, che rappresenta la porta di accesso unica a tutto il sistema della PA. I cittadini attraverso l’identità digitale (PIN unico) potranno accedere a tutti i dati che li riguardano e ricevere i servizi di cui hanno bisogno: verificare l’assenza del figlio a scuola, pagare una multa, ottenere un referto medico, ricevere l’avviso di scadenza della patente o di una tassa locale e così via. E si potranno effettuare pagamenti come su un qualunque portale di e-commerce. Contiamo di avere 3 milioni di utenti con un’identità digitale entro settembre 2015 e arrivare a 10 milioni entro dicembre 2017. Il 9 dicembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto necessario per l’attuazione di questo percorso”.

Quali sono gli ostacoli e le resistenze alla sua definitiva implementazione?
“Per assicurare il successo serve anzitutto coordinamento dei diversi livelli di governo, per far sì che i cittadini possano contare su una amministrazione  –  e non mille amministrazioni ciascuna con regole proprie  –  amica dei cittadini, che non generi perdite di tempo. E serve anche l’alleanza tra istituzioni e società civile. È in questa ottica che abbiamo lanciato l’iniziativa dei digital champions, dei veri e propri “medici senza frontiere” dell’innovazione: volontari che in ogni comune, anche il più piccolo e distante dai grandi centri, si fanno ambasciatori dell’innovazione e aiutano le amministrazioni ad essere più digitali e i cittadini a utilizzare al meglio le opportunità del digitale. La società civile ci aiuta anche in un altro senso. Diventando protagonista della trasparenza”.