Il pinguino sbarca alla Camera garantendo un risparmio di circa 600 mila euro all’anno.
Arturo di Corinto
Il sole 24 ore, Nova, pag. 2 del 19 luglio 2007

A quasi un mese di distanza dal colloquio che i padri fondati del free software e dell’open source, Richard Stallman e Bruce Perens, hanno avuto con il presidente Fausto Bertinotti, la Camera dei Deputati ha deciso di migrare postazioni, servizi e applicazioni da Windows a Linux.
In applicazione di un ordine del giorno sul bilancio dell’onorevole Folena e altri, l’11 luglio scorso è stato presentato dai deputati questori Albonetti (DS), Colucci (FI) e Galante (Pdci), il piano per il passaggio dell’infrastruttura informatica della Camera da Microsoft a Novell.

A questo scopo il servizio di informatica ha già predisposto una postazione tipica usando il sistema operativo open source di Novell, Suse Linux Enterprise Desktop 10, e l’hanno testata con successo relativamente ai servizi web della Camera, alla condivisione di documenti e produttività d’ufficio, dalla posta elettronica all’accesso alle agenzie e alla rassegna stampa, fino alla fruizione dell’audio e del video delle sedute dell’Assemblea e alla protezione da virus.
I motivi della scelta di questo software sono diversi e vanno dalla buona interoperabilità con Windows (la Microsoft controlla parzialmente la Novell e ne condivide brevetti e copyright sui software aperti) alla maggior flessibilità nelle politiche dei prezzi e delle soluzioni desktop, dalla condivisione di know how preesistente all’impiego della stessa infrastruttura di back end della Camera.
Ma oltre alle necessità tecnologiche, la scelta, tutta politica, è stata di garantire un risparmio alla Camera (circa 600mila euro all’anno solo per le licenze) senza compromettere le funzionalità dell’istituzione e anzi garantendo flessibilità e sicurezza in quanto il software in questione permette la ridistribuzione libera, l’accesso e l’integrità del codice sorgente, la realizzazione di opere derivate, e nessuna discriminazione contro persone, gruppi e tipologie d’impiego.
La migrazione dell’intera amministrazione di Montecitorio al nuovo sistema sarà graduale (ci vorranno almeno due anni per completarla), con la possibilità, per i gruppi, le segreterie e i deputati che ne facciano richiesta, di usufruire di un’installazione ad hoc del software anche sui computer portatili, mentre la biblioteca di Montecitorio renderà presto disponibili ai visitatori alcune postazioni informatiche con software a codice aperto.
In questo modo, l’istituzione centrale del paese, cioè il Parlamento, dimostra di essere attenta alle istanze che vengono dalla società civile, dalle imprese e dalla PA, protagonista di numerose proposte di legge per l’adozione del software libero nelle regioni (Lazio, Campania, Puglia), interessate a promuovere una nuova cultura amministrativa votata al risparmio e all’efficienza.
A settembre inizierà l’iter della proposta di legge di Folena per il software libero nella pubbliche amministrazioni ma nell’ambito del ddl sulla riduzione dei costi della politica l’onorevole presenterà un emendamento nello stesso senso. Un segnale ulteriore che il Parlamento non solo vuole risparmiare, ma favorire l’industria locale del software e rendersi indipendente sul piano tecnologico affrontando le esigenze di trasparenza e di sicurezza doverose per una istituzione pubblica e che solo il software a codice sorgente aperto può effettivamente permettere.
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