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Anche le biblioteche Usa vogliono usare Tor: “È una questione di libertà”

Settimane intense per il progetto di privacy e anonimizzazione noto come The Tor Project. Le biblioteche si mobilitano per usare il suo software mentre le autorità di Internet gli concedono il Top Level Domain

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 22 Settembre 2015

DA DIVERSO tempo il software di anonimizzazione Tor ha i suoi difensori nelle istituzioni, ma che si potesse assistere a una manifestazione in suo favore da parte degli utenti delle biblioteche non era certo nelle attese degli attivisti per la privacy. Nella scorsa settimana, infatti, una biblioteca del New Hampshire, la Kilton Public Library di Lebanon, nonostante il parere contrario della polizia, ha deciso, dopo un’assemblea pubblica, di continuare a fornire banda e computer alla rete dei relay di Tor, il network di server che, rimbalzando le comunicazioni cifrate dal software omonimo, ne garantisce la sicurezza.

Tor infatti impedisce l’analisi del traffico delle comunicazioni via internet, dalla navigazione alle chat, proprio attraverso questa rete di computer intermedi, gli onion router, gestiti da volontari, che proteggono i dati rivestendoli con strati successivi di crittografia. Da qui il nome: onion, infatti, vuol dire cipolla. E da quando è stato avviato, The Tor Project è diventato uno degli strumenti principali per garantire l’anonimato su Internet agli attivisti per i diritti civili, soprattutto nei paesi autoritari, ma anche a chi non vuole che le aziende usino i dati delle nostre navigazioni per offrirci pubblicità mirata o che un governo impedisca ai suoi cittadini di leggere contenuti scomodi.

La protesta a favore di Tor. L’antefatto della protesta a favore di Tor, rivelato da un’inchiesta da ProPublica, una fondazione che promuove il giornalismo investigativo, era nato dalla richiesta del Dipartimento della Sicurezza Nazionale e della polizia del New Hampshire di chiudere il nodo Tor della biblioteca Kilton in quanto “favoriva la creazione di un’area di illegalità” dove si sarebbero aggirati pedopornografi e terroristi. In seguito alla raccomandazione della polizia – ma gli interessati hanno parlato di “intimidazione” – i responsabili della biblioteca e del Library Freedom Project, avevano deciso di chiudere temporaneamente il nodo causando però la reazione degli attivisti locali per la privacy che avevano subito dato vita a una raccolta di firme online, inviato lettere di protesta e disseminato comunicati nei social network per chiederne la riapertura.

Una reazione giustificata dalla penuria di Tor relay che invece più sono, meglio proteggono la comunicazione dalla sorveglianza di massa. E i bibliotecari lo hanno fatto per motivi completamente opposti alla richiesta della Homeland Security e della polizia: “Per meglio tutelare la navigazione dei nostri utenti”, hanno detto. A quel punto circa una dozzina di biblioteche negli Stati Uniti ha deciso di aderire al progetto considerando che la missione propria di Tor di tutelare la privacy e la libertà d’espressione è esattamente la mission di ogni biblioteca.

Tor ottiene il Top Level Domain “.onion”. Sempre negli stessi giorni laInternet Engineering Task Force ha approvato la richiesta vecchia del 2007, di considerare il suffisso .onion, proprio dei siti Tor, uno “Special-Use Domain Name”. E la IANA (Internet Assigned Numbers Authority), e l’ICANN  (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) hanno ufficialmente incluso i“.onion” in questa lista speciale che comprende anche suffissi militari. Questo signfica non solo che i “.onion” diventano a tutti gli effetti Top Level Domain (TLD), ma che chiunque gestisce un nodo Tor potrà fare richiesta alle autorità di Internet per un ulteriore livello di sicurezza da applicare al proprio servizio usando certificati SSL (Secure Socket Layer) e TLS (Transport Layer Security). Insomma è il riconoscimento del valore sociale della privacy guidata dalla tecnologia.

Onionview. Negli stessi giorni della protesta del New Hampshire a favore dell’uso di Tor, un giovane hacker australiano, Luke Millanta, ha lanciato un progetto per dimostrare come, arrivato al decimo anno di vita, il software di anonimizzazione è diventato più sicuro, popolare e ben radicato nel deep web. Il programmatore ha annunciato la messa online di Onionview, un progetto basato su web che tiene il conto del numero di nodi Tor nel mondo e della loro collocazione geografica. La mappa visualizza i 6000 nodi su cui Tor si basa – triplicati rispetto a cinque anni fa – e fa vedere che la Germania è il paese che ne ospita il numero maggiore, subito seguita dagli States, dove Tor è nato come progetto militare prima di essere gestito da una fondazione non profit, entrambi seguiti a ruota da Francia, Olanda e Russia. Anche l’Italia fa la sua parte con poco meno di 100 nodi (22 nella sola provincia di Milano) e segue a ruota la Romania che è al decimo posto per numero di nodi Tor.