iRights_2015-07-29 17:08:16Ma la vera medicina è la consapevolezza
Intervista all’avvocato e professore esperto di web Guido Scorza

Arturo Di Corinto per La Repubblica Sera del 28 Luglio 2015

L’inglese “The Guardian” ha appena pubblicato una “fuga di notizie” relativa ai dati delle richieste avanzate a Google per “essere dimenticati” dalla rete rivelando un dato inatteso: Il 95% delle domande europee di cancellazione dei dati viene da persone normali e non da personaggi pubblici. E questo dato ci fa capire che al contrario di quanto sostenuto da Mr. Facebook, i cittadini europei sono molto attenti alla loro privacy.


Per affrontare questo tema nel maggio dello scorso anno la Corte eurorpa di giustizia ha stabilito che  ogni persona ha il diritto di invocare l’oblio per le informazioni che la riguardano se sono inadeguate, irrilevanti o non più attuali. E oggi l’Unione Europea sta già discutendo una legge che prevede la possibilità di cancellare agevolmente i post e le informazioni prodotte dai minori. Una norma simile è già in vigore in California, la Eraser Law, e potrebbe diventare legge nel Regno Unito grazie all’iniziativa iRights, avviata da una coalizione della società civile per garantire ai minori di 18 anni di poter cancellare dal web tutti i dati personali, le foto imbarazzanti, e le informazioni che qualcuno potrebbe usare contro la loro volontà.

“Nella sostanza ciò a cui stanno pensando in Inghilterra è un super diritto all’oblio – ci dice Guido Scorza, avvocato, esperto di diritto del web -, un diritto allargato alla tutela dei minori online o, per dirla con altre parole un “diritto di ripensamento”. E questo a tutela di ciò che i minori, con poca consapevolezza, condividono online, pentendosene dopo, anche a distanza di anni.” Ma lei è d’accordo? “In linea di principio si tratta, naturalmente, di un’iniziativa apprezzabile e che va nella giusta direzione perché mira a garantire ai più giovani modalità semplificate per affermare un diritto che possono già esercitare.” Però non sembra tanto semplice. “Ovviamente, tra il dire ed il fare c’è una distanza importante. Se è già chiaro come un minore possa chiedere al gestore della piattaforma sulla quale ha pubblicato un contenuto di cancellarlo, si pensi a Facebook, è meno chiaro come ciò possa essere fatto in relazione a contenuti che magari altri minori hanno frattanto condiviso, scaricato e ripubblicato.”

Il “delete button” proposto nel Regno Unito potrebbe funzionare? “Diciamo che c’è qualche rischio. Forti della convinzione di poter “tornare indietro” i più giovani potrebbero diventare meno attenti a quello che pubblicano in rete e scoprire purtroppo che il web è come il mare: non sempre restituisce ciò che conquista.” Insomma è una buona idea? “Certo, ma a condizione di non pensare che si tratti della panacea di tutti i mali.” Che fare allora? “Non bisogna smettere di pensare che l’unico, vero rimedio, è lavorare alla diffusione di un’autentica cultura digitale e all’educazione all’uso consapevole della Rete.” Come prevede la Carta dei diritti in Internet presentata oggi a Montecitorio? “Esattamente”.