L’immaginazione sfiducia il potere
Arturo Di Corinto
Aprile, la rivista, Febbraio 2004

Uno degli elementi che meglio caratterizza la “società dell’informazione” è certamente il sapere comunicativo diffuso messo in campo dai movimenti nella costruzione dei media indipendenti.

Un fenomeno che è all’origine della diffusione di fanzine elettroniche, siti di controniformazione, archivi di video digitali, reti di filesharing, blog personali, web-radio e televisioni di strada.
Alcuni elementi sono centrali in questo processo. Il primo è la diffusione di mezzi di comunicazione personale, dalle telecamere digitali ai telefonini di terza generazione.
Il secondo è la digitalizzazione dei contenuti, che, ridotti al linguaggio universale dei bit sono immediatamente trasferibili da un lato all’altro del globo grazie alla pervasività di una infrastruttura di comunicazione, la rete Internet, che, coi fili o senza, innerva oggi ogni luogo della vita associata.
Elemento di mediazione fra le nuove pratiche comunicative e i sistemi di comunicazione è rappresentato dal software che, nella sua versione “open”, economica, libera e modificabile, diventa strumento di cooperazione e veicolo essenziale per l’integrazione e la fruizione multimediale delle informazioni.
Il rapporto che esiste fra la disponibilità delle tecnologie e le pratiche della comunicazione indipendente è simile a quello che esiste fra l’uovo e la gallina: è difficile dire quale venga prima, ma il risultato è la crisi del ruolo mediatore dei professionisti della comunicazione e la credibilità stessa dei media tradizionali che si trovano a competere con un nuovo tipo di narrazione degli eventi dove scompare il confine fra attori, produttori e consumatori di informazione. Una dialettica che ha visto nascere una nuova generazione di militanti della comunicazione: i mediattivisti.
Infatti, se da una parte la mobilitazione elettronica di Seattle N30 ha rappresentato la prova generale della comunicazione indipendente globale, spontanea, fatta sul campo dai movimenti contro il liberismo, la battaglia mediatica di Genova G8 ha rappresentato per il movimento dei movimenti il passaggio più significativo di questa nuova sensibilità inaugurando in Italia una politica della comunicazione che si mette in diretta competizione con l’informazione al cloroformio di un paese governato da editori-palazzinari.
Indymedia è il paradigma di questo nuovo modo di fare informazione in cui gli aspetti organizzativi e relazionali appaiono anche più importanti dei contenuti stessi. Indymedia è infatti un network globale di mediattivisti che, grazie a un software open source e una licenza gratuita di diffusione dei contenuti produce e distribuisce informazione su tutto ciò che in genere viene omesso dai media perchè scomodo o marginale, grazie ad una logica per cui chiunque può impaginare sui siti web del network testi, foto, audio e filmati e poi commentarli senza filtri o censure, ma dove solo alcuni argomenti diventano notizie, le features, confezionate da una redazione distribuita, anonima e senza gerarchie. I collettivi di Indymedia, circa 160 in tutto il globo, da New York City fino alla Palestina, sono così diventati un riferimento costante anche per i media tradizionali che non disdegnano di attingervi notizie e documenti. www.indymedia.org
Altri due esempi rappresentano bene l’esplosione tecnocomunicativa mediata dalla rete. Uno riguarda i blogs, ovvero i web logs, migliaia di siti internet a metà strada fra il diario personale e i gruppi di discussione della prima internet. Con poca spesa e conoscenze di facile acquisizione, ognuno può utilizzarli come estensione virtuale per raccontare e raccontarsi, come nel caso di Salam Pax, l’iraqeno che dal suo blog ha condiviso con tutto il mondo il dramma di un popolo sotto i bombardamenti. www.dear_raed.blogspot.com
L’altro esempio sono le telestreet, televisioni fai-da-te che, usando Internet come cassetta degli attrezzi, irradiano il proprio messaggio dai coni d’ombra del monocolore televisivo sperimentando linguaggi e format comunicativi nuovi, fucina di nuove soggettività politiche. www.telestreet.it